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Africa: l'Oms dichiara fine della poliomielite in cinque Paesi

Accra, 21 ago. – L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha annunciato la fine della diffusione della poliomielite in cinque Paesi africani, ovvero Burundi, Ghana, Guinea-Bissau, Uganda e Repubblica del Congo.

Lo riporta un comunicato ufficiale, che cita “rigorose valutazioni tecniche” effettuate le quali questi cinque Paesi della Regione africana dell'Oms sono riusciti ad arrestare la diffusione della poliomielite, segnando un passo importante nella protezione dei bambini da questo virus e nella marcia verso l'eradicazione" della polio.

"Tra gennaio e giugno 2026, team indipendenti incaricati di valutare la risposta all'epidemia hanno condotto studi separati, esaminando dati relativi alla sorveglianza epidemiologica, ai laboratori e all'epidemiologia" spiega l'Oms, specificando di aver trovato prove sufficienti a dimostrare l'interruzione della trasmissione in Burundi, Ghana, Guinea-Bissau, Uganda e Repubblica del Congo, confermando così “la fine di queste epidemie dovute al poliovirus di tipo 2".

Il direttore regionale dell'Oms per l'Africa, Mohamed Janabi, ha definito l'iniziativa come "un passo importante", auspicando al contempo "una vigilanza continua, una stretta sorveglianza e un'elevata copertura vaccinale" per "proteggere i bambini e prevenire future epidemie". Secondo l'Oms, la poliomielite è una malattia altamente contagiosa che può portare a paralisi irreversibile. Non esiste una cura, ma può essere prevenuta attraverso una vaccinazione sicura ed efficace. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Africa: allarme Unicef per colera

Roma, 13 ago. – Il colera si sta diffondendo nell'Africa occidentale e centrale, con focolai attivi in sei Paesi e milioni di bambini esposti al rischio di contagio. A lanciare l'allarme è l'Unicef, secondo cui piogge stagionali, inondazioni, spostamenti della popolazione e trasmissioni transfrontaliere stanno accelerando la diffusione della malattia.

I focolai si concentrano lungo due principali corridoi. Nel bacino del lago Ciad sono interessati Nigeria, Camerun e Ciad, mentre nel bacino del fiume Congo la diffusione coinvolge Repubblica Democratica del Congo (Rdc), Repubblica del Congo e Repubblica Centrafricana.

La Nigeria registra il maggior numero di contagi, con oltre 50.000 casi e 338 morti dall'inizio dell'anno, in gran parte legati al focolaio nello Stato di Borno. La Rdc presenta invece il bilancio più grave in termini di vittime, con quasi 700 decessi su oltre 30.400 casi.

Particolarmente esposti sono i bambini: nella Repubblica Centrafricana quelli sotto i dieci anni rappresentano il 44% dei casi segnalati, mentre in Ciad quasi due terzi delle infezioni riguardano minori di 15 anni.

L'Unicef ha chiesto 15 milioni di dollari di finanziamenti aggiuntivi per rafforzare nei prossimi sei mesi gli interventi per l'accesso all'acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari, la sorveglianza epidemiologica e le campagne di vaccinazione orale contro il colera. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Africa: Wfp Onu avverte su rischio insicurezza alimentare

Roma, 07 ago. – Il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (Wfp /Pam) ha avvertito che oltre 18 milioni di persone nell'Africa orientale e australe rischiano un peggioramento dell'insicurezza alimentare a causa del fenomeno climatico El Niño, il cui picco è previsto tra settembre e dicembre.

Secondo il Wfp, l'Africa orientale e australe sono esposte a rischi rilevanti, in particolare nelle aree dove le prossime stagioni delle piogge sono determinanti per la produzione alimentare. I Paesi dell'Africa australe risultano particolarmente vulnerabili per la forte dipendenza dall'agricoltura di sussistenza legata alle piogge.

