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Rd Congo:Ebola, i contagiati potrebbero essere quasi un migliaio
Kinshasa, 21 mag. – L'epidemia di Ebola che sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo sarebbe molto più estesa di quanto finora ipotizzato, con un numero reale di contagi che potrebbe essere da due a cinque volte superiore ai dati ufficiali registrati. Una recente analisi condotta da esperti dell'Organizzazione mondiale della sanità in collaborazione con l'Imperial College di Londra ha fatto emergere uno scenario preoccupante, stimando che, alla data del 17 maggio, i casi di malattia potrebbero oscillare tra le 400 e le 800 unità, senza escludere che il dato possa superare il migliaio.
Di fronte a questa escalation, la risposta sanitaria internazionale si è intensificata con il dispiegamento di cento tonnellate di materiale medico e attrezzature di protezione destinate alle province orientali del Paese, aree particolarmente difficili da raggiungere a causa dei conflitti armati. L'Organizzazione mondiale della sanità ha ufficialmente classificato il rischio epidemico come elevato sia a livello nazionale sia regionale, sottolineando l'urgenza di rafforzare le attività di tracciamento dei contatti e l'isolamento dei soggetti sospetti per spezzare le catene di trasmissione.
Secondo il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, sebbene il rischio di una pandemia globale rimanga al momento basso, la situazione sul terreno desta una viva preoccupazione. Il ministro della Salute, Roger Kamba, ha confermato che la ricerca attiva nelle zone di salute colpite, tra cui l'Ituri, ha permesso di identificare centinaia di casi probabili, molti dei quali non ancora confermati in laboratorio ma caratterizzati da sintomi compatibili con il virus.
Intervenuto su queste criticità, Florent Uzzeni, responsabile aggiunto delle emergenze presso Medici senza frontiere, ha avvertito che rimane ancora molto lavoro da compiere per contenere la diffusione del contagio. La complessità operativa è aggravata dalle restrizioni logistiche e dalla necessità di garantire la sicurezza degli operatori sanitari in un contesto geografico instabile. La comunità internazionale, inclusa la Commissione europea, mantiene alta la guardia, pur precisando che attualmente non vi sono elementi che richiedano misure restrittive specifiche per i cittadini europei, confermando che il rischio di infezione all'interno dell'Unione europea è estremamente contenuto. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Cooperazione: Codeway, l'Italia punta su filiere sostenibili
Roma, 15 mag. – Dal Nord-est della Siria al Kenya e all'Uganda, l'Italia sta puntando a intervenire sulle filiere alimentari di numerosi Paesi del mondo per ridurre gli sprechi al loro interno e migliorarne la sostenibilità economica, ambientale e sociale. È quanto emerso dalle sessioni dedicate questa mattina ai temi dei sistemi locali del cibo e dei mercati contadini, nell'ambito della fiera Codeway Expo, in corso a Roma.
Nella prima parte della giornata, il panel intitolato “Creare valore nei sistemi locali del cibo - Il modello italiano verso il Food Systems Summit 2027”, ha visto succedersi gli interventi scientifici dei relatori delle università di Siena, Pisa e Bologna che, insieme al Centro internazionale di alti studi agronomici mediterranei (Ciheam) di Bari, stanno elaborando un documento da presentare al summit delle Nazioni Unite sui sistemi alimentari che si terrà il prossimo anno.
Tale percorso si fonda sui risultati di due progetti di assistenza tecnica, il RE.Food e il Foot, rivolti alle coalizioni delle Nazioni Unite impegnate sui fronti della lotta allo spreco alimentare, del riconoscimento del valore reale del cibo e della resilienza delle filiere locali. “Sono progetti in cui vogliamo includere ricerca, formazione e azione concreta”, ha spiegato Massimo Vittuari dell'Alma Mater Studiorum di Bologna, di ritorno da un incontro in Tunisia dove, insieme ai partner locali, sta lavorando per replicare un progetto già attivato nelle mense universitarie di Bologna al fine di ridurre gli sprechi alimentari. “Lavoriamo in Albania, Azerbaijan, Egitto, Giordania e Kenya, su due tipologie di ambienti: filiere alimentari e ambienti di ristorazione collettiva”, ha precisato Vittuari.
Ampio spazio è stato dedicato inoltre al tema dei mercati contadini, sul quale si è soffermato Carmelo Troccoli, che dirige la rete dei mercati Campagna Amica (Coldiretti) e la World Farmers Market Coalition, una “Coalizione globale dei mercati contadini” che riunisce ottanta Paesi. “Nella stragrande maggioranza dei paesi del mondo gli agricoltori non sono liberi di vendere direttamente i propri prodotti come facciamo noi in Italia - ha detto Troccoli - stiamo provando a rompere questa catena di 'schiavitù' in cui un agricoltore deve affidarsi ad un altro rivenditore per poter distribuire il suo prodotto”.
