Sicurezza

Africa: El Niño minaccia 162 milioni di bambini, Unicef

Roma, 03 set. – Oltre 162 milioni di bambini, più di due terzi del totale nell'Africa orientale e meridionale, vivono in aree vulnerabili all'intensificarsi del fenomeno El Niño previsto per il 2026-2027. A lanciare l'allarme è il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (Unicef), secondo cui siccità, caldo estremo e gravi inondazioni minacciano alimentazione, salute, istruzione e accesso all'acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari.

“La minaccia di El Niño sta accelerando e i rischi per i bambini sono già evidenti”, ha dichiarato la direttrice regionale dell'Unicef per l'Africa orientale e meridionale, Etleva Kadilli, sottolineando che le previsioni lasciano una finestra temporale limitata per intervenire prima che si manifestino gli effetti più gravi.

Secondo le valutazioni dell'Unicef, i rischi riguardano in particolare Gibuti, Eritrea, Etiopia, Kenya, Madagascar, Malawi, Mozambico, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Uganda, Zambia e Zimbabwe. In Somalia, gravi inondazioni potrebbero colpire direttamente fino a 2,5 milioni di persone, mentre in Sud Sudan la combinazione di siccità, caldo estremo e allagamenti localizzati rischia di aggravare insicurezza alimentare e malnutrizione e aumentare il pericolo di epidemie, carestia e sfollamenti.

L'Unicef ha sottolineato che meno dell'1% dell'assistenza umanitaria internazionale è attualmente destinato agli interventi preventivi e ha chiesto finanziamenti urgenti e flessibili per rafforzare i servizi nutrizionali e sanitari, l'accesso all'acqua potabile e le misure necessarie a garantire la continuità dell'istruzione. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Uganda: lotta alla droga, Unodc aprirà ufficio a Kampala

Kampala, 24 ago. – L'Uganda e l'Ufficio delle Nazioni unite contro la droga e il crimine (Unodc) hanno firmato un accordo per istituire un ufficio Unodc a Kampala, rafforzando gli sforzi regionali per contrastare la criminalità organizzata transnazionale, il traffico di droga, la corruzione e altre minacce transfrontaliere. Lo si apprende da una nota di Unodc.

L'accordo con il Paese ospitante, firmato la settimana scorsa, dovrebbe fornire un quadro formale per una più stretta cooperazione tra l'Uganda e Unodc, rafforzando al contempo la capacità del Paese di contrastare le reti criminali sempre più sofisticate che operano oltre confine. La direttrice esecutiva di Unodc e direttrice generale dell'Ufficio delle Nazioni unite a Vienna, Monica Juma, ha descritto l'accordo come un fondamento per ampliare la cooperazione con l'Uganda sulle principali sfide in materia di sicurezza e giustizia.

L'accordo sancisce la presenza permanente dell'Unodc a Kampala, posizionando l'Uganda come base importante per rafforzare la cooperazione regionale contro le attività criminali che operano sempre più oltre i confini nazionali. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Sudan: la guerra lascia milioni di bambini senza scuola

Khartoum, 10 ago. – La vicesegretaria generale delle Nazioni Unite, Amina Mohammed, ha chiesto la cessazione immediata del conflitto in Sudan, avvertendo che la guerra sta privando milioni di bambini dell'accesso all'istruzione e alimentando quella che ha definito "la più grave crisi di sfollamento al mondo".

Intervenendo nel fine settimana a una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dedicata alla tutela dell'istruzione in Sudan, Mohammed ha ricordato che il conflitto dura ormai da 1.210 giorni e che oltre 33 milioni di persone, più della metà della popolazione del Paese, dipendono dagli aiuti umanitari.

"Tra tutte le cose che questa guerra sta sottraendo al popolo sudanese, una delle perdite più gravi riguarda il futuro del Paese, perché i bambini vengono privati del loro diritto all'istruzione", ha dichiarato la vicesegretaria generale dell'Onu. "Oggi almeno otto milioni di bambini in età scolare non frequentano la scuola e le conseguenze sono particolarmente pesanti per milioni di minori sfollati, soprattutto per coloro che hanno trovato rifugio al di fuori del Sudan", ha aggiunto.

Mohammed ha spiegato che la situazione è particolarmente critica nel Darfur, dove quasi tre quarti degli edifici scolastici sono stati danneggiati, distrutti o resi inutilizzabili dall'inizio delle ostilità. Secondo le stime dell'Onu, cinque bambini su sei nella regione non frequentano attualmente la scuola. "I genitori raccontano di preferire tenere i propri figli a casa piuttosto che mandarli a scuola, perché la loro abitazione è diventata l'unico luogo in cui ritengono di poterli proteggere", ha affermato.

