Sanità

Senegal: l'aspettativa di vita passa da 67 a 69 anni

Dakar, 17 apr. – Il sistema sanitario del Senegal ha registrato progressi significativi nell'ultimo decennio, portando l'aspettativa di vita media della popolazione da 67 a 69 anni tra il 2015 e il 2025. Il dato è stato diffuso dal professor Ibrahima Seck, direttore del servizio di Medicina preventiva e salute pubblica presso l'università Cheikh Anta Diop (Ucad) di Dakar, durante un incontro dedicato alla celebrazione della giornata mondiale della salute, come riportato dall'agenzia di stampa ufficiale Agence de presse sénégalaise (Aps).

Secondo l'esperto, questo miglioramento è il risultato diretto dell'integrazione della ricerca scientifica e delle innovazioni tecnologiche nelle politiche sanitarie nazionali. Oltre all'allungamento della vita media, il Paese ha ottenuto risultati rilevanti nel contrasto alla mortalità neonatale, passata da 39 a 21 decessi ogni mille nati vivi, e nella riduzione della mortalità infantile sotto i cinque anni, scesa da 48 a 31 su mille. Anche il tasso di mortalità materna ha subito un calo drastico, scivolando da 392 decessi ogni 100.000 nati vivi a 153 rilevati nel 2023.

Il professor Seck ha evidenziato come la trasformazione digitale, attraverso l'uso della telemedicina e dell'intelligenza artificiale, abbia permesso di ridurre le disuguaglianze geografiche, facilitando l'accesso alle cure soprattutto nelle zone rurali dove le infrastrutture fisiche sono storicamente carenti. In occasione della tavola rotonda organizzata in collaborazione con l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), è stato sottolineato come lo sviluppo della salute digitale consenta oggi consultazioni a distanza e una gestione più efficiente degli appuntamenti e del monitoraggio dei pazienti.

Il rappresentante residente dell'Oms in Senegal, il dottor N'da Konan Michel Yao, ha ribadito che la scienza rappresenta il motore fondamentale per soluzioni sanitarie efficaci e per garantire la sovranità nazionale. Il ministero della Salute punta ora ad accelerare la Copertura sanitaria universale (Csu) investendo in politiche basate su prove scientifiche e sulla produzione locale di vaccini e medicinali, elementi chiave per ridurre ulteriormente la diffusione di malattie prevenibili e migliorare il benessere complessivo dei cittadini. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

© Riproduzione riservata


Africa: vaccini, quasi 20 milioni di morti per morbillo evitati

Roma, 17 apr. – Quasi 19,5 milioni di decessi legati al morbillo sono stati evitati in Africa dal 2000 grazie all'aumento della copertura vaccinale. Secondo la prima analisi dettagliata sugli obiettivi di immunizzazione nel continente, condotta dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e da Gavi, Vaccine Alliance, oltre 500 milioni di bambini africani sono stati protetti dalle vaccinazioni di routine tra il 2000 e il 2024.

I progressi nella lotta contro la malattia evidenziano l'importanza di investimenti costanti. Dal 2000, 44 Paesi africani hanno introdotto una seconda dose di vaccino nei programmi ordinari, contribuendo ad aumentare i tassi di copertura dal 5 per cento del 2000 al 55 per cento del 2024. Complessivamente, questi sforzi hanno dimezzato i decessi nella regione e ridotto i casi del 40 per cento. Nel 2025, Capo Verde, Mauritius e Seychelles sono diventati i primi Paesi dell'Africa subsahariana a raggiungere lo status di eliminazione del morbillo e della rosolia.

L'analisi valuta inoltre i progressi verso gli obiettivi dell'Agenda 2030 per l'immunizzazione, la strategia globale per rafforzare l'assistenza sanitaria primaria. Attualmente, i programmi proteggono da 13 malattie prevenibili, rispetto alle otto del 2000. I decessi per meningite sono diminuiti del 39 per cento e il vaccino contro la malaria è stato introdotto in 25 Paesi. Solo nel 2024, almeno 1,9 milioni di vite sono state salvate grazie alla vaccinazione.