Proprio ai “Farmers market” è stato dedicato il secondo panel della mattinata, “Potenziare i mercati contadini per la trasformazione dei sistemi agroalimentari locali - Partenariato Italia-Fao per la trasformazione dei sistemi agroalimentari locali”.
Come ha spiegato Stefano Campolina della divisione Trasformazione rurale e uguaglianza di genere della Fao, l'agenzia Onu sta attuando un progetto sostenuto dalla World Farmers Market Coalition e finanziato dall'Italia per “promuovere mercati contadini, modelli e meccanismi collettivi per coinvolgere i piccoli produttori in sistemi alimentari sostenibili”. “Il progetto- ha aggiunto - prevede tre attività principali: la mappatura dei mercati contadini, il supporto tecnico alle associazioni dei mercati contadini e il sostegno alla Coalizione nella promozione di un'azione inclusiva”.
“C'è un malinteso sull'economia informale - conclude Richard McCarthy, presidente della World Farmers Market Coalition - l'economia informale non è disorganizzata, bensì molto organizzata, soltanto che spesso non è riconosciuta come legittima. Il nostro proposito, nello sviluppo dei mercati contadini, è iniziare a legittimare l'economia informale, in modo da generare ricchezza sui territori, affinché i contadini possano restare sulla propria terra e il denaro circoli localmente”. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Codeway: basket come integrazione sociale, la storia di Colors
Roma, 15 mag. – “Lo sport per entrare in contatto con la realtà locale, e lo sport come ascensore sociale”. È stato uno dei punti sottolineati da Simone Santi, presidente della Lazio Basket e anima del progetto Colors, iniziativa nata nel 2007 nelle periferie e “trasportata” in Mozambico l’anno successivo. Nel corso di un panel tenuto a Roma nella giornata conclusiva di Codeway Expo, Santi ha parlato dell’importanza dello sport anche nel campo della cooperazione. Un’importanza ribadita da Luciano Buonfiglio, presidente del Coni, il quale ha aggiunto che “lo sport non è semplicemente vincere medaglie” ma è un sistema di valori.
“In Mozambico - ha aggiunto Santi che è anche un imprenditore attivo in vari campi, in particolare nell’energia, nonché presidente della Camera di Commercio italiana in mozambico - il basket è lo sport principale, lo stesso capo di Stato è stato giocatore di basket. Consentire ai giovani abitanti delle periferie della capitale di calcare campi e palazzetti va molto oltre la semplice attività sportiva, perché può aprire porte altrimenti ben serrate”.
Colors conta attualmente 1.100 giocatrici e giocatori, ogni anno attiva 33 borse di studio universitarie e ha a disposizione sette campi e 22 allenatori locali. Emblematico è stato l’impegno di Aldo Corno: “L’allenatore europeo più vincente della storia del basket femminile - ha ricordato Santi - rispondendo a un mio invito ha chiuso la carriera allenando la nostra squadra per un anno”. Tra le storie più significative di Colors, anche quelle di Fabi e Tania: “Due ragazze orfane dei genitori che adesso si trovano negli Stati Uniti con titolo universitario e con borse di studio ottenute proprio grazie al basket”. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Cooperazione: Codeway, lo sviluppo entra nell'emergenza
Roma, 14 mag. – La cooperazione internazionale deve superare la distinzione netta tra soccorso immediato e programmi di crescita, integrando la pianificazione dello sviluppo direttamente all'interno della gestione delle crisi: è l’approccio del “triple nexus” (aiuto umanitario, sviluppo e pace) emerso durante la seconda giornata di lavori a Codeway, la manifestazione organizzata da Fiera Roma dedicata alla cooperazione internazionale e allo sviluppo sostenibile in corso fino a domani venerdì 15 maggio, in occasione di un panel organizzato in collaborazione con il dipartimento della Protezione civile.
Secondo Gianluca Brusco, a capo dell’Unità per gli interventi internazionali di emergenza umanitaria del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale (Maeci), limitarsi ad aiutare le persone a sopravvivere rischierebbe di favorire la loro deumanizzazione. “Dobbiamo aiutare le persone ad affrancarsi dal bisogno di aiuti internazionali”, ha dichiarato Brusco, sottolineando la necessità di lavorare in maniera sincronizzata come una squadra di calcio, dove ogni attore mantiene il proprio ruolo in modo complementare.
