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Cooperazione: Codeway, lo sviluppo entra nell'emergenza

Roma, 14 mag. – La cooperazione internazionale deve superare la distinzione netta tra soccorso immediato e programmi di crescita, integrando la pianificazione dello sviluppo direttamente all'interno della gestione delle crisi: è l’approccio del “triple nexus” (aiuto umanitario, sviluppo e pace) emerso durante la seconda giornata di lavori a Codeway, la manifestazione organizzata da Fiera Roma dedicata alla cooperazione internazionale e allo sviluppo sostenibile in corso fino a domani venerdì 15 maggio, in occasione di un panel organizzato in collaborazione con il dipartimento della Protezione civile.

Secondo Gianluca Brusco, a capo dell’Unità per gli interventi internazionali di emergenza umanitaria del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale (Maeci), limitarsi ad aiutare le persone a sopravvivere rischierebbe di favorire la loro deumanizzazione. “Dobbiamo aiutare le persone ad affrancarsi dal bisogno di aiuti internazionali”, ha dichiarato Brusco, sottolineando la necessità di lavorare in maniera sincronizzata come una squadra di calcio, dove ogni attore mantiene il proprio ruolo in modo complementare.

L’eccellenza del modello italiano di protezione civile, basato sulla capacità di trasformare il soccorso in resilienza, è stata al centro dell'intervento di Fabio Ciciliano, capo del dipartimento della Protezione civile. Ciciliano ha ricordato come il sistema nazionale, nato cinquant'anni fa dall'intuizione di Giuseppe Zamberletti, sia oggi un leader globale capace di gestire crisi complesse che vanno dalle calamità naturali alla scarsità idrica.

“La gestione delle emergenze costa molto di più della prevenzione e della previsione”, ha avvertito Ciciliano, evidenziando che l’investimento in profilassi e pianificazione è l’unica via economicamente e socialmente sostenibile per garantire la continuità delle comunità colpite. Per il prefetto, la sfida è innanzitutto culturale: “Senza cultura non c'è capacità di capire e, senza capire, non si percepisce il valore della prevenzione”. Ciciliano ha poi rivolto lo sguardo alle nuove generazioni, ricordando che la nostra è la prima epoca in cui i figli rischiano di stare peggio dei genitori: “Dobbiamo ragionare sui piedi dei bambini di oggi che saranno i grandi di domani”.

E in questo spazio operativo non esiste più una separazione temporale tra aiuto e crescita, come confermato anche da Rosario Valastro, presidente nazionale della Croce Rossa Italiana (Cri), secondo il quale l’azione umanitaria deve essere simultanea: “Non esiste più un prima e un dopo; siamo chiamati a salvare vite oggi e a costruire resilienza per il domani”.

L'Italia sostiene questo processo con strumenti concreti come il fondo per lo sminamento umanitario, che ha mobilitato oltre 100 milioni di euro per rendere i territori sicuri e pronti agli investimenti. Secondo Brusco, infatti, la diplomazia umanitaria italiana si distingue per un “pragmatismo etico” che punta a rimanere presente nei contesti più difficili, come la Libia o il Sahel, per evitare di creare pericolosi vuoti geopolitici e normativi. Lo sforzo congiunto del sistema mira dunque a trasformare il soccorso in un processo di autonomia duratura, dove l'innovazione tecnologica e la logistica privata supportano il ritorno alla stabilità sociale. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Cooperazione: Codeway, Regioni porta per internazionalizzazione

Roma, 14 mag. – Un fondo da 40 milioni di euro l'anno per trasformare Regioni e Comuni italiani in porte d'accesso per le piccole e medie imprese nei mercati africani e dei Balcani: la strategia del sistema Italia presentata durante la seconda giornata di lavori a Codeway, la manifestazione organizzata da Fiera Roma dedicata alla cooperazione internazionale e allo sviluppo sostenibile in corso fino a domani venerdì 15 maggio, dove la cooperazione territoriale si è delineata come lo strumento principale per ridurre il rischio operativo dei privati attraverso la fiducia istituzionale.

Dal 2017 l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) ha finanziato 75 progetti per circa 90 milioni di euro, puntando su un modello di partenariato paritario che valorizza le eccellenze dei distretti produttivi nazionali. Secondo Marco Romiti, del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale (Maeci), questo approccio strutturato permette di superare la frammentazione del passato per agire con una visione di sistema.

