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Mediterraneo: Forum dell'acqua, da Roma la rotta verso Abu Dhabi
Roma, 02 ott. – Si chiude oggi alla Nuvola dell'Eur a Roma il primo Forum euromediterraneo dell'acqua, quattro giorni di lavori aperti il 29 settembre e promossi dal Comitato One Water Italia con l'Istituto mediterraneo dell'acqua (Ime) di Marsiglia e l'Unione per il Mediterraneo (Upm). Secondo gli organizzatori il Forum ha visto la presenza di almeno tremila partecipanti, ospitando un centinaio di conferenze con circa settecento relatori.
L'appuntamento era stato preceduto, il 28 settembre alla Farnesina, dalla seconda riunione ministeriale dell'Upm sull'acqua, che ha adottato una dichiarazione con cinque priorità al 2030: governance e inclusione, nesso acqua-energia-cibo-ecosistemi, finanza e investimenti, digitalizzazione e gestione basata sui dati, resilienza climatica e riduzione del rischio di catastrofi.
"Roma è stata una tappa importante: usciamo da qui con un mandato e un'agenda chiari", ha detto in sessione di chiusura Michele Amedeo, direttore operazioni e partenariati dell'Upm e rappresentante dell'Unione europea. Amedeo ha indicato nel finanziamento la prima delle sfide aperte: servono "decine di miliardi all'anno" per il bacino, e i bilanci pubblici da soli non basteranno. "Lo sviluppo non esiste senza capitale privato. Non ci sono esempi al mondo di Paesi sviluppatisi con il solo finanziamento statale", ha affermato, assegnando alle autorità pubbliche il compito di creare le condizioni per attrarlo. Secondo il presidente del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad) e presidente di UN-Water, Alvaro Lario, oggi solo il 3-5% degli investimenti totali in infrastrutture idriche proviene dal settore privato.
Sul fronte europeo, la commissaria Ue per il Mediterraneo Dubravka Suica ha annunciato che nell'ambito del Patto per il Mediterraneo la Commissione sta preparando una nuova iniziativa regionale dedicata alla resilienza idrica, da lanciare nel 2027, per collegare le autorità di bacino dell'Unione europea e dei Paesi partner e migliorare i modelli di previsione.
Gli esiti del Forum saranno portati alla Conferenza delle Nazioni Unite sull'acqua, in programma ad Abu Dhabi dall'8 al 10 dicembre, dove secondo il presidente dell'Istituto mediterraneo dell'acqua Alain Meyssonnier le Nazioni Unite hanno accettato di riservare uno spazio dedicato nella "blue zone". Prima dell'appuntamento emiratino il percorso passerà per la Cairo Water Week dal 25 al 29 ottobre e la Cop 31 di Antalya a novembre, per concludersi al Forum mondiale dell'acqua di Riad nel marzo 2027.
Il tema dell'acqua come strumento di conflitto ha attraversato l'intera settimana romana. Lunedì alla Farnesina il ministro giordano delle Acque e co-presidente dell'Upm, Raed Abu Saoud, aveva avvertito che le risorse idriche non devono essere trasformate in un'arma politica; nella sessione di chiusura il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, già presidente della Federazione internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, ha denunciato: "Mai avremmo pensato, dopo la firma delle Convenzioni di Ginevra, di vedere nuovamente gli acquedotti bersaglio militare. Eppure sta avvenendo, nel silenzio e nell'inerzia di una comunità internazionale incapace di reagire". [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Africa: Wfp Onu avverte su rischio insicurezza alimentare
Roma, 07 ago. – Il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (Wfp /Pam) ha avvertito che oltre 18 milioni di persone nell'Africa orientale e australe rischiano un peggioramento dell'insicurezza alimentare a causa del fenomeno climatico El Niño, il cui picco è previsto tra settembre e dicembre.
Secondo il Wfp, l'Africa orientale e australe sono esposte a rischi rilevanti, in particolare nelle aree dove le prossime stagioni delle piogge sono determinanti per la produzione alimentare. I Paesi dell'Africa australe risultano particolarmente vulnerabili per la forte dipendenza dall'agricoltura di sussistenza legata alle piogge.
"Il Wfp prevede che i Paesi già alle prese con povertà, conflitti, instabilità economica ed eventi climatici estremi ripetuti saranno i più colpiti da El Niño, e che il suo impatto non sarà uniforme", ha dichiarato l'agenzia dell'Onu in un comunicato.