L’eccellenza del modello italiano di protezione civile, basato sulla capacità di trasformare il soccorso in resilienza, è stata al centro dell'intervento di Fabio Ciciliano, capo del dipartimento della Protezione civile. Ciciliano ha ricordato come il sistema nazionale, nato cinquant'anni fa dall'intuizione di Giuseppe Zamberletti, sia oggi un leader globale capace di gestire crisi complesse che vanno dalle calamità naturali alla scarsità idrica.
“La gestione delle emergenze costa molto di più della prevenzione e della previsione”, ha avvertito Ciciliano, evidenziando che l’investimento in profilassi e pianificazione è l’unica via economicamente e socialmente sostenibile per garantire la continuità delle comunità colpite. Per il prefetto, la sfida è innanzitutto culturale: “Senza cultura non c'è capacità di capire e, senza capire, non si percepisce il valore della prevenzione”. Ciciliano ha poi rivolto lo sguardo alle nuove generazioni, ricordando che la nostra è la prima epoca in cui i figli rischiano di stare peggio dei genitori: “Dobbiamo ragionare sui piedi dei bambini di oggi che saranno i grandi di domani”.
E in questo spazio operativo non esiste più una separazione temporale tra aiuto e crescita, come confermato anche da Rosario Valastro, presidente nazionale della Croce Rossa Italiana (Cri), secondo il quale l’azione umanitaria deve essere simultanea: “Non esiste più un prima e un dopo; siamo chiamati a salvare vite oggi e a costruire resilienza per il domani”.
L'Italia sostiene questo processo con strumenti concreti come il fondo per lo sminamento umanitario, che ha mobilitato oltre 100 milioni di euro per rendere i territori sicuri e pronti agli investimenti. Secondo Brusco, infatti, la diplomazia umanitaria italiana si distingue per un “pragmatismo etico” che punta a rimanere presente nei contesti più difficili, come la Libia o il Sahel, per evitare di creare pericolosi vuoti geopolitici e normativi. Lo sforzo congiunto del sistema mira dunque a trasformare il soccorso in un processo di autonomia duratura, dove l'innovazione tecnologica e la logistica privata supportano il ritorno alla stabilità sociale. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Cooperazione: Codeway, Regioni porta per internazionalizzazione
Roma, 14 mag. – Un fondo da 40 milioni di euro l'anno per trasformare Regioni e Comuni italiani in porte d'accesso per le piccole e medie imprese nei mercati africani e dei Balcani: la strategia del sistema Italia presentata durante la seconda giornata di lavori a Codeway, la manifestazione organizzata da Fiera Roma dedicata alla cooperazione internazionale e allo sviluppo sostenibile in corso fino a domani venerdì 15 maggio, dove la cooperazione territoriale si è delineata come lo strumento principale per ridurre il rischio operativo dei privati attraverso la fiducia istituzionale.
Dal 2017 l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) ha finanziato 75 progetti per circa 90 milioni di euro, puntando su un modello di partenariato paritario che valorizza le eccellenze dei distretti produttivi nazionali. Secondo Marco Romiti, del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale (Maeci), questo approccio strutturato permette di superare la frammentazione del passato per agire con una visione di sistema.
L’efficacia del modello risiede nel trasferimento di competenze specifiche tra territori omologhi. Per citare un esempio, il Comune di Cremona ha avviato in Tunisia il progetto Zafit per la filiera lattiero-casearia, mettendo a disposizione l'esperienza di un distretto che genera il 25% della produzione italiana. “Abbiamo messo in gioco strumenti e competenze tecniche per consentire alla comunità tunisina di emancipare il proprio comparto come abbiamo fatto noi nel dopoguerra”, ha spiegato Luca Beltrami, responsabile del Comune di Cremona. In Burundi, invece, l’esperienza di “Maison Parma” ha portato alla creazione di un laboratorio per la trasformazione del pomodoro che forma giovani e donne locali. Antonietta Malandri, referente del progetto per il Comune di Parma, ha sottolineato che “non si è trattato di un’esportazione di esperienze, ma di una fusione di metodologie che ha reso l'agricoltura una reale opportunità di reddito”.