L’efficacia del modello risiede nel trasferimento di competenze specifiche tra territori omologhi. Per citare un esempio, il Comune di Cremona ha avviato in Tunisia il progetto Zafit per la filiera lattiero-casearia, mettendo a disposizione l'esperienza di un distretto che genera il 25% della produzione italiana. “Abbiamo messo in gioco strumenti e competenze tecniche per consentire alla comunità tunisina di emancipare il proprio comparto come abbiamo fatto noi nel dopoguerra”, ha spiegato Luca Beltrami, responsabile del Comune di Cremona. In Burundi, invece, l’esperienza di “Maison Parma” ha portato alla creazione di un laboratorio per la trasformazione del pomodoro che forma giovani e donne locali. Antonietta Malandri, referente del progetto per il Comune di Parma, ha sottolineato che “non si è trattato di un’esportazione di esperienze, ma di una fusione di metodologie che ha reso l'agricoltura una reale opportunità di reddito”.

La proiezione internazionale tocca poi la filiera della pelle in Etiopia, dove la Regione Marche, come ricordato da Natalino Barbizzi, ha promosso un polo di eccellenza calzaturiera coinvolgendo grandi marchi regionali. In Kenya e Tanzania, la Regione Friuli Venezia Giulia opera attraverso il progetto Rise per il rafforzamento della pesca artigianale e della filiera del caffè, quest’ultima in collaborazione con l’Università di Trieste e Illycaffè. “Vogliamo coltivare chi è nei Paesi partner affinché il collegamento con la realtà economica italiana sia un approdo sicuro”, ha dichiarato Giulio Tarlao del Friuli Venezia Giulia. Anche la Puglia, con il progetto "Resilienza marginale" in Albania, e l’Umbria, con programmi di turismo sostenibile in Angola, confermano il ruolo delle amministrazioni locali come catalizzatori di investimenti.

L'integrazione tecnologica completa il quadro dei partenariati, facilitando l'ingresso delle imprese in settori complessi come le utility e la sanità digitale. La società Mm Spa, municipalizzata del Comune di Milano, collabora con le autorità di Valona per la gestione del ciclo idrico integrato in Albania, trasferendo modelli di gestione manageriale. In Malawi, invece, la società Teamdev supporta il Comune di Perugia attraverso l'uso di sistemi geografici informativi per il monitoraggio sanitario. “L’ente territoriale individua il bisogno e noi offriamo la tecnologia per mappare i fenomeni e supportare i decisori”, ha riferito Michele Petrucci di Teamdev.

Secondo Grazia Sgarra, dell'Aics, la professionalità di questi partenariati garantisce una sinergia tra enti territoriali e innovazione privata che delinea una roadmap dove la cooperazione non è più intesa come filantropia, ma come una corsia preferenziale per il sistema Italia verso mercati emergenti che richiedono tecnologia e governance di qualità, garantendo la stabilità dei progetti nel lungo periodo. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Cooperazione: Codeway, acqua per stabilità e sviluppo locali

Roma, 14 mag. – L’acqua si conferma leva strategica fondamentale per la pace e la stabilità sociale nel continente africano, trasformandosi da sfida emergenziale in opportunità di sviluppo strutturale: è questa la strategia del sistema Italia presentata in occasione della seconda giornata di lavori a Codeway, la manifestazione organizzata da Fiera Roma dedicata alla cooperazione internazionale e allo sviluppo sostenibile in corso fino a domani venerdì 15 maggio, per garantire l’accesso a una risorsa sicura a oltre due miliardi di persone che ancora ne sono prive a livello globale.

Marco Riccardo Rusconi, direttore dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), ha evidenziato come l’acqua permei tutti i 17 obiettivi dell’Agenda 2030, incidendo direttamente su salute, istruzione e uguaglianza di genere. “L’acqua è un elemento che scorre e permea ogni settore dello sviluppo; per affrontarne la complessità occorre un approccio corale che integri infrastrutture, tecnologia e dialogo con le comunità locali”, ha dichiarato Rusconi, citando il rischio che progetti tecnicamente perfetti falliscano senza un’adeguata intermediazione umana.

Il coordinamento tra settore pubblico, privato e accademico trova applicazione concreta in progetti come l'ampliamento del sistema idrico di Brazzaville, nella Repubblica del Congo, destinato a beneficiare oltre un milione di cittadini. Fabio Massimo Ballerini, della Struttura di missione per l’attuazione del Piano Mattei, ha spiegato che la gestione idrica è una priorità politica condivisa con l'Unione africana, supportata da piattaforme di cofinanziamento con la Banca mondiale e la Banca africana di sviluppo.