Inoltre, 47 Paesi dell'area subsahariana offrono ora il vaccino contro l'epatite B e 29 nazioni quello contro il papillomavirus umano per la protezione dal cancro cervicale. Mohamed Janabi, direttore regionale dell'Oms per l'Africa, ha spiegato che l'Africa ha compiuto progressi straordinari in meno di una generazione. Tuttavia, il direttore ha avvertito che i progressi sono disomogenei e in fase di rallentamento, lasciando troppi bambini senza protezione.

Sania Nishtar, amministratrice delegata di Gavi, ha sottolineato l'immenso potere salvavita dei vaccini quando l'immunizzazione è una priorità politica. Attraverso il programma di riforme Gavi Leap, l'organizzazione punta a sbloccare ulteriori progressi mediante approcci innovativi e collaborando con i Paesi per costruire programmi sostenibili a lungo termine.

Sebbene milioni di bambini in più vengano vaccinati, il continente resta lontano dal raggiungere l'obiettivo del 90 per cento di copertura previsto dall'Agenda 2030. La copertura vaccinale risulta disomogenea e molti bambini, spesso i più difficili da raggiungere, restano esclusi. La rapida crescita demografica, la debolezza dei sistemi sanitari, i cambiamenti climatici e l'instabilità politica rimangono i principali ostacoli al raggiungimento di una protezione ottimale. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

© Riproduzione riservata


Sudafrica: arrivata prima fornitura dosi farmaco contro Hiv

Johannesburg, 08 apr. – Una prima fornitura di 37.920 dosi del nuovo farmaco iniettabile semestrale per la prevenzione dell’Hiv, Lenacapavir, è arrivata nei giorni scorsi in Sudafrica. Secondo quanto comunicato dal dipartimento nazionale della Salute, il medicinale – finanziato con una sovvenzione da 29 milioni di dollari del Fondo globale – rappresenta un rafforzamento cruciale per il Paese, che ospita la più ampia popolazione sieropositiva al mondo, stimata in circa 8 milioni di persone, di cui oltre 6 milioni in trattamento antiretrovirale.

Dalla stampa locale si apprende che il ministro della Salute Aaron Motsoaledi sta lavorando con il presidente Cyril Ramaphosa per lanciare ufficialmente la distribuzione a maggio. Il programma dovrebbe consentire di avviare e mantenere la profilassi per quasi mezzo milione di persone nei prossimi due anni. La prima fase dell’implementazione riguarderà i distretti a più alta incidenza e i gruppi più vulnerabili, ha precisato il dipartimento.

Somministrato solo due volte l’anno, il Lenacapavir è considerato uno strumento chiave per contribuire al raggiungimento dell’obiettivo della strategia globale contro l’Aids, che punta a porre fine alla malattia come minaccia per la salute pubblica entro il 2030. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

© Riproduzione riservata


Ghana: un'iniziativa per riformare la salute globale

Accra, 07 apr. – Il presidente del Ghana, John Dramani Mahama, ha annunciato la creazione di un gruppo di esperti di alto livello che sarà chiamato Accra reset initiative e avrà il compito di riformare l'architettura e il sistema di governance della salute globale.

Il gruppo, composto da 18 membri, sarà copresieduto da quattro leader nel campo della salute globale, ovvero Peter Piot, ex direttore generale dell'Unaids e professore presso la London school of hygiene & tropical medicine, El Hadj As Sy, presidente della Fondazione Kofi Annan ed ex sottosegretario generale delle Nazioni unite, Nisia Trindade, ministro della Salute del Brasile e presidente emerita di Fiocruz, e Budi Gunadi Sadikin, ministro della Salute della Repubblica di Indonesia.

Il gruppo ha il mandato di elaborare proposte concrete e attuabili per ristrutturare l'ordine sanitario globale, che storicamente ha trattato i governi del Sud del mondo come destinatari passivi piuttosto che come attori sovrani con il diritto di definire le regole che governano la vita dei loro cittadini: "Questa iniziativa rappresenta una profonda rivisitazione del modo in cui la governance sanitaria globale dovrebbe funzionare nel XXI secolo" ha detto Felix Kwakye Ofosu, portavoce del presidente ghanese e ministro delle Comunicazioni governative. Il lavoro del gruppo consultivo sarà guidato da un gruppo consultivo di alto livello, che comprende leader dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), dell'Organizzazione mondiale del commercio (Omc), del Fondo globale, dell'Africa Cdc, dell'Auda-Nepad e dell'International finance corporation. Questa struttura crea un percorso per un impegno strutturato con i principali organi dell'attuale sistema sanitario globale.

