Sviluppo e cooperazione

Rd Congo: Ituri, Unicef e Corea Sud a sostegno dei vulnerabili

Kinshasa, 09 apr. – Un programma che mira a soddisfare i bisogni urgenti di migliaia di bambini e famiglie colpiti dal conflitto armato in Ituri, provincia orientale della Repubblica Democratica del Congo, è stato avviato con il sostegno della cooperazione sudcoreana e dell’Unicef.

Finanziata con cinque milioni di dollari statunitensi da Seul, questa iniziativa battezzata “Resilienza per i bambini” è stata lanciata ufficialmente ieri a Kinshasa dal ministro di Stato per gli Affari Sociali e Umanitari, alla presenza dei suoi colleghi dei ministeri dell'Istruzione Nazionale e delle Pari Opportunità, della Famiglia e dell'Infanzia.

Il progetto si concentra sul miglioramento dell'accesso ai servizi sociali di base, in particolare attraverso il rafforzamento della nutrizione, della salute materno-infantile e dell'accesso all'acqua potabile, all'igiene e ai servizi igienico-sanitari.

Il rappresentante Unicef in Corea, John Agbor, ha affermato che questa iniziativa mira a rafforzare i sistemi di protezione dell'infanzia e a sostenere la scolarizzazione sicura, con particolare attenzione alla prevenzione della violenza e al supporto psicosociale per i bambini sfollati e quelli provenienti dalle comunità ospitanti nell'Ituri.

La provincia dell'Ituri sta attualmente attraversando una crisi complessa e multidimensionale. Ad agosto 2025, la regione contava circa un milione di sfollati interni e 700.000 rimpatriati che vivevano in condizioni precarie. Le gravi violazioni dei diritti dei minori, tra cui omicidi, mutilazioni e violenze sessuali, hanno registrato un allarmante aumento del 46% nella prima metà del 2025. Inoltre, oltre 1,3 milioni di bambini non frequentano la scuola a causa della persistente insicurezza. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Ghana: un'iniziativa per riformare la salute globale

Accra, 07 apr. – Il presidente del Ghana, John Dramani Mahama, ha annunciato la creazione di un gruppo di esperti di alto livello che sarà chiamato Accra reset initiative e avrà il compito di riformare l'architettura e il sistema di governance della salute globale.

Il gruppo, composto da 18 membri, sarà copresieduto da quattro leader nel campo della salute globale, ovvero Peter Piot, ex direttore generale dell'Unaids e professore presso la London school of hygiene & tropical medicine, El Hadj As Sy, presidente della Fondazione Kofi Annan ed ex sottosegretario generale delle Nazioni unite, Nisia Trindade, ministro della Salute del Brasile e presidente emerita di Fiocruz, e Budi Gunadi Sadikin, ministro della Salute della Repubblica di Indonesia.

Il gruppo ha il mandato di elaborare proposte concrete e attuabili per ristrutturare l'ordine sanitario globale, che storicamente ha trattato i governi del Sud del mondo come destinatari passivi piuttosto che come attori sovrani con il diritto di definire le regole che governano la vita dei loro cittadini: "Questa iniziativa rappresenta una profonda rivisitazione del modo in cui la governance sanitaria globale dovrebbe funzionare nel XXI secolo" ha detto Felix Kwakye Ofosu, portavoce del presidente ghanese e ministro delle Comunicazioni governative. Il lavoro del gruppo consultivo sarà guidato da un gruppo consultivo di alto livello, che comprende leader dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), dell'Organizzazione mondiale del commercio (Omc), del Fondo globale, dell'Africa Cdc, dell'Auda-Nepad e dell'International finance corporation. Questa struttura crea un percorso per un impegno strutturato con i principali organi dell'attuale sistema sanitario globale.

Tra i membri di spicco del gruppo consultivo figurano Mohammed Pate, ministro della Salute della Nigeria, John Nkengasong, direttore esecutivo della MasterCard foundation ed ex direttore dell'Africa Cdc, e Soumya Swaminathan, ex capo scienziata dell'Oms.

