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Zambia: mini-reti solari a Chadiza, co-finanziamento Ue
Lusaka, 22 gen. – Ignite Energy Access, società specializzata nel dispiegamento di soluzioni solari in Africa, metterà in servizio 15 mini-reti solari nel distretto di Chadiza, nello Zambia orientale. Lo ha comunicato il direttore generale dell’azienda, precisando che si tratta della seconda ondata di progetti consegnati nell’ambito del programma Increased Access to Electricity and Renewable Energy Production (Iaerep).
Secondo Ignite, le nuove installazioni rientrano in un portafoglio complessivo di 60 mini-reti solari in fase di sviluppo nella parte orientale del Paese e forniranno elettricità pulita e stabile a famiglie, scuole, centri sanitari e piccole attività economiche. Il programma Iaerep è cofinanziato dall’Unione europea attraverso il National Authorising Office e vede il coinvolgimento delle autorità zambiane, tra cui la Rural Electrification Authority e il ministero dell’Energia, insieme alle autorità locali.
L’annuncio si inserisce nella crescita di Ignite sul continente: nel settembre 2025 l’azienda ha completato l’acquisizione di Engie Energy Access, la divisione off-grid del gruppo francese Engie, operazione che – secondo la stessa società – ha trasformato Ignite Energy Access nel maggiore operatore africano di elettrificazione off-grid, con circa 15 milioni di utenti in 12 Paesi.
In Zambia, le soluzioni decentrate stanno assumendo un ruolo crescente nella strategia nazionale di accesso all’energia. Secondo la Banca mondiale, mini-reti e sistemi solari domestici potrebbero fornire elettricità a 8,5 milioni di persone entro il 2030, quasi la metà della popolazione attualmente priva di accesso alla corrente. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Africa: al via Premio delle organizzazioni della società civile
Dakar, 21 gen. – Al via il Premio delle rganizzazioni della società civile (Osc) africane 2026 ( Prix des Organisations de la Société Civile Africaines 2026). Lo ha annunciato Epic-Africa in un comunicato nel quale viene specificato che l’edizione di quest'anno, dedicata al tema “Celebrare lo sviluppo guidato dalle comunità”, intende valorizzare il lavoro quotidiano delle organizzazioni e dei leader locali, puntando sull’impatto concreto nelle comunità e su soluzioni costruite “dal basso”. Si tratta di un rilancio dell’iniziativa e non il debutto assoluto, dopo una prima edizione già realizzata negli anni scorsi.
Epic-Africa colloca il Premio in un contesto segnato dalla riduzione dello spazio civico e dalla diminuzione degli aiuti internazionali, sottolineando la necessità di sostenere percorsi di sviluppo in cui decisioni, risorse e risposte restino nelle mani delle comunità. “Per troppo tempo il riconoscimento è andato soprattutto alle organizzazioni più visibili o meglio finanziate”, ha dichiarato Rose Maruru, cofondatrice e direttrice generale di Epic-Africa, secondo quanto riportato nella nota. “Con questi premi vogliamo mettere in luce l’ingegno e l’impegno delle Osc africane e ricordare che lo sviluppo del continente passa prima di tutto dalle sue comunità”, ha aggiunto.
Il programma prevede cinque categorie. Tre sono dedicate alle organizzazioni: “organizzazioni operative”, impegnate direttamente con le comunità nella co-progettazione e nell’attuazione di soluzioni locali; “rafforzatori”, che supportano gli attori sul campo attraverso formazione, strumenti e servizi; “facilitatori”, cioè istituzioni che intervengono su politiche pubbliche, ricerca e quadri strategici per creare un contesto favorevole all’azione locale. Due categorie sono individuali: “leader emergenti”, riservata a persone sotto i 35 anni, e “persone d’impatto a vita”, destinata a figure con un impegno di lungo periodo nel rafforzamento della società civile.
Secondo Epic-Africa, il processo di selezione sarà articolato in tre fasi: un appello a candidature aperto anche a organizzazioni informali; una fase di accompagnamento per documentare l’impatto delle realtà preselezionate (attraverso testimonianze, studi di caso e dati); infine la valutazione di una giuria indipendente composta da esperti africani, che selezionerà vincitori e menzioni speciali.