A sua volta Francesco Maria Rotundi, amministratore delegato di Acea Infrastructures, ha tuttavia avvertito che il successo degli investimenti dipende dalla sostenibilità nel lungo periodo: “Il principale ostacolo non è la mancanza di soluzioni tecniche, ma la carenza di fondi destinati alla manutenzione e alla formazione di capacità gestionale locale; senza queste, il fallimento delle opere è inevitabile”.

L’eccellenza dell'ingegneria ambientale italiana è stata sottolineata anche da Giorgia Scopece, direttrice di Sogesid, che ha richiamato la necessità di superare il modello dei “doni a perdere” - impianti realizzati senza formazione o con sistemi incomprensibili - per puntare su un'autonomia gestionale dei Paesi partner.

In Tunisia, il progetto Tanit rappresenta un modello di questa visione: attraverso il trattamento delle acque reflue, l’Italia punta a recuperare 12.000 ettari di terreno desertico. Biagio Di Terlizzi, direttore del Centro di alti studi agronomici mediterranei (Ciheam) di Bari, ha spiegato che l’obiettivo è “cambiare il colore dell’economia da giallo a verde”, creando occupazione e stabilità attraverso la diplomazia idrica.

In questo scenario si inserisce l’attività del Comitato One Water, rappresentato da Vanessa Curcio, che promuove una visione olistica della risorsa in vista del primo Forum euromediterraneo dell’acqua previsto a Roma in autunno, dal 29 settembre al 2 ottobre prossimi. Nonostante il calo degli aiuti internazionali, scesi del 23% nel 2025, Priyanka Soni del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) ha confermato il ruolo dell'Italia come facilitatore per sbloccare nuovi finanziamenti entro l’inizio del prossimo anno. La sfida della resilienza idrica si configura così come un elemento di sicurezza regionale che, secondo la visione della cooperazione italiana, mira a stabilizzare il continente attraverso il passaggio definitivo dal modello assistenziale a quello del partenariato paritario. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Cooperazione: Codeway, One Health per la sicurezza e lo sviluppo

Roma, 14 mag. – La protezione dalle minacce epidemiche passa per lo studio delle patologie nei territori d’origine attraverso il paradigma "One Health", inteso non più come traguardo teorico, ma come metodologia operativa della cooperazione: è quanto emerso oggi a Codeway Expo, la manifestazione organizzata da Fiera Roma dedicata alla cooperazione internazionale e allo sviluppo sostenibile in corso fino a domani venerdì 15 maggio, durante il panel dedicato alla resilienza delle filiere sanitarie, dove esperti e imprese hanno delineato una nuova strategia di diplomazia scientifica che integra salute umana, animale e ambientale.

Nicola d’Alterio, direttore generale dell’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Abruzzo e del Molise (Izsam), ha sottolineato la funzione di sorveglianza attiva svolta dai tecnici italiani all'estero: “Studiamo le malattie infettive nei territori dove si manifestano per proteggere l'Italia e l'Europa dal loro arrivo; lavoriamo con la stessa passione dei cooperanti perché siamo consci di questa funzione di difesa”. Secondo Laura De Antoniis, dell’Izsam, questo approccio segna un “passaggio dal cosa al come” nella messa a terra dei progetti, trasformando la cooperazione scientifica in uno strumento per facilitare il dialogo tra i Paesi.

Il modello italiano di intervento veterinario trova applicazione concreta anche in aree di crisi, come dimostrato dall'attività del Centro di alti studi agronomici mediterranei (Ciheam) di Bari. Il direttore generale Biagio Di Terlizzi ha riferito della fiducia costruita in Siria e Libia attraverso cliniche mobili, evidenziando che “l’Italia è capace di costruire un servizio veterinario anche in condizioni di fragilità politica, riducendo potenzialmente i costi di prevenzione per l’intero sistema europeo”.

Questa visione integrata è condivisa da Amref Health Africa, che dal 2005 opera nelle zone pastorali del continente con programmi di vaccinazione per oltre 1,8 milioni di capi di bestiame. Marta Sachy, responsabile dei programmi dell’organizzazione non governativa, ha spiegato che in Africa l’approccio è endogeno poiché “il benessere familiare dipende direttamente dalla salute del patrimonio zootecnico”.