Michel Sidibé, ex direttore esecutivo dell'Unaids ed ex ministro della Salute del Mali, è stato nominato Consigliere speciale del gruppo consultivo di alto livello e inviato dei co-presidenti: Sidibé vanta decenni di esperienza operativa nell'ambito della struttura che il gruppo consultivo è chiamato a riformare. Il gruppo consultivo di alto livello comprende il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, il direttore generale dell’Omc Ngozi Okonjo-Iweala e altri importanti leader delle istituzioni sanitarie globali. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Libano: un cooperante, nel sud la situazione è catastrofica

Beirut, 01 apr. – Il Libano sta attraversando una delle fasi più drammatiche della sua storia recente. Dall’inizio di marzo, l’escalation del conflitto tra Israele e le milizie Hezbollah ha trasformato il sud del Paese e la stessa capitale, Beirut, in un teatro di crisi umanitaria senza precedenti. In questo scenario di estrema instabilità, la cooperazione internazionale si trova a operare in un equilibrio precario, cercando di mantenere vivi progetti essenziali tra ordini di evacuazione e bombardamenti quotidiani.

La situazione nel meridione è definibile “catastrofica” da chi ci vive. Le operazioni militari e gli attacchi aerei israeliani hanno colpito indiscriminatamente aree civili e infrastrutture vitali, costringendo oltre un milione di persone - circa il 20% della popolazione totale - ad abbandonare le proprie case. Tra questi, si contano più di 370.000 bambini che hanno perso improvvisamente il diritto all’istruzione e alla sicurezza.

"Quello che vediamo oggi nel Sud non è solo distruzione fisica, è lo sradicamento di un'intera identità rurale - racconta un cooperante attivo da anni nel distretto di Hasbaya -. Nel sud del Libano, l’impiego sistematico di munizioni al fosforo bianco da parte israeliana, denunciato da diverse organizzazioni internazionali, non sta colpendo solo le persone: sta compromettendo il futuro stesso del territorio. Decine di migliaia di ulivi secolari sono andati distrutti, mentre il suolo, contaminato, resterà improduttivo per anni. Un colpo durissimo per l’agricoltura, che rappresenta la principale fonte di sostentamento per intere comunità.

Gli ordini di evacuazione emessi dalle forze armate israeliane (Idf) coprono ormai l’intera area a sud del fiume Zahrani, estendendosi ben oltre le tradizionali rivendicazioni israeliane legate al fiume Litani. Questo ha generato ondate di sfollamento massicce verso nord, creando una pressione insostenibile su città dell’area del monte Libano e nord Libano come Jounieh e sulla capitale Beirut, dove i profughi vivono in tende improvvisate, veicoli o rifugi sovrappopolati con scarso accesso ad acqua potabile e cure mediche essenziali.

Sul fronte diplomatico, il governo centrale libanese appare fragile e quasi spettatore della tragedia. Pur avendo preso le distanze dalle azioni di Hezbollah e avendo vietato le attività militari del gruppo per tentare di ripristinare la sovranità statale, lo Stato non ha intrapreso azioni militari per difendere i confini, limitandosi a richieste di mediazione a Francia e Stati Uniti. “Questa posizione - continua il cooperante - ha lasciato i civili in una sorta di terra di nessuno istituzionale. Da un lato, Hezbollah considera questa guerra esistenziale e prosegue lo scontro; dall'altro, la popolazione teme che le tensioni interne tra le diverse comunità possano sfociare in una nuova guerra civile, alimentata anche dalla strategia di colpire selettivamente alcune aree per esasperare i conflitti tra residenti e sfollati”.

In questo contesto drammatico , la cooperazione internazionale cerca di non indietreggiare, nonostante i rischi logistici siano diventati estremi. Un esempio significativo è “Rifiuto o risorsa? Responsabilità ambientale e sociale di imprese e municipalità”, progetto della Ong italiana Celim, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics). Il programma opera proprio nel cuore della crisi, nei distretti di Hasbaya e Marjayoun, zone critiche situate lungo il confine. Nonostante la municipalità di Hasbaya non sia stata colpita da bombardamenti sistematici, l'instabilità delle aree circostanti, come le fattorie di Chebaa e il distretto di Marjayoun, rende ogni spostamento un rischio mortale.
"Lavorare oggi significa accettare un blocco operativo quasi totale - spiega lo stesso cooperante -. I nostri fornitori nella valle della Bekaa o nell'area di Dahiye a Beirut sud sono sotto attacco quotidiano. Consegnare materiali o monitorare i siti è diventato un terno al lotto e la sicurezza del personale è la nostra priorità assoluta”.