La proiezione internazionale tocca poi la filiera della pelle in Etiopia, dove la Regione Marche, come ricordato da Natalino Barbizzi, ha promosso un polo di eccellenza calzaturiera coinvolgendo grandi marchi regionali. In Kenya e Tanzania, la Regione Friuli Venezia Giulia opera attraverso il progetto Rise per il rafforzamento della pesca artigianale e della filiera del caffè, quest’ultima in collaborazione con l’Università di Trieste e Illycaffè. “Vogliamo coltivare chi è nei Paesi partner affinché il collegamento con la realtà economica italiana sia un approdo sicuro”, ha dichiarato Giulio Tarlao del Friuli Venezia Giulia. Anche la Puglia, con il progetto "Resilienza marginale" in Albania, e l’Umbria, con programmi di turismo sostenibile in Angola, confermano il ruolo delle amministrazioni locali come catalizzatori di investimenti.
L'integrazione tecnologica completa il quadro dei partenariati, facilitando l'ingresso delle imprese in settori complessi come le utility e la sanità digitale. La società Mm Spa, municipalizzata del Comune di Milano, collabora con le autorità di Valona per la gestione del ciclo idrico integrato in Albania, trasferendo modelli di gestione manageriale. In Malawi, invece, la società Teamdev supporta il Comune di Perugia attraverso l'uso di sistemi geografici informativi per il monitoraggio sanitario. “L’ente territoriale individua il bisogno e noi offriamo la tecnologia per mappare i fenomeni e supportare i decisori”, ha riferito Michele Petrucci di Teamdev.
Secondo Grazia Sgarra, dell'Aics, la professionalità di questi partenariati garantisce una sinergia tra enti territoriali e innovazione privata che delinea una roadmap dove la cooperazione non è più intesa come filantropia, ma come una corsia preferenziale per il sistema Italia verso mercati emergenti che richiedono tecnologia e governance di qualità, garantendo la stabilità dei progetti nel lungo periodo. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Cooperazione: Codeway, acqua per stabilità e sviluppo locali
Roma, 14 mag. – L’acqua si conferma leva strategica fondamentale per la pace e la stabilità sociale nel continente africano, trasformandosi da sfida emergenziale in opportunità di sviluppo strutturale: è questa la strategia del sistema Italia presentata in occasione della seconda giornata di lavori a Codeway, la manifestazione organizzata da Fiera Roma dedicata alla cooperazione internazionale e allo sviluppo sostenibile in corso fino a domani venerdì 15 maggio, per garantire l’accesso a una risorsa sicura a oltre due miliardi di persone che ancora ne sono prive a livello globale.
Marco Riccardo Rusconi, direttore dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), ha evidenziato come l’acqua permei tutti i 17 obiettivi dell’Agenda 2030, incidendo direttamente su salute, istruzione e uguaglianza di genere. “L’acqua è un elemento che scorre e permea ogni settore dello sviluppo; per affrontarne la complessità occorre un approccio corale che integri infrastrutture, tecnologia e dialogo con le comunità locali”, ha dichiarato Rusconi, citando il rischio che progetti tecnicamente perfetti falliscano senza un’adeguata intermediazione umana.
Il coordinamento tra settore pubblico, privato e accademico trova applicazione concreta in progetti come l'ampliamento del sistema idrico di Brazzaville, nella Repubblica del Congo, destinato a beneficiare oltre un milione di cittadini. Fabio Massimo Ballerini, della Struttura di missione per l’attuazione del Piano Mattei, ha spiegato che la gestione idrica è una priorità politica condivisa con l'Unione africana, supportata da piattaforme di cofinanziamento con la Banca mondiale e la Banca africana di sviluppo.
A sua volta Francesco Maria Rotundi, amministratore delegato di Acea Infrastructures, ha tuttavia avvertito che il successo degli investimenti dipende dalla sostenibilità nel lungo periodo: “Il principale ostacolo non è la mancanza di soluzioni tecniche, ma la carenza di fondi destinati alla manutenzione e alla formazione di capacità gestionale locale; senza queste, il fallimento delle opere è inevitabile”.
L’eccellenza dell'ingegneria ambientale italiana è stata sottolineata anche da Giorgia Scopece, direttrice di Sogesid, che ha richiamato la necessità di superare il modello dei “doni a perdere” - impianti realizzati senza formazione o con sistemi incomprensibili - per puntare su un'autonomia gestionale dei Paesi partner.
In Tunisia, il progetto Tanit rappresenta un modello di questa visione: attraverso il trattamento delle acque reflue, l’Italia punta a recuperare 12.000 ettari di terreno desertico. Biagio Di Terlizzi, direttore del Centro di alti studi agronomici mediterranei (Ciheam) di Bari, ha spiegato che l’obiettivo è “cambiare il colore dell’economia da giallo a verde”, creando occupazione e stabilità attraverso la diplomazia idrica.
