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Libano: Undp lancia bando per il mercato del carbonio

Beirut, 28 apr. – Il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) ha avviato nei giorni scorsi una procedura di gara per la definizione di una tabella di marcia nazionale finalizzata alla creazione di un mercato del carbonio in Libano.

A segnalarlo sono i media specializzati, dai quali si apprende che l’iniziativa intende strutturare i presupposti tecnici e normativi per consentire al Paese l'accesso ai meccanismi di scambio internazionali stabiliti dall'Accordo di Parigi. L'incarico da affidare ai consulenti selezionati comprenderà l'analisi della prontezza del sistema nazionale, l'individuazione dei settori prioritari per la mitigazione delle emissioni e la progettazione di quadri regolatori e istituzionali.

Stando alla documentazione pubblicata dall'Undp, il progetto dovrà fornire indicazioni precise sui sistemi di monitoraggio, rendicontazione e verifica, sulla gestione dei registri e sulle modalità di partecipazione previste dall'Articolo 6 dell'intesa globale sul clima.

La selezione è rivolta a imprese o consorzi con comprovata esperienza nelle politiche climatiche e nel design di quadri normativi ambientali a livello nazionale. Il termine per la presentazione delle offerte è fissato al 12 maggio 2026. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Sudan: oltre 559mila rifugiati sudanesi in Libia dal 2023

Khartoum, 22 apr. – Oltre 559.920 rifugiati provenienti dal Sudan sono entrati in Libia dall’inizio del conflitto nell’aprile 2023, configurando una delle più grandi crisi di sfollamento nella regione negli ultimi anni. Lo rende noto un rapporto pubblicato dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati nel quale viene precisato che 74.934 persone sono state registrate nella fase iniziale del conflitto, portando il totale dei rifugiati registrati presso il centro dell’agenzia a Tripoli a 91.494, mentre continuano gli arrivi attraverso le frontiere meridionali e orientali del Paese.

Secondo il rapporto, l’inasprimento dei controlli alle frontiere da parte delle autorità libiche ha spinto molti rifugiati a percorrere rotte più lunghe e pericolose. Le frontiere della Libia con Sudan, Ciad ed Egitto restano infatti estese e difficili da monitorare. La stima complessiva della popolazione rifugiata resta complessa a causa degli ingressi irregolari e dei numerosi punti di attraversamento, mentre molti rifugiati si dirigono rapidamente verso le città costiere dopo l’ingresso nel territorio libico.

Sul piano umanitario, i rifugiati sudanesi affrontano gravi ostacoli nell’accesso alle cure sanitarie, soprattutto per la mancanza di documenti ufficiali e per i costi elevati dei servizi medici, che impediscono a molti di ricevere assistenza di base. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Senegal: l'aspettativa di vita passa da 67 a 69 anni

Dakar, 17 apr. – Il sistema sanitario del Senegal ha registrato progressi significativi nell'ultimo decennio, portando l'aspettativa di vita media della popolazione da 67 a 69 anni tra il 2015 e il 2025. Il dato è stato diffuso dal professor Ibrahima Seck, direttore del servizio di Medicina preventiva e salute pubblica presso l'università Cheikh Anta Diop (Ucad) di Dakar, durante un incontro dedicato alla celebrazione della giornata mondiale della salute, come riportato dall'agenzia di stampa ufficiale Agence de presse sénégalaise (Aps).

Secondo l'esperto, questo miglioramento è il risultato diretto dell'integrazione della ricerca scientifica e delle innovazioni tecnologiche nelle politiche sanitarie nazionali. Oltre all'allungamento della vita media, il Paese ha ottenuto risultati rilevanti nel contrasto alla mortalità neonatale, passata da 39 a 21 decessi ogni mille nati vivi, e nella riduzione della mortalità infantile sotto i cinque anni, scesa da 48 a 31 su mille. Anche il tasso di mortalità materna ha subito un calo drastico, scivolando da 392 decessi ogni 100.000 nati vivi a 153 rilevati nel 2023.

