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Nigeria: pesca ed economia Blu, Abuja cerca cooperazione europea
Abuja, 09 giu. – La Nigeria intende intensificare la lotta contro la pesca illegale attraverso il Programma per gli oceani sostenibili dell'Africa occidentale (Wasop), un'iniziativa finanziata dall'Unione europea con 59 milioni di euro per promuovere la gestione sostenibile delle risorse marine e rafforzare la governance degli oceani nella regione.
L'ambizione della Nigeria di rafforzare la lotta contro la pesca illegale è stata ribadita dal ministro nigeriano degli Affari marittimi e dell'economia blu, Adegboyega Oyetola, durante un incontro ad Abuja con l'ambasciatore dell'Unione europea in Nigeria, Gautier Mignot. Secondo una dichiarazione diffusa domenica dal consigliere speciale del ministro, Nigeria e Ue hanno concordato di intensificare la cooperazione nei settori della sicurezza marittima, della protezione delle risorse ittiche e dello sviluppo sostenibile dell'economia blu. Oyetola ha sottolineato il ruolo strategico del Golfo di Guinea per il commercio internazionale e la crescita economica dell'Africa occidentale, citando il programma Wasop come un'importante opportunità per rafforzare le capacità di sorveglianza marittima, migliorare la governance delle aree marine e combattere più efficacemente la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (Inn).
Il ministro ha detto che la Nigeria desidera partecipare pienamente a questa iniziativa al fine di beneficiare di un maggiore supporto tecnico e finanziario per raggiungere i propri obiettivi di sviluppo dell'economia blu: in questo senso, la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata rimane una delle principali minacce per gli ecosistemi marini, la sicurezza alimentare e i mezzi di sussistenza delle popolazioni costiere. Il ministro nigeriano ha anche evidenziato le riforme intraprese nell'ambito della Politica nazionale per gli affari marittimi e l'economia blu, ricorme che mirano in particolare a modernizzare le infrastrutture portuali, migliorare la logistica marittima e rafforzare la competitività del Paese nel commercio globale.
Oltre alla lotta contro la pirateria, Oyetola ha auspicato una maggiore cooperazione internazionale per contrastare i crimini ambientali, la tratta di esseri umani e le attività di pesca illegale nel Golfo di Guinea: in particolare, ha richiesto un maggiore sostegno da parte dell'Unione europea in materia di sorveglianza marittima, controllo della pesca e rafforzamento delle capacità operative. Da parte sua, l'ambasciatore Mignot ha ribadito l'impegno dell'Ue ad approfondire il partenariato marittimo con la Nigeria, ha presentato il programma Wasop come uno strumento chiave per promuovere la gestione integrata degli oceani, proteggere gli ecosistemi costieri e rafforzare la cooperazione tra gli Stati dell'Africa occidentale: secondo Mignot, questa iniziativa contribuirà anche a migliorare i meccanismi di controllo, a preservare le risorse ittiche e a promuovere lo sviluppo di un'economia blu sostenibile e inclusiva nella regione. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Cooperazione: a Coopera 2026, asse tra formazione, cibo e scuola
Roma, 27 mag. – Un asse strategico tra istruzione, formazione tecnica, sovranità alimentare e geopolitica per ridefinire le relazioni con il continente africano attraverso il Piano Mattei. È il tema emerso nel corso del dibattito della prima sessione di lavoro in occasione della seconda giornata di Coopera 2026, moderato dall'attore e conduttore Cesare Bocci, che ha visto confrontarsi il viceministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Edmondo Cirielli, il ministro dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, e il sottosegretario all'Istruzione e al Merito, Paola Frassinetti.
Il viceministro Cirielli ha sottolineato come la conoscenza e la formazione siano gli elementi trasversali di ogni iniziativa della cooperazione italiana nel sud globale. Cirielli ha spiegato che i fondi destinati alle università per i progetti di internazionalizzazione e la preparazione di formatori in loco sono stati fortemente incrementati, passando da circa 10-15 milioni di euro a oltre 80 milioni di euro. Tra le iniziative concrete, il viceministro ha citato il progetto Tanit in Tunisia per la gestione delle acque e il contrasto alla desertificazione in collaborazione con il Ciheam di Bari, un centro di formazione tecnica in algeria e programmi sanitari in Centrafrica, Senegal ed Etiopia, ricordando inoltre l'avvio a Caserta, d'intesa con la Scuola nazionale dell'amministrazione, di un polo formativo pilota rivolto ai dirigenti pubblici di sei paesi africani per consolidare le istituzioni locali.