L'organizzazione ha segnalato che diversi Paesi registrano già precipitazioni inferiori alla media, inondazioni improvvise e temperature anomale, mentre altri dovrebbero affrontare condizioni in peggioramento durante le prossime stagioni di semina e raccolto.
Il Wfp ha ricordato che l'episodio di El Niño del 2015-2016 colpì tra 60 e 100 milioni di persone; le prime analisi indicano che l'evento 2026-2027 potrebbe spingere altri 49 milioni di persone verso condizioni di insicurezza alimentare acuta entro la fine del 2027. Il picco del fenomeno è atteso tra settembre e dicembre, ma i suoi effetti sui cicli di raccolto futuri si protrarranno fino al 2027.
Da maggio, il Wfp ha attivato misure di risposta anticipata in Sud Sudan, Ciad, Mauritania, Uganda, Guatemala ed El Salvador, distribuendo oltre 14 milioni di dollari in assistenza pre-emergenza a mezzo milione di persone.
Il Wfp e l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao) hanno lanciato un appello congiunto per un aumento dei finanziamenti destinati a preparare le comunità vulnerabili a El Niño, con l'obiettivo di proteggere vite, mezzi di sussistenza e sicurezza alimentare prima che la situazione degeneri in crisi umanitarie. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Giordania: accordo Fao-Acc per finanza sostenibile agricoltura
Amman, 05 ago. – L'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao) e l'Agricultural Credit Corporation (Acc) hanno firmato un accordo di cooperazione per sostenere lo sviluppo di meccanismi di finanziamento innovativi e sostenibili a favore del sistema agroalimentare giordano. L'intesa è stata siglata lunedì nell'ambito del progetto "Soluzioni di finanziamento locale per la trasformazione del sistema agroalimentare della Giordania", finanziato dal Joint Sdg Fund.
Secondo quanto riferito dalla Fao, l'accordo prevede lo sviluppo di un meccanismo di finanza mista basato sulla mobilitazione di più fonti di finanziamento, con l'obiettivo di migliorare l'accesso al credito per agricoltori, imprese agricole e comunità rurali. Le due parti hanno già costituito un comitato tecnico e definito le basi istituzionali necessarie per l'attuazione del meccanismo.
L'intesa punta in particolare a facilitare l'accesso agli strumenti finanziari per piccoli agricoltori, donne, giovani e piccole e medie imprese del settore agricolo, con l'obiettivo di aumentare la produttività e rafforzare la capacità di adattamento ai cambiamenti economici e climatici.
Il rappresentante ad interim della Fao in Giordania, Paul Opio, ha dichiarato che l'accordo rappresenta un passo importante verso l'ampliamento dell'accesso a una finanza sostenibile e inclusiva nel settore agricolo del paese. Il direttore generale dell'Acc, Mohammad Dojan, ha affermato che l'intesa riflette l'impegno comune nello sviluppo di soluzioni di finanziamento a sostegno della crescita del settore agricolo e della sicurezza alimentare nelle aree rurali. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Angola: Ifad lancia progetto sviluppo agricoltura
Luanda, 26 giu. – Il Fondo internazionale di sviluppo agricolo (Ifad) ha annunciato il proprio impegno formale al fianco del governo dell'Angola, del gruppo della Banca Mondiale e di vari partner internazionali per lanciare il progetto Compacto AgriConnect Angola. Si tratta di un'ambiziosa iniziativa macroeconomica volta a trasformare in profondità i sistemi agroalimentari del Paese, generare nuove opportunità occupazionali e incrementare in modo strutturale le condizioni di sussistenza delle comunità rurali angolane.
Il programma AgriConnect rappresenta una strategia globale concepita per sostenere circa 300 milioni di piccoli produttori agricoli su scala globale, accompagnandoli nel delicato passaggio da un modello economico basato sulla pura sussistenza a uno focalizzato sulla generazione di eccedenze commerciali. La pianificazione strategica si concentra sul potenziamento complessivo degli ecosistemi agricoli attraverso il consolidamento delle associazioni di settore, l'ottimizzazione dei collegamenti commerciali con i mercati di riferimento, l'allargamento dell'accesso ai servizi finanziari e l'introduzione di innovative soluzioni digitali, promuovendo parallelamente una partecipazione molto più incisiva del settore privato in tutte le catene alimentari.
