Politica
Cooperazione: Codeway, Regioni porta per internazionalizzazione
Roma, 14 mag. – Un fondo da 40 milioni di euro l'anno per trasformare Regioni e Comuni italiani in porte d'accesso per le piccole e medie imprese nei mercati africani e dei Balcani: la strategia del sistema Italia presentata durante la seconda giornata di lavori a Codeway, la manifestazione organizzata da Fiera Roma dedicata alla cooperazione internazionale e allo sviluppo sostenibile in corso fino a domani venerdì 15 maggio, dove la cooperazione territoriale si è delineata come lo strumento principale per ridurre il rischio operativo dei privati attraverso la fiducia istituzionale.
Dal 2017 l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) ha finanziato 75 progetti per circa 90 milioni di euro, puntando su un modello di partenariato paritario che valorizza le eccellenze dei distretti produttivi nazionali. Secondo Marco Romiti, del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale (Maeci), questo approccio strutturato permette di superare la frammentazione del passato per agire con una visione di sistema.
L’efficacia del modello risiede nel trasferimento di competenze specifiche tra territori omologhi. Per citare un esempio, il Comune di Cremona ha avviato in Tunisia il progetto Zafit per la filiera lattiero-casearia, mettendo a disposizione l'esperienza di un distretto che genera il 25% della produzione italiana. “Abbiamo messo in gioco strumenti e competenze tecniche per consentire alla comunità tunisina di emancipare il proprio comparto come abbiamo fatto noi nel dopoguerra”, ha spiegato Luca Beltrami, responsabile del Comune di Cremona. In Burundi, invece, l’esperienza di “Maison Parma” ha portato alla creazione di un laboratorio per la trasformazione del pomodoro che forma giovani e donne locali. Antonietta Malandri, referente del progetto per il Comune di Parma, ha sottolineato che “non si è trattato di un’esportazione di esperienze, ma di una fusione di metodologie che ha reso l'agricoltura una reale opportunità di reddito”.
La proiezione internazionale tocca poi la filiera della pelle in Etiopia, dove la Regione Marche, come ricordato da Natalino Barbizzi, ha promosso un polo di eccellenza calzaturiera coinvolgendo grandi marchi regionali. In Kenya e Tanzania, la Regione Friuli Venezia Giulia opera attraverso il progetto Rise per il rafforzamento della pesca artigianale e della filiera del caffè, quest’ultima in collaborazione con l’Università di Trieste e Illycaffè. “Vogliamo coltivare chi è nei Paesi partner affinché il collegamento con la realtà economica italiana sia un approdo sicuro”, ha dichiarato Giulio Tarlao del Friuli Venezia Giulia. Anche la Puglia, con il progetto "Resilienza marginale" in Albania, e l’Umbria, con programmi di turismo sostenibile in Angola, confermano il ruolo delle amministrazioni locali come catalizzatori di investimenti.
L'integrazione tecnologica completa il quadro dei partenariati, facilitando l'ingresso delle imprese in settori complessi come le utility e la sanità digitale. La società Mm Spa, municipalizzata del Comune di Milano, collabora con le autorità di Valona per la gestione del ciclo idrico integrato in Albania, trasferendo modelli di gestione manageriale. In Malawi, invece, la società Teamdev supporta il Comune di Perugia attraverso l'uso di sistemi geografici informativi per il monitoraggio sanitario. “L’ente territoriale individua il bisogno e noi offriamo la tecnologia per mappare i fenomeni e supportare i decisori”, ha riferito Michele Petrucci di Teamdev.