Epic-Africa ha indicato che le candidature sono aperte a tutte le Osc africane, indipendentemente da dimensione e settore di intervento, e possono essere presentate in francese o inglese. Tutte le organizzazioni candidate avranno inoltre accesso alla piattaforma digitale African Cso Platform, destinata a favorire visibilità, networking e opportunità di finanziamento.
Epic-Africa è un’organizzazione panafricana con sede a Dakar, in Senegal, che lavora per rafforzare e dare maggiore visibilità alle organizzazioni della società civile (Osc) africane, promuovendo iniziative e piattaforme di networking, formazione e valorizzazione dell’impatto, tra cui i Premi delle Osc africane. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Mozambico: Chapo annulla viaggio a Davos per le alluvioni
Maputo, 19 gen. – Il presidente del Mozambico, Daniel Chapo, ha annullato la partecipazione al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, prevista per questa settimana a causa delle gravi alluvioni che hanno colpito il Paese, danneggiando infrastrutture e interessando centinaia di migliaia di persone. “In questo momento la priorità assoluta è salvare vite”, ha scritto Chapo in un messaggio pubblicato su Facebook nella tarda serata di ieri, sottolineando che il Mozambico sta attraversando “un momento difficile”.
Secondo un rapporto diffuso ieri dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), le piogge intense in corso da metà dicembre hanno provocato inondazioni diffuse nelle province di Gaza, Maputo e Sofala, con diversi bacini fluviali oltre i livelli di allerta. Le autorità stimano che oltre 400.000 persone siano state colpite, un numero destinato ad aumentare se le precipitazioni proseguiranno.
Il Sudafrica, Paese confinante, ha dispiegato un elicottero dell’aeronautica per contribuire alle operazioni di ricerca e soccorso. Le piogge intense hanno interessato anche alcune aree sudafricane, incluso il nord-est dove si trova il Kruger National Park, che oggi ha riaperto ai visitatori giornalieri dopo una chiusura di alcuni giorni.
Secondo alcuni analisti, il peggioramento e la maggiore frequenza di episodi di alluvioni nell’Africa sud-orientale sono collegati agli effetti del cambiamento climatico, che rende più intense le tempeste nell’Oceano Indiano. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Giordania: al via progetto smart city ad Aqaba con il Giappone
Amman, 13 gen. – L'Autorità della zona economica speciale di Aqaba (Aseza) ha annunciato l'avvio del progetto di sviluppo Aqaba Smart City, un'iniziativa realizzata in collaborazione con l'Agenzia giapponese per la cooperazione internazionale (Jica).
Il progetto, di durata quadriennale, rientra nel più ampio Piano urbanistico globale di Aqaba (2020-2040) e mira a trasformare lo snodo portuale giordano attraverso soluzioni digitali avanzate. La conferma è arrivata a seguito di un incontro tecnico tenutosi domenica presso la sede dell'Aseza.
Al-Mu'tasim Al-Hindawi, commissario per le infrastrutture e gli affari urbani, ha spiegato che l'iniziativa si articolerà attraverso fasi di pianificazione, capacity building e attuazione pratica. "L'obiettivo è tradurre le visioni strategiche dell'Autorità in progetti fattibili e realizzabili", ha dichiarato Al-Hindawi, sottolineando la volontà di migliorare l'efficienza dei servizi urbani per cittadini, investitori e turisti, promuovendo al contempo la sostenibilità economica e sociale.
La collaborazione con gli esperti della Jica permetterà alla Giordania di potenziare le proprie infrastrutture tecnologiche e di formare risorse umane locali specializzate, consolidando il ruolo di Aqaba come polo logistico e turistico strategico nella regione. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Mali: lanciato progetto educativo rivolto a mille ragazze
Bamako, 09 gen. – Le autorità scolastiche maliane hanno lanciato ieri un programma nazionale volto a migliorare l'accesso e la permanenza a scuola, rivolto nel primo anno a mille ragazze vulnerabili.
