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Nigeria: pesca ed economia Blu, Abuja cerca cooperazione europea
Abuja, 09 giu. – La Nigeria intende intensificare la lotta contro la pesca illegale attraverso il Programma per gli oceani sostenibili dell'Africa occidentale (Wasop), un'iniziativa finanziata dall'Unione europea con 59 milioni di euro per promuovere la gestione sostenibile delle risorse marine e rafforzare la governance degli oceani nella regione.
L'ambizione della Nigeria di rafforzare la lotta contro la pesca illegale è stata ribadita dal ministro nigeriano degli Affari marittimi e dell'economia blu, Adegboyega Oyetola, durante un incontro ad Abuja con l'ambasciatore dell'Unione europea in Nigeria, Gautier Mignot. Secondo una dichiarazione diffusa domenica dal consigliere speciale del ministro, Nigeria e Ue hanno concordato di intensificare la cooperazione nei settori della sicurezza marittima, della protezione delle risorse ittiche e dello sviluppo sostenibile dell'economia blu. Oyetola ha sottolineato il ruolo strategico del Golfo di Guinea per il commercio internazionale e la crescita economica dell'Africa occidentale, citando il programma Wasop come un'importante opportunità per rafforzare le capacità di sorveglianza marittima, migliorare la governance delle aree marine e combattere più efficacemente la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (Inn).
Il ministro ha detto che la Nigeria desidera partecipare pienamente a questa iniziativa al fine di beneficiare di un maggiore supporto tecnico e finanziario per raggiungere i propri obiettivi di sviluppo dell'economia blu: in questo senso, la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata rimane una delle principali minacce per gli ecosistemi marini, la sicurezza alimentare e i mezzi di sussistenza delle popolazioni costiere. Il ministro nigeriano ha anche evidenziato le riforme intraprese nell'ambito della Politica nazionale per gli affari marittimi e l'economia blu, ricorme che mirano in particolare a modernizzare le infrastrutture portuali, migliorare la logistica marittima e rafforzare la competitività del Paese nel commercio globale.
Oltre alla lotta contro la pirateria, Oyetola ha auspicato una maggiore cooperazione internazionale per contrastare i crimini ambientali, la tratta di esseri umani e le attività di pesca illegale nel Golfo di Guinea: in particolare, ha richiesto un maggiore sostegno da parte dell'Unione europea in materia di sorveglianza marittima, controllo della pesca e rafforzamento delle capacità operative. Da parte sua, l'ambasciatore Mignot ha ribadito l'impegno dell'Ue ad approfondire il partenariato marittimo con la Nigeria, ha presentato il programma Wasop come uno strumento chiave per promuovere la gestione integrata degli oceani, proteggere gli ecosistemi costieri e rafforzare la cooperazione tra gli Stati dell'Africa occidentale: secondo Mignot, questa iniziativa contribuirà anche a migliorare i meccanismi di controllo, a preservare le risorse ittiche e a promuovere lo sviluppo di un'economia blu sostenibile e inclusiva nella regione. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Africa: 100 Afriche, a Milano la varietà oltre gli stereotipi
Roma, 01 giu. – L’Africa non esiste come blocco unico, ma ne esistono almeno cento anime diverse. Con questo presupposto torna a Milano, da venerdì 5 a domenica 7 giugno, il festival “100 Afriche”, la tre giorni di eventi, musica e cultura organizzata dalla Rivista Africa negli spazi del Ciq - Centro Internazionale di Quartiere (Via Fabio Massimo 19, zona Porto di Mare). L’iniziativa, sostenuta da Kenya Airways e dall’Associazione Mani, punta a scardinare i cliché culturali legati al continente attraverso un fitto programma multidisciplinare che intreccia contemporaneità e tradizione.
