Sanità
Sudafrica: arrivata prima fornitura dosi farmaco contro Hiv
Johannesburg, 08 apr. – Una prima fornitura di 37.920 dosi del nuovo farmaco iniettabile semestrale per la prevenzione dell’Hiv, Lenacapavir, è arrivata nei giorni scorsi in Sudafrica. Secondo quanto comunicato dal dipartimento nazionale della Salute, il medicinale – finanziato con una sovvenzione da 29 milioni di dollari del Fondo globale – rappresenta un rafforzamento cruciale per il Paese, che ospita la più ampia popolazione sieropositiva al mondo, stimata in circa 8 milioni di persone, di cui oltre 6 milioni in trattamento antiretrovirale.
Dalla stampa locale si apprende che il ministro della Salute Aaron Motsoaledi sta lavorando con il presidente Cyril Ramaphosa per lanciare ufficialmente la distribuzione a maggio. Il programma dovrebbe consentire di avviare e mantenere la profilassi per quasi mezzo milione di persone nei prossimi due anni. La prima fase dell’implementazione riguarderà i distretti a più alta incidenza e i gruppi più vulnerabili, ha precisato il dipartimento.
Somministrato solo due volte l’anno, il Lenacapavir è considerato uno strumento chiave per contribuire al raggiungimento dell’obiettivo della strategia globale contro l’Aids, che punta a porre fine alla malattia come minaccia per la salute pubblica entro il 2030. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Ghana: un'iniziativa per riformare la salute globale
Accra, 07 apr. – Il presidente del Ghana, John Dramani Mahama, ha annunciato la creazione di un gruppo di esperti di alto livello che sarà chiamato Accra reset initiative e avrà il compito di riformare l'architettura e il sistema di governance della salute globale.
Il gruppo, composto da 18 membri, sarà copresieduto da quattro leader nel campo della salute globale, ovvero Peter Piot, ex direttore generale dell'Unaids e professore presso la London school of hygiene & tropical medicine, El Hadj As Sy, presidente della Fondazione Kofi Annan ed ex sottosegretario generale delle Nazioni unite, Nisia Trindade, ministro della Salute del Brasile e presidente emerita di Fiocruz, e Budi Gunadi Sadikin, ministro della Salute della Repubblica di Indonesia.
Il gruppo ha il mandato di elaborare proposte concrete e attuabili per ristrutturare l'ordine sanitario globale, che storicamente ha trattato i governi del Sud del mondo come destinatari passivi piuttosto che come attori sovrani con il diritto di definire le regole che governano la vita dei loro cittadini: "Questa iniziativa rappresenta una profonda rivisitazione del modo in cui la governance sanitaria globale dovrebbe funzionare nel XXI secolo" ha detto Felix Kwakye Ofosu, portavoce del presidente ghanese e ministro delle Comunicazioni governative. Il lavoro del gruppo consultivo sarà guidato da un gruppo consultivo di alto livello, che comprende leader dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), dell'Organizzazione mondiale del commercio (Omc), del Fondo globale, dell'Africa Cdc, dell'Auda-Nepad e dell'International finance corporation. Questa struttura crea un percorso per un impegno strutturato con i principali organi dell'attuale sistema sanitario globale.
Tra i membri di spicco del gruppo consultivo figurano Mohammed Pate, ministro della Salute della Nigeria, John Nkengasong, direttore esecutivo della MasterCard foundation ed ex direttore dell'Africa Cdc, e Soumya Swaminathan, ex capo scienziata dell'Oms.
Michel Sidibé, ex direttore esecutivo dell'Unaids ed ex ministro della Salute del Mali, è stato nominato Consigliere speciale del gruppo consultivo di alto livello e inviato dei co-presidenti: Sidibé vanta decenni di esperienza operativa nell'ambito della struttura che il gruppo consultivo è chiamato a riformare. Il gruppo consultivo di alto livello comprende il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, il direttore generale dell’Omc Ngozi Okonjo-Iweala e altri importanti leader delle istituzioni sanitarie globali. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Yemen: Onu cerca due miliardi di euro per l'assistenza
Sana'a, 19 mar. – L'Organizzazione delle Nazioni Unite e i suoi partner umanitari hanno lanciato il piano di risposta 2026 per lo Yemen, richiedendo circa 1,99 miliardi di euro al fine di fornire assistenza vitale a 12 milioni di persone. Secondo il documento ufficiale Piano dei bisogni e della risposta umanitaria (Hnrp), diffuso ieri dall’Ufficio dell’Onu per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), lo Yemen affronta un contesto operativo sempre più complesso, segnato dal collasso economico, dallo sfollamento di massa e dagli shock climatici dopo oltre un decennio di conflitto. Il totale delle persone che necessitano di aiuti umanitari e protezione è stimato in 22,3 milioni, di cui 10,95 milioni sono donne e ragazze.