Dedicato all'istruzione femminile, il progetto interessa sette comuni della regione di Bougouni ed è in linea con le priorità educative nazionali: secondo una nota ufficiale della Direzione nazionale dell'istruzione di base, il programma è condotto da Lutheran world relief, con finanziamenti forniti da Corus international. L'iniziativa è stata presentata in un momento in cui le autorità scolastiche maliane riconoscono la persistenza di notevoli disparità tra ragazze e ragazzi nell'accesso all'istruzione di base, in particolare nelle zone rurali: in tal senso, il progetto si pone come obiettivo principale quello di rimuovere gli ostacoli in sette comuni della regione di Bougouni, promuovendo l'iscrizione all'istruzione di base entro la fine di settembre 2026. Si basa su un approccio integrato che combina il sostegno educativo e la mobilitazione delle comunità locali.
Secondo recenti dati nazionali, le ragazze hanno maggiori probabilità di abbandonare precocemente la scuola, in particolare a causa di fattori socioeconomici, norme sociali e le incombenze del lavoro domestico. In diverse regioni del Mali meridionale, questi aspetti (economici e culturali) continuano a influenzare i tassi di permanenza scolastica delle ragazze oltre i primi anni dell'istruzione primaria. La regione di Bougouni è una delle aree in cui gli sforzi per l'istruzione delle ragazze restano strettamente legati al sostegno alle famiglie e alla mobilitazione della comunità in materia di istruzione.
Questa iniziativa integra gli sforzi in corso da parte del governo per ridurre le disparità di genere nell'accesso all'istruzione, in un contesto in cui la scolarizzazione delle ragazze rimane una sfida importante in diverse regioni del Paese: il costo complessivo del progetto è stimato in 278.330.933 franchi Cfa (circa 425.000 euro), finanziamenti destinati a sostenere servizi educativi integrati volti a rafforzare le iscrizioni scolastiche e a ridurre il rischio di abbandono scolastico.
L'istruzione femminile è una priorità per il governo, inserita come tale nelle politiche educative nazionali, con meccanismi istituzionali dedicati al monitoraggio degli indicatori di genere all'interno del sistema educativo: tutti questi sforzi mirano a migliorare i tassi di completamento scolastico e a ridurre le persistenti disuguaglianze tra ragazze e ragazzi. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Africa: continua il disimpegno di Trump
Roma, 08 gen. – Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha firmato un memorandum che formalizza il ritiro immediato di Washington da 66 organizzazioni, convenzioni e trattati internazionali ritenuti “contrari agli interessi nazionali” americani, una decisione che colpisce in particolare diverse istituzioni e organizzazioni delle Nazioni unite con focus sull'Africa.
Lo si apprende da una nota ufficiale della Casa bianca. Datato 7 gennaio 2026 e indirizzato ai capi dei ministeri e delle agenzie del governo americano, il documento incarica tutte le strutture federali competenti di adottare, "al più presto possibile” le misure necessarie per attuare questo disimpegno. Tra le entità del sistema delle Nazioni unite da cui Washington si sta ritirando ci sono la Commissione economica per l'Africa (Eca), l'Ufficio del consigliere speciale delle Nazioni unite per l'Africa e il Forum permanente sulle persone di discendenza africana.
Il memorandum prevede anche il ritiro di 35 organizzazioni non direttamente dipendenti dalle Nazioni unite, tra cui il Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (Ipcc), l'Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena), l'Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) e il Forum globale su migrazione e sviluppo.
In totale, questa misura interessa 31 entità delle Nazioni unite, tra cui la Convenzione quadro delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici, Un Women, il Fondo delle Nazioni unite per la popolazione (Unfpa), la Conferenza delle Nazioni unite sul commercio e lo sviluppo (Unctad) e la Commissione economica per l'America latina e i Caraibi.
Il documento specifica che l'amministrazione Trump, nel prossimo futuro, potrebbe ritirarsi da altre organizzazioni simili. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Niger: con Unicef e Airtel, tablet e Internet a scuola
Niamey, 07 gen. – Oltre 4.050 tablet didattici sono distribuiti in questi giorni a 90 scuole elementari e secondarie del Niger, nell'ambito dell'iniziativa "Una settimana, una scuola". Questa distribuzione, supportata dall'Unicef e dal ministero dell'Istruzione Nazionale, dell'Alfabetizzazione e della Promozione delle Lingue, è iniziata simbolicamente con i tablet destinati alla scuola media scentifica, primo passo di un'implementazione graduale che alla fine includerà 15 scuole della regione di Niamey.