Il professor Seck ha evidenziato come la trasformazione digitale, attraverso l'uso della telemedicina e dell'intelligenza artificiale, abbia permesso di ridurre le disuguaglianze geografiche, facilitando l'accesso alle cure soprattutto nelle zone rurali dove le infrastrutture fisiche sono storicamente carenti. In occasione della tavola rotonda organizzata in collaborazione con l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), è stato sottolineato come lo sviluppo della salute digitale consenta oggi consultazioni a distanza e una gestione più efficiente degli appuntamenti e del monitoraggio dei pazienti.

Il rappresentante residente dell'Oms in Senegal, il dottor N'da Konan Michel Yao, ha ribadito che la scienza rappresenta il motore fondamentale per soluzioni sanitarie efficaci e per garantire la sovranità nazionale. Il ministero della Salute punta ora ad accelerare la Copertura sanitaria universale (Csu) investendo in politiche basate su prove scientifiche e sulla produzione locale di vaccini e medicinali, elementi chiave per ridurre ulteriormente la diffusione di malattie prevenibili e migliorare il benessere complessivo dei cittadini. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Africa: vaccini, quasi 20 milioni di morti per morbillo evitati

Roma, 17 apr. – Quasi 19,5 milioni di decessi legati al morbillo sono stati evitati in Africa dal 2000 grazie all'aumento della copertura vaccinale. Secondo la prima analisi dettagliata sugli obiettivi di immunizzazione nel continente, condotta dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e da Gavi, Vaccine Alliance, oltre 500 milioni di bambini africani sono stati protetti dalle vaccinazioni di routine tra il 2000 e il 2024.

I progressi nella lotta contro la malattia evidenziano l'importanza di investimenti costanti. Dal 2000, 44 Paesi africani hanno introdotto una seconda dose di vaccino nei programmi ordinari, contribuendo ad aumentare i tassi di copertura dal 5 per cento del 2000 al 55 per cento del 2024. Complessivamente, questi sforzi hanno dimezzato i decessi nella regione e ridotto i casi del 40 per cento. Nel 2025, Capo Verde, Mauritius e Seychelles sono diventati i primi Paesi dell'Africa subsahariana a raggiungere lo status di eliminazione del morbillo e della rosolia.

L'analisi valuta inoltre i progressi verso gli obiettivi dell'Agenda 2030 per l'immunizzazione, la strategia globale per rafforzare l'assistenza sanitaria primaria. Attualmente, i programmi proteggono da 13 malattie prevenibili, rispetto alle otto del 2000. I decessi per meningite sono diminuiti del 39 per cento e il vaccino contro la malaria è stato introdotto in 25 Paesi. Solo nel 2024, almeno 1,9 milioni di vite sono state salvate grazie alla vaccinazione.

Inoltre, 47 Paesi dell'area subsahariana offrono ora il vaccino contro l'epatite B e 29 nazioni quello contro il papillomavirus umano per la protezione dal cancro cervicale. Mohamed Janabi, direttore regionale dell'Oms per l'Africa, ha spiegato che l'Africa ha compiuto progressi straordinari in meno di una generazione. Tuttavia, il direttore ha avvertito che i progressi sono disomogenei e in fase di rallentamento, lasciando troppi bambini senza protezione.

Sania Nishtar, amministratrice delegata di Gavi, ha sottolineato l'immenso potere salvavita dei vaccini quando l'immunizzazione è una priorità politica. Attraverso il programma di riforme Gavi Leap, l'organizzazione punta a sbloccare ulteriori progressi mediante approcci innovativi e collaborando con i Paesi per costruire programmi sostenibili a lungo termine.