Secondo Grazia Sgarra, dell'Aics, la professionalità di questi partenariati garantisce una sinergia tra enti territoriali e innovazione privata che delinea una roadmap dove la cooperazione non è più intesa come filantropia, ma come una corsia preferenziale per il sistema Italia verso mercati emergenti che richiedono tecnologia e governance di qualità, garantendo la stabilità dei progetti nel lungo periodo. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Cooperazione: Codeway, le Regioni puntano su fare sistema
Roma, 14 mag. – Il ruolo dei territori nella proiezione internazionale dell’Italia e l’integrazione tra politiche locali e sviluppo globale sono stati i temi al centro di un incontro del coordinamento tecnico interregionale svoltosi ieri in occasione di Codeway Expo, la manifestazione sulla cooperazione internazionale in corso a Fiera Roma fino a domani, venerdì 15 maggio. La sessione, coordinata da Veronica Lenzi della Regione Emilia-Romagna, ha analizzato come la cooperazione decentrata stia evolvendo verso modelli che uniscono l’educazione alla cittadinanza globale con l’internazionalizzazione delle imprese e le relazioni esterne. Mirella Orlandi, della Regione Emilia-Romagna, ha sottolineato che l'ente ha mantenuto costante negli anni uno stanziamento di circa 1,8 milioni di euro annui, suddivisi tra bandi ordinari e interventi di emergenza. Per il 2025, la regione ha approvato 35 progetti focalizzati su 14 Paesi prioritari, tra cui Etiopia, Marocco e Tunisia, con un finanziamento regionale pari al 70% dei costi.
L’esperienza del Friuli Venezia Giulia è stata illustrata da Giulio Tarlao, il quale ha ricordato che la programmazione regionale 2024-2028 dispone di uno stanziamento ordinario di 1,14 milioni di euro. La regione finanzia micro-progetti da 50.000 euro e progetti quadro fino a 150.000 euro, intervenendo in aree strategiche come il Nordafrica, i Balcani e l’Argentina, con iniziative specifiche nel settore della pesca in Libia. Agostino Candito, per la Regione Veneto, ha presentato un budget di circa 570.000 euro per il 2025 destinato a 17 progetti incentrati sulla salute e sull'istruzione di qualità. Il Veneto, ha aggiunto Candito, ha inoltre istituzionalizzato un bando speciale da 147.000 euro per il ripristino dei pozzi d’acqua in Africa e ha riattivato i percorsi di educazione alla cittadinanza globale dopo un'interruzione di cinque anni.
Antonino Lombardo ha evidenziato la solidità della struttura della Regione Lombardia, che opera in base a una legge del 1989 e collabora intensamente con il sistema universitario e le reti della società civile. Tra i progetti di rilievo figurano un’iniziativa per il clima in Tanzania da 2,7 milioni di euro e nove interventi di emergenza umanitaria per 110.000 euro destinati a territori di crisi come Gaza e l’Ucraina. La complessità del finanziamento è stata trattata da Natalino Barbizzi della Regione Marche, la quale, pur non disponendo di nuove risorse regionali per il triennio 2026-2028, gestisce oltre 18 milioni di euro derivanti da progettualità europea e nazionale. Barbizzi ha citato il progetto pilota in Etiopia per il rafforzamento della filiera calzaturiera come esempio di integrazione tra cooperazione e business.
Il rilancio delle attività in Umbria è stato descritto da Alessandra Benni, che ha annunciato la creazione del “Cantiere per la pace” e il rifinanziamento della legge regionale sul commercio equo e solidale per 35.000 euro. Tra i prossimi appuntamenti figura una marcia per la pace in occasione del Salone del Libro di Torino il 17 maggio. Infine, Valerio Salomone ha confermato l’interesse della Regione Lazio a potenziare la propria presenza sui tavoli nazionali attraverso la legge regionale del 2012, puntando a una programmazione ad hoc per le attività di cooperazione allo sviluppo. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Cooperazione: Codeway, Cirielli "Italia è ponte tra Nord e Sud"
Roma, 13 mag. – Il viceministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Edmondo Cirielli, ha inaugurato oggi la manifestazione Codeway Expo, definendola come la declinazione operativa del Piano Mattei e di una nuova idea di cooperazione internazionale. L'evento, in programma a Fiera Roma fino a venerdì 15 maggio, è organizzato dalla fiera capitolina in collaborazione con la società editoriale Internationalia e il patrocinio del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics).
