Sviluppo e cooperazione

Kenya: sanità, nuovi tagli previsti dagli Usa

Nairobi, 23 ott. – Gli Stati uniti ridurranno ulteriormente i finanziamenti annuali destinati al settore sanitario del Kenya, passando da 414 milioni di dollari di quest'anno a soli 161 milioni di dollari entro il 2030.

A marzo 2025, gli Stati uniti hanno ritirato il sostegno finanziario da 405,4 milioni di dollari per l'anno fiscale 2024/25, con ripercussioni su diversi settori oltre a quello sanitario. A questo si è aggiunta la riorganizzazione di Usaid, che ha interrotto progetti sanitari, minacciato posti di lavoro, e sollevato preoccupazioni circa la continuità di diversi progetti sanitari.

In questo contesto, Nairobi e Washington hanno firmato un accordo di cooperazione sanitaria, che è stato citato ieri dall'incaricata d'affari americana in Kenya, Susan Burns. La diplomatica ha parlato in occasione del Trust summit in corso nella capitale keniana e ha detto che Washington si sta orientando verso un modello che richiede ai governi partner di finanziare una quota maggiore dei propri servizi sanitari. Ha infatti ricordato che, a fronte del taglio americano, il servizio sanitario keniano prevede di aumentare la spesa pubblica per il settore.

L'accordo quinquennale combina 1,6 miliardi di dollari di risorse statunitensi ad altri 850 milioni di dollari provenienti dal governo keniota, vincolando i finanziamenti al raggiungimento di obiettivi di performance concordati e trasferendo gradualmente la responsabilità al Kenya.

In base a queste nuove politiche, Washington sta passando da un modello di finanziamento veicolato principalmente attraverso partner attuativi (Usaid) a un sostegno diretto da governo a governo, in cui i pagamenti vengono vincolati al raggiungimento di traguardi concordati, con entrambi i Paesi impegnati nel monitoraggio dei progressi. I tagli avranno un impatto sul modello di finanziamento dei programmi che riguardano l'Hiv, la tubercolosi, la malaria, la poliomielite, la salute materno-infantile, la sorveglianza delle malattie e la preparazione alle epidemie. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Senegal: Casamance, al via impianti trasformazione pesce

Dakar, 22 ott. – In Casamance (Senegal), ha preso il via la costruzione di tre moderni impianti per la lavorazione del pesce con l'obiettivo di migliorare le condizioni di lavoro delle donne, ridurre le perdite post-raccolta e aumentare i redditi delle comunità di pescatori. La ministra della Pesca e dell'Economia marittima, Amy Mara Dieye, ha inaugurato a Ziguinchor, il capoluogo della regione, i lavori per le strutture previste a Fanda, Baghagha e Mangacounda, nell'ambito del progetto "Anaré Difal", espressione in lingua diola che significa "donne del mare".

L'iniziativa è finanziata dal Giappone e realizzata dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao), in collaborazione con il ministero competente. Il progetto punta a rafforzare l'autonomia economica femminile e a rendere più sostenibile la filiera ittica, migliorando le condizioni igieniche e di sicurezza della lavorazione e la qualità dei prodotti destinati al mercato.

Secondo Dieye, ridurre le perdite e preservare la qualità del pesce è fondamentale sia per la redditività delle attività sia per la sicurezza alimentare nazionale. Bintia Stephen Tchicaya, coordinatrice regionale della Fao per l'Africa occidentale, ha sottolineato che investire nelle donne significa sostenere anche le famiglie e le comunità locali, con ricadute attese sulla salute, sull'istruzione e sulla capacità di affrontare le sfide economiche e climatiche. La ministra ha invitato le beneficiarie a garantire una gestione responsabile e sostenibile delle nuove strutture, destinate a diventare un motore di sviluppo e creazione di reddito per le comunità della Casamance. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Marocco: agricoltura, si punta su ecologia e imprenditorialità

Rabat, 15 ott. – Il Marocco punta sull'agroecologia e sull'imprenditorialità per migliorare i redditi dei piccoli agricoltori e favorire la nascita di una nuova classe media agricola. È l'obiettivo del programma "Ihyae", cofinanziato dall'Agenzia francese per lo sviluppo (Afd) e dall'Unione europea (Ue), nell'ambito della strategia nazionale "Generazione Verde 2020-2030".