Sulla stessa linea, il ministro Lollobrigida ha evidenziato lo stretto legame tra agricoltura e cultura, ricordando che il cibo è ormai diventato un'arma geopolitica non convenzionale, come dimostrato dagli effetti del blocco del corridoio del Mar Nero o dalle origini delle stesse primavere arabe, nate proprio dalla carenza di grano. Lollobrigida ha rimarcato che l'Africa detiene il 65 per cento delle terre arabili del pianeta e una forte riserva demografica giovanile, ma necessita di tecnologia e competenze. Richiamando il G7 dell'Agricoltura di Siracusa esteso a 11 Paesi africani, da cui sono nati il progetto Agricampus e l'iniziativa con l'Ocse sulle sementi, il ministro ha promosso un modello paritario che superi l'approccio "predatorio" storicamente attribuito all'Europa – e oggi associato principalmente a nazioni dell'est del mondo come la Cina – e la logica "caritatevole" degli aiuti a fondo perduto. In questo quadro, Lollobrigida ha esortato a valorizzare le filiere corte attraverso le indicazioni geografiche e ha citato il ruolo del settore privato sano, portando l'esempio di grandi marchi italiani del caffè, come Lavazza e Illy, capaci di sviluppare progetti compatibili con la forestazione e in grado di garantire un reddito equo ai produttori locali.
Il sottosegretario Frassinetti ha infine focalizzato l'attenzione sull'impegno internazionale del ministero dell'Istruzione e del Merito, evidenziando le intese bilaterali già siglate con la Tunisia e con l'Egitto, partner considerato strategico in quanto paese più popoloso dell'area. Frassinetti ha spiegato che l'azione italiana si sviluppa su due pilastri principali. Il primo è il potenziamento della formazione professionale e tecnica attraverso la valorizzazione della riforma del "4+2" – che prevede quattro anni di istruzione superiore e due di Its Academy –, un modello integrato con il sistema delle imprese del territorio che risponde alla domanda di occupazione dei giovani africani tramite l'apprendimento esperienziale. Il secondo pilastro è la diffusione della lingua italiana come strumento di crescita culturale e di accesso a nuove opportunità professionali. Il sottosegretario ha inoltre annunciato che il 5 e 6 giugno si terrà il primo Forum del Mediterraneo dedicato all'educazione tecnica e professionale, che farà seguito all'esperienza del Villaggio Italia organizzato al Cairo nel 2025. Sul piano multilaterale, Frassinetti ha richiamato l'attività del ministro Giuseppe Valditara in seno al comitato direttivo di alto livello dell'Unesco per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, i cui sforzi si concentrano sul contrasto alla dispersione scolastica, sulla qualificazione dei docenti, sulle competenze di base e sulla digitalizzazione della didattica alla luce dello sviluppo dell'intelligenza artificiale. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Cooperazione: Codeway, Regioni porta per internazionalizzazione
Roma, 14 mag. – Un fondo da 40 milioni di euro l'anno per trasformare Regioni e Comuni italiani in porte d'accesso per le piccole e medie imprese nei mercati africani e dei Balcani: la strategia del sistema Italia presentata durante la seconda giornata di lavori a Codeway, la manifestazione organizzata da Fiera Roma dedicata alla cooperazione internazionale e allo sviluppo sostenibile in corso fino a domani venerdì 15 maggio, dove la cooperazione territoriale si è delineata come lo strumento principale per ridurre il rischio operativo dei privati attraverso la fiducia istituzionale.
Dal 2017 l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) ha finanziato 75 progetti per circa 90 milioni di euro, puntando su un modello di partenariato paritario che valorizza le eccellenze dei distretti produttivi nazionali. Secondo Marco Romiti, del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale (Maeci), questo approccio strutturato permette di superare la frammentazione del passato per agire con una visione di sistema.