Cirielli ha spiegato che la strategia italiana adotta un approccio complessivo che non si limita all'Africa e al Sud globale, ma include i Balcani occidentali, il vicinato orientale con la Moldova, il Caucaso con l'Armenia e l'Asia centrale con il Tagikistan. “L’idea è quella di coinvolgere tutto il sistema Italia”, ha dichiarato il viceministro, precisando che l’obiettivo è integrare il contributo delle università e delle organizzazioni della società civile con il sistema finanziario, a partire da Cassa depositi e prestiti (Cdp), Sace e Simest.
Secondo Cirielli, l’intervento del settore privato è essenziale per mobilitare capitali nuovi in un’ottica non assistenziale, volta a creare opportunità concrete di lavoro e formazione specifica nei Paesi partner.
“Vogliamo favorire un meccanismo di sviluppo capace di contrastare lo sfruttamento delle migrazioni irregolari”, ha aggiunto il viceministro, sottolineando la necessità di evitare la sottrazione di risorse umane qualificate a beneficio dell'Occidente.
Riguardo all’efficienza operativa, Cirielli ha evidenziato che negli ultimi tre anni l’impiego delle risorse è salito da una media annua del 50% a oltre il 100%, grazie all'attività dell’Aics e della direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo (Dgcs) del ministero degli Esteri. Il viceministro ha concluso rivendicando per l'Italia il ruolo di “ponte tra Nord e Sud e tra Est e Ovest”, confermando la vocazione del Paese alla creazione di relazioni internazionali pacifiche e globali. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Libano: un cooperante, nel sud la situazione è catastrofica
Beirut, 01 apr. – Il Libano sta attraversando una delle fasi più drammatiche della sua storia recente. Dall’inizio di marzo, l’escalation del conflitto tra Israele e le milizie Hezbollah ha trasformato il sud del Paese e la stessa capitale, Beirut, in un teatro di crisi umanitaria senza precedenti. In questo scenario di estrema instabilità, la cooperazione internazionale si trova a operare in un equilibrio precario, cercando di mantenere vivi progetti essenziali tra ordini di evacuazione e bombardamenti quotidiani.
La situazione nel meridione è definibile “catastrofica” da chi ci vive. Le operazioni militari e gli attacchi aerei israeliani hanno colpito indiscriminatamente aree civili e infrastrutture vitali, costringendo oltre un milione di persone - circa il 20% della popolazione totale - ad abbandonare le proprie case. Tra questi, si contano più di 370.000 bambini che hanno perso improvvisamente il diritto all’istruzione e alla sicurezza.
"Quello che vediamo oggi nel Sud non è solo distruzione fisica, è lo sradicamento di un'intera identità rurale - racconta un cooperante attivo da anni nel distretto di Hasbaya -. Nel sud del Libano, l’impiego sistematico di munizioni al fosforo bianco da parte israeliana, denunciato da diverse organizzazioni internazionali, non sta colpendo solo le persone: sta compromettendo il futuro stesso del territorio. Decine di migliaia di ulivi secolari sono andati distrutti, mentre il suolo, contaminato, resterà improduttivo per anni. Un colpo durissimo per l’agricoltura, che rappresenta la principale fonte di sostentamento per intere comunità.
Gli ordini di evacuazione emessi dalle forze armate israeliane (Idf) coprono ormai l’intera area a sud del fiume Zahrani, estendendosi ben oltre le tradizionali rivendicazioni israeliane legate al fiume Litani. Questo ha generato ondate di sfollamento massicce verso nord, creando una pressione insostenibile su città dell’area del monte Libano e nord Libano come Jounieh e sulla capitale Beirut, dove i profughi vivono in tende improvvisate, veicoli o rifugi sovrappopolati con scarso accesso ad acqua potabile e cure mediche essenziali.