L'iniziativa - riferisce il quotidiano marocchino Le Matin - sarà attuata nelle regioni Orientale, Fes-Meknes e Souss-Massa e si articolerà in due assi: accompagnare le piccole aziende agricole nella transizione verso pratiche agroecologiche e sostenere l'imprenditorialità nei servizi agricoli e para-agricoli, che contribuiscono alla produzione e alla valorizzazione dei prodotti.

L'Agenzia per lo sviluppo agricolo (Ada), responsabile dell'attuazione del programma, ha selezionato nove consorzi di organizzazioni non governative, sei per le attività agroecologiche e tre per quelle imprenditoriali. Per garantire il coordinamento e il rispetto degli obiettivi, è inoltre previsto un servizio esterno di assistenza tecnica della durata di 36 mesi, incaricato di monitorare l'avanzamento dei progetti, la gestione finanziaria e i risultati.

Il programma mira a rafforzare il tessuto economico rurale attraverso lo sviluppo delle competenze, il miglioramento dei redditi agricoli e la diffusione di pratiche sostenibili. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Etiopia: finanziamento Onu per l'emergenza umanitaria

Addis Abeba, 15 ott. – Le Nazioni Unite hanno stanziato 8,5 milioni di dollari per sostenere la risposta umanitaria nel nord dell'Etiopia, dove oltre 200.000 persone necessitano di assistenza a causa del conflitto. Lo ha annunciato ieri il coordinatore degli aiuti d'emergenza dell'Onu, Tom Fletcher, precisando che le risorse provengono dal Fondo centrale di risposta alle emergenze (Cerf).

I finanziamenti saranno destinati alla fornitura di acqua potabile, servizi igienico-sanitari, alloggi, assistenza medica e nutrizionale nelle regioni settentrionali del Paese.

Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), l'accesso agli aiuti sta progressivamente migliorando, soprattutto nel Tigray, grazie alla ripresa dei collegamenti aerei e alla maggiore sicurezza di alcune strade. Nelle regioni di Afar, Amhara e Tigray sono stati consegnati ulteriori rifornimenti, tra cui oltre 315 tonnellate di alimenti trasportate da 80 camion e più di 45 tonnellate di materiale medico destinato a 19 strutture sanitarie del Tigray.

La situazione resta tuttavia instabile in diverse aree, dove proseguono combattimenti, bombardamenti di artiglieria e saccheggi, con conseguenti interruzioni dei servizi sanitari. L'Onu teme inoltre un aggravamento dell'insicurezza alimentare a causa degli scarsi raccolti, degli sfollamenti e dell'interruzione delle attività economiche, che hanno ridotto ulteriormente le capacità di sostentamento delle famiglie più vulnerabili. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Africa: Ua, l’Africa skills week in corso a Harare

Harare, 13 ott. – È iniziata ieri a Harare, capitale dello Zimbabwe, l'Africa Skills Week 2026, dedicata alle strategie continentali e alla loro attuazione a livello nazionale e regionale in materia di istruzione e formazione professionale. L’evento è organizzato sotto l’egida dell’Unione Africana.

“La Strategia Continentale per l'Istruzione in Africa (Cesa) 2026–2035 riconosce l'istruzione come un diritto umano fondamentale e fornisce un quadro di riferimento per la trasformazione dei sistemi educativi”, afferma un comunicato dell’organizzazione, riferendosi tra l’altro all’apprendimento permanente, le questioni di genere, l'equità e l'inclusione.
“La Strategia, lanciata durante l'Africa Skills Week 2025, offre un quadro decennale per costruire sistemi di formazione professionale di alta qualità, pertinenti, efficienti e inclusivi, a sostegno dello sviluppo sostenibile, della giustizia sociale e dell'occupabilità per tutti”, recita ancora il comunicato.