Tra gli appuntamenti principali del weekend, la presentazione del saggio di Chiara Piaggio “L’Africa non è così. Cronache da un continente frainteso” (Einaudi, 2025) in dialogo con il direttore della rivista Marco Trovato, e l'attesa inchiesta del giornalista olandese Olivier Van Beemen sul cosiddetto "colonialismo verde" delle grandi organizzazioni ambientaliste in Africa. Spazio anche alla geopolitica e all'attivismo con gli interventi dello scrittore maliano Soumaila Diawara, dell'antropologo Marco Aime (che parlerà del suo ultimo libro sulla figura di Thomas Sankara) e la testimonianza del missionario padre Kizito Sesana sulla crisi in Sudan.
Il festival darà ampio risalto anche alle arti performative con le mostre fotografiche di Paolo Ghisu e Michael Yohanes, la proiezione di cortometraggi dal continente, le sfilate cross-culturali della sartoria italo-africana Kechic e una ricca line-up musicale: dai live dei talenti della scena urban italiana Tommy Kuti e Wado, fino alle sonorità afrobeats dell'artista somalo Amoro e al concerto di chiusura della band post-punk statunitense Rosegarden Funeral Party. Completano il cartellone laboratori di percussioni e tintura tessile per bambini e seminari di danza tradizionali.
La quasi totalità degli appuntamenti è a ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria per gli eventi serali. Il programma completo è disponibile sul sito ufficiale di Rivista Africa. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Africa: Ebola, si rafforzano le misure per contenere l'epidemia
Nairobi, 29 mag. – Si allarga la rete di misure straordinarie adottate in Africa orientale e a livello internazionale per contenere l’epidemia di Ebola legata al ceppo Bundibugyo che sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo.
Il Kenya aprirà un centro di quarantena destinato ai cittadini statunitensi esposti al virus durante l’emergenza sanitaria in corso. La struttura, che sorgerà nella contea di Laikipia all’interno di una base dell’aeronautica militare, potrà ospitare fino a 50 persone e sarà gestita da personale sanitario americano. Secondo le autorità statunitensi, i cittadini Usa esposti al contagio non saranno rimpatriati immediatamente, ma resteranno in osservazione in Kenya; in caso di positività verranno successivamente trasferiti in strutture specializzate in Europa. La decisione ha suscitato polemiche sia negli Stati Uniti sia in Kenya, dove associazioni mediche e legali contestano la scelta di Nairobi di ospitare il centro di isolamento.
Nel frattempo l’Uganda ha rafforzato drasticamente i controlli alla frontiera con la Rd Congo, arrivando alla sospensione temporanea dei principali attraversamenti terrestri e dei collegamenti aerei diretti con il Congo orientale. Kampala ha motivato il provvedimento con l’aumento dei casi sospetti e confermati nel Paese, ma le restrizioni stanno provocando forti preoccupazioni negli ambienti economici e commerciali delle regioni di confine, dove migliaia di persone dipendono quotidianamente dagli scambi transfrontalieri. Secondo operatori economici e associazioni di commercianti, il blocco rischia di paralizzare il commercio informale e aggravare le difficoltà economiche nelle province occidentali ugandesi e nell’est della Rd Congo.
L’Organizzazione mondiale della sanità continua intanto a lanciare l’allarme sulla rapida diffusione dell’epidemia. Il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus si è recato nella provincia congolese dell’Ituri, epicentro del focolaio, dichiarando che l’epidemia “può essere fermata”, ma denunciando le difficoltà operative legate all’insicurezza e alla carenza di fondi internazionali.
Sul fronte scientifico, la Russia ha annunciato di aver sviluppato un vaccino sperimentale potenzialmente efficace contro il ceppo Bundibugyo, per il quale al momento non esistono vaccini approvati. Secondo Mosca, il preparato potrebbe essere disponibile entro la fine dell’anno dopo ulteriori test clinici coordinati con le autorità sanitarie africane e con l’Oms. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Cooperazione: aiuti italiani in crescita nel rapporto dell'Ocse
Roma, 27 mag. – L'aiuto pubblico allo sviluppo dell'Italia ha registrato una crescita costante, posizionando il Paese in controtendenza rispetto alla contrazione globale dei finanziamenti internazionali. È il dato principale emerso durante la seconda giornata del forum Coopera 2026, in occasione della presentazione della revisione tra pari condotta dal Comitato di assistenza allo sviluppo dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse-Dac). Il rapporto, frutto di un monitoraggio svolto tra giugno e novembre 2025 da esperti di Germania e Islanda attraverso oltre cento consultazioni tra Roma, Parigi ed Etiopia, analizza la qualità e l'efficacia del sistema italiano.