Sul fronte diplomatico, il governo centrale libanese appare fragile e quasi spettatore della tragedia. Pur avendo preso le distanze dalle azioni di Hezbollah e avendo vietato le attività militari del gruppo per tentare di ripristinare la sovranità statale, lo Stato non ha intrapreso azioni militari per difendere i confini, limitandosi a richieste di mediazione a Francia e Stati Uniti. “Questa posizione - continua il cooperante - ha lasciato i civili in una sorta di terra di nessuno istituzionale. Da un lato, Hezbollah considera questa guerra esistenziale e prosegue lo scontro; dall'altro, la popolazione teme che le tensioni interne tra le diverse comunità possano sfociare in una nuova guerra civile, alimentata anche dalla strategia di colpire selettivamente alcune aree per esasperare i conflitti tra residenti e sfollati”.
In questo contesto drammatico , la cooperazione internazionale cerca di non indietreggiare, nonostante i rischi logistici siano diventati estremi. Un esempio significativo è “Rifiuto o risorsa? Responsabilità ambientale e sociale di imprese e municipalità”, progetto della Ong italiana Celim, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics). Il programma opera proprio nel cuore della crisi, nei distretti di Hasbaya e Marjayoun, zone critiche situate lungo il confine. Nonostante la municipalità di Hasbaya non sia stata colpita da bombardamenti sistematici, l'instabilità delle aree circostanti, come le fattorie di Chebaa e il distretto di Marjayoun, rende ogni spostamento un rischio mortale.
"Lavorare oggi significa accettare un blocco operativo quasi totale - spiega lo stesso cooperante -. I nostri fornitori nella valle della Bekaa o nell'area di Dahiye a Beirut sud sono sotto attacco quotidiano. Consegnare materiali o monitorare i siti è diventato un terno al lotto e la sicurezza del personale è la nostra priorità assoluta”.
“Attualmente, il team composto da personale espatriato e staff locale si trova a operare in una situazione di stand-by forzato. Nonostante le gravi limitazioni operative e l’insicurezza diffusa, Celim continua a garantire una presenza attiva sul territorio, facendo leva sul proprio personale libanese, che resta nelle comunità e mantiene i contatti in un contesto segnato da infrastrutture elettriche e stradali gravemente danneggiate. La continuità dell’impegno, anche in condizioni così critiche, rappresenta un elemento essenziale per non interrompere il legame con le municipalità e le comunità coinvolte. Già nel 2024 il progetto era stato costretto a rimodulare le attività, escludendo le aree di Chebaa e Rachaya El Foukar perché troppo esposte; oggi anche i nuovi siti di Jdeidet Marjayoun risultano parzialmente inaccessibili a causa dell’insicurezza diffusa, rendendo ancora più evidente la necessità di un supporto costante e continuativo.”
Mentre nel sud si combatte, a Jounieh, a nord di Beirut, è in fase di avvio un nuovo progetto dedicato all'integrazione dei lavoratori migranti, finanziato dalla Conferenza episcopale italiana. Sebbene quest'area sia relativamente più stabile, la caduta di detriti missilistici e l'enorme afflusso di sfollati mantengono la tensione sociale altissima.
“Il timore più profondo della popolazione, sussurrato tra le macerie, è quello di non poter più tornare alle proprie case - conclude il cooperante -. La paura di una permanenza indefinita nei rifugi e di una possibile pulizia etnica grava sui cittadini come una spada di Damocle. In questo abisso, la cooperazione internazionale rimane uno degli ultimi baluardi di speranza, un tentativo concreto di trasformare, laddove possibile, il rifiuto di una guerra devastante in una risorsa di resilienza per il domani del Libano”. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Rd Congo: vittime guerra, Ue stanzia 81 mln di euro
Kinshasa, 18 feb. – L'Unione europea ha annunciato lo stanziamento di un nuovo pacchetto di aiuti umanitari per un valore di 81 milioni di euro destinato a sostenere le vittime del conflitto nella parte orientale della Repubblica democratica del Congo. La decisione, comunicata dalla Commissione europea, mira a fronteggiare l'aggravarsi della crisi umanitaria in un'area dello Stato devastata dagli scontri tra l'esercito e i gruppi ribelli.