L’efficacia del modello risiede nel trasferimento di competenze specifiche tra territori omologhi. Per citare un esempio, il Comune di Cremona ha avviato in Tunisia il progetto Zafit per la filiera lattiero-casearia, mettendo a disposizione l'esperienza di un distretto che genera il 25% della produzione italiana. “Abbiamo messo in gioco strumenti e competenze tecniche per consentire alla comunità tunisina di emancipare il proprio comparto come abbiamo fatto noi nel dopoguerra”, ha spiegato Luca Beltrami, responsabile del Comune di Cremona. In Burundi, invece, l’esperienza di “Maison Parma” ha portato alla creazione di un laboratorio per la trasformazione del pomodoro che forma giovani e donne locali. Antonietta Malandri, referente del progetto per il Comune di Parma, ha sottolineato che “non si è trattato di un’esportazione di esperienze, ma di una fusione di metodologie che ha reso l'agricoltura una reale opportunità di reddito”.
La proiezione internazionale tocca poi la filiera della pelle in Etiopia, dove la Regione Marche, come ricordato da Natalino Barbizzi, ha promosso un polo di eccellenza calzaturiera coinvolgendo grandi marchi regionali. In Kenya e Tanzania, la Regione Friuli Venezia Giulia opera attraverso il progetto Rise per il rafforzamento della pesca artigianale e della filiera del caffè, quest’ultima in collaborazione con l’Università di Trieste e Illycaffè. “Vogliamo coltivare chi è nei Paesi partner affinché il collegamento con la realtà economica italiana sia un approdo sicuro”, ha dichiarato Giulio Tarlao del Friuli Venezia Giulia. Anche la Puglia, con il progetto "Resilienza marginale" in Albania, e l’Umbria, con programmi di turismo sostenibile in Angola, confermano il ruolo delle amministrazioni locali come catalizzatori di investimenti.
L'integrazione tecnologica completa il quadro dei partenariati, facilitando l'ingresso delle imprese in settori complessi come le utility e la sanità digitale. La società Mm Spa, municipalizzata del Comune di Milano, collabora con le autorità di Valona per la gestione del ciclo idrico integrato in Albania, trasferendo modelli di gestione manageriale. In Malawi, invece, la società Teamdev supporta il Comune di Perugia attraverso l'uso di sistemi geografici informativi per il monitoraggio sanitario. “L’ente territoriale individua il bisogno e noi offriamo la tecnologia per mappare i fenomeni e supportare i decisori”, ha riferito Michele Petrucci di Teamdev.
Secondo Grazia Sgarra, dell'Aics, la professionalità di questi partenariati garantisce una sinergia tra enti territoriali e innovazione privata che delinea una roadmap dove la cooperazione non è più intesa come filantropia, ma come una corsia preferenziale per il sistema Italia verso mercati emergenti che richiedono tecnologia e governance di qualità, garantendo la stabilità dei progetti nel lungo periodo. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Cooperazione: Codeway, acqua per stabilità e sviluppo locali
Roma, 14 mag. – L’acqua si conferma leva strategica fondamentale per la pace e la stabilità sociale nel continente africano, trasformandosi da sfida emergenziale in opportunità di sviluppo strutturale: è questa la strategia del sistema Italia presentata in occasione della seconda giornata di lavori a Codeway, la manifestazione organizzata da Fiera Roma dedicata alla cooperazione internazionale e allo sviluppo sostenibile in corso fino a domani venerdì 15 maggio, per garantire l’accesso a una risorsa sicura a oltre due miliardi di persone che ancora ne sono prive a livello globale.
Marco Riccardo Rusconi, direttore dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), ha evidenziato come l’acqua permei tutti i 17 obiettivi dell’Agenda 2030, incidendo direttamente su salute, istruzione e uguaglianza di genere. “L’acqua è un elemento che scorre e permea ogni settore dello sviluppo; per affrontarne la complessità occorre un approccio corale che integri infrastrutture, tecnologia e dialogo con le comunità locali”, ha dichiarato Rusconi, citando il rischio che progetti tecnicamente perfetti falliscano senza un’adeguata intermediazione umana.
Il coordinamento tra settore pubblico, privato e accademico trova applicazione concreta in progetti come l'ampliamento del sistema idrico di Brazzaville, nella Repubblica del Congo, destinato a beneficiare oltre un milione di cittadini. Fabio Massimo Ballerini, della Struttura di missione per l’attuazione del Piano Mattei, ha spiegato che la gestione idrica è una priorità politica condivisa con l'Unione africana, supportata da piattaforme di cofinanziamento con la Banca mondiale e la Banca africana di sviluppo.