La rappresentante delle Nazioni Unite ha inoltre ricordato che la carestia si è ormai diffusa in diverse aree del Paese e che circa quattro milioni di donne e bambini potrebbero soffrire di malnutrizione acuta nel corso dell'anno. A ciò si aggiunge la crisi degli sfollamenti, con quasi nove milioni di persone costrette a lasciare le proprie abitazioni all'interno del Sudan e milioni di altre rifugiatesi nei Paesi vicini.

"Questa guerra deve finire e deve finire subito", ha dichiarato Mohammed, chiedendo che i responsabili delle violazioni dei diritti umani e delle atrocità commesse durante il conflitto siano chiamati a risponderne davanti alla giustizia.

La guerra in Sudan è iniziata nell'aprile del 2023, in seguito alle tensioni tra l'esercito regolare e le Forze di supporto rapido (Rsf) in merito all'integrazione dei paramilitari nelle forze armate nazionali. Da allora, il conflitto ha provocato decine di migliaia di vittime e una delle più gravi crisi umanitarie al mondo. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Africa: Wfp Onu avverte su rischio insicurezza alimentare

Roma, 07 ago. – Il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (Wfp /Pam) ha avvertito che oltre 18 milioni di persone nell'Africa orientale e australe rischiano un peggioramento dell'insicurezza alimentare a causa del fenomeno climatico El Niño, il cui picco è previsto tra settembre e dicembre.

Secondo il Wfp, l'Africa orientale e australe sono esposte a rischi rilevanti, in particolare nelle aree dove le prossime stagioni delle piogge sono determinanti per la produzione alimentare. I Paesi dell'Africa australe risultano particolarmente vulnerabili per la forte dipendenza dall'agricoltura di sussistenza legata alle piogge.

"Il Wfp prevede che i Paesi già alle prese con povertà, conflitti, instabilità economica ed eventi climatici estremi ripetuti saranno i più colpiti da El Niño, e che il suo impatto non sarà uniforme", ha dichiarato l'agenzia dell'Onu in un comunicato.

L'organizzazione ha segnalato che diversi Paesi registrano già precipitazioni inferiori alla media, inondazioni improvvise e temperature anomale, mentre altri dovrebbero affrontare condizioni in peggioramento durante le prossime stagioni di semina e raccolto.

Il Wfp ha ricordato che l'episodio di El Niño del 2015-2016 colpì tra 60 e 100 milioni di persone; le prime analisi indicano che l'evento 2026-2027 potrebbe spingere altri 49 milioni di persone verso condizioni di insicurezza alimentare acuta entro la fine del 2027. Il picco del fenomeno è atteso tra settembre e dicembre, ma i suoi effetti sui cicli di raccolto futuri si protrarranno fino al 2027.

Da maggio, il Wfp ha attivato misure di risposta anticipata in Sud Sudan, Ciad, Mauritania, Uganda, Guatemala ed El Salvador, distribuendo oltre 14 milioni di dollari in assistenza pre-emergenza a mezzo milione di persone.

Il Wfp e l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao) hanno lanciato un appello congiunto per un aumento dei finanziamenti destinati a preparare le comunità vulnerabili a El Niño, con l'obiettivo di proteggere vite, mezzi di sussistenza e sicurezza alimentare prima che la situazione degeneri in crisi umanitarie. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Marocco: oltre 1.100 migranti arrivati a Ceuta in una settimana

Rabat, 30 lug. – Oltre 1.100 migranti, in prevalenza giovani marocchini, sono giunti nell'enclave spagnola di Ceuta nell'arco di poco più di una settimana, la maggior parte arrivando a nuoto dalle vicine coste del Marocco. Lo si apprende dai quotidiani El Faro de Ceuta ed El Pais, che citano i dati resi noti dalle autorità locali e dal ministero dell'Interno di Madrid.

La situazione è stata definita "estremamente grave" dal portavoce del governo locale, Alejandro Ramírez, il quale ha chiesto un intervento straordinario alle autorità centrali per accelerare i trasferimenti verso la penisola. Il Centro di accoglienza temporanea della città ospita oltre 600 persone a fronte di circa 500 in attesa di ingresso, mentre dal primo gennaio al 15 luglio di quest’anno sono stati registrati 2.826 arrivi irregolari, con un incremento del 149% rispetto allo stesso periodo del 2025.