L'evento 2026 affronta problemi persistenti quali il disallineamento delle competenze, i legami deboli tra formazione e settori produttivi, la scarsa diffusione dell'apprendimento basato sul lavoro, l'accesso disomogeneo a una formazione di qualità e la necessità di sistemi più solidi di analisi delle competenze e di finanziamento. “La rapida evoluzione dell'intelligenza artificiale e dell'automazione richiede inoltre una rinnovata attenzione alle competenze digitali e a quelle prettamente umane - come capacità di giudizio, cura, creatività, collaborazione e risoluzione di problemi complessi - che rimarranno fondamentali nei luoghi di lavoro del futuro”. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Etiopia: la crisi umanitaria dietro la guerra del Tigray

Addis Abeba, 09 ott. – A quasi quattro anni dall'accordo che avrebbe dovuto porre fine alle ostilità nella regione etiope del Tigray, il conflitto armato è ripreso, aggravando una catastrofe alimentare già devastante dovuta alla siccità e rischiando di destabilizzare l'intero Corno d'Africa. La fragile fase postbellica ha evidenziato il fallimento della diplomazia internazionale nel risolvere i problemi strutturali della zona, dove circa il 44% dei terreni più fertili rimane inaccessibile a causa della mancata restituzione dei territori e centinaia di migliaia di sfollati non hanno ancora potuto far ritorno alle proprie abitazioni. La situazione è ulteriormente precipitata a causa di gravissimi shock climatici, tra cui le anomalie legate al fenomeno di El Niño, che hanno distrutto oltre 252.500 ettari di coltivazioni, colpito 140 distretti e messo a rischio oltre tre milioni e mezzo di capi di bestiame. Secondo il rapporto diffuso dalla Commissione per la gestione del rischio di disastri del Tigray (Drmc), rilanciata dal sito www.thenewhumanitarian.org, sono 3,9 milioni le persone che necessitano di aiuti alimentari d'emergenza immediati.

La ripresa dei combattimenti su vasta scala, segnata dalle incursioni aeree federali e dall'offensiva della coalizione antigovernativa "Alleanza per la sopravvivenza", ha bloccato quasi del tutto la macchina dei soccorsi. Le forze ribelli hanno preso il controllo degli scali aeroportuali di Macallè, Scirè e Axum, mentre l'interruzione completa delle telecomunicazioni e il congelamento dei conti bancari hanno paralizzato le operazioni finanziarie e logistiche, isolando il capoluogo per dieci giorni. L'insicurezza ha raggiunto livelli critici dopo un attacco con droni contro un convoglio di aiuti organizzato dalla Caritas Etiopia-Adigrat. Il successivo ritiro delle forze della coalizione da Macallè, avvenuto nel primo fine settimana di ottobre, ha generato un vuoto di potere sfociato nel saccheggio di edifici pubblici, sedi istituzionali e depositi umanitari, tra cui quelli della Drmc e della sede dell'Organizzazione per i servizi sociali, la salute e lo sviluppo (Osshd-Etiopia), che ha subito il furto di veicoli, computer e forniture mediche per un valore superiore a 840.000 euro.

Il totale blocco delle attività dell'Osshd compromette ora l'assistenza a circa 900.000 sfollati e a settemila bambini affetti o esposti all'Hiv. Nonostante le distribuzioni di cibo da parte di organizzazioni come World Vision e Rest-Tigray proseguano a rilento e siano limitate ai soli sfollati a causa dei tagli ai fondi internazionali, circa 3,2 milioni di persone rimangono prive di assistenza alimentare e farmaci salvavita. Secondo gli analisti di thenewhumanitarian.org, l'unica speranza per scongiurare una carestia su larga scala risiede nel mantenimento della sicurezza lungo il corridoio strategico di 460 chilometri tra Macallè e Semera, nella vicina regione di Afar, la cui riapertura e tutela consentirebbe l'ingresso immediato di cibo, carburante, medicine e liquidità necessari alla sopravvivenza della popolazione civile. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Costa d'Avorio: Undp, Abidjan scommetta sui territori