“Attualmente, il team composto da personale espatriato e staff locale si trova a operare in una situazione di stand-by forzato. Nonostante le gravi limitazioni operative e l’insicurezza diffusa, Celim continua a garantire una presenza attiva sul territorio, facendo leva sul proprio personale libanese, che resta nelle comunità e mantiene i contatti in un contesto segnato da infrastrutture elettriche e stradali gravemente danneggiate. La continuità dell’impegno, anche in condizioni così critiche, rappresenta un elemento essenziale per non interrompere il legame con le municipalità e le comunità coinvolte. Già nel 2024 il progetto era stato costretto a rimodulare le attività, escludendo le aree di Chebaa e Rachaya El Foukar perché troppo esposte; oggi anche i nuovi siti di Jdeidet Marjayoun risultano parzialmente inaccessibili a causa dell’insicurezza diffusa, rendendo ancora più evidente la necessità di un supporto costante e continuativo.”

Mentre nel sud si combatte, a Jounieh, a nord di Beirut, è in fase di avvio un nuovo progetto dedicato all'integrazione dei lavoratori migranti, finanziato dalla Conferenza episcopale italiana. Sebbene quest'area sia relativamente più stabile, la caduta di detriti missilistici e l'enorme afflusso di sfollati mantengono la tensione sociale altissima.
“Il timore più profondo della popolazione, sussurrato tra le macerie, è quello di non poter più tornare alle proprie case - conclude il cooperante -. La paura di una permanenza indefinita nei rifugi e di una possibile pulizia etnica grava sui cittadini come una spada di Damocle. In questo abisso, la cooperazione internazionale rimane uno degli ultimi baluardi di speranza, un tentativo concreto di trasformare, laddove possibile, il rifiuto di una guerra devastante in una risorsa di resilienza per il domani del Libano”. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Ghana: Kallas ad Accra, firmati memorandum su sicurezza e difesa

Accra, 25 mar. – Il Ghana e l'Unione europea (Ue) hanno firmato ieri ad Accra la loro prima partnership ufficiale in materia di sicurezza e difesa, in un momento in cui l'intera Africa occidentale si trova ad affrontare la violenza jihadista e le tensioni transfrontaliere nel Sahel.

Come riferiscono i media ghanesi, l'accordo è stato firmato in occasione della visita dell'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, che nella capitale ghanese, ieri, ha incontrato la vicepresidente del Ghana Jane Naana Opoku-Agyemang. Questo accordo, è stato spiegato in una conferenza stampa dopo la firma, mira a rafforzare la cooperazione in settori quali la lotta al terrorismo, la condivisione di informazioni di intelligence e la gestione delle crisi. "Questa partnership ci permette di collaborare più strettamente in ambiti importanti per la sicurezza dei nostri cittadini, sia in Europa che in Ghana" ha detto Kaja Kallas, descrivendo l'accordo come il primo del suo genere tra l'Ue e un Paese africano: questo accordo rientra in un più ampio programma di sostegno dell'Ue, avviato nel 2023 e del valore di 50 milioni di euro, che prevede la fornitura di attrezzature per la sicurezza e l'intelligence al segretariato del Consiglio di sicurezza nazionale del Ghana. L'Ue ha anche consegnato al Ghana equipaggiamenti militari, tra cui droni di sorveglianza, cannoni anti-drone e motociclette.

Negli ultimi anni i Paesi costieri dell'Africa occidentale che affacciano sul golfo di Guinea, tra cui il proprio Ghana, lanciano appelli in ricerca di aiuto e cercano di approntare politiche per impedire la diffusione e la proliferazione della violenza jihadista dai Paesi del Sahel, dove da oltre un decennio i gruppi armati legati ad Al-Qaeda e allo Stato Islamico portano avanti un conflitto molto ampio e violento: secondo l'ultimo Indice globale del terrorismo pubblicato la scorsa settimana, l'anno scorso il Sahel, definito "epicentro" del "terrorismo", ha rappresentato quasi la metà delle morti legate alla violenza estremista. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Sud Sudan: Oim, servizi vitali a rischio per 187.000 sfollati

Juba, 23 mar. – I servizi essenziali per quasi 187.000 sfollati in Sud Sudan rischiano di interrompersi nelle prossime settimane a causa di un deficit di finanziamento di 6 milioni di dollari, ha avvertito l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) in una nota.

Secondo la capo missione dell’Oim nel Paese, Vijaya Souri, servizi salvavita come acqua potabile, sistemi igienico-sanitari e protezione dalle inondazioni nei siti di Bentiu e Malakal sono a rischio immediato, con gravi conseguenze per popolazioni già vulnerabili.