"Il Wfp prevede che i Paesi già alle prese con povertà, conflitti, instabilità economica ed eventi climatici estremi ripetuti saranno i più colpiti da El Niño, e che il suo impatto non sarà uniforme", ha dichiarato l'agenzia dell'Onu in un comunicato.

L'organizzazione ha segnalato che diversi Paesi registrano già precipitazioni inferiori alla media, inondazioni improvvise e temperature anomale, mentre altri dovrebbero affrontare condizioni in peggioramento durante le prossime stagioni di semina e raccolto.

Il Wfp ha ricordato che l'episodio di El Niño del 2015-2016 colpì tra 60 e 100 milioni di persone; le prime analisi indicano che l'evento 2026-2027 potrebbe spingere altri 49 milioni di persone verso condizioni di insicurezza alimentare acuta entro la fine del 2027. Il picco del fenomeno è atteso tra settembre e dicembre, ma i suoi effetti sui cicli di raccolto futuri si protrarranno fino al 2027.

Da maggio, il Wfp ha attivato misure di risposta anticipata in Sud Sudan, Ciad, Mauritania, Uganda, Guatemala ed El Salvador, distribuendo oltre 14 milioni di dollari in assistenza pre-emergenza a mezzo milione di persone.

Il Wfp e l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao) hanno lanciato un appello congiunto per un aumento dei finanziamenti destinati a preparare le comunità vulnerabili a El Niño, con l'obiettivo di proteggere vite, mezzi di sussistenza e sicurezza alimentare prima che la situazione degeneri in crisi umanitarie. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Rd Congo: Ebola, la più grande epidemia mai registrata nel Paese

Kinshasa, 03 ago. – L'epidemia di Ebola da virus Bundibugyo in atto nella Repubblica Democratica del Congo "rappresenta la più grande mai registrata” nel Paese africano. Lo ha dichiarato l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), sottolineando nel suo ultimo aggiornamento che l'epidemia "si sta intensificando, con una trasmissione sostenuta e un continuo aumento dei casi e dei decessi segnalati”.

“Inizialmente circoscritta alla zona sanitaria di Mongbwalu, nella provincia di Ituri, negli ultimi due mesi l'epidemia si è estesa a cinque province (Ituri, Nord Kivu, Sud Kivu, Haut-Uele e Tshopo), interessando ora 49 zone sanitarie", ha precisato l’Oms, affermando che "al 30 luglio sono stati segnalati un totale di 3.605 casi confermati, tra cui 1.587 decessi, corrispondenti a un tasso di letalità grezzo del 44%".

"Il continuo aumento dei casi, l'espansione geografica e la persistente elevata mortalità sottolineano la natura in rapida evoluzione di questa emergenza sanitaria pubblica”, ha aggiunto l’Oms, ribadendo che "la convergenza di insicurezza, spostamenti e mobilità della popolazione e movimenti transfrontalieri complica le operazioni di risposta e aumenta il rischio di un'ulteriore diffusione geografica". [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Etiopia: allarme dall’Onu per l’insicurezza alimentare

Addis Abeba, 29 lug. – Oltre 79 milioni di persone in Etiopia soffrono di insicurezza alimentare da moderata a grave, mentre quasi 92 milioni di persone non hanno potuto permettersi una dieta sana nel 2025. Lo afferma un nuovo rapporto congiunto di cinque agenzie delle Nazioni Unite, intitolato "Lo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo nel 2026".

Il rapporto, redatto dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao), dal Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad), dall'Unicef, dal Programma alimentare mondiale (Wfp) e dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), circa 79,4 milioni di etiopi, ovvero oltre il 60% della popolazione, hanno sofferto di insicurezza alimentare da moderata a grave tra il 2023 e il 2025. Questa situazione significa che milioni di persone non hanno avuto accesso regolare a cibo sufficiente o hanno incontrato notevoli difficoltà nel nutrirsi.