Sebbene milioni di bambini in più vengano vaccinati, il continente resta lontano dal raggiungere l'obiettivo del 90 per cento di copertura previsto dall'Agenda 2030. La copertura vaccinale risulta disomogenea e molti bambini, spesso i più difficili da raggiungere, restano esclusi. La rapida crescita demografica, la debolezza dei sistemi sanitari, i cambiamenti climatici e l'instabilità politica rimangono i principali ostacoli al raggiungimento di una protezione ottimale. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Rep Congo: fondi Undp per rafforzare capacità istituzionali

Brazzaville, 16 apr. – Il Programma delle nazioni unite per lo sviluppo (Undp) ha siglato un partenariato strategico con la Commissione nazionale per la trasparenza e la responsabilità (Cntp) della Repubblica del Congo. L'accordo, firmato nella capitale Brazzaville, mira a potenziare le capacità istituzionali del Paese africano nella gestione delle finanze pubbliche attraverso un massiccio piano di modernizzazione.

L'iniziativa può contare su un finanziamento di oltre 4,4 miliardi di franchi Cfa (circa 6,7 milioni di euro), una somma che segna una nuova fase per la governance finanziaria nazionale. Secondo quanto dichiarato dalla rappresentante residente dell'Undp in Congo, Adama-Dian Barry, il progetto permetterà l'attuazione di azioni strutturate a impatto rapido che puntano a migliorare la trasparenza, specialmente grazie alla digitalizzazione degli strumenti di controllo.

Oltre all'aggiornamento dei meccanismi di gestione, l'intesa prevede una valutazione annuale del codice di trasparenza supportata da una piattaforma digitale dedicata alla raccolta e all'analisi dei dati. Il presidente della Cntp, Joseph Mana Fouafoua, ha sottolineato come la firma di questo accordo costituisca una tappa determinante per elaborare un documento di progetto destinato a sostenere azioni concrete, coerenti e durabili. L'obiettivo finale dell'operazione, coordinata in parte attraverso il supporto tecnico al ministero dell'Economia, resta il rafforzamento della rendicontazione pubblica per garantire una gestione più virtuosa delle risorse statali.

  [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Rd Congo: Ituri, Unicef e Corea Sud a sostegno dei vulnerabili

Kinshasa, 09 apr. – Un programma che mira a soddisfare i bisogni urgenti di migliaia di bambini e famiglie colpiti dal conflitto armato in Ituri, provincia orientale della Repubblica Democratica del Congo, è stato avviato con il sostegno della cooperazione sudcoreana e dell’Unicef.

Finanziata con cinque milioni di dollari statunitensi da Seul, questa iniziativa battezzata “Resilienza per i bambini” è stata lanciata ufficialmente ieri a Kinshasa dal ministro di Stato per gli Affari Sociali e Umanitari, alla presenza dei suoi colleghi dei ministeri dell'Istruzione Nazionale e delle Pari Opportunità, della Famiglia e dell'Infanzia.

Il progetto si concentra sul miglioramento dell'accesso ai servizi sociali di base, in particolare attraverso il rafforzamento della nutrizione, della salute materno-infantile e dell'accesso all'acqua potabile, all'igiene e ai servizi igienico-sanitari.

Il rappresentante Unicef in Corea, John Agbor, ha affermato che questa iniziativa mira a rafforzare i sistemi di protezione dell'infanzia e a sostenere la scolarizzazione sicura, con particolare attenzione alla prevenzione della violenza e al supporto psicosociale per i bambini sfollati e quelli provenienti dalle comunità ospitanti nell'Ituri.

La provincia dell'Ituri sta attualmente attraversando una crisi complessa e multidimensionale. Ad agosto 2025, la regione contava circa un milione di sfollati interni e 700.000 rimpatriati che vivevano in condizioni precarie. Le gravi violazioni dei diritti dei minori, tra cui omicidi, mutilazioni e violenze sessuali, hanno registrato un allarmante aumento del 46% nella prima metà del 2025. Inoltre, oltre 1,3 milioni di bambini non frequentano la scuola a causa della persistente insicurezza. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Sudafrica: arrivata prima fornitura dosi farmaco contro Hiv

Johannesburg, 08 apr. – Una prima fornitura di 37.920 dosi del nuovo farmaco iniettabile semestrale per la prevenzione dell’Hiv, Lenacapavir, è arrivata nei giorni scorsi in Sudafrica. Secondo quanto comunicato dal dipartimento nazionale della Salute, il medicinale – finanziato con una sovvenzione da 29 milioni di dollari del Fondo globale – rappresenta un rafforzamento cruciale per il Paese, che ospita la più ampia popolazione sieropositiva al mondo, stimata in circa 8 milioni di persone, di cui oltre 6 milioni in trattamento antiretrovirale.