La sicurezza alimentare rimane un'emergenza critica: circa 18,3 milioni di persone sono in condizioni di insicurezza alimentare acuta e lo Yemen occupa attualmente il primo posto globale per popolazione in fase di emergenza secondo l'analisi del sistema di classificazione Ipc. I livelli di malnutrizione sono altrettanto allarmanti, con oltre 2,2 milioni di bambini sotto i cinque anni colpiti, inclusi più di 500 mila in condizioni severe, a cui si aggiungono 1,3 milioni di donne in gravidanza o in fase di allattamento che necessitano di cure. Sul fronte delle infrastrutture, circa il 41% delle strutture sanitarie risulta parzialmente funzionante o del tutto fuori servizio, mentre 14,4 milioni di persone hanno urgente bisogno di assistenza per l'accesso ad acqua potabile e servizi igienico-sanitari.
Il piano Onu stabilisce una risposta prioritaria focalizzata su 9,4 milioni di individui nelle aree colpite dalla crisi in modo più estremo, richiedendo per questi interventi urgenti uno stanziamento di circa 1,5 miliardi di euro. Gli obiettivi strategici puntano alla riduzione della mortalità e al miglioramento della dignità delle popolazioni più vulnerabili, tra cui si contano 5,2 milioni di sfollati interni, dato che rende lo Yemen la quinta crisi globale per numero di profughi . I funzionari delle Nazioni Unite hanno ribadito che, senza finanziamenti tempestivi e flessibili, milioni di persone rimarranno esposte a rischi crescenti di fame, malattie prevenibili e minacce alla protezione dei diritti umani fondamentali. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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eSwatini: al via distribuzione nazionale farmaco anti Hiv
Mbabane, 18 mar. – L’eSwatini ha avviato la distribuzione su scala nazionale del nuovo farmaco per la prevenzione dell’Hiv lenacapavir, con circa 2.000 persone che hanno già ricevuto l’iniezione a partire da dicembre nell’ambito della fase iniziale del programma.
Il Paese si unisce così agli Stati Uniti e ad altri sette Paesi africani ad alta prevalenza che hanno introdotto il trattamento. Il farmaco, sviluppato dalla società statunitense Gilead Sciences, è somministrato per via sottocutanea due volte l’anno e punta a superare i limiti della profilassi orale quotidiana (PrEP), spesso ostacolata da problemi di aderenza e accesso continuativo.
Secondo quanto dichiarato a Reuters da Sindy Matse, responsabile del programma nazionale Hiv, la risposta della popolazione è stata positiva e le scorte iniziali risultano quasi esaurite. Il programma prevede ora l’estensione del farmaco a tutte le 206 strutture sanitarie del Paese che già offrono servizi di prevenzione.
L’introduzione avviene in un contesto in cui l’eSwatini registra una delle più alte prevalenze di Hiv al mondo: circa un quarto della popolazione tra i 15 e i 49 anni vive con il virus, secondo i dati 2023 dei Centers for Disease Control and Prevention.
Tuttavia, i nuovi contagi sono diminuiti sensibilmente negli ultimi anni, passando da circa 14.000 nel 2010 a 4.000 nel 2024, grazie al rafforzamento delle strategie di prevenzione e trattamento. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Sudan: allerta dengue nello Stato Settentrionale
Khartoum, 03 mar. – Il ministero della Salute dello Stato Settentrionale del Sudan ha confermato la rilevazione di cinque nuovi casi di febbre dengue, portando il bilancio complessivo delle infezioni a 116 dall'inizio dell'epidemia.
Nonostante non si registrino decessi, le autorità locali hanno espresso forte preoccupazione per il potenziale aumento dei contagi, in particolare nelle aree agricole e nei distretti irrigui della località di Merowe.
Il Centro per le operazioni di emergenza, guidato dal direttore generale Satti Hassan Satti, ha individuato i nuovi focolai nelle zone di Al-Gureiba, Al-Aliab, Al-Basa e Goz Garafi.
In risposta, è stata lanciata la campagna "con l'essiccazione, la febbre si ferma", volta a eliminare i siti di riproduzione della zanzara Aedes aegypti. Le misure messe in campo includono ispezioni domiciliari, indagini entomologiche, seminari di educazione sanitaria e il rafforzamento della sorveglianza epidemiologica su tutto il territorio statale. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Kenya: introdotta nuova profilassi contro l'Hiv
Nairobi, 27 feb. – Il Kenya ha avviato ufficialmente la somministrazione delle prime iniezioni di un nuovo trattamento preventivo contro il virus dell'immunodeficienza umana (Hiv), compiendo un passo storico nella lotta all'epidemia. Ieri il Paese ha avviato l'utilizzo del lenacapavir, un farmaco che richiede solamente due iniezioni l'anno.