In qualità di unica istituzione finanziaria internazionale interamente dedicata alla trasformazione strutturale delle realtà rurali, l'Ifad fornirà un apporto specialistico decisivo per la buona riuscita del piano in Angola. L'intervento punta a migliorare la sicurezza alimentare nazionale e a diversificare un'economia ancora fortemente dipendente dalle fluttuazioni dei mercati estrattivi, offrendo al contempo alle popolazioni locali gli strumenti necessari per incrementare la resilienza produttiva di fronte alle sfide climatiche ed economiche globali. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Africa: il paradosso degli sprechi alimentari, allarme Ong
Abidjan, 19 giu. – Il drammatico contrasto tra l'immensa ricchezza agricola del continente africano e lo spreco di oltre 70 milioni di tonnellate di cibo all'anno, a fronte di milioni di persone che soffrono ancora la fame, è al centro dell'allarme lanciato dalla Costa d’Avorio, dall'organizzazione non governativa Mafondation. In base a un comunicato diffuso in occasione della Giornata mondiale contro la fame, che ricorreva il 15 giugno, l'Ong ha denunciato una situazione critica per la sicurezza alimentare globale.
Nel mondo sono più di 800 milioni le persone che patiscono la fame e una quota significativa si concentra proprio nel continente africano. Secondo i dati presentati da Mafondation, una percentuale compresa tra il 30% e il 40% degli alimenti prodotti in Africa viene persa o sprecata prima ancora di raggiungere i consumatori, una quota che nell'Africa subsahariana supera il 50% quando si parla di frutta e verdura. Questa dispersione di risorse è causata principalmente dalla carenza di infrastrutture per lo stoccaggio, dall'insufficienza delle reti di trasporto e dalla debolezza della catena del freddo.
A soli sei anni dalla scadenza del 2030 stabilita dall'Onu per raggiungere l'Obiettivo di sviluppo sostenibile numero due, denominato Fame zero, gli indicatori rimangono bloccati su livelli preoccupanti. Come sottolineato nel comunicato dell'organizzazione, il tempo delle constatazioni è finito ed è giunto il momento di agire, poiché nutrire la popolazione non significa solo produrre di più, ma richiede di conservare, distribuire e valorizzare meglio ciò che è già disponibile.
Per invertire questa tendenza e correggere gli squilibri strutturali del Paese e dell'intero continente, l'istituzione propone il Patto africano per fame zero, zero sprechi 2035, un impegno collettivo rivolto a governi, imprese, agricoltori, università e ong. I traguardi fissati per il 2035 prevedono di dimezzare le perdite alimentari, sfamare 100 milioni di persone recuperando il cibo accumulato, creare un milione di posti di lavoro verdi nella valorizzazione alimentare e dotare 10.000 comunità rurali di adeguate soluzioni di conservazione.
Tra le soluzioni concrete avanzate dalle fondatrici, le gemelle M'ma e Aïssata Camara, figurano il sostegno diretto ai produttori locali, la trasformazione delle eccedenze alimentari in opportunità economiche come succhi o compost, e l'integrazione della lotta allo spreco nelle strategie nazionali delle autorità, in particolare attraverso il ministero dell'Economia e i dipartimenti agricoli dei vari Stati. Mafondation caldeggia inoltre l'istituzione di un Fondo d'urgenza alimentare comunitario e della prima Banca alimentare agricola rurale per ridistribuire le eccedenze a scuole, orfanotrofi e strutture sanitarie, mossa che l'organizzazione definisce fondamentale per garantire una reale sovranità alimentare in tutta la regione. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Nigeria: pesca ed economia Blu, Abuja cerca cooperazione europea
Abuja, 09 giu. – La Nigeria intende intensificare la lotta contro la pesca illegale attraverso il Programma per gli oceani sostenibili dell'Africa occidentale (Wasop), un'iniziativa finanziata dall'Unione europea con 59 milioni di euro per promuovere la gestione sostenibile delle risorse marine e rafforzare la governance degli oceani nella regione.