Il finanziamento è stato presentato dal commissario per la Gestione delle crisi, Janez Lenarcic, il quale ha sottolineato come la situazione nel Paese africano abbia raggiunto livelli critici di sofferenza per la popolazione civile. Le risorse verranno impiegate per fornire assistenza medica d'urgenza, cibo, acqua potabile e servizi igienico-sanitari, oltre a garantire protezione ai profughi e agli sfollati interni che hanno abbandonato le proprie abitazioni a causa delle violenze.
L'impegno di Bruxelles si inserisce in un contesto di estrema precarietà, dove si stima che milioni di persone necessitino di assistenza immediata. La Commissione ha inoltre ribadito l'importanza del rispetto del diritto internazionale umanitario da parte di tutte le fazioni coinvolte nel conflitto, chiedendo corridoi sicuri per permettere alle organizzazioni di soccorso di operare senza impedimenti. Oltre ai fondi diretti, l'Ue continuerà a sostenere i ponti aerei umanitari per trasportare forniture essenziali nelle zone più isolate del Paese, dove i collegamenti terrestri sono interrotti o troppo pericolosi.
Il sostegno economico annunciato vuole essere, secondo i vertici di Bruxelles, una risposta alla drammatica escalation dei combattimenti che sta destabilizzando l'intera regione dei Grandi Laghi. Secondo i dati forniti dalle Nazioni Unite, il numero di persone in stato di insicurezza alimentare ha raggiunto cifre record, rendendo vitale l'apporto di partner internazionali per evitare una catastrofe di proporzioni ancora maggiori nel Paese. Le autorità locali sono state sollecitate a collaborare strettamente con le agenzie internazionali per assicurare che gli aiuti raggiungano le fasce più vulnerabili della società. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Africa 2026: Lobasso, un Sistema Italia con la S maiuscola
Roma, 28 gen. – Oggi effettivamente si vedono più missioni di sistema, di un sistema Italia che si sta facendo strada in Africa come non lo faceva prima. E questo, alla luce di riflessioni su un cambiamento di approccio, “di un rapporto maggiormente empatico, di un atteggiamento che si avvicinasse di più a una visione, che partisse da una visione comune e che quindi includesse interculturalmente la maniera di vedere l'argomento, il business, il contratto, la parte doganale, tutto ciò che poteva riguardare il mondo, dei valori che girano intorno al commercio e alla finanza”. Della strategia italiana per l’Africa ha parlato ieri a Roma Fabrizio Lobasso, direttore per il sistema Italia e gli investimenti della Direzione generale crescita ed esportazioni, durante la conferenza Africa 2026, prospettive politiche ed economiche, organizzata da Africa e Affari, in collaborazione con Eni.
Il Piano Mattei per l’Africa viene spiegato da Lobasso con una metafora: quella di un grande caterpillar che traccia una strada molto forte, e vede tutti gli strumenti del sistema Italia come piccoli operai al lavoro sul fianco della strada. “C’è chi si occupa dell’asfalto, chi dei fiorellini, chi colma il fosso. Ed è allora che si apre a fiore quello che è stato piantato non solo due anni fa, ma decine di anni fa con l'impegno del ministero degli Esteri in particolare, non solo della Cooperazione allo sviluppo, ma anche di quella che era la Dgsp, la direzione generale del sistema Paese, e che oggi è la Direzione generale per la crescita e la promozione delle esportazioni. Che lavora quindi per portare acqua a quel mulino e per diventare ancillare, complementare, e quindi soprattutto badare alla filiera (…) per dar la possibilità di finanziamenti non alla testa solamente del serpentone imprenditoriale che si incunea nei meandri del business”.
Mettendo insieme tutti gli strumenti “vedo un movimento assolutamente dinamico e soprattutto riposto al centro dell'attenzione” ha sottolineato Lobasso. “Oggi dopo tanti anni, parliamo di sistema con la S maiuscola, davvero”, un sistema che vede interconnessi le direzioni generali istituzionali, il mondo della cooperazione, gli enti per l’internazionalizzazione e il mondo delle imprese. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Africa: continua il disimpegno di Trump
Roma, 08 gen. – Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha firmato un memorandum che formalizza il ritiro immediato di Washington da 66 organizzazioni, convenzioni e trattati internazionali ritenuti “contrari agli interessi nazionali” americani, una decisione che colpisce in particolare diverse istituzioni e organizzazioni delle Nazioni unite con focus sull'Africa.