A sua volta Francesco Maria Rotundi, amministratore delegato di Acea Infrastructures, ha tuttavia avvertito che il successo degli investimenti dipende dalla sostenibilità nel lungo periodo: “Il principale ostacolo non è la mancanza di soluzioni tecniche, ma la carenza di fondi destinati alla manutenzione e alla formazione di capacità gestionale locale; senza queste, il fallimento delle opere è inevitabile”.
L’eccellenza dell'ingegneria ambientale italiana è stata sottolineata anche da Giorgia Scopece, direttrice di Sogesid, che ha richiamato la necessità di superare il modello dei “doni a perdere” - impianti realizzati senza formazione o con sistemi incomprensibili - per puntare su un'autonomia gestionale dei Paesi partner.
In Tunisia, il progetto Tanit rappresenta un modello di questa visione: attraverso il trattamento delle acque reflue, l’Italia punta a recuperare 12.000 ettari di terreno desertico. Biagio Di Terlizzi, direttore del Centro di alti studi agronomici mediterranei (Ciheam) di Bari, ha spiegato che l’obiettivo è “cambiare il colore dell’economia da giallo a verde”, creando occupazione e stabilità attraverso la diplomazia idrica.
In questo scenario si inserisce l’attività del Comitato One Water, rappresentato da Vanessa Curcio, che promuove una visione olistica della risorsa in vista del primo Forum euromediterraneo dell’acqua previsto a Roma in autunno, dal 29 settembre al 2 ottobre prossimi. Nonostante il calo degli aiuti internazionali, scesi del 23% nel 2025, Priyanka Soni del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) ha confermato il ruolo dell'Italia come facilitatore per sbloccare nuovi finanziamenti entro l’inizio del prossimo anno. La sfida della resilienza idrica si configura così come un elemento di sicurezza regionale che, secondo la visione della cooperazione italiana, mira a stabilizzare il continente attraverso il passaggio definitivo dal modello assistenziale a quello del partenariato paritario. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Cooperazione: Codeway, One Health per la sicurezza e lo sviluppo
Roma, 14 mag. – La protezione dalle minacce epidemiche passa per lo studio delle patologie nei territori d’origine attraverso il paradigma "One Health", inteso non più come traguardo teorico, ma come metodologia operativa della cooperazione: è quanto emerso oggi a Codeway Expo, la manifestazione organizzata da Fiera Roma dedicata alla cooperazione internazionale e allo sviluppo sostenibile in corso fino a domani venerdì 15 maggio, durante il panel dedicato alla resilienza delle filiere sanitarie, dove esperti e imprese hanno delineato una nuova strategia di diplomazia scientifica che integra salute umana, animale e ambientale.
Nicola d’Alterio, direttore generale dell’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Abruzzo e del Molise (Izsam), ha sottolineato la funzione di sorveglianza attiva svolta dai tecnici italiani all'estero: “Studiamo le malattie infettive nei territori dove si manifestano per proteggere l'Italia e l'Europa dal loro arrivo; lavoriamo con la stessa passione dei cooperanti perché siamo consci di questa funzione di difesa”. Secondo Laura De Antoniis, dell’Izsam, questo approccio segna un “passaggio dal cosa al come” nella messa a terra dei progetti, trasformando la cooperazione scientifica in uno strumento per facilitare il dialogo tra i Paesi.
Il modello italiano di intervento veterinario trova applicazione concreta anche in aree di crisi, come dimostrato dall'attività del Centro di alti studi agronomici mediterranei (Ciheam) di Bari. Il direttore generale Biagio Di Terlizzi ha riferito della fiducia costruita in Siria e Libia attraverso cliniche mobili, evidenziando che “l’Italia è capace di costruire un servizio veterinario anche in condizioni di fragilità politica, riducendo potenzialmente i costi di prevenzione per l’intero sistema europeo”.
Questa visione integrata è condivisa da Amref Health Africa, che dal 2005 opera nelle zone pastorali del continente con programmi di vaccinazione per oltre 1,8 milioni di capi di bestiame. Marta Sachy, responsabile dei programmi dell’organizzazione non governativa, ha spiegato che in Africa l’approccio è endogeno poiché “il benessere familiare dipende direttamente dalla salute del patrimonio zootecnico”.