Tra i membri di spicco del gruppo consultivo figurano Mohammed Pate, ministro della Salute della Nigeria, John Nkengasong, direttore esecutivo della MasterCard foundation ed ex direttore dell'Africa Cdc, e Soumya Swaminathan, ex capo scienziata dell'Oms.

Michel Sidibé, ex direttore esecutivo dell'Unaids ed ex ministro della Salute del Mali, è stato nominato Consigliere speciale del gruppo consultivo di alto livello e inviato dei co-presidenti: Sidibé vanta decenni di esperienza operativa nell'ambito della struttura che il gruppo consultivo è chiamato a riformare. Il gruppo consultivo di alto livello comprende il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, il direttore generale dell’Omc Ngozi Okonjo-Iweala e altri importanti leader delle istituzioni sanitarie globali. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

© Riproduzione riservata


Yemen: Onu cerca due miliardi di euro per l'assistenza

Sana'a, 19 mar. – L'Organizzazione delle Nazioni Unite e i suoi partner umanitari hanno lanciato il piano di risposta 2026 per lo Yemen, richiedendo circa 1,99 miliardi di euro al fine di fornire assistenza vitale a 12 milioni di persone. Secondo il documento ufficiale Piano dei bisogni e della risposta umanitaria (Hnrp), diffuso ieri dall’Ufficio dell’Onu per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), lo Yemen affronta un contesto operativo sempre più complesso, segnato dal collasso economico, dallo sfollamento di massa e dagli shock climatici dopo oltre un decennio di conflitto. Il totale delle persone che necessitano di aiuti umanitari e protezione è stimato in 22,3 milioni, di cui 10,95 milioni sono donne e ragazze.

La sicurezza alimentare rimane un'emergenza critica: circa 18,3 milioni di persone sono in condizioni di insicurezza alimentare acuta e lo Yemen occupa attualmente il primo posto globale per popolazione in fase di emergenza secondo l'analisi del sistema di classificazione Ipc. I livelli di malnutrizione sono altrettanto allarmanti, con oltre 2,2 milioni di bambini sotto i cinque anni colpiti, inclusi più di 500 mila in condizioni severe, a cui si aggiungono 1,3 milioni di donne in gravidanza o in fase di allattamento che necessitano di cure. Sul fronte delle infrastrutture, circa il 41% delle strutture sanitarie risulta parzialmente funzionante o del tutto fuori servizio, mentre 14,4 milioni di persone hanno urgente bisogno di assistenza per l'accesso ad acqua potabile e servizi igienico-sanitari.

Il piano Onu stabilisce una risposta prioritaria focalizzata su 9,4 milioni di individui nelle aree colpite dalla crisi in modo più estremo, richiedendo per questi interventi urgenti uno stanziamento di circa 1,5 miliardi di euro. Gli obiettivi strategici puntano alla riduzione della mortalità e al miglioramento della dignità delle popolazioni più vulnerabili, tra cui si contano 5,2 milioni di sfollati interni, dato che rende lo Yemen la quinta crisi globale per numero di profughi . I funzionari delle Nazioni Unite hanno ribadito che, senza finanziamenti tempestivi e flessibili, milioni di persone rimarranno esposte a rischi crescenti di fame, malattie prevenibili e minacce alla protezione dei diritti umani fondamentali. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

© Riproduzione riservata


eSwatini: al via distribuzione nazionale farmaco anti Hiv

Mbabane, 18 mar. – L’eSwatini ha avviato la distribuzione su scala nazionale del nuovo farmaco per la prevenzione dell’Hiv lenacapavir, con circa 2.000 persone che hanno già ricevuto l’iniezione a partire da dicembre nell’ambito della fase iniziale del programma.