Il viceministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Edmondo Cirielli, ha espresso soddisfazione per le conclusioni del documento, che riconosce il carattere strategico e l'approccio innovativo impresso dall'Italia. Cirielli ha evidenziato che nel 2025 l'aiuto pubblico allo sviluppo italiano è aumentato di 6,5 miliardi di euro, pari a un incremento relativo dello 0,03 per cento del reddito nazionale lordo, configurando l'Italia come l'unico Paese del G7 a non aver ridotto i propri stanziamenti a fronte di un calo globale dei donatori stimato intorno al 24 per cento. Il viceministro ha rimarcato che, nonostante il vincolo macroeconomico di un debito pubblico che comporta il pagamento di circa 100 miliardi di euro all'anno di soli interessi, il governo ha confermato la centralità della cooperazione nella politica estera. Questa strategia si articola attraverso il Piano Mattei e la cabina di regia del "Team Italy", che unisce la Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo (Dgcs) del ministero degli Affari esteri, l'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), le università, le organizzazioni della società civile, il settore privato e Cassa depositi e prestiti (Cdp) nel ruolo di banca di sviluppo.
Il presidente dell'Ocse-Dac, Carsten Staur, ha confermato i punti di forza della cooperazione italiana, evidenziando il forte orientamento strategico verso l'Africa, destinataria di quasi due terzi dell'aiuto bilaterale nazionale. Staur ha lodato il radicamento sul campo delle organizzazioni della società civile italiane, l'operatività del Fondo italiano per il clima e la capacità di mobilitare risorse private attraverso la finanza mista. Accanto ai riconoscimenti, il presidente del comitato ha illustrato le raccomandazioni del rapporto per massimizzare l'impatto degli interventi futuri. Tra i nodi critici segnalati vi è il rischio di frammentazione dovuto all'aumento dei Paesi partner, che richiede di mantenere priorità geografiche nette per evitare di disperdere risorse limitate. L'Ocse ha inoltre suggerito di semplificare le procedure decisionali tra ministeri e agenzie per superare i rallentamenti nel coordinamento, di bilanciare attentamente l'uso di prestiti e crediti d'aiuto per preservare la sostenibilità del debito delle nazioni più vulnerabili e di tradurre lo slancio politico in linee guida operative chiare e trasparenti sul terreno. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Cooperazione: a Coopera 2026, asse tra formazione, cibo e scuola
Roma, 27 mag. – Un asse strategico tra istruzione, formazione tecnica, sovranità alimentare e geopolitica per ridefinire le relazioni con il continente africano attraverso il Piano Mattei. È il tema emerso nel corso del dibattito della prima sessione di lavoro in occasione della seconda giornata di Coopera 2026, moderato dall'attore e conduttore Cesare Bocci, che ha visto confrontarsi il viceministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Edmondo Cirielli, il ministro dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, e il sottosegretario all'Istruzione e al Merito, Paola Frassinetti.
Il viceministro Cirielli ha sottolineato come la conoscenza e la formazione siano gli elementi trasversali di ogni iniziativa della cooperazione italiana nel sud globale. Cirielli ha spiegato che i fondi destinati alle università per i progetti di internazionalizzazione e la preparazione di formatori in loco sono stati fortemente incrementati, passando da circa 10-15 milioni di euro a oltre 80 milioni di euro. Tra le iniziative concrete, il viceministro ha citato il progetto Tanit in Tunisia per la gestione delle acque e il contrasto alla desertificazione in collaborazione con il Ciheam di Bari, un centro di formazione tecnica in algeria e programmi sanitari in Centrafrica, Senegal ed Etiopia, ricordando inoltre l'avvio a Caserta, d'intesa con la Scuola nazionale dell'amministrazione, di un polo formativo pilota rivolto ai dirigenti pubblici di sei paesi africani per consolidare le istituzioni locali.
