Roma, 27 mag. – L’aiuto pubblico allo sviluppo dell’Italia ha registrato una crescita costante, posizionando il Paese in controtendenza rispetto alla contrazione globale dei finanziamenti internazionali. È il dato principale emerso durante la seconda giornata del forum Coopera 2026, in occasione della presentazione della revisione tra pari condotta dal Comitato di assistenza allo sviluppo dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse-Dac). Il rapporto, frutto di un monitoraggio svolto tra giugno e novembre 2025 da esperti di Germania e Islanda attraverso oltre cento consultazioni tra Roma, Parigi ed Etiopia, analizza la qualità e l’efficacia del sistema italiano.
Il viceministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Edmondo Cirielli, ha espresso soddisfazione per le conclusioni del documento, che riconosce il carattere strategico e l’approccio innovativo impresso dall’Italia. Cirielli ha evidenziato che nel 2025 l’aiuto pubblico allo sviluppo italiano è aumentato di 6,5 miliardi di euro, pari a un incremento relativo dello 0,03 per cento del reddito nazionale lordo, configurando l’Italia come l’unico Paese del G7 a non aver ridotto i propri stanziamenti a fronte di un calo globale dei donatori stimato intorno al 24 per cento. Il viceministro ha rimarcato che, nonostante il vincolo macroeconomico di un debito pubblico che comporta il pagamento di circa 100 miliardi di euro all’anno di soli interessi, il governo ha confermato la centralità della cooperazione nella politica estera. Questa strategia si articola attraverso il Piano Mattei e la cabina di regia del “Team Italy”, che unisce la Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo (Dgcs) del ministero degli Affari esteri, l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), le università, le organizzazioni della società civile, il settore privato e Cassa depositi e prestiti (Cdp) nel ruolo di banca di sviluppo.
Il presidente dell’Ocse-Dac, Carsten Staur, ha confermato i punti di forza della cooperazione italiana, evidenziando il forte orientamento strategico verso l’Africa, destinataria di quasi due terzi dell’aiuto bilaterale nazionale. Staur ha lodato il radicamento sul campo delle organizzazioni della società civile italiane, l’operatività del Fondo italiano per il clima e la capacità di mobilitare risorse private attraverso la finanza mista. Accanto ai riconoscimenti, il presidente del comitato ha illustrato le raccomandazioni del rapporto per massimizzare l’impatto degli interventi futuri. Tra i nodi critici segnalati vi è il rischio di frammentazione dovuto all’aumento dei Paesi partner, che richiede di mantenere priorità geografiche nette per evitare di disperdere risorse limitate. L’Ocse ha inoltre suggerito di semplificare le procedure decisionali tra ministeri e agenzie per superare i rallentamenti nel coordinamento, di bilanciare attentamente l’uso di prestiti e crediti d’aiuto per preservare la sostenibilità del debito delle nazioni più vulnerabili e di tradurre lo slancio politico in linee guida operative chiare e trasparenti sul terreno. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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