Dalla stampa locale si apprende che il ministro della Salute Aaron Motsoaledi sta lavorando con il presidente Cyril Ramaphosa per lanciare ufficialmente la distribuzione a maggio. Il programma dovrebbe consentire di avviare e mantenere la profilassi per quasi mezzo milione di persone nei prossimi due anni. La prima fase dell’implementazione riguarderà i distretti a più alta incidenza e i gruppi più vulnerabili, ha precisato il dipartimento.

Somministrato solo due volte l’anno, il Lenacapavir è considerato uno strumento chiave per contribuire al raggiungimento dell’obiettivo della strategia globale contro l’Aids, che punta a porre fine alla malattia come minaccia per la salute pubblica entro il 2030. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Ghana: un'iniziativa per riformare la salute globale

Accra, 07 apr. – Il presidente del Ghana, John Dramani Mahama, ha annunciato la creazione di un gruppo di esperti di alto livello che sarà chiamato Accra reset initiative e avrà il compito di riformare l'architettura e il sistema di governance della salute globale.

Il gruppo, composto da 18 membri, sarà copresieduto da quattro leader nel campo della salute globale, ovvero Peter Piot, ex direttore generale dell'Unaids e professore presso la London school of hygiene & tropical medicine, El Hadj As Sy, presidente della Fondazione Kofi Annan ed ex sottosegretario generale delle Nazioni unite, Nisia Trindade, ministro della Salute del Brasile e presidente emerita di Fiocruz, e Budi Gunadi Sadikin, ministro della Salute della Repubblica di Indonesia.

Il gruppo ha il mandato di elaborare proposte concrete e attuabili per ristrutturare l'ordine sanitario globale, che storicamente ha trattato i governi del Sud del mondo come destinatari passivi piuttosto che come attori sovrani con il diritto di definire le regole che governano la vita dei loro cittadini: "Questa iniziativa rappresenta una profonda rivisitazione del modo in cui la governance sanitaria globale dovrebbe funzionare nel XXI secolo" ha detto Felix Kwakye Ofosu, portavoce del presidente ghanese e ministro delle Comunicazioni governative. Il lavoro del gruppo consultivo sarà guidato da un gruppo consultivo di alto livello, che comprende leader dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), dell'Organizzazione mondiale del commercio (Omc), del Fondo globale, dell'Africa Cdc, dell'Auda-Nepad e dell'International finance corporation. Questa struttura crea un percorso per un impegno strutturato con i principali organi dell'attuale sistema sanitario globale.

Tra i membri di spicco del gruppo consultivo figurano Mohammed Pate, ministro della Salute della Nigeria, John Nkengasong, direttore esecutivo della MasterCard foundation ed ex direttore dell'Africa Cdc, e Soumya Swaminathan, ex capo scienziata dell'Oms.

Michel Sidibé, ex direttore esecutivo dell'Unaids ed ex ministro della Salute del Mali, è stato nominato Consigliere speciale del gruppo consultivo di alto livello e inviato dei co-presidenti: Sidibé vanta decenni di esperienza operativa nell'ambito della struttura che il gruppo consultivo è chiamato a riformare. Il gruppo consultivo di alto livello comprende il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, il direttore generale dell’Omc Ngozi Okonjo-Iweala e altri importanti leader delle istituzioni sanitarie globali. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Libano: un cooperante, nel sud la situazione è catastrofica

Beirut, 01 apr. – Il Libano sta attraversando una delle fasi più drammatiche della sua storia recente. Dall’inizio di marzo, l’escalation del conflitto tra Israele e le milizie Hezbollah ha trasformato il sud del Paese e la stessa capitale, Beirut, in un teatro di crisi umanitaria senza precedenti. In questo scenario di estrema instabilità, la cooperazione internazionale si trova a operare in un equilibrio precario, cercando di mantenere vivi progetti essenziali tra ordini di evacuazione e bombardamenti quotidiani.

