Roma, 26 mag. – In un contesto globale caratterizzato dalla contrazione delle risorse pubbliche disponibili, i partenariati strutturati diventano lo strumento essenziale per moltiplicare l’impatto degli interventi. È il messaggio lanciato questa mattina a Roma durante Coopera 2026, la Conferenza nazionale della cooperazione allo sviluppo, che prosegue anche domani, giunta quest’anno alla sua terza edizione e affermatasi come l’appuntamento chiave per fare il punto sulle priorità e sugli strumenti del Sistema Italia per quel che riguarda il settore della cooperazione.

I lavori, che culmineranno nel pomeriggio all’Auditorium della Conciliazione con l’intervento del ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, si sono aperti all’insegna della necessità di ripensare radicalmente l’architettura degli aiuti con un panel dedicato alla finanza innovativa. A inquadrare il divario tra necessità e fondi è stato Carlo Batori, vice direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo: se per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile mancano all’appello circa 4.000 miliardi di dollari ogni anno, l’aiuto pubblico globale si ferma ad appena 178 miliardi. Eppure, la ricchezza globale ha toccato i 460.000 miliardi di dollari, di cui il 20% risiede proprio nei Paesi in via di sviluppo: ne basterebbe l’1% per colmare il deficit.

Ecco perché, come sottolineato da Stefano Lo Savio, capo dell’Unità per la finanza per lo sviluppo del Maeci, il settore privato non deve più essere considerato un semplice fornitore di fondi, ma un “vero e proprio attore dello sviluppo”. L’Italia, in linea con le direttrici del Piano Mattei, punta a mobilitare in modo coerente e ordinato le risorse di tutti gli attori in campo – istituzioni, banche multilaterali, imprese e società civile – creando un “gioco di squadra” capace di abbattere i rischi e attivare investimenti sostenibili e scalabili, con un’attenzione particolare rivolta ai Paesi partner del continente africano. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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