L'ambizione della Nigeria di rafforzare la lotta contro la pesca illegale è stata ribadita dal ministro nigeriano degli Affari marittimi e dell'economia blu, Adegboyega Oyetola, durante un incontro ad Abuja con l'ambasciatore dell'Unione europea in Nigeria, Gautier Mignot. Secondo una dichiarazione diffusa domenica dal consigliere speciale del ministro, Nigeria e Ue hanno concordato di intensificare la cooperazione nei settori della sicurezza marittima, della protezione delle risorse ittiche e dello sviluppo sostenibile dell'economia blu. Oyetola ha sottolineato il ruolo strategico del Golfo di Guinea per il commercio internazionale e la crescita economica dell'Africa occidentale, citando il programma Wasop come un'importante opportunità per rafforzare le capacità di sorveglianza marittima, migliorare la governance delle aree marine e combattere più efficacemente la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (Inn).
Il ministro ha detto che la Nigeria desidera partecipare pienamente a questa iniziativa al fine di beneficiare di un maggiore supporto tecnico e finanziario per raggiungere i propri obiettivi di sviluppo dell'economia blu: in questo senso, la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata rimane una delle principali minacce per gli ecosistemi marini, la sicurezza alimentare e i mezzi di sussistenza delle popolazioni costiere. Il ministro nigeriano ha anche evidenziato le riforme intraprese nell'ambito della Politica nazionale per gli affari marittimi e l'economia blu, ricorme che mirano in particolare a modernizzare le infrastrutture portuali, migliorare la logistica marittima e rafforzare la competitività del Paese nel commercio globale.
Oltre alla lotta contro la pirateria, Oyetola ha auspicato una maggiore cooperazione internazionale per contrastare i crimini ambientali, la tratta di esseri umani e le attività di pesca illegale nel Golfo di Guinea: in particolare, ha richiesto un maggiore sostegno da parte dell'Unione europea in materia di sorveglianza marittima, controllo della pesca e rafforzamento delle capacità operative. Da parte sua, l'ambasciatore Mignot ha ribadito l'impegno dell'Ue ad approfondire il partenariato marittimo con la Nigeria, ha presentato il programma Wasop come uno strumento chiave per promuovere la gestione integrata degli oceani, proteggere gli ecosistemi costieri e rafforzare la cooperazione tra gli Stati dell'Africa occidentale: secondo Mignot, questa iniziativa contribuirà anche a migliorare i meccanismi di controllo, a preservare le risorse ittiche e a promuovere lo sviluppo di un'economia blu sostenibile e inclusiva nella regione. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Cooperazione: a Coopera 2026, asse tra formazione, cibo e scuola
Roma, 27 mag. – Un asse strategico tra istruzione, formazione tecnica, sovranità alimentare e geopolitica per ridefinire le relazioni con il continente africano attraverso il Piano Mattei. È il tema emerso nel corso del dibattito della prima sessione di lavoro in occasione della seconda giornata di Coopera 2026, moderato dall'attore e conduttore Cesare Bocci, che ha visto confrontarsi il viceministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Edmondo Cirielli, il ministro dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, e il sottosegretario all'Istruzione e al Merito, Paola Frassinetti.
Il viceministro Cirielli ha sottolineato come la conoscenza e la formazione siano gli elementi trasversali di ogni iniziativa della cooperazione italiana nel sud globale. Cirielli ha spiegato che i fondi destinati alle università per i progetti di internazionalizzazione e la preparazione di formatori in loco sono stati fortemente incrementati, passando da circa 10-15 milioni di euro a oltre 80 milioni di euro. Tra le iniziative concrete, il viceministro ha citato il progetto Tanit in Tunisia per la gestione delle acque e il contrasto alla desertificazione in collaborazione con il Ciheam di Bari, un centro di formazione tecnica in algeria e programmi sanitari in Centrafrica, Senegal ed Etiopia, ricordando inoltre l'avvio a Caserta, d'intesa con la Scuola nazionale dell'amministrazione, di un polo formativo pilota rivolto ai dirigenti pubblici di sei paesi africani per consolidare le istituzioni locali.