Sul fronte industriale, la sfida della sicurezza alimentare viene affrontata attraverso la creazione di filiere agroindustriali autosufficienti. Patrick Ungaro, direttore operativo di Bonifiche Ferraresi International, ha annunciato la gestione di 100 mila ettari in Africa, tra cui un progetto da 36 mila ettari in Algeria, basato su joint venture che escludono l'esportazione dei prodotti per favorire il consumo locale: “Aiutiamo le popolazioni a diventare propositori nelle loro terre attraverso una formazione innovativa che diventi loro patrimonio”.

Anche per Giovanni Sorlini, responsabile qualità del Gruppo Inalca, il controllo delle filiere bovine rappresenta un pilastro della stabilità rurale. Secondo Sorlini, il bovino è un “ecosistema che porta con sé una vera società rurale”, rendendo i partenariati tecnico-scientifici essenziali per mitigare i rischi sanitari che potrebbero minacciare gli investimenti e lo sviluppo dei territori. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Coorperazione: Codeway tra One Health, innovazione e acqua

Roma, 14 mag. – Se la prima giornata di Codeway è stata dedicata a illustrare alle imprese gli strumenti finanziari del Sistema Italia per operare nelle geografie della cooperazione, la seconda giornata della tre giorni romana entra nel vivo dei contenuti, attraversando i grandi dossier che oggi definiscono l'agenda dello sviluppo: salute pubblica, innovazione digitale, capitale umano, acqua, partenariati territoriali e gestione delle crisi. Un percorso, quello in programma giovedì 14 maggio in Sala Plenaria, costruito per offrire alle aziende presenti alla Fiera di Roma una mappa operativa delle traiettorie su cui si sta muovendo la cooperazione italiana e, soprattutto, il Piano Mattei.

Ad aprire la giornata, alle 11, sarà il panel "One Health: l'approccio integrato per filiere agricole e sanitarie resilienti", organizzato in collaborazione con l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Abruzzo e Molise (Izsam). Un appuntamento che intende restituire al concetto di One Health la sua dimensione operativa: non un obiettivo astratto di policy, ma un metodo di lavoro per leggere come un'unica filiera la salute umana, animale e ambientale. Attorno al tavolo, moderato da Laura De Antoniis (Izsam), siederanno i direttori generali del Ciheam di Bari, Biagio Di Terlizzi, e dell'Izsam di Teramo, Nicola D'Alterio, insieme a Marta Sachy di Amref Health Africa - Italia e ai rappresentanti di due gruppi industriali — Bonifiche Ferraresi International e Inalca/Cremonini — a testimonianza di un dialogo concreto tra ricerca, Ong e settore privato.

A seguire, dalle 12, si parlerà di "Ecosistemi di Innovazione locali e cooperazione internazionale", in un panel costruito con il Ciheam di Bari per raccontare come il Sistema Italia stia accompagnando la nascita di startup e incubatori nei Paesi partner, in particolare nel Corno d'Africa. Il filo conduttore, introdotto da Daniele Loi (Dgcs) e moderato da Damiano Petruzzella (Ciheam Bari), è il superamento del modello del beneficiario passivo a favore di partenariati paritari: la finanza d'impatto e le tecnologie come leve per ridurre le cause profonde delle migrazioni forzate e generare lavoro dignitoso in loco. Interverranno, tra gli altri, Eva Spina del Mimit, Duccio Maria Tenti dell'Undp Rome Centre, Giulio Vinaccia (Unido), Mauro Borin (E4Impact) e Gianpiero Menza (Alliance Cgiar).

Alle 13 il focus si sposta sulla formazione tecnica con "Il capitale umano tecnico come leva di sviluppo", panel organizzato con De Lorenzo. Sul tavolo uno studio originale, presentato in anteprima a Codeway, che misura i ritorni economici e l'impatto culturale dell'istruzione tecnico-professionale (Tvet) con un focus specifico sull'Africa subsahariana. Moderato da Massimo Zaurrini, direttore di Africa e Affari, il panel mette in dialogo il direttore di Aics Marco Riccardo Rusconi, Massimo Temporelli (TheFabLab) — cui spetta la presentazione dello studio — Filippo Prosperi (De Lorenzo), Fabio Massimo Ballerini della Struttura di missione Piano Mattei, e gli ambasciatori di Ghana e Kenya in Italia. Una tavola rotonda dedicata a "Formare in contesti difficili: donne, giovani e competenze come strumenti di pace e sviluppo", con Simone Ceresa (Rimi) e Maria Gaudenzi (Avsi), completerà il quadro.