In questo scenario si inserisce l’attività del Comitato One Water, rappresentato da Vanessa Curcio, che promuove una visione olistica della risorsa in vista del primo Forum euromediterraneo dell’acqua previsto a Roma in autunno, dal 29 settembre al 2 ottobre prossimi. Nonostante il calo degli aiuti internazionali, scesi del 23% nel 2025, Priyanka Soni del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) ha confermato il ruolo dell'Italia come facilitatore per sbloccare nuovi finanziamenti entro l’inizio del prossimo anno. La sfida della resilienza idrica si configura così come un elemento di sicurezza regionale che, secondo la visione della cooperazione italiana, mira a stabilizzare il continente attraverso il passaggio definitivo dal modello assistenziale a quello del partenariato paritario. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Cooperazione: Codeway, One Health per la sicurezza e lo sviluppo
Roma, 14 mag. – La protezione dalle minacce epidemiche passa per lo studio delle patologie nei territori d’origine attraverso il paradigma "One Health", inteso non più come traguardo teorico, ma come metodologia operativa della cooperazione: è quanto emerso oggi a Codeway Expo, la manifestazione organizzata da Fiera Roma dedicata alla cooperazione internazionale e allo sviluppo sostenibile in corso fino a domani venerdì 15 maggio, durante il panel dedicato alla resilienza delle filiere sanitarie, dove esperti e imprese hanno delineato una nuova strategia di diplomazia scientifica che integra salute umana, animale e ambientale.
Nicola d’Alterio, direttore generale dell’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Abruzzo e del Molise (Izsam), ha sottolineato la funzione di sorveglianza attiva svolta dai tecnici italiani all'estero: “Studiamo le malattie infettive nei territori dove si manifestano per proteggere l'Italia e l'Europa dal loro arrivo; lavoriamo con la stessa passione dei cooperanti perché siamo consci di questa funzione di difesa”. Secondo Laura De Antoniis, dell’Izsam, questo approccio segna un “passaggio dal cosa al come” nella messa a terra dei progetti, trasformando la cooperazione scientifica in uno strumento per facilitare il dialogo tra i Paesi.
Il modello italiano di intervento veterinario trova applicazione concreta anche in aree di crisi, come dimostrato dall'attività del Centro di alti studi agronomici mediterranei (Ciheam) di Bari. Il direttore generale Biagio Di Terlizzi ha riferito della fiducia costruita in Siria e Libia attraverso cliniche mobili, evidenziando che “l’Italia è capace di costruire un servizio veterinario anche in condizioni di fragilità politica, riducendo potenzialmente i costi di prevenzione per l’intero sistema europeo”.
Questa visione integrata è condivisa da Amref Health Africa, che dal 2005 opera nelle zone pastorali del continente con programmi di vaccinazione per oltre 1,8 milioni di capi di bestiame. Marta Sachy, responsabile dei programmi dell’organizzazione non governativa, ha spiegato che in Africa l’approccio è endogeno poiché “il benessere familiare dipende direttamente dalla salute del patrimonio zootecnico”.
Sul fronte industriale, la sfida della sicurezza alimentare viene affrontata attraverso la creazione di filiere agroindustriali autosufficienti. Patrick Ungaro, direttore operativo di Bonifiche Ferraresi International, ha annunciato la gestione di 100 mila ettari in Africa, tra cui un progetto da 36 mila ettari in Algeria, basato su joint venture che escludono l'esportazione dei prodotti per favorire il consumo locale: “Aiutiamo le popolazioni a diventare propositori nelle loro terre attraverso una formazione innovativa che diventi loro patrimonio”.
Anche per Giovanni Sorlini, responsabile qualità del Gruppo Inalca, il controllo delle filiere bovine rappresenta un pilastro della stabilità rurale. Secondo Sorlini, il bovino è un “ecosistema che porta con sé una vera società rurale”, rendendo i partenariati tecnico-scientifici essenziali per mitigare i rischi sanitari che potrebbero minacciare gli investimenti e lo sviluppo dei territori. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Coorperazione: Codeway tra One Health, innovazione e acqua
Roma, 14 mag. – Se la prima giornata di Codeway è stata dedicata a illustrare alle imprese gli strumenti finanziari del Sistema Italia per operare nelle geografie della cooperazione, la seconda giornata della tre giorni romana entra nel vivo dei contenuti, attraversando i grandi dossier che oggi definiscono l'agenda dello sviluppo: salute pubblica, innovazione digitale, capitale umano, acqua, partenariati territoriali e gestione delle crisi. Un percorso, quello in programma giovedì 14 maggio in Sala Plenaria, costruito per offrire alle aziende presenti alla Fiera di Roma una mappa operativa delle traiettorie su cui si sta muovendo la cooperazione italiana e, soprattutto, il Piano Mattei.