Questa terapia innovativa è descritta dagli esperti come un "progresso immenso" rispetto ai tradizionali trattamenti di profilassi, i quali impongono alle persone l'assunzione quotidiana di una pillola. Il nuovo farmaco, raccomandato come opzione aggiuntiva dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), era molto atteso a livello locale. La prevalenza del virus nel Paese si attesta in media al 3,7% su scala nazionale, ma subisce impennate drammatiche fino a toccare il 10% in alcune specifiche regioni.
Per far fronte alla situazione, le autorità sanitarie, sotto le direttive del locale ministero della Salute, hanno selezionato quindici contee ritenute prioritarie per l'implementazione della prima fase di questa campagna preventiva. L'introduzione delle iniezioni semestrali promette di facilitare notevolmente l'aderenza terapeutica, superando le difficoltà legate alla routine giornaliera dei precedenti protocolli e offrendo una speranza concreta per contenere i contagi nelle aree maggiormente colpite. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Sudafrica: collaborazione con Oms per lotta a malattie neglette
Johannesburg, 03 feb. – Al via in Sudafrica una collaborazione tra l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e le autorità sanitarie del Paese per rafforzare la risposta alle malattie tropicali neglette (Ntd), lanciando un’iniziativa di rafforzamento delle competenze mirata a migliorare diagnosi, trattamento e programmi di somministrazione di massa di farmaci. Lo si apprende da una nota dell'Oms.
La cooperazione è stata avviata con un workshop integrato di tre giorni sulla gestione clinica della lebbra e sulla somministrazione di massa, svoltosi a Tzaneen, nella provincia di Limpopo, dal 26 al 28 gennaio. Secondo l’Oms, l’iniziativa sostiene l’allineamento del Sudafrica alla tabella di marcia dell’Oms sulle Ntd 2021–2030 e all’obiettivo di sviluppo sostenibile che prevede la fine delle epidemie di queste malattie.
Pur restando rara nel Paese, la lebbra continua a registrare casi sporadici, rendendo necessarie vigilanza clinica costante e diagnosi precoce. Parallelamente, schistosomiasi ed elmintiasi trasmesse dal suolo restano endemiche in diverse province, colpendo in modo sproporzionato bambini in età scolare e comunità con accesso limitato ai servizi.
Il funzionario medico dell’Oms Dhruv Pandey ha evidenziato l’importanza di un impegno continuativo, sottolineando che l’integrazione della somministrazione di massa nelle piattaforme sanitarie esistenti è essenziale per raggiungere in modo efficace le comunità vulnerabili. Un rappresentante del Dipartimento nazionale della sanità, Patrick Hlungwani, ha posto l’accento sul rafforzamento della sorveglianza e sul coordinamento multisettoriale per garantire il successo delle campagne.
Con il Paese che si prepara ad ampliare i programmi di somministrazione di massa utilizzando medicinali donati dall’Oms, la preparazione a livello nazionale e provinciale è diventata una priorità. Il workshop ha riguardato il miglioramento delle capacità diagnostiche e di gestione dei casi di lebbra, il rafforzamento dei percorsi di riferimento, la riduzione dello stigma e la pianificazione operativa per campagne sicure ed efficaci.
All’iniziativa hanno partecipato 70 professionisti sanitari, tra clinici, farmacisti, operatori di sanità ambientale, responsabili di programma e funzionari delle amministrazioni sanitarie provinciali e distrettuali. Il supporto tecnico è stato fornito da specialisti dell’Oms, dal Dipartimento nazionale della sanità, da partner accademici, da The Leprosy Mission South Africa e dal National Institute for Communicable Diseases. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Namibia: al via campagna antipolio nel nord del Paese
Windhoek, 16 dic. – Al via, da ieri, in Namibia, una campagna di vaccinazione contro la poliomielite nelle regioni settentrionali di Kavango East e Kavango West, con l’obiettivo di prevenire focolai e proteggere i bambini sotto i 10 anni, dopo l’individuazione di poliovirus circolante lo scorso ottobre.
La campagna è sostenuta dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che ha contribuito con 2,1 milioni di dollari namibiani, pari a circa 125.000 dollari statunitensi, ed è incentrata sull’utilizzo del nuovo vaccino orale antipolio di tipo 2, sviluppato per interrompere e prevenire la diffusione del poliovirus di tipo 2, notano i media locali.