Dalle 14, l'acqua. "Acqua per lo Sviluppo: Il Sistema Italia alla sfida della resilienza idrica in Africa" affronta uno dei dossier centrali della cooperazione italiana: l'Sdg 6 come pilastro del Piano Mattei e leva di pace, sicurezza alimentare e stabilità sociale. Partendo dai risultati del Meeting di Dakar e in preparazione della Un Water Conference 2026, il panel — moderato da Veronique Viriglio (Agi) — riunisce Aics, la Struttura di Missione Piano Mattei (con Anna Veronica Gianasso), il Comitato One Water, il Ciheam Bari, l'Ad di Acea Infrastructures Francesco Maria Rotundi, Giorgia Scopece (Sogesid) e Priyanka Soni (Undp), per analizzare come la gestione idrica stia passando da risposta emergenziale a opportunità di sviluppo strutturale.

In parallelo, sempre alle 14 ma in Conference Room, un appuntamento dedicato ai giovani: "Progettare il futuro: Come prepararsi alle carriere internazionali", organizzato con la Dgcs e moderato da Gherardo Casini, direttore dell'Ufficio di Roma del Desa. Un'occasione concreta per orientarsi tra reclutamento, tirocini ed esperti delle organizzazioni internazionali, con gli interventi di Andrea Bianco, Virginia Izzo, Tommaso Totaro, Elisa Morari (Avsi) e Gabriella Petrina (Vis).

Alle 15 si torna in Sala Plenaria per "Partenariati territoriali e imprese", panel organizzato con Dgcs e Aics — uno dei più ricchi della giornata. Moderato da Massimo Zaurrini (Internationalia), con i saluti della Vice Presidente della Regione Lazio Roberta Angelilli, il panel mostra come la collaborazione strutturata tra enti pubblici locali italiani e Paesi partner stia generando una "corsia preferenziale" per le imprese verso mercati altrimenti difficili da presidiare. Dopo l'apertura strategica affidata a Marco Romiti (Maeci) e Grazia Sgarra (Aics), una lunga serie di casi studio porterà sul palco esperienze concrete: il Comune di Cremona in Tunisia con il progetto Zafit, la Regione Emilia-Romagna e il Comune di Parma in Burundi con la filiera del pomodoro, la Regione Friuli Venezia Giulia con il caffè sostenibile in Tanzania, la Regione Marche con la filiera della pelle e delle calzature in Etiopia, oltre alle testimonianze dirette delle imprese coinvolte — da MM S.p.A. a Teamdev, da Bag Spa (NeroGiardini) e Biotec fino a Bio Energia Trentino.

A chiudere la giornata, alle 16, un panel che affronta uno dei nodi più delicati del lavoro nei contesti fragili: "Al di là dell'emergenza: Integrare aiuto umanitario, sviluppo e pace per rispondere alla complessità delle crisi", organizzato con la Protezione Civile. Il punto di partenza è il riconoscimento che il "modello lineare" — prima l'emergenza, poi lo sviluppo — non regge più di fronte alla policrisi attuale. Moderato ancora da Veronique Viriglio, il confronto riunisce la Dgcs (con Gianluca Brusco, capo unità interventi internazionali di emergenza umanitaria), Aics (Marta Collu), il capo del Dipartimento Protezione Civile Fabio Ciciliano, il presidente nazionale della Croce Rossa Italiana Rosario Valastro, l'eccellenza tecnologica privata di Ceia Spa con il suo Sales Manager Giovanni Giustino sui temi dello sminamento e della sicurezza, e Gabriella Arcadu (Rimi) sui processi di disarmo e reintegro socio-economico. Un'occasione per discutere come fare in modo che, davvero, "l'aiuto di oggi diventi l'autonomia di domani".