Gli autori del rapporto specificano, tuttavia, che queste stime non includono la regione del Tigray a causa della mancanza di dati sufficientemente affidabili. Tale esclusione potrebbe portare a una sottostima della reale portata dell'insicurezza alimentare nel Paese. In questa regione dell'Etiopia settentrionale, in effetti, molte persone rimangono sfollate e incontrano difficoltà nell'accesso agli aiuti umanitari, mentre le conseguenze del conflitto e le incertezze legate al processo di pace continuano a pesare sulla disponibilità e sull'accesso al cibo.

La situazione appare tanto più preoccupante in quanto si è aggravata nell'ultimo decennio. Tra il 2014 e il 2016, circa 58,4 milioni di persone, ovvero il 56,2% della popolazione, si trovavano già in una situazione di insicurezza alimentare da moderata a grave.

Oltre alla disponibilità di cibo, il rapporto evidenzia anche il crescente problema dell'accessibilità economica. Nel 2025, circa 92 milioni di etiopi, ovvero il 67,9% della popolazione, non hanno potuto permettersi una dieta sana e nutrizionalmente adeguata. Le agenzie delle Nazioni Unite attribuiscono questa situazione in particolare all'elevato costo degli alimenti nutrienti, che impedisce a molte famiglie di soddisfare i propri bisogni alimentari e nutrizionali di base. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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R.D.Congo: Oms, basso il rischio globale di epidemia Ebola

Kinshasa, 25 giu. – Il rischio globale "rimane basso" per quanto riguarda l’epidemia di Ebola con epicentro nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc). Lo ha dichiarato ieri il direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), dopo la conferma di un caso in Francia.

La Francia ha annunciato il primo caso confermato di Ebola identificato sul suo territorio: un medico rientrato proprio dalla Repubblica Democratica del Congo. Si tratta del primo caso di febbre emorragica mortale identificato al di fuori del continente africano durante l'attuale epidemia, che ha colpito anche l'Uganda.

Il caso confermato ieri riguarda un medico che collaborava con l'Alleanza per l'azione medica internazionale (Alima), ha dichiarato l'ong. Il paziente "è salito a bordo di un volo di linea proveniente da Kinshasa ed era quasi asintomatico, a parte il mal di testa", ha dichiarato il ministero della Salute francese. Le condizioni del paziente sono "leggermente peggiorate durante il volo", dopodiché, una volta atterrato a Parigi, è stato immediatamente isolato e preso in cura, ancor prima che la malattia fosse ufficialmente identificata, ha aggiunto il ministero.

Il paziente è in "condizioni stabili" e la sua carica virale è "molto bassa", ha aggiunto il ministero. Sono in corso iniziative per identificare potenziali contatti.

Da parte sua, il direttore generale dell'Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha messo in guardia contro le "reazioni eccessive" al caso. Non c'è "bisogno di panico", ha affermato, insistendo sul fatto che "il rischio per il resto del mondo è basso", aggiungendo tuttavia che il caso è servito da "monito sui rischi affrontati da chi è in prima linea".

"Quasi 80 operatori sanitari sono stati contagiati, il che evidenzia i rischi che corrono e l'importanza di rafforzare la prevenzione e il controllo delle infezioni", ha sottolineato.

L'Oms ha consigliato ai Paesi "di sostenere il dispiegamento in sicurezza del personale impegnato nella risposta a questa epidemia", ha affermato Tedros. "Ciò include garantire che le organizzazioni che inviano personale forniscano informazioni chiare sui rischi, su come ridurre e gestire i rischi di esposizione e che i paesi siano preparati a facilitare l'evacuazione, se necessario."

Il 15 maggio è stata dichiarata la 17a epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, dopo diversi decessi nella provincia orientale di Ituri, afflitta da gruppi armati. Secondo gli ultimi dati ufficiali, sono stati registrati oltre 1.000 casi, di cui 267 decessi, il che rappresenta un tasso di mortalità di circa il 25%.w

L'Oms valuta invece il livello di rischio per la salute pubblica come "molto alto" per la Repubblica Democratica del Congo, "alto" per l'Uganda e gli altri Paesi confinanti con la Rdc e "basso" per il resto del mondo. Per questo motivo, Tedros ha chiesto di mettere il caso in Francia nella "giusta prospettiva", esortando a evitare "reazioni eccessive".

