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Cooperazione:a Coopera2026,gioco di squadra per rilanciare aiuti

Roma, 26 mag. – In un contesto globale caratterizzato dalla contrazione delle risorse pubbliche disponibili, i partenariati strutturati diventano lo strumento essenziale per moltiplicare l'impatto degli interventi. È il messaggio lanciato questa mattina a Roma durante Coopera 2026, la Conferenza nazionale della cooperazione allo sviluppo, che prosegue anche domani, giunta quest’anno alla sua terza edizione e affermatasi come l’appuntamento chiave per fare il punto sulle priorità e sugli strumenti del Sistema Italia per quel che riguarda il settore della cooperazione.

I lavori, che culmineranno nel pomeriggio all'Auditorium della Conciliazione con l’intervento del ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, si sono aperti all'insegna della necessità di ripensare radicalmente l'architettura degli aiuti con un panel dedicato alla finanza innovativa. A inquadrare il divario tra necessità e fondi è stato Carlo Batori, vice direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo: se per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile mancano all'appello circa 4.000 miliardi di dollari ogni anno, l'aiuto pubblico globale si ferma ad appena 178 miliardi. Eppure, la ricchezza globale ha toccato i 460.000 miliardi di dollari, di cui il 20% risiede proprio nei Paesi in via di sviluppo: ne basterebbe l'1% per colmare il deficit.

Ecco perché, come sottolineato da Stefano Lo Savio, capo dell'Unità per la finanza per lo sviluppo del Maeci, il settore privato non deve più essere considerato un semplice fornitore di fondi, ma un “vero e proprio attore dello sviluppo”. L'Italia, in linea con le direttrici del Piano Mattei, punta a mobilitare in modo coerente e ordinato le risorse di tutti gli attori in campo – istituzioni, banche multilaterali, imprese e società civile – creando un “gioco di squadra” capace di abbattere i rischi e attivare investimenti sostenibili e scalabili, con un'attenzione particolare rivolta ai Paesi partner del continente africano. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Rd Congo: ministro Salute, l'Ebola ha causato più di 200 morti

Kinshasa, 25 mag. – L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo ha causato finora 204 morti su 867 casi sospetti. Lo riporta l’ultimo bilancio diffuso dal ministero della Salute congolese. Il dato segna un aumento rispetto al precedente rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che indicava 177 decessi su 750 casi.

Le autorità sanitarie hanno confermato che il focolaio, dichiarato il 15 maggio, è legato al virus Ebola del ceppo Bundibugyo, per il quale non esistono al momento né vaccino né trattamento specifico e che può presentare tassi di mortalità fino al 50%.

L’Oms ha innalzato il livello di rischio nazionale a “molto alto”, avvertendo che la diffusione potrebbe essere più ampia di quanto indicano i soli casi confermati. L’organizzazione ha inoltre inviato 22 esperti sul campo e stanziato 3,9 milioni di dollari in fondi di emergenza, mentre le Nazioni Unite hanno mobilitato ulteriori 60 milioni di dollari per sostenere la risposta sanitaria.

Secondo l’Oms, negli ultimi cinquant’anni l’Ebola ha provocato 15.000 vittime in Africa, con tassi di letalità compresi tra il 25% e il 90%. L’epidemia più grave nella Rd Congo, tra il 2018 e il 2020, aveva causato 2.300 morti.

Nel frattempo, Uganda, Repubblica Democratica del Congo e Sud Sudan hanno adottato a Kampala un piano d’azione transfrontaliero per coordinare le misure di contenimento e rafforzare la risposta regionale all’emergenza sanitaria. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Rep. Congo: un progetto contro la mortalità materna

Brazzaville, 22 mag. – In Congo-Brazzaville, è stato avviato un cosiddetto “progetto di riferimento” ostetrico, nell’ambito di una strategia nazionale per ridurre la mortalità materna, stimata tra 304 e 436 decessi ogni 100.000 nati vivi, secondo i dati recenti dell'Oms e dell'Unicef. Le autorità stanno rafforzando i meccanismi di risposta alle emergenze per migliorare la gestione delle complicanze e ridurre i decessi prevenibili legati alla gravidanza e al parto nel Paese.

Le cause principali rimangono emorragie, eclampsia e infezioni, aggravate dai ritardi nell'assistenza e nel trasferimento in ospedale.

“L'avvio di questo progetto mira a ridurre la mortalità materna intervenendo su due fattori chiave: il monitoraggio delle gravidanze ad alto rischio e la riduzione dei tempi di accesso alle cure attraverso il trasferimento dei pazienti”, ha detto Clautaire Itoua, direttore generale della Popolazione.