Grazie alla partnership tra Unicef e l’operatore telefonico Airtel, tutte le scuole interessate beneficeranno anche di una connessione internet ad alta velocità.
I 4.050 tablet distribuiti sono destinati a trasformare queste scuole in laboratori informatici completamente connessi.
Queste attrezzature serviranno come base per la creazione di biblioteche digitali contenenti programmi ufficiali, risorse didattiche, materiali interattivi e contenuti condivisibili, tutti in linea con i programmi di studio nazionali.
Oltre alle scuole, altri 475 tablet sono stati messi a disposizione del ministero per supportare la raccolta e l'analisi dei dati statistici, una leva strategica per una migliore pianificazione e una gestione più efficace del sistema educativo. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Sudan: El Fasher, per l'Onu la città è una "scena del crimine"
Khartoum, 30 dic. – Una piccola squadra delle Nazioni unite si trova da venerdì 26 dicembre a El-Fasher, in Sudan, città caduta due mesi fa sotto il controllo dei paramilitari delle Forze di supporto rapito (Rsf), che sono entrate in città dopo 500 giorni di martellante e drammatico assedio. È la prima volta in quasi due anni che le Nazioni unite riescono a rientrare in città, dove i civili vivono senza acqua né servizi igienici.
Denise Brown, coordinatrice degli aiuti umanitari delle Nazioni unite che si trova a El Fasher, ha detto all'Afp che la città è come una "scena del crimine" ma ha confermato che le indagini delle Nazioni unite sulle violenze contro i civili saranno condotte da esperti in diritti umani, mentre il suo ufficio si concentrerà sul ripristino degli aiuti ai sopravvissuti.
La presa della città da parte delle Rsf infatti sarebbe stata accompagnata da atrocità di massa, tra cui massacri, torture e violenze sessuali, e ci sarebbero diverse fosse comuni sulle quali tuttavia bisogna ancora fare chiarezza. Da un punto di vista umanitario, invece, Brown ha detto che El Fasher è "l'epicentro della sofferenza umana" del Sudan e la città, che un tempo ospitava più di un milione di persone in fuga dal conflitto, è ancora colpita dalla carestia. "El Fasher è il fantasma di se stessa", ha detto Brown: "Non abbiamo ancora informazioni sufficienti per stabilire quante persone siano ancora qui, sappiamo che gran parte della città è stata distrutta. Le case delle persone rimaste sono state distrutte” e non è stato ancora dato loro accesso alle carceri e, in generale, alle persone formalmente detenute.
Ad El Fasher, la squadra delle Nazioni unite ha potuto constatare che l'ospedale saudita è ancora in piedi e alcuni membri del personale medico sono tuttora presenti. Tuttavia, sono state ormai da tempo esaurite le scorte di farmaci.
La guerra in Sudan ha causato la morte di decine di migliaia di persone e soprattutto costretto 11 milioni di persone ad abbandonare le proprie case, causando quello che l'Onu ha definito "il peggior disastro umanitario del mondo". [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Africa: clima, investimenti Ifad-Gef in Eritrea e Malawi
Addis Abeba, 24 dic. – L'Ifad (Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo) e il Gef (Global Environment Facility) hanno annunciato un nuovo pacchetto di investimenti da oltre 124,5 milioni di dollari destinato a Eritrea, Malawi e Kiribati, finalizzato a rafforzare la resilienza climatica delle comunità rurali. Il finanziamento, formalizzato durante il 70° Consiglio del Gef, comprende 44,5 milioni di dollari stanziati dal fondo ambientale e oltre 80 milioni di dollari di cofinanziamenti, di cui 48,5 milioni provenienti direttamente dall'Ifad.
L’iniziativa mira a sostenere progetti innovativi basati sul ripristino degli ecosistemi e sulla partecipazione diretta delle comunità locali, considerate motori della transizione verso le cosiddette “economie blu-verdi”. Juan Carlos Mendoza Casadiegos, direttore della divisione Ambiente e clima dell'Ifad, ha sottolineato che questi investimenti consentono ai piccoli agricoltori e alle popolazioni insulari di proteggere la biodiversità, creando al contempo nuove opportunità economiche inclusive.