La situazione nel meridione è definibile “catastrofica” da chi ci vive. Le operazioni militari e gli attacchi aerei israeliani hanno colpito indiscriminatamente aree civili e infrastrutture vitali, costringendo oltre un milione di persone - circa il 20% della popolazione totale - ad abbandonare le proprie case. Tra questi, si contano più di 370.000 bambini che hanno perso improvvisamente il diritto all’istruzione e alla sicurezza.

"Quello che vediamo oggi nel Sud non è solo distruzione fisica, è lo sradicamento di un'intera identità rurale - racconta un cooperante attivo da anni nel distretto di Hasbaya -. Nel sud del Libano, l’impiego sistematico di munizioni al fosforo bianco da parte israeliana, denunciato da diverse organizzazioni internazionali, non sta colpendo solo le persone: sta compromettendo il futuro stesso del territorio. Decine di migliaia di ulivi secolari sono andati distrutti, mentre il suolo, contaminato, resterà improduttivo per anni. Un colpo durissimo per l’agricoltura, che rappresenta la principale fonte di sostentamento per intere comunità.

Gli ordini di evacuazione emessi dalle forze armate israeliane (Idf) coprono ormai l’intera area a sud del fiume Zahrani, estendendosi ben oltre le tradizionali rivendicazioni israeliane legate al fiume Litani. Questo ha generato ondate di sfollamento massicce verso nord, creando una pressione insostenibile su città dell’area del monte Libano e nord Libano come Jounieh e sulla capitale Beirut, dove i profughi vivono in tende improvvisate, veicoli o rifugi sovrappopolati con scarso accesso ad acqua potabile e cure mediche essenziali.

Sul fronte diplomatico, il governo centrale libanese appare fragile e quasi spettatore della tragedia. Pur avendo preso le distanze dalle azioni di Hezbollah e avendo vietato le attività militari del gruppo per tentare di ripristinare la sovranità statale, lo Stato non ha intrapreso azioni militari per difendere i confini, limitandosi a richieste di mediazione a Francia e Stati Uniti. “Questa posizione - continua il cooperante - ha lasciato i civili in una sorta di terra di nessuno istituzionale. Da un lato, Hezbollah considera questa guerra esistenziale e prosegue lo scontro; dall'altro, la popolazione teme che le tensioni interne tra le diverse comunità possano sfociare in una nuova guerra civile, alimentata anche dalla strategia di colpire selettivamente alcune aree per esasperare i conflitti tra residenti e sfollati”.

In questo contesto drammatico , la cooperazione internazionale cerca di non indietreggiare, nonostante i rischi logistici siano diventati estremi. Un esempio significativo è “Rifiuto o risorsa? Responsabilità ambientale e sociale di imprese e municipalità”, progetto della Ong italiana Celim, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics). Il programma opera proprio nel cuore della crisi, nei distretti di Hasbaya e Marjayoun, zone critiche situate lungo il confine. Nonostante la municipalità di Hasbaya non sia stata colpita da bombardamenti sistematici, l'instabilità delle aree circostanti, come le fattorie di Chebaa e il distretto di Marjayoun, rende ogni spostamento un rischio mortale.
"Lavorare oggi significa accettare un blocco operativo quasi totale - spiega lo stesso cooperante -. I nostri fornitori nella valle della Bekaa o nell'area di Dahiye a Beirut sud sono sotto attacco quotidiano. Consegnare materiali o monitorare i siti è diventato un terno al lotto e la sicurezza del personale è la nostra priorità assoluta”.