Questi sforzi sono affiancati da innovazioni, in particolare il progetto Eboteli, che mira a ridurre del 50% la mortalità materna e neonatale. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Rd Congo:Ebola, i contagiati potrebbero essere quasi un migliaio

Kinshasa, 21 mag. – L'epidemia di Ebola che sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo sarebbe molto più estesa di quanto finora ipotizzato, con un numero reale di contagi che potrebbe essere da due a cinque volte superiore ai dati ufficiali registrati. Una recente analisi condotta da esperti dell'Organizzazione mondiale della sanità in collaborazione con l'Imperial College di Londra ha fatto emergere uno scenario preoccupante, stimando che, alla data del 17 maggio, i casi di malattia potrebbero oscillare tra le 400 e le 800 unità, senza escludere che il dato possa superare il migliaio.

Di fronte a questa escalation, la risposta sanitaria internazionale si è intensificata con il dispiegamento di cento tonnellate di materiale medico e attrezzature di protezione destinate alle province orientali del Paese, aree particolarmente difficili da raggiungere a causa dei conflitti armati. L'Organizzazione mondiale della sanità ha ufficialmente classificato il rischio epidemico come elevato sia a livello nazionale sia regionale, sottolineando l'urgenza di rafforzare le attività di tracciamento dei contatti e l'isolamento dei soggetti sospetti per spezzare le catene di trasmissione.

Secondo il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, sebbene il rischio di una pandemia globale rimanga al momento basso, la situazione sul terreno desta una viva preoccupazione. Il ministro della Salute, Roger Kamba, ha confermato che la ricerca attiva nelle zone di salute colpite, tra cui l'Ituri, ha permesso di identificare centinaia di casi probabili, molti dei quali non ancora confermati in laboratorio ma caratterizzati da sintomi compatibili con il virus.

Intervenuto su queste criticità, Florent Uzzeni, responsabile aggiunto delle emergenze presso Medici senza frontiere, ha avvertito che rimane ancora molto lavoro da compiere per contenere la diffusione del contagio. La complessità operativa è aggravata dalle restrizioni logistiche e dalla necessità di garantire la sicurezza degli operatori sanitari in un contesto geografico instabile. La comunità internazionale, inclusa la Commissione europea, mantiene alta la guardia, pur precisando che attualmente non vi sono elementi che richiedano misure restrittive specifiche per i cittadini europei, confermando che il rischio di infezione all'interno dell'Unione europea è estremamente contenuto. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Cooperazione: Codeway, l'Italia punta su filiere sostenibili

Roma, 15 mag. – Dal Nord-est della Siria al Kenya e all'Uganda, l'Italia sta puntando a intervenire sulle filiere alimentari di numerosi Paesi del mondo per ridurre gli sprechi al loro interno e migliorarne la sostenibilità economica, ambientale e sociale. È quanto emerso dalle sessioni dedicate questa mattina ai temi dei sistemi locali del cibo e dei mercati contadini, nell'ambito della fiera Codeway Expo, in corso a Roma.

Nella prima parte della giornata, il panel intitolato “Creare valore nei sistemi locali del cibo - Il modello italiano verso il Food Systems Summit 2027”, ha visto succedersi gli interventi scientifici dei relatori delle università di Siena, Pisa e Bologna che, insieme al Centro internazionale di alti studi agronomici mediterranei (Ciheam) di Bari, stanno elaborando un documento da presentare al summit delle Nazioni Unite sui sistemi alimentari che si terrà il prossimo anno.

Tale percorso si fonda sui risultati di due progetti di assistenza tecnica, il RE.Food e il Foot, rivolti alle coalizioni delle Nazioni Unite impegnate sui fronti della lotta allo spreco alimentare, del riconoscimento del valore reale del cibo e della resilienza delle filiere locali. “Sono progetti in cui vogliamo includere ricerca, formazione e azione concreta”, ha spiegato Massimo Vittuari dell'Alma Mater Studiorum di Bologna, di ritorno da un incontro in Tunisia dove, insieme ai partner locali, sta lavorando per replicare un progetto già attivato nelle mense universitarie di Bologna al fine di ridurre gli sprechi alimentari. “Lavoriamo in Albania, Azerbaijan, Egitto, Giordania e Kenya, su due tipologie di ambienti: filiere alimentari e ambienti di ristorazione collettiva”, ha precisato Vittuari.