Una giornata densa, dunque, che attraversa l'intero arco operativo della cooperazione italiana e che — più dei convegni accademici — punta a tradurre dati, esperienze e politiche in indicazioni concrete per le imprese presenti in Fiera. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Cooperazione: Codeway, le Regioni puntano su fare sistema

Roma, 14 mag. – Il ruolo dei territori nella proiezione internazionale dell’Italia e l’integrazione tra politiche locali e sviluppo globale sono stati i temi al centro di un incontro del coordinamento tecnico interregionale svoltosi ieri in occasione di Codeway Expo, la manifestazione sulla cooperazione internazionale in corso a Fiera Roma fino a domani, venerdì 15 maggio. La sessione, coordinata da Veronica Lenzi della Regione Emilia-Romagna, ha analizzato come la cooperazione decentrata stia evolvendo verso modelli che uniscono l’educazione alla cittadinanza globale con l’internazionalizzazione delle imprese e le relazioni esterne. Mirella Orlandi, della Regione Emilia-Romagna, ha sottolineato che l'ente ha mantenuto costante negli anni uno stanziamento di circa 1,8 milioni di euro annui, suddivisi tra bandi ordinari e interventi di emergenza. Per il 2025, la regione ha approvato 35 progetti focalizzati su 14 Paesi prioritari, tra cui Etiopia, Marocco e Tunisia, con un finanziamento regionale pari al 70% dei costi.

L’esperienza del Friuli Venezia Giulia è stata illustrata da Giulio Tarlao, il quale ha ricordato che la programmazione regionale 2024-2028 dispone di uno stanziamento ordinario di 1,14 milioni di euro. La regione finanzia micro-progetti da 50.000 euro e progetti quadro fino a 150.000 euro, intervenendo in aree strategiche come il Nordafrica, i Balcani e l’Argentina, con iniziative specifiche nel settore della pesca in Libia. Agostino Candito, per la Regione Veneto, ha presentato un budget di circa 570.000 euro per il 2025 destinato a 17 progetti incentrati sulla salute e sull'istruzione di qualità. Il Veneto, ha aggiunto Candito, ha inoltre istituzionalizzato un bando speciale da 147.000 euro per il ripristino dei pozzi d’acqua in Africa e ha riattivato i percorsi di educazione alla cittadinanza globale dopo un'interruzione di cinque anni.

Antonino Lombardo ha evidenziato la solidità della struttura della Regione Lombardia, che opera in base a una legge del 1989 e collabora intensamente con il sistema universitario e le reti della società civile. Tra i progetti di rilievo figurano un’iniziativa per il clima in Tanzania da 2,7 milioni di euro e nove interventi di emergenza umanitaria per 110.000 euro destinati a territori di crisi come Gaza e l’Ucraina. La complessità del finanziamento è stata trattata da Natalino Barbizzi della Regione Marche, la quale, pur non disponendo di nuove risorse regionali per il triennio 2026-2028, gestisce oltre 18 milioni di euro derivanti da progettualità europea e nazionale. Barbizzi ha citato il progetto pilota in Etiopia per il rafforzamento della filiera calzaturiera come esempio di integrazione tra cooperazione e business.

Il rilancio delle attività in Umbria è stato descritto da Alessandra Benni, che ha annunciato la creazione del “Cantiere per la pace” e il rifinanziamento della legge regionale sul commercio equo e solidale per 35.000 euro. Tra i prossimi appuntamenti figura una marcia per la pace in occasione del Salone del Libro di Torino il 17 maggio. Infine, Valerio Salomone ha confermato l’interesse della Regione Lazio a potenziare la propria presenza sui tavoli nazionali attraverso la legge regionale del 2012, puntando a una programmazione ad hoc per le attività di cooperazione allo sviluppo. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Cooperazione: Codeway, le imprese e il mercato delle agenzie Onu

Roma, 14 mag. – Un mercato da oltre 25 miliardi di dollari l’anno che sfida la capacità di proiezione del sistema Italia: a Codeway Expo, i vertici del procurement delle principali agenzie Onu hanno delineato ieri a Fiera Roma le strategie per favorire l'ingresso delle aziende nazionali nelle forniture globali. Martin Arévalo de Leon, rappresentante dell'Ufficio delle Nazioni Unite per i servizi ai progetti (Unops) in Italia, ha moderato la sessione sottolineando l'esigenza di "demistificare" i processi d'acquisto delle Nazioni Unite per renderli accessibili alle eccellenze produttive italiane.