Sulla stessa linea, il ministro Lollobrigida ha evidenziato lo stretto legame tra agricoltura e cultura, ricordando che il cibo è ormai diventato un'arma geopolitica non convenzionale, come dimostrato dagli effetti del blocco del corridoio del Mar Nero o dalle origini delle stesse primavere arabe, nate proprio dalla carenza di grano. Lollobrigida ha rimarcato che l'Africa detiene il 65 per cento delle terre arabili del pianeta e una forte riserva demografica giovanile, ma necessita di tecnologia e competenze. Richiamando il G7 dell'Agricoltura di Siracusa esteso a 11 Paesi africani, da cui sono nati il progetto Agricampus e l'iniziativa con l'Ocse sulle sementi, il ministro ha promosso un modello paritario che superi l'approccio "predatorio" storicamente attribuito all'Europa – e oggi associato principalmente a nazioni dell'est del mondo come la Cina – e la logica "caritatevole" degli aiuti a fondo perduto. In questo quadro, Lollobrigida ha esortato a valorizzare le filiere corte attraverso le indicazioni geografiche e ha citato il ruolo del settore privato sano, portando l'esempio di grandi marchi italiani del caffè, come Lavazza e Illy, capaci di sviluppare progetti compatibili con la forestazione e in grado di garantire un reddito equo ai produttori locali.
Il sottosegretario Frassinetti ha infine focalizzato l'attenzione sull'impegno internazionale del ministero dell'Istruzione e del Merito, evidenziando le intese bilaterali già siglate con la Tunisia e con l'Egitto, partner considerato strategico in quanto paese più popoloso dell'area. Frassinetti ha spiegato che l'azione italiana si sviluppa su due pilastri principali. Il primo è il potenziamento della formazione professionale e tecnica attraverso la valorizzazione della riforma del "4+2" – che prevede quattro anni di istruzione superiore e due di Its Academy –, un modello integrato con il sistema delle imprese del territorio che risponde alla domanda di occupazione dei giovani africani tramite l'apprendimento esperienziale. Il secondo pilastro è la diffusione della lingua italiana come strumento di crescita culturale e di accesso a nuove opportunità professionali. Il sottosegretario ha inoltre annunciato che il 5 e 6 giugno si terrà il primo Forum del Mediterraneo dedicato all'educazione tecnica e professionale, che farà seguito all'esperienza del Villaggio Italia organizzato al Cairo nel 2025. Sul piano multilaterale, Frassinetti ha richiamato l'attività del ministro Giuseppe Valditara in seno al comitato direttivo di alto livello dell'Unesco per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, i cui sforzi si concentrano sul contrasto alla dispersione scolastica, sulla qualificazione dei docenti, sulle competenze di base e sulla digitalizzazione della didattica alla luce dello sviluppo dell'intelligenza artificiale. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Namibia: sanità, piano quinquennale per 1,4 mln di euro
Windhoek, 27 mag. – Il ministero della Salute e dei Servizi sociali della Namibia ha lanciato un ambizioso piano quinquennale per implementare la copertura sanitaria universale, stanziando 1,4 milioni di euro per potenziare l'accesso alle cure e migliorare la resilienza del sistema pubblico. Il progetto rappresenta una tappa fondamentale nella strategia a lungo termine dello Stato africano per garantire prestazioni sanitarie eque e sostenibili a tutti i cittadini nei prossimi dieci o venti anni.
Il piano d'azione si articola su sette obiettivi strategici prioritari, con la quota maggiore delle risorse, pari a 790.000 euro, destinata al rafforzamento della governance, alla responsabilità istituzionale e al coinvolgimento diretto della comunità nella gestione dei servizi. Le autorità namibiane hanno chiarito che tali fondi saranno impiegati principalmente per il coordinamento delle politiche e per l'allineamento degli obiettivi di salute pubblica con le strategie nazionali vigenti. L'iniziativa pone inoltre un forte accento sulla protezione finanziaria delle fasce più deboli della popolazione, con l'obiettivo di eliminare le barriere strutturali che impediscono l'accesso a servizi preventivi, curativi, riabilitativi e palliativi.