L’agenzia Onu ha sottolineato che l’interruzione dei servizi potrebbe provocare rapide epidemie e nuovi sfollamenti, con impatti non solo sui residenti dei campi ma anche su oltre 554.000 abitanti delle aree urbane circostanti.

Per evitare un ulteriore deterioramento della situazione, l’Oim ha lanciato un appello urgente per reperire 6 milioni di dollari necessari a garantire la continuità dei servizi fino alla fine del 2026, in vista anche della stagione delle piogge.

Il Sud Sudan resta uno dei Paesi più colpiti da sfollamenti a livello globale, con circa 2 milioni di sfollati interni e quasi 10 milioni di persone bisognose di assistenza umanitaria. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Yemen: Onu cerca due miliardi di euro per l'assistenza

Sana'a, 19 mar. – L'Organizzazione delle Nazioni Unite e i suoi partner umanitari hanno lanciato il piano di risposta 2026 per lo Yemen, richiedendo circa 1,99 miliardi di euro al fine di fornire assistenza vitale a 12 milioni di persone. Secondo il documento ufficiale Piano dei bisogni e della risposta umanitaria (Hnrp), diffuso ieri dall’Ufficio dell’Onu per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), lo Yemen affronta un contesto operativo sempre più complesso, segnato dal collasso economico, dallo sfollamento di massa e dagli shock climatici dopo oltre un decennio di conflitto. Il totale delle persone che necessitano di aiuti umanitari e protezione è stimato in 22,3 milioni, di cui 10,95 milioni sono donne e ragazze.

La sicurezza alimentare rimane un'emergenza critica: circa 18,3 milioni di persone sono in condizioni di insicurezza alimentare acuta e lo Yemen occupa attualmente il primo posto globale per popolazione in fase di emergenza secondo l'analisi del sistema di classificazione Ipc. I livelli di malnutrizione sono altrettanto allarmanti, con oltre 2,2 milioni di bambini sotto i cinque anni colpiti, inclusi più di 500 mila in condizioni severe, a cui si aggiungono 1,3 milioni di donne in gravidanza o in fase di allattamento che necessitano di cure. Sul fronte delle infrastrutture, circa il 41% delle strutture sanitarie risulta parzialmente funzionante o del tutto fuori servizio, mentre 14,4 milioni di persone hanno urgente bisogno di assistenza per l'accesso ad acqua potabile e servizi igienico-sanitari.

Il piano Onu stabilisce una risposta prioritaria focalizzata su 9,4 milioni di individui nelle aree colpite dalla crisi in modo più estremo, richiedendo per questi interventi urgenti uno stanziamento di circa 1,5 miliardi di euro. Gli obiettivi strategici puntano alla riduzione della mortalità e al miglioramento della dignità delle popolazioni più vulnerabili, tra cui si contano 5,2 milioni di sfollati interni, dato che rende lo Yemen la quinta crisi globale per numero di profughi . I funzionari delle Nazioni Unite hanno ribadito che, senza finanziamenti tempestivi e flessibili, milioni di persone rimarranno esposte a rischi crescenti di fame, malattie prevenibili e minacce alla protezione dei diritti umani fondamentali. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Giordania: lanciato piano strategico per l’istruzione

Amman, 05 mar. – Il ministero dell’Istruzione della Giordania ha presentato ieri in collaborazione con l’ufficio dell’Unesco ad Amman il Piano strategico per l’istruzione 2026-2030, un passaggio fondamentale per il rafforzamento del capitale umano e la riforma del sistema scolastico del Paese.

Come riportato dall'agenzia di stampa ufficiale Petra, il documento è stato elaborato seguendo le metodologie dell'Istituto internazionale per la pianificazione dell'educazione dell'Unesco, partendo da un'analisi globale condotta nel marzo 2025 che ha interessato ogni livello d’insegnamento, dalla prima infanzia all'università.

Secondo quel che viene reso noto, il nuovo piano si inserisce nella Visione di modernizzazione economica della Giordania, ponendo l'istruzione al centro della crescita nazionale per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite relativi a un'educazione equa e inclusiva. Tra le priorità indicate dalla strategia figurano il rafforzamento dell'apprendimento di base, la trasformazione digitale, la formazione professionale dei docenti e l’integrazione di pratiche scolastiche orientate alla sostenibilità ambientale e alla risposta ai cambiamenti climatici.