Ha infatti fatto notare che, mentre migliaia di casi di Ebola sono stati rilevati in Africa negli ultimi cinquant'anni, "negli ultimi 50 anni, il numero di casi rilevati al di fuori dell'Africa è inferiore a 30". [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Africa: Ebola, si rafforzano le misure per contenere l'epidemia

Nairobi, 29 mag. – Si allarga la rete di misure straordinarie adottate in Africa orientale e a livello internazionale per contenere l’epidemia di Ebola legata al ceppo Bundibugyo che sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo.

Il Kenya aprirà un centro di quarantena destinato ai cittadini statunitensi esposti al virus durante l’emergenza sanitaria in corso. La struttura, che sorgerà nella contea di Laikipia all’interno di una base dell’aeronautica militare, potrà ospitare fino a 50 persone e sarà gestita da personale sanitario americano. Secondo le autorità statunitensi, i cittadini Usa esposti al contagio non saranno rimpatriati immediatamente, ma resteranno in osservazione in Kenya; in caso di positività verranno successivamente trasferiti in strutture specializzate in Europa. La decisione ha suscitato polemiche sia negli Stati Uniti sia in Kenya, dove associazioni mediche e legali contestano la scelta di Nairobi di ospitare il centro di isolamento.

Nel frattempo l’Uganda ha rafforzato drasticamente i controlli alla frontiera con la Rd Congo, arrivando alla sospensione temporanea dei principali attraversamenti terrestri e dei collegamenti aerei diretti con il Congo orientale. Kampala ha motivato il provvedimento con l’aumento dei casi sospetti e confermati nel Paese, ma le restrizioni stanno provocando forti preoccupazioni negli ambienti economici e commerciali delle regioni di confine, dove migliaia di persone dipendono quotidianamente dagli scambi transfrontalieri. Secondo operatori economici e associazioni di commercianti, il blocco rischia di paralizzare il commercio informale e aggravare le difficoltà economiche nelle province occidentali ugandesi e nell’est della Rd Congo.

L’Organizzazione mondiale della sanità continua intanto a lanciare l’allarme sulla rapida diffusione dell’epidemia. Il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus si è recato nella provincia congolese dell’Ituri, epicentro del focolaio, dichiarando che l’epidemia “può essere fermata”, ma denunciando le difficoltà operative legate all’insicurezza e alla carenza di fondi internazionali.

Sul fronte scientifico, la Russia ha annunciato di aver sviluppato un vaccino sperimentale potenzialmente efficace contro il ceppo Bundibugyo, per il quale al momento non esistono vaccini approvati. Secondo Mosca, il preparato potrebbe essere disponibile entro la fine dell’anno dopo ulteriori test clinici coordinati con le autorità sanitarie africane e con l’Oms. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Namibia: sanità, piano quinquennale per 1,4 mln di euro

Windhoek, 27 mag. – Il ministero della Salute e dei Servizi sociali della Namibia ha lanciato un ambizioso piano quinquennale per implementare la copertura sanitaria universale, stanziando 1,4 milioni di euro per potenziare l'accesso alle cure e migliorare la resilienza del sistema pubblico. Il progetto rappresenta una tappa fondamentale nella strategia a lungo termine dello Stato africano per garantire prestazioni sanitarie eque e sostenibili a tutti i cittadini nei prossimi dieci o venti anni.