Secondo l’Oms, tutti i bambini al di sotto dei 10 anni sono chiamati a ricevere il vaccino, compresi quelli già immunizzati in precedenza, poiché ogni dose aggiuntiva rafforza la protezione e contribuisce a colmare eventuali lacune immunitarie. L’agenzia ha inoltre ribadito che l’eradicazione della polio resta una priorità globale, sottolineando che la malattia può attraversare i confini finché il virus continua a circolare in qualsiasi parte del mondo.
Il ministero della Salute e dei servizi sociali della Namibia ha riferito che un poliovirus di tipo 2 è stato rilevato in un campione di acque reflue raccolto il 24 ottobre presso il bacino di Ndama, nel distretto di Rundu, nella regione di Kavango East. Le analisi di laboratorio hanno evidenziato un legame genetico tra il virus individuato e due casi umani segnalati in Angola.
La Namibia è stata certificata libera dalla poliomielite nel 2008, ma rimane esposta al rischio di importazione del virus o di ceppi derivati dal vaccino, rendendo necessarie attività costanti di sorveglianza e campagne vaccinali preventive periodiche. Fonte: Oms, ministero della Salute della Namibia. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Africa: malaria, Gavi e Unicef pagheranno meno il vaccino
Addis Abeba, 24 nov. – Gavi e Unicef pagheranno il 25% in meno per il nuovo vaccino contro la malaria R21, prodotto dal Serum Institute of India, grazie a un accordo che entrerà in vigore entro un anno. Il prezzo scenderà da 4 a 2,99 dollari a dose, permettendo ai due partner di proteggere più bambini nonostante il calo dei finanziamenti internazionali.
Gavi stima che il taglio dei costi porterà a un risparmio di 90 milioni di dollari, fondi che potranno finanziare 30 milioni di dosi aggiuntive e raggiungere fino a 7 milioni di bambini in più nei prossimi cinque anni.
Il nuovo prezzo arriva in un momento delicato. All’inizio dell’anno Gavi ha raccolto 3 miliardi in meno rispetto al suo obiettivo, mentre molti donatori – soprattutto negli Stati Uniti – hanno spostato l’attenzione su altre priorità. L’Unicef ha ribadito la necessità di mantenere gli sforzi, sottolineando che l’organizzazione è “determinata a continuare il lavoro proattivo con i partner” nonostante il calo degli aiuti.
Il vaccino R21 richiede quattro dosi per garantire una protezione completa ai neonati, il gruppo più colpito dalla malaria nell’Africa subsahariana, dove la malattia causa ogni anno oltre 500.000 morti, in gran parte tra i bambini sotto i cinque anni. Il costo di un ciclo completo sarà quindi di 11,96 dollari.
Trattare un caso di malaria non complicata nella regione costa tra 4 e 7 dollari, mentre le forme gravi superano i 70 dollari a ricovero, secondo dati dell’Organizzazione mondiale della sanità. L’altro vaccino disponibile, prodotto da Gsk, costa intorno ai dieci dollari a dose, ma l’azienda e Bharat Biotech hanno promesso di dimezzarne il prezzo quando la produzione passerà a Bharat nel 2028. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Somalia: oltre 3,4mln persone in insicurezza alimentare acuta
Mogadiscio, 17 nov. – Circa 3,4 milioni di persone in Somalia stanno affrontando livelli elevati di insicurezza alimentare acuta e oltre 620.000 si trovano in condizioni di emergenza. Lo ha dichiarato nei giorni scorsi il portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite, Stéphane Dujarric, durante il briefing quotidiano con la stampa, citando i dati dell’Ufficio Onu per il Coordinamento degli Affari Umanitari (Ocha).
Secondo Dujarric, la siccità — "particolarmente grave nelle regioni orientali e settentrionali" — si sta estendendo verso le aree centrali e meridionali del Paese, mettendo a rischio milioni di persone mentre gli aiuti umanitari risultano fortemente limitati dal calo drastico dei finanziamenti internazionali.
Tra ottobre e dicembre, oltre un somalo su cinque è destinato ad affrontare livelli elevati di insicurezza alimentare, mentre la situazione nutrizionale è altrettanto critica: 1,9 milioni di bambini sotto i cinque anni dovrebbero soffrire di malnutrizione acuta tra agosto di quest’anno e luglio del prossimo.
La scorsa settimana il governo somalo ha dichiarato lo stato di emergenza siccità a livello nazionale, chiedendo alle agenzie umanitarie di intensificare gli interventi salvavita in nutrizione, salute, acqua e sicurezza alimentare. L’appello arriva in un momento in cui molte organizzazioni sono state costrette a ridurre o sospendere gli aiuti a causa della mancanza di fondi: il Piano di risposta umanitaria per la Somalia, pari a 1,4 miliardi di dollari, è finanziato solo al 22%. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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