A favorire le traversate, oltre alla condivisione di filmati sul social network TikTok, sarebbe una recente sentenza della Corte suprema spagnola che vieta i respingimenti immediati in mare dei migranti giunti a nuoto. Nel frattempo, diverse famiglie marocchine denunciano la scomparsa di decine di giovani durante le traversate. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Africa Or.: Ocha, 48 milioni di persone a rischio fame

Nairobi, 17 lug. – Le Nazioni Unite hanno detto che entro il 2026 48,5 milioni di persone in Africa orientale potrebbero aver bisogno di assistenza umanitaria a causa di una combinazione di conflitti, sfollamenti, shock climatici, epidemie e peggioramento dell'insicurezza alimentare.

L'Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) ha diffuso ieri un report in cui traccia una situazione umanitaria generalmente peggiorata nella regione dell'Africa orientale, nel secondo trimestre di quest'anno. Quasi 40,5 milioni di persone soffrono ora di grave fame, 1,6 milioni in più rispetto al trimestre precedente. Ocha sottolinea che gli aumenti più significativi dell'insicurezza alimentare sono stati registrati in Sud Sudan, Kenya, Sudan e Tanzania e attribuisce questo peggioramento ai conflitti in corso, agli effetti di eventi meteorologici estremi e alle conseguenze economiche delle tensioni in Medio oriente, che stanno facendo aumentare i prezzi del carburante, dei trasporti e dei prodotti alimentari, interrompendo al contempo le catene di approvvigionamento.

Il report di Ocha rileva inoltre un peggioramento degli sfollamenti forzati: la popolazione di rifugiati nella regione è aumentata da 5,9 milioni a 6 milioni di persone, principalmente a causa dei nuovi flussi migratori verso Sud Sudan, Uganda e Kenya. In Burundi, gli eventi meteorologici estremi hanno costretto quasi 13.000 persone ad abbandonare le proprie case.

Dal punto di vista sanitario, Ocha avverte dell'alto rischio di diffusione regionale dell'epidemia di Ebola che imperversa nella Repubblica democratica del Congo (Rdc). “Sebbene l'epidemia di Ebola rimanga concentrata nella Repubblica democratica del Congo, il rischio di diffusione regionale resta elevato”, spiega l'Ocha, segnalando anche una forte recrudescenza di altre malattie. I casi di colera sono più che raddoppiati nel secondo trimestre, raggiungendo quota 12.400, mentre sono stati segnalati 457 focolai di peste suina africana nelle aree colpite da sfollamenti e inondazioni.

Di fronte a questo accumulo di crisi, Ocha ha chiesto un rapido aumento degli aiuti umanitari per prevenire un peggioramento della situazione in una regione che si trova ad affrontare bisogni crescenti. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Sud Sudan: Onu, la crisi alimentare peggiorerà

Juba, 30 giu. – La crisi alimentare in Sud Sudan è destinata ad aggravarsi fino alla fine del 2026 a causa del perdurare dei conflitti, degli shock climatici estremi, del collasso economico e della grave carenza di finanziamenti umanitari. È quanto emerge dall'ultimo rapporto diffuso ieri dall'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari.

Secondo il rapporto, il Paese rischia di affrontare una siccità sempre più severa nei prossimi mesi. Le previsioni stagionali della task force nazionale per le alluvioni indicano infatti un'elevata probabilità di precipitazioni inferiori alla media e temperature superiori alla norma durante la stagione delle piogge, compresa tra giugno e settembre.

"I primi effetti sono già visibili", sottolinea l'Ocha, citando i dati dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, secondo cui circa 1.500 persone hanno lasciato le aree intorno a Kapoeta, nello Stato di Equatoria Orientale, dirigendosi verso il Kenya a causa della scarsità d'acqua e del peggioramento delle condizioni di sussistenza.

Pur non escludendo alluvioni localizzate, l'agenzia delle Nazioni Unite avverte che gran parte del Paese sarà esposta a un rischio diffuso di siccità. Le regioni orientali e sud-orientali dovrebbero registrare una grave scarsità d'acqua, un aumento della mortalità del bestiame e un calo della produzione agricola.

"Le prospettive climatiche, unite agli sfollamenti, alle epidemie e alla diminuzione dei finanziamenti umanitari, rischiano di aggravare ulteriormente l'insicurezza alimentare e la malnutrizione, soprattutto nelle aree già più vulnerabili", conclude il rapporto. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Africa: Ebola, si rafforzano le misure per contenere l'epidemia

Nairobi, 29 mag. – Si allarga la rete di misure straordinarie adottate in Africa orientale e a livello internazionale per contenere l’epidemia di Ebola legata al ceppo Bundibugyo che sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo.