“Attualmente, il team composto da personale espatriato e staff locale si trova a operare in una situazione di stand-by forzato. Nonostante le gravi limitazioni operative e l’insicurezza diffusa, Celim continua a garantire una presenza attiva sul territorio, facendo leva sul proprio personale libanese, che resta nelle comunità e mantiene i contatti in un contesto segnato da infrastrutture elettriche e stradali gravemente danneggiate. La continuità dell’impegno, anche in condizioni così critiche, rappresenta un elemento essenziale per non interrompere il legame con le municipalità e le comunità coinvolte. Già nel 2024 il progetto era stato costretto a rimodulare le attività, escludendo le aree di Chebaa e Rachaya El Foukar perché troppo esposte; oggi anche i nuovi siti di Jdeidet Marjayoun risultano parzialmente inaccessibili a causa dell’insicurezza diffusa, rendendo ancora più evidente la necessità di un supporto costante e continuativo.”

Mentre nel sud si combatte, a Jounieh, a nord di Beirut, è in fase di avvio un nuovo progetto dedicato all'integrazione dei lavoratori migranti, finanziato dalla Conferenza episcopale italiana. Sebbene quest'area sia relativamente più stabile, la caduta di detriti missilistici e l'enorme afflusso di sfollati mantengono la tensione sociale altissima.
“Il timore più profondo della popolazione, sussurrato tra le macerie, è quello di non poter più tornare alle proprie case - conclude il cooperante -. La paura di una permanenza indefinita nei rifugi e di una possibile pulizia etnica grava sui cittadini come una spada di Damocle. In questo abisso, la cooperazione internazionale rimane uno degli ultimi baluardi di speranza, un tentativo concreto di trasformare, laddove possibile, il rifiuto di una guerra devastante in una risorsa di resilienza per il domani del Libano”. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Ghana: Kallas ad Accra, firmati memorandum su sicurezza e difesa

Accra, 25 mar. – Il Ghana e l'Unione europea (Ue) hanno firmato ieri ad Accra la loro prima partnership ufficiale in materia di sicurezza e difesa, in un momento in cui l'intera Africa occidentale si trova ad affrontare la violenza jihadista e le tensioni transfrontaliere nel Sahel.

Come riferiscono i media ghanesi, l'accordo è stato firmato in occasione della visita dell'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, che nella capitale ghanese, ieri, ha incontrato la vicepresidente del Ghana Jane Naana Opoku-Agyemang. Questo accordo, è stato spiegato in una conferenza stampa dopo la firma, mira a rafforzare la cooperazione in settori quali la lotta al terrorismo, la condivisione di informazioni di intelligence e la gestione delle crisi. "Questa partnership ci permette di collaborare più strettamente in ambiti importanti per la sicurezza dei nostri cittadini, sia in Europa che in Ghana" ha detto Kaja Kallas, descrivendo l'accordo come il primo del suo genere tra l'Ue e un Paese africano: questo accordo rientra in un più ampio programma di sostegno dell'Ue, avviato nel 2023 e del valore di 50 milioni di euro, che prevede la fornitura di attrezzature per la sicurezza e l'intelligence al segretariato del Consiglio di sicurezza nazionale del Ghana. L'Ue ha anche consegnato al Ghana equipaggiamenti militari, tra cui droni di sorveglianza, cannoni anti-drone e motociclette.

Negli ultimi anni i Paesi costieri dell'Africa occidentale che affacciano sul golfo di Guinea, tra cui il proprio Ghana, lanciano appelli in ricerca di aiuto e cercano di approntare politiche per impedire la diffusione e la proliferazione della violenza jihadista dai Paesi del Sahel, dove da oltre un decennio i gruppi armati legati ad Al-Qaeda e allo Stato Islamico portano avanti un conflitto molto ampio e violento: secondo l'ultimo Indice globale del terrorismo pubblicato la scorsa settimana, l'anno scorso il Sahel, definito "epicentro" del "terrorismo", ha rappresentato quasi la metà delle morti legate alla violenza estremista. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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