Ad aprire la giornata, alle 11, sarà il panel "One Health: l'approccio integrato per filiere agricole e sanitarie resilienti", organizzato in collaborazione con l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Abruzzo e Molise (Izsam). Un appuntamento che intende restituire al concetto di One Health la sua dimensione operativa: non un obiettivo astratto di policy, ma un metodo di lavoro per leggere come un'unica filiera la salute umana, animale e ambientale. Attorno al tavolo, moderato da Laura De Antoniis (Izsam), siederanno i direttori generali del Ciheam di Bari, Biagio Di Terlizzi, e dell'Izsam di Teramo, Nicola D'Alterio, insieme a Marta Sachy di Amref Health Africa - Italia e ai rappresentanti di due gruppi industriali — Bonifiche Ferraresi International e Inalca/Cremonini — a testimonianza di un dialogo concreto tra ricerca, Ong e settore privato.
A seguire, dalle 12, si parlerà di "Ecosistemi di Innovazione locali e cooperazione internazionale", in un panel costruito con il Ciheam di Bari per raccontare come il Sistema Italia stia accompagnando la nascita di startup e incubatori nei Paesi partner, in particolare nel Corno d'Africa. Il filo conduttore, introdotto da Daniele Loi (Dgcs) e moderato da Damiano Petruzzella (Ciheam Bari), è il superamento del modello del beneficiario passivo a favore di partenariati paritari: la finanza d'impatto e le tecnologie come leve per ridurre le cause profonde delle migrazioni forzate e generare lavoro dignitoso in loco. Interverranno, tra gli altri, Eva Spina del Mimit, Duccio Maria Tenti dell'Undp Rome Centre, Giulio Vinaccia (Unido), Mauro Borin (E4Impact) e Gianpiero Menza (Alliance Cgiar).
Alle 13 il focus si sposta sulla formazione tecnica con "Il capitale umano tecnico come leva di sviluppo", panel organizzato con De Lorenzo. Sul tavolo uno studio originale, presentato in anteprima a Codeway, che misura i ritorni economici e l'impatto culturale dell'istruzione tecnico-professionale (Tvet) con un focus specifico sull'Africa subsahariana. Moderato da Massimo Zaurrini, direttore di Africa e Affari, il panel mette in dialogo il direttore di Aics Marco Riccardo Rusconi, Massimo Temporelli (TheFabLab) — cui spetta la presentazione dello studio — Filippo Prosperi (De Lorenzo), Fabio Massimo Ballerini della Struttura di missione Piano Mattei, e gli ambasciatori di Ghana e Kenya in Italia. Una tavola rotonda dedicata a "Formare in contesti difficili: donne, giovani e competenze come strumenti di pace e sviluppo", con Simone Ceresa (Rimi) e Maria Gaudenzi (Avsi), completerà il quadro.
Dalle 14, l'acqua. "Acqua per lo Sviluppo: Il Sistema Italia alla sfida della resilienza idrica in Africa" affronta uno dei dossier centrali della cooperazione italiana: l'Sdg 6 come pilastro del Piano Mattei e leva di pace, sicurezza alimentare e stabilità sociale. Partendo dai risultati del Meeting di Dakar e in preparazione della Un Water Conference 2026, il panel — moderato da Veronique Viriglio (Agi) — riunisce Aics, la Struttura di Missione Piano Mattei (con Anna Veronica Gianasso), il Comitato One Water, il Ciheam Bari, l'Ad di Acea Infrastructures Francesco Maria Rotundi, Giorgia Scopece (Sogesid) e Priyanka Soni (Undp), per analizzare come la gestione idrica stia passando da risposta emergenziale a opportunità di sviluppo strutturale.
In parallelo, sempre alle 14 ma in Conference Room, un appuntamento dedicato ai giovani: "Progettare il futuro: Come prepararsi alle carriere internazionali", organizzato con la Dgcs e moderato da Gherardo Casini, direttore dell'Ufficio di Roma del Desa. Un'occasione concreta per orientarsi tra reclutamento, tirocini ed esperti delle organizzazioni internazionali, con gli interventi di Andrea Bianco, Virginia Izzo, Tommaso Totaro, Elisa Morari (Avsi) e Gabriella Petrina (Vis).