Ampio spazio è stato dedicato inoltre al tema dei mercati contadini, sul quale si è soffermato Carmelo Troccoli, che dirige la rete dei mercati Campagna Amica (Coldiretti) e la World Farmers Market Coalition, una “Coalizione globale dei mercati contadini” che riunisce ottanta Paesi. “Nella stragrande maggioranza dei paesi del mondo gli agricoltori non sono liberi di vendere direttamente i propri prodotti come facciamo noi in Italia - ha detto Troccoli - stiamo provando a rompere questa catena di 'schiavitù' in cui un agricoltore deve affidarsi ad un altro rivenditore per poter distribuire il suo prodotto”.

Proprio ai “Farmers market” è stato dedicato il secondo panel della mattinata, “Potenziare i mercati contadini per la trasformazione dei sistemi agroalimentari locali - Partenariato Italia-Fao per la trasformazione dei sistemi agroalimentari locali”.

Come ha spiegato Stefano Campolina della divisione Trasformazione rurale e uguaglianza di genere della Fao, l'agenzia Onu sta attuando un progetto sostenuto dalla World Farmers Market Coalition e finanziato dall'Italia per “promuovere mercati contadini, modelli e meccanismi collettivi per coinvolgere i piccoli produttori in sistemi alimentari sostenibili”. “Il progetto- ha aggiunto - prevede tre attività principali: la mappatura dei mercati contadini, il supporto tecnico alle associazioni dei mercati contadini e il sostegno alla Coalizione nella promozione di un'azione inclusiva”.

“C'è un malinteso sull'economia informale - conclude  Richard McCarthy, presidente della  World Farmers Market Coalition  - l'economia informale non è disorganizzata, bensì molto organizzata, soltanto che spesso non è riconosciuta come legittima. Il nostro proposito, nello sviluppo dei mercati contadini, è iniziare a legittimare l'economia informale, in modo da generare ricchezza sui territori, affinché i contadini possano restare sulla propria terra e il denaro circoli localmente”. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Codeway: basket come integrazione sociale, la storia di Colors

Roma, 15 mag. – “Lo sport per entrare in contatto con la realtà locale, e lo sport come ascensore sociale”. È stato uno dei punti sottolineati da Simone Santi, presidente della Lazio Basket e anima del progetto Colors, iniziativa nata nel 2007 nelle periferie e “trasportata” in Mozambico l’anno successivo. Nel corso di un panel tenuto a Roma nella giornata conclusiva di Codeway Expo, Santi ha parlato dell’importanza dello sport anche nel campo della cooperazione. Un’importanza ribadita da Luciano Buonfiglio, presidente del Coni, il quale ha aggiunto che “lo sport non è semplicemente vincere medaglie” ma è un sistema di valori.

“In Mozambico - ha aggiunto Santi che è anche un imprenditore attivo in vari campi, in particolare nell’energia, nonché presidente della Camera di Commercio italiana in mozambico - il basket è lo sport principale, lo stesso capo di Stato è stato giocatore di basket. Consentire ai giovani abitanti delle periferie della capitale di calcare campi e palazzetti va molto oltre la semplice attività sportiva, perché può aprire porte altrimenti ben serrate”.

Colors conta attualmente 1.100 giocatrici e giocatori, ogni anno attiva 33 borse di studio universitarie e ha a disposizione sette campi e 22 allenatori locali. Emblematico è stato l’impegno di Aldo Corno: “L’allenatore europeo più vincente della storia del basket femminile - ha ricordato Santi - rispondendo a un mio invito ha chiuso la carriera allenando la nostra squadra per un anno”. Tra le storie più significative di Colors, anche quelle di Fabi e Tania: “Due ragazze orfane dei genitori che adesso si trovano negli Stati Uniti con titolo universitario e con borse di studio ottenute proprio grazie al basket”. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Cooperazione: Codeway, lo sviluppo entra nell'emergenza

Roma, 14 mag. – La cooperazione internazionale deve superare la distinzione netta tra soccorso immediato e programmi di crescita, integrando la pianificazione dello sviluppo direttamente all'interno della gestione delle crisi: è l’approccio del “triple nexus” (aiuto umanitario, sviluppo e pace) emerso durante la seconda giornata di lavori a Codeway, la manifestazione organizzata da Fiera Roma dedicata alla cooperazione internazionale e allo sviluppo sostenibile in corso fino a domani venerdì 15 maggio, in occasione di un panel organizzato in collaborazione con il dipartimento della Protezione civile.