Il Paese si unisce così agli Stati Uniti e ad altri sette Paesi africani ad alta prevalenza che hanno introdotto il trattamento. Il farmaco, sviluppato dalla società statunitense Gilead Sciences, è somministrato per via sottocutanea due volte l’anno e punta a superare i limiti della profilassi orale quotidiana (PrEP), spesso ostacolata da problemi di aderenza e accesso continuativo.

Secondo quanto dichiarato a Reuters da Sindy Matse, responsabile del programma nazionale Hiv, la risposta della popolazione è stata positiva e le scorte iniziali risultano quasi esaurite. Il programma prevede ora l’estensione del farmaco a tutte le 206 strutture sanitarie del Paese che già offrono servizi di prevenzione.

L’introduzione avviene in un contesto in cui l’eSwatini registra una delle più alte prevalenze di Hiv al mondo: circa un quarto della popolazione tra i 15 e i 49 anni vive con il virus, secondo i dati 2023 dei Centers for Disease Control and Prevention.

Tuttavia, i nuovi contagi sono diminuiti sensibilmente negli ultimi anni, passando da circa 14.000 nel 2010 a 4.000 nel 2024, grazie al rafforzamento delle strategie di prevenzione e trattamento. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

© Riproduzione riservata


Sudan: allerta dengue nello Stato Settentrionale

Khartoum, 03 mar. – Il ministero della Salute dello Stato Settentrionale del Sudan ha confermato la rilevazione di cinque nuovi casi di febbre dengue, portando il bilancio complessivo delle infezioni a 116 dall'inizio dell'epidemia.

Nonostante non si registrino decessi, le autorità locali hanno espresso forte preoccupazione per il potenziale aumento dei contagi, in particolare nelle aree agricole e nei distretti irrigui della località di Merowe.

Il Centro per le operazioni di emergenza, guidato dal direttore generale Satti Hassan Satti, ha individuato i nuovi focolai nelle zone di Al-Gureiba, Al-Aliab, Al-Basa e Goz Garafi.

In risposta, è stata lanciata la campagna "con l'essiccazione, la febbre si ferma", volta a eliminare i siti di riproduzione della zanzara Aedes aegypti. Le misure messe in campo includono ispezioni domiciliari, indagini entomologiche, seminari di educazione sanitaria e il rafforzamento della sorveglianza epidemiologica su tutto il territorio statale. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

© Riproduzione riservata


Kenya: introdotta nuova profilassi contro l'Hiv

Nairobi, 27 feb. – Il Kenya ha avviato ufficialmente la somministrazione delle prime iniezioni di un nuovo trattamento preventivo contro il virus dell'immunodeficienza umana (Hiv), compiendo un passo storico nella lotta all'epidemia. Ieri il Paese ha avviato l'utilizzo del lenacapavir, un farmaco che richiede solamente due iniezioni l'anno.

Questa terapia innovativa è descritta dagli esperti come un "progresso immenso" rispetto ai tradizionali trattamenti di profilassi, i quali impongono alle persone l'assunzione quotidiana di una pillola. Il nuovo farmaco, raccomandato come opzione aggiuntiva dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), era molto atteso a livello locale. La prevalenza del virus nel Paese si attesta in media al 3,7% su scala nazionale, ma subisce impennate drammatiche fino a toccare il 10%  in alcune specifiche regioni.

Per far fronte alla situazione, le autorità sanitarie, sotto le direttive del locale ministero della Salute, hanno selezionato quindici contee ritenute prioritarie per l'implementazione della prima fase di questa campagna preventiva. L'introduzione delle iniezioni semestrali promette di facilitare notevolmente l'aderenza terapeutica, superando le difficoltà legate alla routine giornaliera dei precedenti protocolli e offrendo una speranza concreta per contenere i contagi nelle aree maggiormente colpite. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

© Riproduzione riservata


Sudafrica: collaborazione con Oms per lotta a malattie neglette

Johannesburg, 03 feb. – Al via in Sudafrica una collaborazione tra l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e le autorità sanitarie del Paese per rafforzare la risposta alle malattie tropicali neglette (Ntd), lanciando un’iniziativa di rafforzamento delle competenze mirata a migliorare diagnosi, trattamento e programmi di somministrazione di massa di farmaci. Lo si apprende da una nota dell'Oms.