Lo si apprende da una nota ufficiale della Casa bianca. Datato 7 gennaio 2026 e indirizzato ai capi dei ministeri e delle agenzie del governo americano, il documento incarica tutte le strutture federali competenti di adottare, "al più presto possibile” le misure necessarie per attuare questo disimpegno. Tra le entità del sistema delle Nazioni unite da cui Washington si sta ritirando ci sono la Commissione economica per l'Africa (Eca), l'Ufficio del consigliere speciale delle Nazioni unite per l'Africa e il Forum permanente sulle persone di discendenza africana.
Il memorandum prevede anche il ritiro di 35 organizzazioni non direttamente dipendenti dalle Nazioni unite, tra cui il Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (Ipcc), l'Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena), l'Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) e il Forum globale su migrazione e sviluppo.
In totale, questa misura interessa 31 entità delle Nazioni unite, tra cui la Convenzione quadro delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici, Un Women, il Fondo delle Nazioni unite per la popolazione (Unfpa), la Conferenza delle Nazioni unite sul commercio e lo sviluppo (Unctad) e la Commissione economica per l'America latina e i Caraibi.
Il documento specifica che l'amministrazione Trump, nel prossimo futuro, potrebbe ritirarsi da altre organizzazioni simili. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Sudafrica: G20, adottata dichiarazione malgrado boicottaggio Usa
Johannesburg, 24 nov. – Il vertice dei leader del Group of Twenty (G20), svoltosi a Johannesburg il 22 e 23 novembre sotto la presidenza sudafricana, si è concluso con l’adozione di una dichiarazione che invita a rafforzare il multilateralismo e a promuovere una governance globale più equa, nonostante il boicottaggio degli Stati Uniti. Lo ha reso noto il ministero sudafricano delle Relazioni internazionali e Cooperazione, confermando la piena approvazione del documento da parte dei membri presenti.
La dichiarazione finale, intitolata “G20 South Africa Summit: Leaders’ Declaration” e composta da 122 paragrafi, affronta in modo esteso le principali sfide economiche e geopolitiche del momento. Il ministro delle Relazioni internazionali, Ronald Lamola, ha definito il testo “un risultato progressivo che rivoluzionerà il modo in cui il Sud globale partecipa e opera nell’economia mondiale”, sottolineando che la presidenza africana del foro ha voluto imprimere un’impronta orientata all’inclusione e alla riforma delle istituzioni globali.
Secondo quanto riportato nel documento pubblicato sul sito del G20, i leader hanno riconosciuto l’urgenza di sostenere i Paesi in via di sviluppo nell’affrontare gli effetti dell’instabilità alimentare, del cambiamento climatico e dell’aumento del debito. La dichiarazione richiama la necessità di rafforzare la sicurezza alimentare globale, sostenere le filiere agricole locali più esposte e migliorare la resilienza agli shock dei prezzi, considerati una delle vulnerabilità più acute per numerosi Paesi del Sud del mondo. Sul fronte finanziario, il vertice conferma l’impegno a migliorare i meccanismi internazionali di gestione del debito e a promuovere un approccio più equo verso i Paesi a basso e medio reddito, riconoscendo che molte economie emergenti affrontano livelli di indebitamento che limitano investimenti pubblici essenziali.
Ampio spazio è dedicato anche alla transizione energetica. Nella dichiarazione ufficiale, i membri del G20 ribadiscono la necessità di aumentare i finanziamenti per le energie rinnovabili e per una “giusta transizione”, con particolare attenzione alle economie più esposte agli effetti della crisi climatica. Il vertice riconosce inoltre il ruolo centrale dell’Africa nelle future catene del valore dell’energia pulita, riaffermando l’importanza di sostenere investimenti in infrastrutture verdi e tecnologie a basse emissioni.