Sulla stessa linea, il ministro Lollobrigida ha evidenziato lo stretto legame tra agricoltura e cultura, ricordando che il cibo è ormai diventato un'arma geopolitica non convenzionale, come dimostrato dagli effetti del blocco del corridoio del Mar Nero o dalle origini delle stesse primavere arabe, nate proprio dalla carenza di grano. Lollobrigida ha rimarcato che l'Africa detiene il 65 per cento delle terre arabili del pianeta e una forte riserva demografica giovanile, ma necessita di tecnologia e competenze. Richiamando il G7 dell'Agricoltura di Siracusa esteso a 11 Paesi africani, da cui sono nati il progetto Agricampus e l'iniziativa con l'Ocse sulle sementi, il ministro ha promosso un modello paritario che superi l'approccio "predatorio" storicamente attribuito all'Europa – e oggi associato principalmente a nazioni dell'est del mondo come la Cina – e la logica "caritatevole" degli aiuti a fondo perduto. In questo quadro, Lollobrigida ha esortato a valorizzare le filiere corte attraverso le indicazioni geografiche e ha citato il ruolo del settore privato sano, portando l'esempio di grandi marchi italiani del caffè, come Lavazza e Illy, capaci di sviluppare progetti compatibili con la forestazione e in grado di garantire un reddito equo ai produttori locali.
Il sottosegretario Frassinetti ha infine focalizzato l'attenzione sull'impegno internazionale del ministero dell'Istruzione e del Merito, evidenziando le intese bilaterali già siglate con la Tunisia e con l'Egitto, partner considerato strategico in quanto paese più popoloso dell'area. Frassinetti ha spiegato che l'azione italiana si sviluppa su due pilastri principali. Il primo è il potenziamento della formazione professionale e tecnica attraverso la valorizzazione della riforma del "4+2" – che prevede quattro anni di istruzione superiore e due di Its Academy –, un modello integrato con il sistema delle imprese del territorio che risponde alla domanda di occupazione dei giovani africani tramite l'apprendimento esperienziale. Il secondo pilastro è la diffusione della lingua italiana come strumento di crescita culturale e di accesso a nuove opportunità professionali. Il sottosegretario ha inoltre annunciato che il 5 e 6 giugno si terrà il primo Forum del Mediterraneo dedicato all'educazione tecnica e professionale, che farà seguito all'esperienza del Villaggio Italia organizzato al Cairo nel 2025. Sul piano multilaterale, Frassinetti ha richiamato l'attività del ministro Giuseppe Valditara in seno al comitato direttivo di alto livello dell'Unesco per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, i cui sforzi si concentrano sul contrasto alla dispersione scolastica, sulla qualificazione dei docenti, sulle competenze di base e sulla digitalizzazione della didattica alla luce dello sviluppo dell'intelligenza artificiale. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Cooperazione: Codeway, Regioni porta per internazionalizzazione
Roma, 14 mag. – Un fondo da 40 milioni di euro l'anno per trasformare Regioni e Comuni italiani in porte d'accesso per le piccole e medie imprese nei mercati africani e dei Balcani: la strategia del sistema Italia presentata durante la seconda giornata di lavori a Codeway, la manifestazione organizzata da Fiera Roma dedicata alla cooperazione internazionale e allo sviluppo sostenibile in corso fino a domani venerdì 15 maggio, dove la cooperazione territoriale si è delineata come lo strumento principale per ridurre il rischio operativo dei privati attraverso la fiducia istituzionale.
Dal 2017 l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) ha finanziato 75 progetti per circa 90 milioni di euro, puntando su un modello di partenariato paritario che valorizza le eccellenze dei distretti produttivi nazionali. Secondo Marco Romiti, del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale (Maeci), questo approccio strutturato permette di superare la frammentazione del passato per agire con una visione di sistema.
L’efficacia del modello risiede nel trasferimento di competenze specifiche tra territori omologhi. Per citare un esempio, il Comune di Cremona ha avviato in Tunisia il progetto Zafit per la filiera lattiero-casearia, mettendo a disposizione l'esperienza di un distretto che genera il 25% della produzione italiana. “Abbiamo messo in gioco strumenti e competenze tecniche per consentire alla comunità tunisina di emancipare il proprio comparto come abbiamo fatto noi nel dopoguerra”, ha spiegato Luca Beltrami, responsabile del Comune di Cremona. In Burundi, invece, l’esperienza di “Maison Parma” ha portato alla creazione di un laboratorio per la trasformazione del pomodoro che forma giovani e donne locali. Antonietta Malandri, referente del progetto per il Comune di Parma, ha sottolineato che “non si è trattato di un’esportazione di esperienze, ma di una fusione di metodologie che ha reso l'agricoltura una reale opportunità di reddito”.