Il Kenya aprirà un centro di quarantena destinato ai cittadini statunitensi esposti al virus durante l’emergenza sanitaria in corso. La struttura, che sorgerà nella contea di Laikipia all’interno di una base dell’aeronautica militare, potrà ospitare fino a 50 persone e sarà gestita da personale sanitario americano. Secondo le autorità statunitensi, i cittadini Usa esposti al contagio non saranno rimpatriati immediatamente, ma resteranno in osservazione in Kenya; in caso di positività verranno successivamente trasferiti in strutture specializzate in Europa. La decisione ha suscitato polemiche sia negli Stati Uniti sia in Kenya, dove associazioni mediche e legali contestano la scelta di Nairobi di ospitare il centro di isolamento.

Nel frattempo l’Uganda ha rafforzato drasticamente i controlli alla frontiera con la Rd Congo, arrivando alla sospensione temporanea dei principali attraversamenti terrestri e dei collegamenti aerei diretti con il Congo orientale. Kampala ha motivato il provvedimento con l’aumento dei casi sospetti e confermati nel Paese, ma le restrizioni stanno provocando forti preoccupazioni negli ambienti economici e commerciali delle regioni di confine, dove migliaia di persone dipendono quotidianamente dagli scambi transfrontalieri. Secondo operatori economici e associazioni di commercianti, il blocco rischia di paralizzare il commercio informale e aggravare le difficoltà economiche nelle province occidentali ugandesi e nell’est della Rd Congo.

L’Organizzazione mondiale della sanità continua intanto a lanciare l’allarme sulla rapida diffusione dell’epidemia. Il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus si è recato nella provincia congolese dell’Ituri, epicentro del focolaio, dichiarando che l’epidemia “può essere fermata”, ma denunciando le difficoltà operative legate all’insicurezza e alla carenza di fondi internazionali.

Sul fronte scientifico, la Russia ha annunciato di aver sviluppato un vaccino sperimentale potenzialmente efficace contro il ceppo Bundibugyo, per il quale al momento non esistono vaccini approvati. Secondo Mosca, il preparato potrebbe essere disponibile entro la fine dell’anno dopo ulteriori test clinici coordinati con le autorità sanitarie africane e con l’Oms. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Cooperazione: Codeway, acqua per stabilità e sviluppo locali

Roma, 14 mag. – L’acqua si conferma leva strategica fondamentale per la pace e la stabilità sociale nel continente africano, trasformandosi da sfida emergenziale in opportunità di sviluppo strutturale: è questa la strategia del sistema Italia presentata in occasione della seconda giornata di lavori a Codeway, la manifestazione organizzata da Fiera Roma dedicata alla cooperazione internazionale e allo sviluppo sostenibile in corso fino a domani venerdì 15 maggio, per garantire l’accesso a una risorsa sicura a oltre due miliardi di persone che ancora ne sono prive a livello globale.

Marco Riccardo Rusconi, direttore dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), ha evidenziato come l’acqua permei tutti i 17 obiettivi dell’Agenda 2030, incidendo direttamente su salute, istruzione e uguaglianza di genere. “L’acqua è un elemento che scorre e permea ogni settore dello sviluppo; per affrontarne la complessità occorre un approccio corale che integri infrastrutture, tecnologia e dialogo con le comunità locali”, ha dichiarato Rusconi, citando il rischio che progetti tecnicamente perfetti falliscano senza un’adeguata intermediazione umana.

Il coordinamento tra settore pubblico, privato e accademico trova applicazione concreta in progetti come l'ampliamento del sistema idrico di Brazzaville, nella Repubblica del Congo, destinato a beneficiare oltre un milione di cittadini. Fabio Massimo Ballerini, della Struttura di missione per l’attuazione del Piano Mattei, ha spiegato che la gestione idrica è una priorità politica condivisa con l'Unione africana, supportata da piattaforme di cofinanziamento con la Banca mondiale e la Banca africana di sviluppo.

A sua volta Francesco Maria Rotundi, amministratore delegato di Acea Infrastructures, ha tuttavia avvertito che il successo degli investimenti dipende dalla sostenibilità nel lungo periodo: “Il principale ostacolo non è la mancanza di soluzioni tecniche, ma la carenza di fondi destinati alla manutenzione e alla formazione di capacità gestionale locale; senza queste, il fallimento delle opere è inevitabile”.

L’eccellenza dell'ingegneria ambientale italiana è stata sottolineata anche da Giorgia Scopece, direttrice di Sogesid, che ha richiamato la necessità di superare il modello dei “doni a perdere” - impianti realizzati senza formazione o con sistemi incomprensibili - per puntare su un'autonomia gestionale dei Paesi partner.