Alle 15 si torna in Sala Plenaria per "Partenariati territoriali e imprese", panel organizzato con Dgcs e Aics — uno dei più ricchi della giornata. Moderato da Massimo Zaurrini (Internationalia), con i saluti della Vice Presidente della Regione Lazio Roberta Angelilli, il panel mostra come la collaborazione strutturata tra enti pubblici locali italiani e Paesi partner stia generando una "corsia preferenziale" per le imprese verso mercati altrimenti difficili da presidiare. Dopo l'apertura strategica affidata a Marco Romiti (Maeci) e Grazia Sgarra (Aics), una lunga serie di casi studio porterà sul palco esperienze concrete: il Comune di Cremona in Tunisia con il progetto Zafit, la Regione Emilia-Romagna e il Comune di Parma in Burundi con la filiera del pomodoro, la Regione Friuli Venezia Giulia con il caffè sostenibile in Tanzania, la Regione Marche con la filiera della pelle e delle calzature in Etiopia, oltre alle testimonianze dirette delle imprese coinvolte — da MM S.p.A. a Teamdev, da Bag Spa (NeroGiardini) e Biotec fino a Bio Energia Trentino.
A chiudere la giornata, alle 16, un panel che affronta uno dei nodi più delicati del lavoro nei contesti fragili: "Al di là dell'emergenza: Integrare aiuto umanitario, sviluppo e pace per rispondere alla complessità delle crisi", organizzato con la Protezione Civile. Il punto di partenza è il riconoscimento che il "modello lineare" — prima l'emergenza, poi lo sviluppo — non regge più di fronte alla policrisi attuale. Moderato ancora da Veronique Viriglio, il confronto riunisce la Dgcs (con Gianluca Brusco, capo unità interventi internazionali di emergenza umanitaria), Aics (Marta Collu), il capo del Dipartimento Protezione Civile Fabio Ciciliano, il presidente nazionale della Croce Rossa Italiana Rosario Valastro, l'eccellenza tecnologica privata di Ceia Spa con il suo Sales Manager Giovanni Giustino sui temi dello sminamento e della sicurezza, e Gabriella Arcadu (Rimi) sui processi di disarmo e reintegro socio-economico. Un'occasione per discutere come fare in modo che, davvero, "l'aiuto di oggi diventi l'autonomia di domani".
Una giornata densa, dunque, che attraversa l'intero arco operativo della cooperazione italiana e che — più dei convegni accademici — punta a tradurre dati, esperienze e politiche in indicazioni concrete per le imprese presenti in Fiera. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Cooperazione: Codeway, le Regioni puntano su fare sistema
Roma, 14 mag. – Il ruolo dei territori nella proiezione internazionale dell’Italia e l’integrazione tra politiche locali e sviluppo globale sono stati i temi al centro di un incontro del coordinamento tecnico interregionale svoltosi ieri in occasione di Codeway Expo, la manifestazione sulla cooperazione internazionale in corso a Fiera Roma fino a domani, venerdì 15 maggio. La sessione, coordinata da Veronica Lenzi della Regione Emilia-Romagna, ha analizzato come la cooperazione decentrata stia evolvendo verso modelli che uniscono l’educazione alla cittadinanza globale con l’internazionalizzazione delle imprese e le relazioni esterne. Mirella Orlandi, della Regione Emilia-Romagna, ha sottolineato che l'ente ha mantenuto costante negli anni uno stanziamento di circa 1,8 milioni di euro annui, suddivisi tra bandi ordinari e interventi di emergenza. Per il 2025, la regione ha approvato 35 progetti focalizzati su 14 Paesi prioritari, tra cui Etiopia, Marocco e Tunisia, con un finanziamento regionale pari al 70% dei costi.
L’esperienza del Friuli Venezia Giulia è stata illustrata da Giulio Tarlao, il quale ha ricordato che la programmazione regionale 2024-2028 dispone di uno stanziamento ordinario di 1,14 milioni di euro. La regione finanzia micro-progetti da 50.000 euro e progetti quadro fino a 150.000 euro, intervenendo in aree strategiche come il Nordafrica, i Balcani e l’Argentina, con iniziative specifiche nel settore della pesca in Libia. Agostino Candito, per la Regione Veneto, ha presentato un budget di circa 570.000 euro per il 2025 destinato a 17 progetti incentrati sulla salute e sull'istruzione di qualità. Il Veneto, ha aggiunto Candito, ha inoltre istituzionalizzato un bando speciale da 147.000 euro per il ripristino dei pozzi d’acqua in Africa e ha riattivato i percorsi di educazione alla cittadinanza globale dopo un'interruzione di cinque anni.