La cooperazione è stata avviata con un workshop integrato di tre giorni sulla gestione clinica della lebbra e sulla somministrazione di massa, svoltosi a Tzaneen, nella provincia di Limpopo, dal 26 al 28 gennaio. Secondo l’Oms, l’iniziativa sostiene l’allineamento del Sudafrica alla tabella di marcia dell’Oms sulle Ntd 2021–2030 e all’obiettivo di sviluppo sostenibile che prevede la fine delle epidemie di queste malattie.

Pur restando rara nel Paese, la lebbra continua a registrare casi sporadici, rendendo necessarie vigilanza clinica costante e diagnosi precoce. Parallelamente, schistosomiasi ed elmintiasi trasmesse dal suolo restano endemiche in diverse province, colpendo in modo sproporzionato bambini in età scolare e comunità con accesso limitato ai servizi.

Il funzionario medico dell’Oms Dhruv Pandey ha evidenziato l’importanza di un impegno continuativo, sottolineando che l’integrazione della somministrazione di massa nelle piattaforme sanitarie esistenti è essenziale per raggiungere in modo efficace le comunità vulnerabili. Un rappresentante del Dipartimento nazionale della sanità, Patrick Hlungwani, ha posto l’accento sul rafforzamento della sorveglianza e sul coordinamento multisettoriale per garantire il successo delle campagne.

Con il Paese che si prepara ad ampliare i programmi di somministrazione di massa utilizzando medicinali donati dall’Oms, la preparazione a livello nazionale e provinciale è diventata una priorità. Il workshop ha riguardato il miglioramento delle capacità diagnostiche e di gestione dei casi di lebbra, il rafforzamento dei percorsi di riferimento, la riduzione dello stigma e la pianificazione operativa per campagne sicure ed efficaci.

All’iniziativa hanno partecipato 70 professionisti sanitari, tra clinici, farmacisti, operatori di sanità ambientale, responsabili di programma e funzionari delle amministrazioni sanitarie provinciali e distrettuali. Il supporto tecnico è stato fornito da specialisti dell’Oms, dal Dipartimento nazionale della sanità, da partner accademici, da The Leprosy Mission South Africa e dal National Institute for Communicable Diseases. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

© Riproduzione riservata


Namibia: al via campagna antipolio nel nord del Paese

Windhoek, 16 dic. – Al via, da ieri, in Namibia, una campagna di vaccinazione contro la poliomielite nelle regioni settentrionali di Kavango East e Kavango West, con l’obiettivo di prevenire focolai e proteggere i bambini sotto i 10 anni, dopo l’individuazione di poliovirus circolante lo scorso ottobre.

La campagna è sostenuta dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che ha contribuito con 2,1 milioni di dollari namibiani, pari a circa 125.000 dollari statunitensi, ed è incentrata sull’utilizzo del nuovo vaccino orale antipolio di tipo 2, sviluppato per interrompere e prevenire la diffusione del poliovirus di tipo 2, notano i media locali.

Secondo l’Oms, tutti i bambini al di sotto dei 10 anni sono chiamati a ricevere il vaccino, compresi quelli già immunizzati in precedenza, poiché ogni dose aggiuntiva rafforza la protezione e contribuisce a colmare eventuali lacune immunitarie. L’agenzia ha inoltre ribadito che l’eradicazione della polio resta una priorità globale, sottolineando che la malattia può attraversare i confini finché il virus continua a circolare in qualsiasi parte del mondo.

Il ministero della Salute e dei servizi sociali della Namibia ha riferito che un poliovirus di tipo 2 è stato rilevato in un campione di acque reflue raccolto il 24 ottobre presso il bacino di Ndama, nel distretto di Rundu, nella regione di Kavango East. Le analisi di laboratorio hanno evidenziato un legame genetico tra il virus individuato e due casi umani segnalati in Angola.

La Namibia è stata certificata libera dalla poliomielite nel 2008, ma rimane esposta al rischio di importazione del virus o di ceppi derivati dal vaccino, rendendo necessarie attività costanti di sorveglianza e campagne vaccinali preventive periodiche. Fonte: Oms, ministero della Salute della Namibia. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

© Riproduzione riservata


Privacy Preference Center