Abidjan, 06 ott. – Il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) ha invitato la Costa d'Avorio a rafforzare gli ecosistemi dell'economia creativa in tutto il Paese, trasformando creatività, patrimonio e competenze locali in attività capaci di generare reddito e occupazione. L'appello è stato lanciato dalla rappresentante residente dell'Undp, Blerta Cela, alla chiusura della settima edizione di Connect Côte d'Ivoire, svoltasi il 2 ottobre ad Abidjan.

Secondo Cela, il potenziale creativo ivoriano non deve concentrarsi nella sola Abidjan, ma essere valorizzato in tutte le regioni, nei settori del tessile, dell'artigianato, della musica, della gastronomia, del cinema e delle arti. Le esportazioni mondiali di servizi creativi valgono oggi quasi 1.000 miliardi di dollari, ha sottolineato la rappresentante del'Undp.

Particolare attenzione è stata dedicata al cinema, considerato un settore capace di attivare un'ampia catena del valore, coinvolgendo oltre ad attori e registi anche sceneggiatori, tecnici, costumisti, produttori, alberghi, ristoranti, trasportatori e artigiani. L'obiettivo, ha spiegato Cela, è "tessere insieme" creatività, patrimonio, giovani, innovazione, territori e imprese, trasformando talenti e idee in attività economiche capaci di generare valore e contribuire alla proiezione internazionale della Costa d'Avorio.

L'iniziativa si inserisce nella cooperazione tra Undp e ministero della Cultura e della Francofonia. A settembre le due istituzioni hanno firmato un memorandum per sviluppare le industrie culturali e creative nell'ambito dell'iniziativa "Costa d'Avorio Orange 2035", con l'obiettivo di rafforzare gli attori del settore, l'imprenditorialità e la creazione di posti di lavoro per giovani, donne e categorie vulnerabili. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Centrafrica: Piano di risposta umanitaria, i dati di Ocha

Bangui, 05 ott. – Il Piano di risposta umanitaria attuato nella Repubblica centrafricana ha permesso di raggiungere 1,3 milioni di persone tra gennaio e luglio 2026, su un totale di 2,3 milioni di civili identificati come bisognosi di assistenza, secondo l'Ufficio delle Nazioni unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha). Secondo quanto riportato dall'Ocha, circa 471.600 persone (36%) hanno ricevuto almeno una forma di assistenza, mentre 187.000 persone (15%) hanno beneficiato di un'adeguata copertura multisettoriale.

Delle 932.100 persone considerate ad alta priorità a causa della loro vulnerabilità, solo 160.500 (il 17%) hanno ricevuto assistenza, lasciando oltre 772.000 persone senza un supporto sufficiente, aggiunge la stessa fonte. Per quanto riguarda il finanziamento delle azioni umanitarie, secondo l'Ocha, alla fine di agosto erano stati mobilitati circa 115,3 milioni di dollari, pari al 43,7% del fabbisogno, con un deficit di 148,7 milioni di dollari.

Il Piano di risposta umanitaria 2026 comprende interventi di emergenza nei settori della sicurezza alimentare, della salute, dell'accesso all'acqua potabile e dell'istruzione. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Mediterraneo: Forum dell'acqua, da Roma la rotta verso Abu Dhabi

Roma, 02 ott. – Si chiude oggi alla Nuvola dell'Eur a Roma il primo Forum euromediterraneo dell'acqua, quattro giorni di lavori aperti il 29 settembre e promossi dal Comitato One Water Italia con l'Istituto mediterraneo dell'acqua (Ime) di Marsiglia e l'Unione per il Mediterraneo (Upm). Secondo gli organizzatori il Forum ha visto la presenza di almeno tremila partecipanti, ospitando un centinaio di conferenze con circa settecento relatori.