La presidenza sudafricana ha messo al centro anche il tema della riforma delle istituzioni multilaterali, sostenendo che la governance globale deve riflettere meglio la composizione del mondo contemporaneo e garantire una rappresentanza più adeguata al Sud globale. La dichiarazione finale insiste sulla necessità di rafforzare il multilateralismo in un contesto segnato da crescenti tensioni geopolitiche, affermando che “il mondo affronta sfide complesse che richiedono risposte collettive e coordinate”.
Gli Stati Uniti, che avevano annunciato di non partecipare al vertice, hanno reso noto che non riconosceranno alcun documento presentato come consenso del G20 senza il loro esplicito assenso. Secondo la South African G20 sous-sherpa Xolisa Mabhongo — il vice-rappresentante del presidente incaricato di coordinare i lavori tecnici del vertice — Washington aveva inviato una comunicazione ufficiale chiedendo che le conclusioni fossero ridotte a un semplice “chair’s statement”, vale a dire un documento redatto esclusivamente dal Paese che presiede il summit quando non esiste un consenso unanime tra i membri e che, a differenza di una dichiarazione finale, non riflette una posizione collettiva del G20. Il portavoce del ministero sudafricano, Chrispin Phiri, ha replicato che l’assenza degli Stati Uniti “non conferisce loro alcun potere sulle conclusioni del G20”, aggiungendo che Pretoria “non si farà intimidire” e che la “coercizione per assenza” non può essere riconosciuta come strumento negoziale.
Nel corso della conferenza stampa finale, il portavoce della presidenza sudafricana, Vincent Magwenya, ha dichiarato che “il semplice fatto che abbiamo una dichiarazione concordata dimostra che il mondo abbraccia il multilateralismo, la cooperazione e la collaborazione”, mentre Lamola ha definito l’esito del vertice come una conferma del ruolo crescente del continente africano nelle dinamiche globali.
Secondo l’esperto Frank Lekaba della Wits School of Governance, citato dall'agenzia di stampa Xinhua, l’adozione della dichiarazione rappresenta “una vittoria per l’Africa” e “ribadisce la centralità del G20 e della presidenza sudafricana”. Il Sudafrica, primo Paese del continente a guidare il gruppo, ha assunto la presidenza il 1° dicembre 2024.
La tensione diplomatica tra Pretoria e Washington si è riaccesa anche in vista del passaggio di consegne della presidenza del G20, previsto per il 1° dicembre 2025, quando gli Stati Uniti dovrebbero assumere la guida del foro. La Casa Bianca ha comunicato che alla cerimonia interverrà solo un inviato, ma Magwenya ha dichiarato che il presidente Cyril Ramaphosa “non consegnerà la presidenza a un funzionario di basso livello”, giudicando la scelta americana “una violazione del protocollo”. Lamola ha aggiunto che gli Stati Uniti dovranno ritirare la presidenza “direttamente dagli uffici del ministero”, affermando che “nessuno ruberà la scena: il continente africano ha dimostrato la propria centralità”. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Africa: Zaurrini, il Piano Mattei è una strategia concreta
Roma, 12 nov. – “All’inizio tutti ci eravamo immaginati il Piano Mattei come un programma che desse soldi per lavorare con l’Africa, in stile cooperazione ma pensato per i privati. Invece non è così”. Con queste parole Massimo Zaurrini, direttore responsabile di InfoAfrica e Africa e Affari, ha aperto ieri a Milano l'incontro “Piano Mattei: istruzioni per l'uso” dedicato a fare il punto su due anni dell'iniziativa italiana. “Oggi - ha spiegato - il piano non è un semplice strumento di finanziamento, ma un ecosistema, una strategia che crea le condizioni perché imprese, istituzioni e governi possano lavorare insieme con il continente africano”.