Secondo Gianluca Brusco, a capo dell’Unità per gli interventi internazionali di emergenza umanitaria del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale (Maeci), limitarsi ad aiutare le persone a sopravvivere rischierebbe di favorire la loro deumanizzazione. “Dobbiamo aiutare le persone ad affrancarsi dal bisogno di aiuti internazionali”, ha dichiarato Brusco, sottolineando la necessità di lavorare in maniera sincronizzata come una squadra di calcio, dove ogni attore mantiene il proprio ruolo in modo complementare.

L’eccellenza del modello italiano di protezione civile, basato sulla capacità di trasformare il soccorso in resilienza, è stata al centro dell'intervento di Fabio Ciciliano, capo del dipartimento della Protezione civile. Ciciliano ha ricordato come il sistema nazionale, nato cinquant'anni fa dall'intuizione di Giuseppe Zamberletti, sia oggi un leader globale capace di gestire crisi complesse che vanno dalle calamità naturali alla scarsità idrica.

“La gestione delle emergenze costa molto di più della prevenzione e della previsione”, ha avvertito Ciciliano, evidenziando che l’investimento in profilassi e pianificazione è l’unica via economicamente e socialmente sostenibile per garantire la continuità delle comunità colpite. Per il prefetto, la sfida è innanzitutto culturale: “Senza cultura non c'è capacità di capire e, senza capire, non si percepisce il valore della prevenzione”. Ciciliano ha poi rivolto lo sguardo alle nuove generazioni, ricordando che la nostra è la prima epoca in cui i figli rischiano di stare peggio dei genitori: “Dobbiamo ragionare sui piedi dei bambini di oggi che saranno i grandi di domani”.

E in questo spazio operativo non esiste più una separazione temporale tra aiuto e crescita, come confermato anche da Rosario Valastro, presidente nazionale della Croce Rossa Italiana (Cri), secondo il quale l’azione umanitaria deve essere simultanea: “Non esiste più un prima e un dopo; siamo chiamati a salvare vite oggi e a costruire resilienza per il domani”.

L'Italia sostiene questo processo con strumenti concreti come il fondo per lo sminamento umanitario, che ha mobilitato oltre 100 milioni di euro per rendere i territori sicuri e pronti agli investimenti. Secondo Brusco, infatti, la diplomazia umanitaria italiana si distingue per un “pragmatismo etico” che punta a rimanere presente nei contesti più difficili, come la Libia o il Sahel, per evitare di creare pericolosi vuoti geopolitici e normativi. Lo sforzo congiunto del sistema mira dunque a trasformare il soccorso in un processo di autonomia duratura, dove l'innovazione tecnologica e la logistica privata supportano il ritorno alla stabilità sociale. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Cooperazione: Codeway, Regioni porta per internazionalizzazione

Roma, 14 mag. – Un fondo da 40 milioni di euro l'anno per trasformare Regioni e Comuni italiani in porte d'accesso per le piccole e medie imprese nei mercati africani e dei Balcani: la strategia del sistema Italia presentata durante la seconda giornata di lavori a Codeway, la manifestazione organizzata da Fiera Roma dedicata alla cooperazione internazionale e allo sviluppo sostenibile in corso fino a domani venerdì 15 maggio, dove la cooperazione territoriale si è delineata come lo strumento principale per ridurre il rischio operativo dei privati attraverso la fiducia istituzionale.

Dal 2017 l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) ha finanziato 75 progetti per circa 90 milioni di euro, puntando su un modello di partenariato paritario che valorizza le eccellenze dei distretti produttivi nazionali. Secondo Marco Romiti, del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale (Maeci), questo approccio strutturato permette di superare la frammentazione del passato per agire con una visione di sistema.

L’efficacia del modello risiede nel trasferimento di competenze specifiche tra territori omologhi. Per citare un esempio, il Comune di Cremona ha avviato in Tunisia il progetto Zafit per la filiera lattiero-casearia, mettendo a disposizione l'esperienza di un distretto che genera il 25% della produzione italiana. “Abbiamo messo in gioco strumenti e competenze tecniche per consentire alla comunità tunisina di emancipare il proprio comparto come abbiamo fatto noi nel dopoguerra”, ha spiegato Luca Beltrami, responsabile del Comune di Cremona. In Burundi, invece, l’esperienza di “Maison Parma” ha portato alla creazione di un laboratorio per la trasformazione del pomodoro che forma giovani e donne locali. Antonietta Malandri, referente del progetto per il Comune di Parma, ha sottolineato che “non si è trattato di un’esportazione di esperienze, ma di una fusione di metodologie che ha reso l'agricoltura una reale opportunità di reddito”.