Antonino Lombardo ha evidenziato la solidità della struttura della Regione Lombardia, che opera in base a una legge del 1989 e collabora intensamente con il sistema universitario e le reti della società civile. Tra i progetti di rilievo figurano un’iniziativa per il clima in Tanzania da 2,7 milioni di euro e nove interventi di emergenza umanitaria per 110.000 euro destinati a territori di crisi come Gaza e l’Ucraina. La complessità del finanziamento è stata trattata da Natalino Barbizzi della Regione Marche, la quale, pur non disponendo di nuove risorse regionali per il triennio 2026-2028, gestisce oltre 18 milioni di euro derivanti da progettualità europea e nazionale. Barbizzi ha citato il progetto pilota in Etiopia per il rafforzamento della filiera calzaturiera come esempio di integrazione tra cooperazione e business.
Il rilancio delle attività in Umbria è stato descritto da Alessandra Benni, che ha annunciato la creazione del “Cantiere per la pace” e il rifinanziamento della legge regionale sul commercio equo e solidale per 35.000 euro. Tra i prossimi appuntamenti figura una marcia per la pace in occasione del Salone del Libro di Torino il 17 maggio. Infine, Valerio Salomone ha confermato l’interesse della Regione Lazio a potenziare la propria presenza sui tavoli nazionali attraverso la legge regionale del 2012, puntando a una programmazione ad hoc per le attività di cooperazione allo sviluppo. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Cooperazione: Codeway, le imprese e il mercato delle agenzie Onu
Roma, 14 mag. – Un mercato da oltre 25 miliardi di dollari l’anno che sfida la capacità di proiezione del sistema Italia: a Codeway Expo, i vertici del procurement delle principali agenzie Onu hanno delineato ieri a Fiera Roma le strategie per favorire l'ingresso delle aziende nazionali nelle forniture globali. Martin Arévalo de Leon, rappresentante dell'Ufficio delle Nazioni Unite per i servizi ai progetti (Unops) in Italia, ha moderato la sessione sottolineando l'esigenza di "demistificare" i processi d'acquisto delle Nazioni Unite per renderli accessibili alle eccellenze produttive italiane.
A intervenire sono stati i rappresentati delle principali agenzie Onu. Zimri Del Pino, vice direttore del procurement di Unops, ha spiegato come la “tripla minaccia” di conflitti, crisi climatica e instabilità economica stia spingendo l'Onu verso il rafforzamento delle capacità locali e di partenariati strategici. I numeri, tuttavia, evidenziano un paradosso: a fronte di ben 8.600 fornitori italiani registrati sul portale United Nations Global Marketplace (Ungm), solo 45 hanno finora collaborato attivamente con Unops, lasciando inesplorato un enorme potenziale in ambiti quali infrastrutture, salute ed energie rinnovabili.
L'esigenza di una maggiore integrazione del settore privato è stata ribadita da Sofiane Essayem del Programma alimentare mondiale (Pam/Wfp), che gestisce forniture per 4,6 miliardi di dollari, con un focus prioritario sull'agilità logistica e sul reperimento di risorse in prossimità delle aree di crisi. Claudia Gomez de Ayala, dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), ha illustrato la transizione operativa verso il “procurement di resilienza”, che privilegia soluzioni tecnologiche per la gestione del suolo e sistemi di informazione climatica. Attualmente, ha sottolineato de Ayala, la spesa della Fao con fornitori italiani si attesta su circa 106 milioni di euro, concentrata però in gran parte sui servizi legati alla sede centrale di Roma.
Duccio Maria Tenti del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) ha indicato nelle tecnologie ambientali ed energetiche il vero vantaggio competitivo dell'Italia, invitando le aziende a rispondere entro il primo giugno all'espressione di interesse per i servizi di ingegneria solare. Levon Hovsepyan dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha invece posto l'accento sulla “complessità logistica” mondiale, chiedendo alle imprese non solo qualità, ma anche la capacità di garantirla nelle aree di crisi più remote. Hovsepyan ha ricordato un importante fattore di semplificazione: la reciprocità dei contratti tra le varie agenzie Onu, che permette a chi vince una gara con un'organizzazione di accedere più facilmente agli accordi quadro dell'intero sistema.
L’appello finale dei relatori è stato un invito al dinamismo: i volumi di affari di Francia e Germania con le Nazioni Unite sono attualmente multipli di quelli italiani, segnale di un mercato dove la competenza tecnica nazionale può e deve trovare più spazio. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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