Nell’ambito di questo pacchetto, l’Eritrea riceverà un investimento di circa 32 milioni di dollari per il progetto di “Ripristino degli ecosistemi marini e costieri su base comunitaria”. Il programma integra mezzi di sussistenza legati alla pesca e sensibili alla nutrizione all’interno del piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. L’obiettivo principale è il recupero di 3.500 ettari di mangrovie degradate, con l’ambizione di aumentare del 20% la resilienza climatica della regione. Il progetto adotta un modello innovativo che coinvolge 21.320 famiglie nel ruolo di custodi diretti dei propri habitat marini, garantendo una gestione sostenibile e duratura delle risorse costiere.
Parallelamente all’impegno costiero in Eritrea, l’investimento in Malawi si concentra sulla rigenerazione degli ecosistemi terrestri e sul rafforzamento della capacità di adattamento dei piccoli agricoltori dell’entroterra. Il progetto punta a contrastare il degrado del suolo e a promuovere pratiche agricole resilienti ai frequenti shock climatici della regione, assicurando che le comunità rurali possano mantenere i propri mezzi di sussistenza anche di fronte a siccità o precipitazioni estreme.
Il successo di queste operazioni si basa sulla sinergia tra due istituzioni chiave della cooperazione internazionale. L'Ifad è un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite e un’istituzione finanziaria internazionale con sede a Roma, il cui mandato è esclusivamente focalizzato sulle popolazioni rurali dei Paesi in via di sviluppo, con l’obiettivo di eliminare povertà e fame. Il Gef, invece, è il principale fondo mondiale dedicato alla protezione dell’ambiente globale e funge da meccanismo finanziario per le principali convenzioni internazionali sulla biodiversità e sui cambiamenti climatici.
Eritrea e Malawi si aggiungono a una lista crescente di Paesi africani che hanno già sottoscritto accordi analoghi con il binomio Ifad-Gef per progetti di adattamento climatico. In Africa occidentale, nazioni come Senegal e Mali beneficiano da tempo di fondi legati alla Grande Muraglia Verde per il ripristino delle terre aride. Nell’Africa orientale, il Kenya ha attivato programmi per la gestione resiliente delle risorse idriche, mentre il Mozambico ha siglato intese specifiche per la protezione delle aree costiere soggette a cicloni. Anche Etiopia e Tanzania operano nell’ambito di protocolli di cooperazione che integrano sicurezza alimentare e recupero dei bacini idrografici, confermando un trend continentale di investimenti mirati a trasformare la gestione degli ecosistemi in uno strumento di difesa contro gli shock climatici. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Libia: Undp stanzia 5,5 milioni di euro per il bacino di Ubari
Tripoli, 23 dic. – Il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Undp) ha annunciato l'approvazione di un finanziamento da parte del Fondo Globale per l'Ambiente (Gef) pari a 5,5 milioni di euro per il ripristino del bacino dei laghi di Ubari, nel sud-ovest della Libia. L'iniziativa, che sarà attuata dal ministero dell'Ambiente libico con il supporto tecnico di Undp, mira a invertire il degrado ambientale, proteggere la biodiversità e mitigare gli effetti del cambiamento climatico in una regione strategica del Paese.
Il progetto si articolerà su un arco temporale di cinque anni e si focalizzerà sull'integrazione della gestione del suolo e dell'acqua, introducendo soluzioni basate sulla natura e rafforzando le capacità delle istituzioni nazionali e delle comunità locali nell'adozione di pratiche resilienti ai cambiamenti climatici.
Tra gli obiettivi operativi principali figura la creazione del Parco Nazionale dei Laghi di Ubari, una riserva proposta di 100.000 ettari che richiederà l'aggiornamento degli strumenti di pianificazione e governance ambientale per garantire la conservazione a lungo termine. L'intervento prevede inoltre la riabilitazione di 225 ettari di ecosistemi degradati, tra cui oasi e zone umide, e l'implementazione di sistemi di gestione idrica sostenibile su ulteriori 2.000 ettari per ridurre la pressione sulle scarse risorse naturali dell'area.
Secondo Sophie Kemkhadze, rappresentante residente di Undp, l'investimento rappresenta una scelta strategica per tutelare il patrimonio naturale e ampliare le opportunità di sussistenza sostenibile per la popolazione locale. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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