Il quadro di intervento, oltre a promuovere un modello di assistenza centrato sul paziente e orientato alla qualità e alla sicurezza delle prestazioni, mira a rendere il sistema sanitario nazionale capace di rispondere con maggiore rapidità a future emergenze, riducendo le interruzioni dei servizi durante le crisi. Secondo le proiezioni finanziarie del ministero, la spesa raggiungerà un picco di circa 370 mila euro durante l'anno fiscale 2024-2025, per poi flettere gradualmente negli anni successivi. Il ministero della Salute e dei Servizi sociali assumerà il ruolo di guida e supervisione dell'intero processo, avvalendosi della collaborazione di altri ministeri e agenzie governative per tradurre questo quadro strategico in piani operativi annuali e bilanci dettagliati. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Cooperazione:a Coopera2026,gioco di squadra per rilanciare aiuti
Roma, 26 mag. – In un contesto globale caratterizzato dalla contrazione delle risorse pubbliche disponibili, i partenariati strutturati diventano lo strumento essenziale per moltiplicare l'impatto degli interventi. È il messaggio lanciato questa mattina a Roma durante Coopera 2026, la Conferenza nazionale della cooperazione allo sviluppo, che prosegue anche domani, giunta quest’anno alla sua terza edizione e affermatasi come l’appuntamento chiave per fare il punto sulle priorità e sugli strumenti del Sistema Italia per quel che riguarda il settore della cooperazione.
I lavori, che culmineranno nel pomeriggio all'Auditorium della Conciliazione con l’intervento del ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, si sono aperti all'insegna della necessità di ripensare radicalmente l'architettura degli aiuti con un panel dedicato alla finanza innovativa. A inquadrare il divario tra necessità e fondi è stato Carlo Batori, vice direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo: se per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile mancano all'appello circa 4.000 miliardi di dollari ogni anno, l'aiuto pubblico globale si ferma ad appena 178 miliardi. Eppure, la ricchezza globale ha toccato i 460.000 miliardi di dollari, di cui il 20% risiede proprio nei Paesi in via di sviluppo: ne basterebbe l'1% per colmare il deficit.
Ecco perché, come sottolineato da Stefano Lo Savio, capo dell'Unità per la finanza per lo sviluppo del Maeci, il settore privato non deve più essere considerato un semplice fornitore di fondi, ma un “vero e proprio attore dello sviluppo”. L'Italia, in linea con le direttrici del Piano Mattei, punta a mobilitare in modo coerente e ordinato le risorse di tutti gli attori in campo – istituzioni, banche multilaterali, imprese e società civile – creando un “gioco di squadra” capace di abbattere i rischi e attivare investimenti sostenibili e scalabili, con un'attenzione particolare rivolta ai Paesi partner del continente africano. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Rd Congo: ministro Salute, l'Ebola ha causato più di 200 morti
Kinshasa, 25 mag. – L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo ha causato finora 204 morti su 867 casi sospetti. Lo riporta l’ultimo bilancio diffuso dal ministero della Salute congolese. Il dato segna un aumento rispetto al precedente rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che indicava 177 decessi su 750 casi.
Le autorità sanitarie hanno confermato che il focolaio, dichiarato il 15 maggio, è legato al virus Ebola del ceppo Bundibugyo, per il quale non esistono al momento né vaccino né trattamento specifico e che può presentare tassi di mortalità fino al 50%.
L’Oms ha innalzato il livello di rischio nazionale a “molto alto”, avvertendo che la diffusione potrebbe essere più ampia di quanto indicano i soli casi confermati. L’organizzazione ha inoltre inviato 22 esperti sul campo e stanziato 3,9 milioni di dollari in fondi di emergenza, mentre le Nazioni Unite hanno mobilitato ulteriori 60 milioni di dollari per sostenere la risposta sanitaria.