La strategia si articola su quattro aree principali, con un'attenzione particolare all'educazione della prima infanzia come pilastro dello sviluppo a lungo termine e alla formazione tecnica e professionale per rispondere alle attuali esigenze del mercato del lavoro e aumentare la competitività del Paese. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Africa: alla Farnesina l’apertura di Iabw 2026

Roma, 04 mar. – Si svolgerà oggi alla Farnesina l’apertura della 9ª edizione dell’Italia Africa Business Week (Iabw). Prevista anche la partecipazione del ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani,  e del vice ministro, Edmondo Cirielli.

L’evento - si legge in una nota - rappresenta “un appuntamento annuale di riferimento” per imprenditori ed imprenditrici, investitori, istituzioni e rappresentanti della società civile italiana e africana attive nel settore della cooperazione internazionale e dello sviluppo sostenibile.

Sono attese delegazioni imprenditoriali e istituzionali da diversi Paesi africani, tra cui Nigeria, Senegal, Costa d’Avorio, Etiopia, Libia, Mali, Burkina Faso, Gambia, Egitto, Tunisia, Benin e Camerun, con aziende e operatori interessati a partnership industriali, commerciali e di investimento.

Dopo la giornata inaugurale, Iabw andrà avanti domani e venerdì al Centro Congressi di Villa Aurelia a Roma. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Sudan: allerta dengue nello Stato Settentrionale

Khartoum, 03 mar. – Il ministero della Salute dello Stato Settentrionale del Sudan ha confermato la rilevazione di cinque nuovi casi di febbre dengue, portando il bilancio complessivo delle infezioni a 116 dall'inizio dell'epidemia.

Nonostante non si registrino decessi, le autorità locali hanno espresso forte preoccupazione per il potenziale aumento dei contagi, in particolare nelle aree agricole e nei distretti irrigui della località di Merowe.

Il Centro per le operazioni di emergenza, guidato dal direttore generale Satti Hassan Satti, ha individuato i nuovi focolai nelle zone di Al-Gureiba, Al-Aliab, Al-Basa e Goz Garafi.

In risposta, è stata lanciata la campagna "con l'essiccazione, la febbre si ferma", volta a eliminare i siti di riproduzione della zanzara Aedes aegypti. Le misure messe in campo includono ispezioni domiciliari, indagini entomologiche, seminari di educazione sanitaria e il rafforzamento della sorveglianza epidemiologica su tutto il territorio statale. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Senegal: a marzo il Congresso delle aree marine protette

Dakar, 23 feb. – Il sesto Congresso internazionale delle aree marine protette si terrà a Dakar dal 22 al 27 marzo 2027, come annunciato dal ministero dell'Ambiente e dello Sviluppo sostenibile del Senegal. L'evento rappresenta il più importante raduno mondiale per gli attori della conservazione marina e viene organizzato ogni quattro anni per condividere buone pratiche e strategie di gestione degli ecosistemi costieri.

Il direttore delle Aree marine protette comunitarie, Momar Sow, ha sottolineato come i progressi compiuti dal Paese dal 2012 a oggi abbiano convinto la comunità internazionale a scegliere la capitale senegalese come sede dell'incontro. Lo Stato è passato dalle sette aree iniziali alle attuali 17, con una diciottesima zona in fase di allestimento nel settore occidentale del Paese. Questi sforzi mirano a tutelare la biodiversità e a garantire una gestione efficace delle risorse naturali lungo il litorale.

Il congresso riunirà delegati nazionali, regionali e internazionali impegnati nella protezione dei mari, offrendo una piattaforma di confronto su come rafforzare la resilienza degli ecosistemi marini. Il colonnello Sow ha rivolto un appello a tutte le parti interessate affinché si mobilitino collettivamente per assicurare il successo di questo appuntamento globale, considerato fondamentale per la salute degli oceani.

L'iniziativa si inserisce in un quadro di cooperazione scientifica che vede il Senegal protagonista nella protezione delle specie a rischio e nella lotta al degrado delle coste. Il ministro dell'Ambiente ha ribadito che l'obiettivo dell'incontro di Dakar sarà quello di trasformare le esperienze di successo in modelli replicabili a livello mondiale, consolidando il ruolo guida del Paese nella conservazione ambientale in Africa. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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