La proiezione internazionale tocca poi la filiera della pelle in Etiopia, dove la Regione Marche, come ricordato da Natalino Barbizzi, ha promosso un polo di eccellenza calzaturiera coinvolgendo grandi marchi regionali. In Kenya e Tanzania, la Regione Friuli Venezia Giulia opera attraverso il progetto Rise per il rafforzamento della pesca artigianale e della filiera del caffè, quest’ultima in collaborazione con l’Università di Trieste e Illycaffè. “Vogliamo coltivare chi è nei Paesi partner affinché il collegamento con la realtà economica italiana sia un approdo sicuro”, ha dichiarato Giulio Tarlao del Friuli Venezia Giulia. Anche la Puglia, con il progetto "Resilienza marginale" in Albania, e l’Umbria, con programmi di turismo sostenibile in Angola, confermano il ruolo delle amministrazioni locali come catalizzatori di investimenti.
L'integrazione tecnologica completa il quadro dei partenariati, facilitando l'ingresso delle imprese in settori complessi come le utility e la sanità digitale. La società Mm Spa, municipalizzata del Comune di Milano, collabora con le autorità di Valona per la gestione del ciclo idrico integrato in Albania, trasferendo modelli di gestione manageriale. In Malawi, invece, la società Teamdev supporta il Comune di Perugia attraverso l'uso di sistemi geografici informativi per il monitoraggio sanitario. “L’ente territoriale individua il bisogno e noi offriamo la tecnologia per mappare i fenomeni e supportare i decisori”, ha riferito Michele Petrucci di Teamdev.
Secondo Grazia Sgarra, dell'Aics, la professionalità di questi partenariati garantisce una sinergia tra enti territoriali e innovazione privata che delinea una roadmap dove la cooperazione non è più intesa come filantropia, ma come una corsia preferenziale per il sistema Italia verso mercati emergenti che richiedono tecnologia e governance di qualità, garantendo la stabilità dei progetti nel lungo periodo. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Cooperazione: Codeway, acqua per stabilità e sviluppo locali
Roma, 14 mag. – L’acqua si conferma leva strategica fondamentale per la pace e la stabilità sociale nel continente africano, trasformandosi da sfida emergenziale in opportunità di sviluppo strutturale: è questa la strategia del sistema Italia presentata in occasione della seconda giornata di lavori a Codeway, la manifestazione organizzata da Fiera Roma dedicata alla cooperazione internazionale e allo sviluppo sostenibile in corso fino a domani venerdì 15 maggio, per garantire l’accesso a una risorsa sicura a oltre due miliardi di persone che ancora ne sono prive a livello globale.
Marco Riccardo Rusconi, direttore dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), ha evidenziato come l’acqua permei tutti i 17 obiettivi dell’Agenda 2030, incidendo direttamente su salute, istruzione e uguaglianza di genere. “L’acqua è un elemento che scorre e permea ogni settore dello sviluppo; per affrontarne la complessità occorre un approccio corale che integri infrastrutture, tecnologia e dialogo con le comunità locali”, ha dichiarato Rusconi, citando il rischio che progetti tecnicamente perfetti falliscano senza un’adeguata intermediazione umana.
Il coordinamento tra settore pubblico, privato e accademico trova applicazione concreta in progetti come l'ampliamento del sistema idrico di Brazzaville, nella Repubblica del Congo, destinato a beneficiare oltre un milione di cittadini. Fabio Massimo Ballerini, della Struttura di missione per l’attuazione del Piano Mattei, ha spiegato che la gestione idrica è una priorità politica condivisa con l'Unione africana, supportata da piattaforme di cofinanziamento con la Banca mondiale e la Banca africana di sviluppo.
A sua volta Francesco Maria Rotundi, amministratore delegato di Acea Infrastructures, ha tuttavia avvertito che il successo degli investimenti dipende dalla sostenibilità nel lungo periodo: “Il principale ostacolo non è la mancanza di soluzioni tecniche, ma la carenza di fondi destinati alla manutenzione e alla formazione di capacità gestionale locale; senza queste, il fallimento delle opere è inevitabile”.
L’eccellenza dell'ingegneria ambientale italiana è stata sottolineata anche da Giorgia Scopece, direttrice di Sogesid, che ha richiamato la necessità di superare il modello dei “doni a perdere” - impianti realizzati senza formazione o con sistemi incomprensibili - per puntare su un'autonomia gestionale dei Paesi partner.