Secondo l’Oms, negli ultimi cinquant’anni l’Ebola ha provocato 15.000 vittime in Africa, con tassi di letalità compresi tra il 25% e il 90%. L’epidemia più grave nella Rd Congo, tra il 2018 e il 2020, aveva causato 2.300 morti.
Nel frattempo, Uganda, Repubblica Democratica del Congo e Sud Sudan hanno adottato a Kampala un piano d’azione transfrontaliero per coordinare le misure di contenimento e rafforzare la risposta regionale all’emergenza sanitaria. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Rep. Congo: un progetto contro la mortalità materna
Brazzaville, 22 mag. – In Congo-Brazzaville, è stato avviato un cosiddetto “progetto di riferimento” ostetrico, nell’ambito di una strategia nazionale per ridurre la mortalità materna, stimata tra 304 e 436 decessi ogni 100.000 nati vivi, secondo i dati recenti dell'Oms e dell'Unicef. Le autorità stanno rafforzando i meccanismi di risposta alle emergenze per migliorare la gestione delle complicanze e ridurre i decessi prevenibili legati alla gravidanza e al parto nel Paese.
Le cause principali rimangono emorragie, eclampsia e infezioni, aggravate dai ritardi nell'assistenza e nel trasferimento in ospedale.
“L'avvio di questo progetto mira a ridurre la mortalità materna intervenendo su due fattori chiave: il monitoraggio delle gravidanze ad alto rischio e la riduzione dei tempi di accesso alle cure attraverso il trasferimento dei pazienti”, ha detto Clautaire Itoua, direttore generale della Popolazione.
Questi sforzi sono affiancati da innovazioni, in particolare il progetto Eboteli, che mira a ridurre del 50% la mortalità materna e neonatale. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Rd Congo:Ebola, i contagiati potrebbero essere quasi un migliaio
Kinshasa, 21 mag. – L'epidemia di Ebola che sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo sarebbe molto più estesa di quanto finora ipotizzato, con un numero reale di contagi che potrebbe essere da due a cinque volte superiore ai dati ufficiali registrati. Una recente analisi condotta da esperti dell'Organizzazione mondiale della sanità in collaborazione con l'Imperial College di Londra ha fatto emergere uno scenario preoccupante, stimando che, alla data del 17 maggio, i casi di malattia potrebbero oscillare tra le 400 e le 800 unità, senza escludere che il dato possa superare il migliaio.
Di fronte a questa escalation, la risposta sanitaria internazionale si è intensificata con il dispiegamento di cento tonnellate di materiale medico e attrezzature di protezione destinate alle province orientali del Paese, aree particolarmente difficili da raggiungere a causa dei conflitti armati. L'Organizzazione mondiale della sanità ha ufficialmente classificato il rischio epidemico come elevato sia a livello nazionale sia regionale, sottolineando l'urgenza di rafforzare le attività di tracciamento dei contatti e l'isolamento dei soggetti sospetti per spezzare le catene di trasmissione.
Secondo il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, sebbene il rischio di una pandemia globale rimanga al momento basso, la situazione sul terreno desta una viva preoccupazione. Il ministro della Salute, Roger Kamba, ha confermato che la ricerca attiva nelle zone di salute colpite, tra cui l'Ituri, ha permesso di identificare centinaia di casi probabili, molti dei quali non ancora confermati in laboratorio ma caratterizzati da sintomi compatibili con il virus.
Intervenuto su queste criticità, Florent Uzzeni, responsabile aggiunto delle emergenze presso Medici senza frontiere, ha avvertito che rimane ancora molto lavoro da compiere per contenere la diffusione del contagio. La complessità operativa è aggravata dalle restrizioni logistiche e dalla necessità di garantire la sicurezza degli operatori sanitari in un contesto geografico instabile. La comunità internazionale, inclusa la Commissione europea, mantiene alta la guardia, pur precisando che attualmente non vi sono elementi che richiedano misure restrittive specifiche per i cittadini europei, confermando che il rischio di infezione all'interno dell'Unione europea è estremamente contenuto. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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