Sul fronte industriale, la sfida della sicurezza alimentare viene affrontata attraverso la creazione di filiere agroindustriali autosufficienti. Patrick Ungaro, direttore operativo di Bonifiche Ferraresi International, ha annunciato la gestione di 100 mila ettari in Africa, tra cui un progetto da 36 mila ettari in Algeria, basato su joint venture che escludono l'esportazione dei prodotti per favorire il consumo locale: “Aiutiamo le popolazioni a diventare propositori nelle loro terre attraverso una formazione innovativa che diventi loro patrimonio”.
Anche per Giovanni Sorlini, responsabile qualità del Gruppo Inalca, il controllo delle filiere bovine rappresenta un pilastro della stabilità rurale. Secondo Sorlini, il bovino è un “ecosistema che porta con sé una vera società rurale”, rendendo i partenariati tecnico-scientifici essenziali per mitigare i rischi sanitari che potrebbero minacciare gli investimenti e lo sviluppo dei territori. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Cooperazione: Codeway, le imprese e il mercato delle agenzie Onu
Roma, 14 mag. – Un mercato da oltre 25 miliardi di dollari l’anno che sfida la capacità di proiezione del sistema Italia: a Codeway Expo, i vertici del procurement delle principali agenzie Onu hanno delineato ieri a Fiera Roma le strategie per favorire l'ingresso delle aziende nazionali nelle forniture globali. Martin Arévalo de Leon, rappresentante dell'Ufficio delle Nazioni Unite per i servizi ai progetti (Unops) in Italia, ha moderato la sessione sottolineando l'esigenza di "demistificare" i processi d'acquisto delle Nazioni Unite per renderli accessibili alle eccellenze produttive italiane.
A intervenire sono stati i rappresentati delle principali agenzie Onu. Zimri Del Pino, vice direttore del procurement di Unops, ha spiegato come la “tripla minaccia” di conflitti, crisi climatica e instabilità economica stia spingendo l'Onu verso il rafforzamento delle capacità locali e di partenariati strategici. I numeri, tuttavia, evidenziano un paradosso: a fronte di ben 8.600 fornitori italiani registrati sul portale United Nations Global Marketplace (Ungm), solo 45 hanno finora collaborato attivamente con Unops, lasciando inesplorato un enorme potenziale in ambiti quali infrastrutture, salute ed energie rinnovabili.
L'esigenza di una maggiore integrazione del settore privato è stata ribadita da Sofiane Essayem del Programma alimentare mondiale (Pam/Wfp), che gestisce forniture per 4,6 miliardi di dollari, con un focus prioritario sull'agilità logistica e sul reperimento di risorse in prossimità delle aree di crisi. Claudia Gomez de Ayala, dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), ha illustrato la transizione operativa verso il “procurement di resilienza”, che privilegia soluzioni tecnologiche per la gestione del suolo e sistemi di informazione climatica. Attualmente, ha sottolineato de Ayala, la spesa della Fao con fornitori italiani si attesta su circa 106 milioni di euro, concentrata però in gran parte sui servizi legati alla sede centrale di Roma.
Duccio Maria Tenti del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) ha indicato nelle tecnologie ambientali ed energetiche il vero vantaggio competitivo dell'Italia, invitando le aziende a rispondere entro il primo giugno all'espressione di interesse per i servizi di ingegneria solare. Levon Hovsepyan dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha invece posto l'accento sulla “complessità logistica” mondiale, chiedendo alle imprese non solo qualità, ma anche la capacità di garantirla nelle aree di crisi più remote. Hovsepyan ha ricordato un importante fattore di semplificazione: la reciprocità dei contratti tra le varie agenzie Onu, che permette a chi vince una gara con un'organizzazione di accedere più facilmente agli accordi quadro dell'intero sistema.