L'appuntamento era stato preceduto, il 28 settembre alla Farnesina, dalla seconda riunione ministeriale dell'Upm sull'acqua, che ha adottato una dichiarazione con cinque priorità al 2030: governance e inclusione, nesso acqua-energia-cibo-ecosistemi, finanza e investimenti, digitalizzazione e gestione basata sui dati, resilienza climatica e riduzione del rischio di catastrofi.

"Roma è stata una tappa importante: usciamo da qui con un mandato e un'agenda chiari", ha detto in sessione di chiusura Michele Amedeo, direttore operazioni e partenariati dell'Upm e rappresentante dell'Unione europea. Amedeo ha indicato nel finanziamento la prima delle sfide aperte: servono "decine di miliardi all'anno" per il bacino, e i bilanci pubblici da soli non basteranno. "Lo sviluppo non esiste senza capitale privato. Non ci sono esempi al mondo di Paesi sviluppatisi con il solo finanziamento statale", ha affermato, assegnando alle autorità pubbliche il compito di creare le condizioni per attrarlo. Secondo il presidente del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad) e presidente di UN-Water, Alvaro Lario, oggi solo il 3-5% degli investimenti totali in infrastrutture idriche proviene dal settore privato.

Sul fronte europeo, la commissaria Ue per il Mediterraneo Dubravka Suica ha annunciato che nell'ambito del Patto per il Mediterraneo la Commissione sta preparando una nuova iniziativa regionale dedicata alla resilienza idrica, da lanciare nel 2027, per collegare le autorità di bacino dell'Unione europea e dei Paesi partner e migliorare i modelli di previsione.

Gli esiti del Forum saranno portati alla Conferenza delle Nazioni Unite sull'acqua, in programma ad Abu Dhabi dall'8 al 10 dicembre, dove secondo il presidente dell'Istituto mediterraneo dell'acqua Alain Meyssonnier le Nazioni Unite hanno accettato di riservare uno spazio dedicato nella "blue zone". Prima dell'appuntamento emiratino il percorso passerà per la Cairo Water Week dal 25 al 29 ottobre e la Cop 31 di Antalya a novembre, per concludersi al Forum mondiale dell'acqua di Riad nel marzo 2027.

Il tema dell'acqua come strumento di conflitto ha attraversato l'intera settimana romana. Lunedì alla Farnesina il ministro giordano delle Acque e co-presidente dell'Upm, Raed Abu Saoud, aveva avvertito che le risorse idriche non devono essere trasformate in un'arma politica; nella sessione di chiusura il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, già presidente della Federazione internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, ha denunciato: "Mai avremmo pensato, dopo la firma delle Convenzioni di Ginevra, di vedere nuovamente gli acquedotti bersaglio militare. Eppure sta avvenendo, nel silenzio e nell'inerzia di una comunità internazionale incapace di reagire". [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Etiopia: insicurezza ostacola aiuti nel nord

Addis Abeba, 30 set. – Il deterioramento delle condizioni di sicurezza nel nord dell'Etiopia sta aumentando i bisogni umanitari e ostacolando le operazioni di assistenza, con forti limitazioni all'accesso nelle regioni del Tigray e dell'Amhara. Lo ha riferito l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha).

Secondo l'Ocha, le interruzioni delle telecomunicazioni, la sospensione dei voli da e verso il Tigray e alcune località dell'Amhara e le restrizioni lungo importanti arterie stradali stanno limitando gli spostamenti degli operatori umanitari, la consegna degli aiuti e l'accesso ai servizi essenziali.

La situazione è aggravata dalla carenza di finanziamenti. Diverse organizzazioni hanno ridotto o sospeso le proprie attività, diminuendo ulteriormente la capacità di risposta sul terreno.

I partner umanitari stanno monitorando gli sviluppi e predisponendo misure di emergenza per continuare a fornire assistenza nelle aree ancora accessibili. L'Ocha ha chiesto a tutte le parti di garantire agli operatori umanitari un accesso sicuro e senza ostacoli alle popolazioni bisognose. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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