La proiezione internazionale tocca poi la filiera della pelle in Etiopia, dove la Regione Marche, come ricordato da Natalino Barbizzi, ha promosso un polo di eccellenza calzaturiera coinvolgendo grandi marchi regionali. In Kenya e Tanzania, la Regione Friuli Venezia Giulia opera attraverso il progetto Rise per il rafforzamento della pesca artigianale e della filiera del caffè, quest’ultima in collaborazione con l’Università di Trieste e Illycaffè. “Vogliamo coltivare chi è nei Paesi partner affinché il collegamento con la realtà economica italiana sia un approdo sicuro”, ha dichiarato Giulio Tarlao del Friuli Venezia Giulia. Anche la Puglia, con il progetto "Resilienza marginale" in Albania, e l’Umbria, con programmi di turismo sostenibile in Angola, confermano il ruolo delle amministrazioni locali come catalizzatori di investimenti.

L'integrazione tecnologica completa il quadro dei partenariati, facilitando l'ingresso delle imprese in settori complessi come le utility e la sanità digitale. La società Mm Spa, municipalizzata del Comune di Milano, collabora con le autorità di Valona per la gestione del ciclo idrico integrato in Albania, trasferendo modelli di gestione manageriale. In Malawi, invece, la società Teamdev supporta il Comune di Perugia attraverso l'uso di sistemi geografici informativi per il monitoraggio sanitario. “L’ente territoriale individua il bisogno e noi offriamo la tecnologia per mappare i fenomeni e supportare i decisori”, ha riferito Michele Petrucci di Teamdev.

Secondo Grazia Sgarra, dell'Aics, la professionalità di questi partenariati garantisce una sinergia tra enti territoriali e innovazione privata che delinea una roadmap dove la cooperazione non è più intesa come filantropia, ma come una corsia preferenziale per il sistema Italia verso mercati emergenti che richiedono tecnologia e governance di qualità, garantendo la stabilità dei progetti nel lungo periodo. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Cooperazione: Codeway, acqua per stabilità e sviluppo locali

Roma, 14 mag. – L’acqua si conferma leva strategica fondamentale per la pace e la stabilità sociale nel continente africano, trasformandosi da sfida emergenziale in opportunità di sviluppo strutturale: è questa la strategia del sistema Italia presentata in occasione della seconda giornata di lavori a Codeway, la manifestazione organizzata da Fiera Roma dedicata alla cooperazione internazionale e allo sviluppo sostenibile in corso fino a domani venerdì 15 maggio, per garantire l’accesso a una risorsa sicura a oltre due miliardi di persone che ancora ne sono prive a livello globale.

Marco Riccardo Rusconi, direttore dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), ha evidenziato come l’acqua permei tutti i 17 obiettivi dell’Agenda 2030, incidendo direttamente su salute, istruzione e uguaglianza di genere. “L’acqua è un elemento che scorre e permea ogni settore dello sviluppo; per affrontarne la complessità occorre un approccio corale che integri infrastrutture, tecnologia e dialogo con le comunità locali”, ha dichiarato Rusconi, citando il rischio che progetti tecnicamente perfetti falliscano senza un’adeguata intermediazione umana.

Il coordinamento tra settore pubblico, privato e accademico trova applicazione concreta in progetti come l'ampliamento del sistema idrico di Brazzaville, nella Repubblica del Congo, destinato a beneficiare oltre un milione di cittadini. Fabio Massimo Ballerini, della Struttura di missione per l’attuazione del Piano Mattei, ha spiegato che la gestione idrica è una priorità politica condivisa con l'Unione africana, supportata da piattaforme di cofinanziamento con la Banca mondiale e la Banca africana di sviluppo.

A sua volta Francesco Maria Rotundi, amministratore delegato di Acea Infrastructures, ha tuttavia avvertito che il successo degli investimenti dipende dalla sostenibilità nel lungo periodo: “Il principale ostacolo non è la mancanza di soluzioni tecniche, ma la carenza di fondi destinati alla manutenzione e alla formazione di capacità gestionale locale; senza queste, il fallimento delle opere è inevitabile”.

L’eccellenza dell'ingegneria ambientale italiana è stata sottolineata anche da Giorgia Scopece, direttrice di Sogesid, che ha richiamato la necessità di superare il modello dei “doni a perdere” - impianti realizzati senza formazione o con sistemi incomprensibili - per puntare su un'autonomia gestionale dei Paesi partner.