In Tunisia, il progetto Tanit rappresenta un modello di questa visione: attraverso il trattamento delle acque reflue, l’Italia punta a recuperare 12.000 ettari di terreno desertico. Biagio Di Terlizzi, direttore del Centro di alti studi agronomici mediterranei (Ciheam) di Bari, ha spiegato che l’obiettivo è “cambiare il colore dell’economia da giallo a verde”, creando occupazione e stabilità attraverso la diplomazia idrica.

In questo scenario si inserisce l’attività del Comitato One Water, rappresentato da Vanessa Curcio, che promuove una visione olistica della risorsa in vista del primo Forum euromediterraneo dell’acqua previsto a Roma in autunno, dal 29 settembre al 2 ottobre prossimi. Nonostante il calo degli aiuti internazionali, scesi del 23% nel 2025, Priyanka Soni del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) ha confermato il ruolo dell'Italia come facilitatore per sbloccare nuovi finanziamenti entro l’inizio del prossimo anno. La sfida della resilienza idrica si configura così come un elemento di sicurezza regionale che, secondo la visione della cooperazione italiana, mira a stabilizzare il continente attraverso il passaggio definitivo dal modello assistenziale a quello del partenariato paritario. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Cooperazione: Codeway, One Health per la sicurezza e lo sviluppo

Roma, 14 mag. – La protezione dalle minacce epidemiche passa per lo studio delle patologie nei territori d’origine attraverso il paradigma "One Health", inteso non più come traguardo teorico, ma come metodologia operativa della cooperazione: è quanto emerso oggi a Codeway Expo, la manifestazione organizzata da Fiera Roma dedicata alla cooperazione internazionale e allo sviluppo sostenibile in corso fino a domani venerdì 15 maggio, durante il panel dedicato alla resilienza delle filiere sanitarie, dove esperti e imprese hanno delineato una nuova strategia di diplomazia scientifica che integra salute umana, animale e ambientale.

Nicola d’Alterio, direttore generale dell’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Abruzzo e del Molise (Izsam), ha sottolineato la funzione di sorveglianza attiva svolta dai tecnici italiani all'estero: “Studiamo le malattie infettive nei territori dove si manifestano per proteggere l'Italia e l'Europa dal loro arrivo; lavoriamo con la stessa passione dei cooperanti perché siamo consci di questa funzione di difesa”. Secondo Laura De Antoniis, dell’Izsam, questo approccio segna un “passaggio dal cosa al come” nella messa a terra dei progetti, trasformando la cooperazione scientifica in uno strumento per facilitare il dialogo tra i Paesi.

Il modello italiano di intervento veterinario trova applicazione concreta anche in aree di crisi, come dimostrato dall'attività del Centro di alti studi agronomici mediterranei (Ciheam) di Bari. Il direttore generale Biagio Di Terlizzi ha riferito della fiducia costruita in Siria e Libia attraverso cliniche mobili, evidenziando che “l’Italia è capace di costruire un servizio veterinario anche in condizioni di fragilità politica, riducendo potenzialmente i costi di prevenzione per l’intero sistema europeo”.

Questa visione integrata è condivisa da Amref Health Africa, che dal 2005 opera nelle zone pastorali del continente con programmi di vaccinazione per oltre 1,8 milioni di capi di bestiame. Marta Sachy, responsabile dei programmi dell’organizzazione non governativa, ha spiegato che in Africa l’approccio è endogeno poiché “il benessere familiare dipende direttamente dalla salute del patrimonio zootecnico”.

Sul fronte industriale, la sfida della sicurezza alimentare viene affrontata attraverso la creazione di filiere agroindustriali autosufficienti. Patrick Ungaro, direttore operativo di Bonifiche Ferraresi International, ha annunciato la gestione di 100 mila ettari in Africa, tra cui un progetto da 36 mila ettari in Algeria, basato su joint venture che escludono l'esportazione dei prodotti per favorire il consumo locale: “Aiutiamo le popolazioni a diventare propositori nelle loro terre attraverso una formazione innovativa che diventi loro patrimonio”.

Anche per Giovanni Sorlini, responsabile qualità del Gruppo Inalca, il controllo delle filiere bovine rappresenta un pilastro della stabilità rurale. Secondo Sorlini, il bovino è un “ecosistema che porta con sé una vera società rurale”, rendendo i partenariati tecnico-scientifici essenziali per mitigare i rischi sanitari che potrebbero minacciare gli investimenti e lo sviluppo dei territori. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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