Zaurrini ha sottolineato come il progetto, ancora in costruzione, abbia però già prodotto risultati concreti: “È cambiata la narrazione dell’Africa in Italia. Dodici anni fa, quando iniziavamo a parlarne, venivano due persone ai nostri eventi. Oggi abbiamo sale piene con centinaia di iscrizioni”. Un segnale, per il giornalista, che il Piano Mattei ha riportato il continente al centro del dibattito economico e politico nazionale.
In origine, ha ricordato Zaurrini, l’iniziativa era legata alla retorica dell’“aiutiamoli a casa loro”, vista come risposta ai flussi migratori. “Oggi, invece, il tema immigrazione è quasi scomparso dai discorsi ufficiali – ha osservato -. L’approccio si è spostato sulla cooperazione economica, sugli investimenti e sulle competenze”.
Per il direttore di Africa e Affari, la vera novità è che il Piano Mattei “ha restituito all’Italia una politica estera”. Dopo decenni di assenza, il Paese torna a giocare un ruolo riconosciuto anche fuori dall’Europa. “La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è diventata un ponte tra Nord e Sud del mondo, interlocutrice tanto per Bruxelles quanto per i governi africani”, ha detto Zaurrini.
Il confronto con il Global Gateway dell’Unione Europea, dotato di 150 miliardi di euro sulla carta, è inevitabile. “Nonostante la differenza di fondi - ha osservato -, il Piano Mattei si è mosso più rapidamente e ha già superato la fase teorica. Alcune risorse europee stanno addirittura transitando attraverso i suoi canali operativi”.
Zaurrini ha concluso sottolineando che “da scatola vuota il Piano Mattei sta diventando una strategia concreta, con 14 Paesi coinvolti e una rete di strumenti finanziari - da Sace a Simest, da Cdp alla cooperazione - che lavora in sinergia. Non è perfetto, ma è il primo vero tentativo, dopo trent’anni, di costruire una politica estera italiana coerente verso l’Africa”. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Mediterraneo: Napoli capitale della pace grazie ai Med Dialogues
Napoli, 16 ott. – “Napoli è in questi giorni la capitale della pace nel Mediterraneo”: con queste parole evocative il ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, ha detto in occasione dell’apertura dell'undicesima edizione dei "Dialoghi Mediterranei" (Med Dialogues). L'evento, promosso dal ministero italiano degli Affari esteri e della cooperazione internazionale e dall’Istituto per gli studi di politica internazionale (Isci) al Palazzo Reale di Napoli per celebrare i 2500 anni della città, vede la partecipazione straordinaria dei ministri degli Esteri di Israele e Palestina.
"La presenza qui nello stesso palazzo del ministro degli Esteri di Israele e di quello della Palestina significa che qualcosa sta cambiando sul serio," ha dichiarato Tajani a margine dell'apertura, sottolineando che l'incontro serve a "rinforzare questo cessate il fuoco" raggiunto nei giorni scorsi a Gaza.
La conferenza è stata inaugurata dal messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale ha sottolineato come gli ultimi due anni di guerra abbiano tradito l'ideale di un "mare di prossimità", ma ha aggiunto che oggi "vediamo finalmente riaccendersi la speranza". Mattarella ha sollecitato l'impegno di tutti gli attori regionali per "rendere solido questo primo passo di responsabilità".
Da parte sua, Tajani ha ribadito l'azione diplomatica italiana, che mira a fare del Mediterraneo non più un "mare di sofferenza" e ha annunciato il prossimo invio di 100 tonnellate di beni alimentari e l'accoglienza di 150 studenti nell'ambito del corridoio universitario Italia-Gaza.
Il ministro ha sottolineato la centralità dell'Africa nella strategia italiana, insistendo sulla necessità di un partenariato paritario e annunciando un prossimo viaggio istituzionale in Niger, Senegal e Mauritania.
Al termine dell’evento sarà diffusa poi una Dichiarazione di Napoli, in cui si afferma che "la stabilità e la prosperità dell’area passano anche attraverso una rinnovata cooperazione economica”, sottolineando la responsabilità storica dei popoli del Mediterraneo di costruire un futuro di pacifica coesistenza sulle fondamenta gettate dal Piano del Presidente Trump. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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