In Tunisia, il progetto Tanit rappresenta un modello di questa visione: attraverso il trattamento delle acque reflue, l’Italia punta a recuperare 12.000 ettari di terreno desertico. Biagio Di Terlizzi, direttore del Centro di alti studi agronomici mediterranei (Ciheam) di Bari, ha spiegato che l’obiettivo è “cambiare il colore dell’economia da giallo a verde”, creando occupazione e stabilità attraverso la diplomazia idrica.

In questo scenario si inserisce l’attività del Comitato One Water, rappresentato da Vanessa Curcio, che promuove una visione olistica della risorsa in vista del primo Forum euromediterraneo dell’acqua previsto a Roma in autunno, dal 29 settembre al 2 ottobre prossimi. Nonostante il calo degli aiuti internazionali, scesi del 23% nel 2025, Priyanka Soni del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) ha confermato il ruolo dell'Italia come facilitatore per sbloccare nuovi finanziamenti entro l’inizio del prossimo anno. La sfida della resilienza idrica si configura così come un elemento di sicurezza regionale che, secondo la visione della cooperazione italiana, mira a stabilizzare il continente attraverso il passaggio definitivo dal modello assistenziale a quello del partenariato paritario. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Cooperazione: Codeway, One Health per la sicurezza e lo sviluppo

Roma, 14 mag. – La protezione dalle minacce epidemiche passa per lo studio delle patologie nei territori d’origine attraverso il paradigma "One Health", inteso non più come traguardo teorico, ma come metodologia operativa della cooperazione: è quanto emerso oggi a Codeway Expo, la manifestazione organizzata da Fiera Roma dedicata alla cooperazione internazionale e allo sviluppo sostenibile in corso fino a domani venerdì 15 maggio, durante il panel dedicato alla resilienza delle filiere sanitarie, dove esperti e imprese hanno delineato una nuova strategia di diplomazia scientifica che integra salute umana, animale e ambientale.

Nicola d’Alterio, direttore generale dell’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Abruzzo e del Molise (Izsam), ha sottolineato la funzione di sorveglianza attiva svolta dai tecnici italiani all'estero: “Studiamo le malattie infettive nei territori dove si manifestano per proteggere l'Italia e l'Europa dal loro arrivo; lavoriamo con la stessa passione dei cooperanti perché siamo consci di questa funzione di difesa”. Secondo Laura De Antoniis, dell’Izsam, questo approccio segna un “passaggio dal cosa al come” nella messa a terra dei progetti, trasformando la cooperazione scientifica in uno strumento per facilitare il dialogo tra i Paesi.

Il modello italiano di intervento veterinario trova applicazione concreta anche in aree di crisi, come dimostrato dall'attività del Centro di alti studi agronomici mediterranei (Ciheam) di Bari. Il direttore generale Biagio Di Terlizzi ha riferito della fiducia costruita in Siria e Libia attraverso cliniche mobili, evidenziando che “l’Italia è capace di costruire un servizio veterinario anche in condizioni di fragilità politica, riducendo potenzialmente i costi di prevenzione per l’intero sistema europeo”.

Questa visione integrata è condivisa da Amref Health Africa, che dal 2005 opera nelle zone pastorali del continente con programmi di vaccinazione per oltre 1,8 milioni di capi di bestiame. Marta Sachy, responsabile dei programmi dell’organizzazione non governativa, ha spiegato che in Africa l’approccio è endogeno poiché “il benessere familiare dipende direttamente dalla salute del patrimonio zootecnico”.

Sul fronte industriale, la sfida della sicurezza alimentare viene affrontata attraverso la creazione di filiere agroindustriali autosufficienti. Patrick Ungaro, direttore operativo di Bonifiche Ferraresi International, ha annunciato la gestione di 100 mila ettari in Africa, tra cui un progetto da 36 mila ettari in Algeria, basato su joint venture che escludono l'esportazione dei prodotti per favorire il consumo locale: “Aiutiamo le popolazioni a diventare propositori nelle loro terre attraverso una formazione innovativa che diventi loro patrimonio”.

Anche per Giovanni Sorlini, responsabile qualità del Gruppo Inalca, il controllo delle filiere bovine rappresenta un pilastro della stabilità rurale. Secondo Sorlini, il bovino è un “ecosistema che porta con sé una vera società rurale”, rendendo i partenariati tecnico-scientifici essenziali per mitigare i rischi sanitari che potrebbero minacciare gli investimenti e lo sviluppo dei territori. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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