Il piano d'azione si articola su sette obiettivi strategici prioritari, con la quota maggiore delle risorse, pari a 790.000 euro, destinata al rafforzamento della governance, alla responsabilità istituzionale e al coinvolgimento diretto della comunità nella gestione dei servizi. Le autorità namibiane hanno chiarito che tali fondi saranno impiegati principalmente per il coordinamento delle politiche e per l'allineamento degli obiettivi di salute pubblica con le strategie nazionali vigenti. L'iniziativa pone inoltre un forte accento sulla protezione finanziaria delle fasce più deboli della popolazione, con l'obiettivo di eliminare le barriere strutturali che impediscono l'accesso a servizi preventivi, curativi, riabilitativi e palliativi.

Il quadro di intervento, oltre a promuovere un modello di assistenza centrato sul paziente e orientato alla qualità e alla sicurezza delle prestazioni, mira a rendere il sistema sanitario nazionale capace di rispondere con maggiore rapidità a future emergenze, riducendo le interruzioni dei servizi durante le crisi. Secondo le proiezioni finanziarie del ministero, la spesa raggiungerà un picco di circa 370 mila euro durante l'anno fiscale 2024-2025, per poi flettere gradualmente negli anni successivi. Il ministero della Salute e dei Servizi sociali assumerà il ruolo di guida e supervisione dell'intero processo, avvalendosi della collaborazione di altri ministeri e agenzie governative per tradurre questo quadro strategico in piani operativi annuali e bilanci dettagliati. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Rd Congo: ministro Salute, l'Ebola ha causato più di 200 morti

Kinshasa, 25 mag. – L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo ha causato finora 204 morti su 867 casi sospetti. Lo riporta l’ultimo bilancio diffuso dal ministero della Salute congolese. Il dato segna un aumento rispetto al precedente rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che indicava 177 decessi su 750 casi.

Le autorità sanitarie hanno confermato che il focolaio, dichiarato il 15 maggio, è legato al virus Ebola del ceppo Bundibugyo, per il quale non esistono al momento né vaccino né trattamento specifico e che può presentare tassi di mortalità fino al 50%.

L’Oms ha innalzato il livello di rischio nazionale a “molto alto”, avvertendo che la diffusione potrebbe essere più ampia di quanto indicano i soli casi confermati. L’organizzazione ha inoltre inviato 22 esperti sul campo e stanziato 3,9 milioni di dollari in fondi di emergenza, mentre le Nazioni Unite hanno mobilitato ulteriori 60 milioni di dollari per sostenere la risposta sanitaria.

Secondo l’Oms, negli ultimi cinquant’anni l’Ebola ha provocato 15.000 vittime in Africa, con tassi di letalità compresi tra il 25% e il 90%. L’epidemia più grave nella Rd Congo, tra il 2018 e il 2020, aveva causato 2.300 morti.

Nel frattempo, Uganda, Repubblica Democratica del Congo e Sud Sudan hanno adottato a Kampala un piano d’azione transfrontaliero per coordinare le misure di contenimento e rafforzare la risposta regionale all’emergenza sanitaria. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Rep. Congo: un progetto contro la mortalità materna

Brazzaville, 22 mag. – In Congo-Brazzaville, è stato avviato un cosiddetto “progetto di riferimento” ostetrico, nell’ambito di una strategia nazionale per ridurre la mortalità materna, stimata tra 304 e 436 decessi ogni 100.000 nati vivi, secondo i dati recenti dell'Oms e dell'Unicef. Le autorità stanno rafforzando i meccanismi di risposta alle emergenze per migliorare la gestione delle complicanze e ridurre i decessi prevenibili legati alla gravidanza e al parto nel Paese.

Le cause principali rimangono emorragie, eclampsia e infezioni, aggravate dai ritardi nell'assistenza e nel trasferimento in ospedale.

“L'avvio di questo progetto mira a ridurre la mortalità materna intervenendo su due fattori chiave: il monitoraggio delle gravidanze ad alto rischio e la riduzione dei tempi di accesso alle cure attraverso il trasferimento dei pazienti”, ha detto Clautaire Itoua, direttore generale della Popolazione.

Questi sforzi sono affiancati da innovazioni, in particolare il progetto Eboteli, che mira a ridurre del 50% la mortalità materna e neonatale. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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