In Tunisia, il progetto Tanit rappresenta un modello di questa visione: attraverso il trattamento delle acque reflue, l’Italia punta a recuperare 12.000 ettari di terreno desertico. Biagio Di Terlizzi, direttore del Centro di alti studi agronomici mediterranei (Ciheam) di Bari, ha spiegato che l’obiettivo è “cambiare il colore dell’economia da giallo a verde”, creando occupazione e stabilità attraverso la diplomazia idrica.
In questo scenario si inserisce l’attività del Comitato One Water, rappresentato da Vanessa Curcio, che promuove una visione olistica della risorsa in vista del primo Forum euromediterraneo dell’acqua previsto a Roma in autunno, dal 29 settembre al 2 ottobre prossimi. Nonostante il calo degli aiuti internazionali, scesi del 23% nel 2025, Priyanka Soni del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) ha confermato il ruolo dell'Italia come facilitatore per sbloccare nuovi finanziamenti entro l’inizio del prossimo anno. La sfida della resilienza idrica si configura così come un elemento di sicurezza regionale che, secondo la visione della cooperazione italiana, mira a stabilizzare il continente attraverso il passaggio definitivo dal modello assistenziale a quello del partenariato paritario. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Cooperazione: Codeway, One Health per la sicurezza e lo sviluppo
Roma, 14 mag. – La protezione dalle minacce epidemiche passa per lo studio delle patologie nei territori d’origine attraverso il paradigma "One Health", inteso non più come traguardo teorico, ma come metodologia operativa della cooperazione: è quanto emerso oggi a Codeway Expo, la manifestazione organizzata da Fiera Roma dedicata alla cooperazione internazionale e allo sviluppo sostenibile in corso fino a domani venerdì 15 maggio, durante il panel dedicato alla resilienza delle filiere sanitarie, dove esperti e imprese hanno delineato una nuova strategia di diplomazia scientifica che integra salute umana, animale e ambientale.
Nicola d’Alterio, direttore generale dell’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Abruzzo e del Molise (Izsam), ha sottolineato la funzione di sorveglianza attiva svolta dai tecnici italiani all'estero: “Studiamo le malattie infettive nei territori dove si manifestano per proteggere l'Italia e l'Europa dal loro arrivo; lavoriamo con la stessa passione dei cooperanti perché siamo consci di questa funzione di difesa”. Secondo Laura De Antoniis, dell’Izsam, questo approccio segna un “passaggio dal cosa al come” nella messa a terra dei progetti, trasformando la cooperazione scientifica in uno strumento per facilitare il dialogo tra i Paesi.
Il modello italiano di intervento veterinario trova applicazione concreta anche in aree di crisi, come dimostrato dall'attività del Centro di alti studi agronomici mediterranei (Ciheam) di Bari. Il direttore generale Biagio Di Terlizzi ha riferito della fiducia costruita in Siria e Libia attraverso cliniche mobili, evidenziando che “l’Italia è capace di costruire un servizio veterinario anche in condizioni di fragilità politica, riducendo potenzialmente i costi di prevenzione per l’intero sistema europeo”.
Questa visione integrata è condivisa da Amref Health Africa, che dal 2005 opera nelle zone pastorali del continente con programmi di vaccinazione per oltre 1,8 milioni di capi di bestiame. Marta Sachy, responsabile dei programmi dell’organizzazione non governativa, ha spiegato che in Africa l’approccio è endogeno poiché “il benessere familiare dipende direttamente dalla salute del patrimonio zootecnico”.
Sul fronte industriale, la sfida della sicurezza alimentare viene affrontata attraverso la creazione di filiere agroindustriali autosufficienti. Patrick Ungaro, direttore operativo di Bonifiche Ferraresi International, ha annunciato la gestione di 100 mila ettari in Africa, tra cui un progetto da 36 mila ettari in Algeria, basato su joint venture che escludono l'esportazione dei prodotti per favorire il consumo locale: “Aiutiamo le popolazioni a diventare propositori nelle loro terre attraverso una formazione innovativa che diventi loro patrimonio”.
Anche per Giovanni Sorlini, responsabile qualità del Gruppo Inalca, il controllo delle filiere bovine rappresenta un pilastro della stabilità rurale. Secondo Sorlini, il bovino è un “ecosistema che porta con sé una vera società rurale”, rendendo i partenariati tecnico-scientifici essenziali per mitigare i rischi sanitari che potrebbero minacciare gli investimenti e lo sviluppo dei territori. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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