L’appello finale dei relatori è stato un invito al dinamismo: i volumi di affari di Francia e Germania con le Nazioni Unite sono attualmente multipli di quelli italiani, segnale di un mercato dove la competenza tecnica nazionale può e deve trovare più spazio. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Cooperazione: Codeway, le imprese per un partenariato tra pari
Roma, 13 mag. – La settima edizione di Codeway Expo è stata inaugurata oggi a Fiera di Roma, consolidandosi come piattaforma di incontro tra il sistema produttivo italiano e i partner internazionali. L'evento, in programma fino al 15 maggio, è organizzato dalla fiera capitolina in collaborazione con la società editoriale Internationalia con il patrocinio del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale (Maeci) e dell'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics). Fabio Casasoli, amministratore unico di Fiera Roma, ha aperto i lavori sottolineando l’evoluzione della manifestazione verso un modello di rete globale.
“Abbiamo ritenuto opportuno, proprio per creare una sinergia tra diversi settori, far coincidere l’evento con manifestazioni dedicate alle energie rinnovabili e all'edilizia sostenibile”, ha dichiarato Casasoli, evidenziando come la fiera sia diventata uno strumento strategico per far conoscere il sistema Italia ai governi stranieri.
Il ruolo dell'industria nel nuovo modello di sviluppo è stato approfondito da Enrico Maria Bagnasco, presidente di Confindustria Assafrica & Mediterraneo, che ha richiamato i 45 anni di presenza dell’associazione nel continente africano. Secondo Bagnasco, la cooperazione moderna deve basarsi sul trasferimento di competenze e capitale umano, integrando tecnologie avanzate e l’internet delle cose in ambiti cruciali come l’agricoltura e le infrastrutture. “Ci piace considerarci uno dei nodi operativi del Piano Mattei”, ha dichiarato il presidente di Assafrica, “uno dei luoghi in cui riusciamo a mettere a terra e trasformare le idee in progetti solidi, capaci di generare un valore che resti nel tempo”.
A definire il quadro strategico dell’impegno industriale è stato il presidente di Federalimentare, Paolo Mascarino, che ha indicato nel settore agroalimentare un pilastro per la stabilità sociale. Mascarino ha annunciato l’avvio di tre progetti specifici nelle filiere del caffè, del cacao e del settore ittico, sottolineando la necessità di costruire partnership credibili e pragmatiche. “Il valore del Piano Mattei sta proprio nel superare una logica meramente assistenzialistica”, ha affermato Mascarino, “per costruire invece un partenariato tra pari fondato su interessi condivisi, sviluppo reciproco e stabilità comune”. Per il presidente di Federalimentare, la sfida attuale è trasformare questa visione strategica in programmi misurabili capaci di generare crescita sia per i Paesi partner sia per il sistema economico nazionale. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Gabon: mercato lavoro, basso tasso di partecipazione femminile
Libreville, 10 mar. – Il tasso di partecipazione delle donne al mercato del lavoro in Gabon è rimasto pressoché stabile attorno al 53% dal 1990, nonostante i progressi registrati negli ultimi decenni nell’istruzione e nello sviluppo delle competenze. A sostenerlo è la Banca mondiale.
Questo dato indica che poco più della metà delle donne in età lavorativa partecipa effettivamente all’attività economica del Paese. La stagnazione evidenzia una sottorappresentazione femminile nel mercato del lavoro, considerata dagli esperti non solo una questione di equità sociale, ma anche un limite allo sviluppo economico. Quando una parte consistente della popolazione resta ai margini dell’attività produttiva, infatti, le possibilità di crescita risultano ridotte.
Tra i principali ostacoli alla piena partecipazione economica delle donne figurano l’accesso limitato al credito, la scarsa protezione sociale e le difficoltà di accesso alle tecnologie digitali. Milioni di donne nei Paesi in via di sviluppo, compreso il Gabon, non dispongono ancora di una connessione Internet adeguata, elemento che oggi rappresenta uno strumento fondamentale per avviare attività economiche e partecipare all’economia digitale.
Secondo gli analisti, politiche pubbliche mirate - come l’ampliamento dell’accesso al credito, il rafforzamento dei sistemi di protezione sociale e lo sviluppo delle infrastrutture digitali - potrebbero favorire una maggiore integrazione delle donne nel mercato del lavoro e contribuire alla crescita economica del Paese. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Somalia: Italia finanzia progetto per economia blu in Puntland
Mogadiscio, 10 feb. – Una missione diplomatica guidata dall’ambasciatore d'Italia in Somalia, Pier Mario Daccò, ha inaugurato nei giorni scorsi a Garowe un'iniziativa strategica da 4,5 milioni di euro per lo sviluppo dell'economia blu e della pesca sostenibile nel Puntland. Il progetto, finanziato dalla Cooperazione Italiana e attuato dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale (Unido), punta a trasformare il settore ittico locale in un sistema imprenditoriale moderno attraverso la creazione di infrastrutture e il rafforzamento delle competenze tecniche.
L’intervento si focalizzerà sulla città di Bosaso, dove sarà realizzato un Centro servizi comune per la conservazione e la lavorazione del pescato gestito da cooperative locali. Secondo quanto riferito dall'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics), l'iniziativa coinvolgerà oltre 370 operatori della filiera, con una quota riservata di 100 posti per l'imprenditoria femminile. Parallelamente, verrà istituita una piattaforma permanente di dialogo sull'economia blu per favorire l'innovazione e l'accesso ai mercati internazionali.
L’ambasciatore Daccò ha sottolineato che il modello operativo si avvarrà dell'esperienza di Federpesca per trasferire gli standard di qualità del Mediterraneo ai produttori somali, mentre Unido Itpo Italia faciliterà il contatto con gli investitori europei.
La visita, che rappresenta il primo impegno ufficiale di Aics fuori dalla capitale Mogadiscio, è stata anche l'occasione per presentare i risultati del nuovo censimento di Garowe, realizzato dalla Società Geografica Italiana con il sostegno di Roma per ottimizzare la gestione amministrativa e l'erogazione dei servizi nella regione. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Africa Occ.: latte, l'obiettivo è ridurre l'importazione
Dakar, 22 gen. – I Paesi dell’Africa occidentale e del Sahel puntano sul latte locale per ridurre la dipendenza dalle importazioni e rafforzare la sicurezza alimentare. A Thiès, in Senegal, governi, associazioni di allevatori e partner tecnici e finanziari si sono riuniti nei giorni scorsi per definire una strategia comune e lanciare una vera e propria offensiva regionale a sostegno della filiera lattiero-casearia. L’iniziativa è promossa dall’Associazione per la promozione l'allevamento del bestiame nel Sahel e nella savana (Apess).
Al centro del confronto c’è stata la necessità di aumentare la produzione, migliorare la raccolta e la conservazione del latte e sviluppare la trasformazione industriale, oggi ancora poco strutturata in molti Paesi della regione. L’obiettivo è valorizzare il potenziale locale e rafforzare catene del valore capaci di garantire maggiore autonomia alimentare, a partire da prodotti di largo consumo come lo yogurt.
Durante i lavori è stata lanciata una piattaforma regionale che riunisce i principali attori del settore. Per il suo presidente, Boureima Dodo, questo strumento permetterà di passare dalle dichiarazioni ai fatti, grazie a un coordinamento stabile tra Stati e partner pubblici, compresa la Cedeao. È prevista anche una conferenza annuale per fare il punto sui progressi e correggere le strategie.
Secondo Dodo, investire nella filiera del latte significa non solo rafforzare la sicurezza alimentare, ma anche creare posti di lavoro e favorire la diversificazione agricola. Restano però forti criticità, a partire dalla carenza di infrastrutture nelle zone di produzione. Strade inadeguate e accesso limitato all’energia rendono difficile la raccolta e la conservazione del latte. Per questo viene indicata l’energia solare come una soluzione chiave per garantire la catena del freddo.
Un altro problema rilevante è la sicurezza. La presidente di un’organizzazione di produttori del Mali, Oumou Sangaré, ha sottolineato come l’instabilità in alcune aree rurali rappresenti un freno per gli allevatori e ha chiesto un maggiore impegno delle autorità per garantire condizioni di lavoro più sicure e redditizie.
La strategia sul latte locale si inserisce in un quadro più ampio di integrazione regionale promosso dalla Cedeao e dai partner internazionali. Secondo le stime, l’Africa occidentale spende ogni anno oltre 500 miliardi di franchi Cfa (762 milioni di euro) per importare prodotti lattiero-caseari. Rafforzare la produzione locale è considerato essenziale per ridurre le importazioni e raddoppiare la produzione di latte fresco entro il 2030, con benefici diretti per l’economia e per le popolazioni della regione. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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