A intervenire sono stati i rappresentati delle principali agenzie Onu. Zimri Del Pino, vice direttore del procurement di Unops, ha spiegato come la “tripla minaccia” di conflitti, crisi climatica e instabilità economica stia spingendo l'Onu verso il rafforzamento delle capacità locali e di partenariati strategici. I numeri, tuttavia, evidenziano un paradosso: a fronte di ben 8.600 fornitori italiani registrati sul portale United Nations Global Marketplace (Ungm), solo 45 hanno finora collaborato attivamente con Unops, lasciando inesplorato un enorme potenziale in ambiti quali infrastrutture, salute ed energie rinnovabili.

L'esigenza di una maggiore integrazione del settore privato è stata ribadita da Sofiane Essayem del Programma alimentare mondiale (Pam/Wfp), che gestisce forniture per 4,6 miliardi di dollari, con un focus prioritario sull'agilità logistica e sul reperimento di risorse in prossimità delle aree di crisi. Claudia Gomez de Ayala, dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), ha illustrato la transizione operativa verso il “procurement di resilienza”, che privilegia soluzioni tecnologiche per la gestione del suolo e sistemi di informazione climatica. Attualmente, ha sottolineato de Ayala, la spesa della Fao con fornitori italiani si attesta su circa 106 milioni di euro, concentrata però in gran parte sui servizi legati alla sede centrale di Roma.

Duccio Maria Tenti del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) ha indicato nelle tecnologie ambientali ed energetiche il vero vantaggio competitivo dell'Italia, invitando le aziende a rispondere entro il primo giugno all'espressione di interesse per i servizi di ingegneria solare. Levon Hovsepyan dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha invece posto l'accento sulla “complessità logistica” mondiale, chiedendo alle imprese non solo qualità, ma anche la capacità di garantirla nelle aree di crisi più remote. Hovsepyan ha ricordato un importante fattore di semplificazione: la reciprocità dei contratti tra le varie agenzie Onu, che permette a chi vince una gara con un'organizzazione di accedere più facilmente agli accordi quadro dell'intero sistema.

L’appello finale dei relatori è stato un invito al dinamismo: i volumi di affari di Francia e Germania con le Nazioni Unite sono attualmente multipli di quelli italiani, segnale di un mercato dove la competenza tecnica nazionale può e deve trovare più spazio. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Cooperazione: Codeway, Global Fund chiama aziende farmaceutiche

Roma, 13 mag. – Il coinvolgimento del settore privato è essenziale per salvare più vite e rafforzare i sistemi sanitari mondiali, mentre innovazione, supply chain e produzione locale si stanno dimistrando leve sempre più centrali. È questo il messaggio lanciato dai rappresentanti del Fondo globale per la lotta all'Aids, la tubercolosi e la malaria (Global Fund) intervenuti ieri al panel “Salute globale: quali opportunità per il settore privato?” a Codeway Expo 2026, il salone della cooperazione allo sviluppo in corso alla Fiera di Roma.

Il dibattito ha riunito rappresentanti delle principali iniziative globali per la salute per discutere modelli di partnership, strumenti di finanziamento e opportunità concrete di collaborazione con il settore privato italiano.

Hui Yang, a capo dell supply operations di Global Fund ha spiegato che “Global Fund acquista su larga scala prodotti sanitari essenziali, dai farmaci e dai dispositivi diagnostici alle zanzariere, alle attrezzature di laboratorio e agli strumenti digitali", garantendo "un buon rapporto qualità-prezzo e consegne affidabili per i Paesi che serviamo”.

“Per le imprese, lavorare con Global Fund è un modo per contribuire allo sviluppo umano attraverso partnership trasparenti ed efficaci", ha aggiunto John Fairhurst, che guida l'ufficio per il coinvolgimento del settore privato. Fairhurst ha auspicato nuove collaborazioni con le aziende farmaceutiche italiane in mercati strutturati, trasparenti e prevedibili, "per contribuire a migliorare la salute e la dignità di milioni di persone”. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Cooperazione: Codeway, presentati gli strumenti per le imprese

Roma, 13 mag. – Il workshop dedicato al ruolo del settore privato nella crescita e nello sviluppo internazionale, promosso oggi nell’ambito di Codeway Expo, la manifestazione sulla cooperazione internazionale in corso a Fiera Roma fino al 15 maggio, ha presentato gli strumenti operativi per le imprese italiane impegnate nei Paesi partner.

Tra i relatori che sono intervenuti Stefano Lo Savio, capo unità per la finanza per lo sviluppo, l’ambiente e il digitale del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, ha evidenziato il crescente divario tra risorse pubbliche disponibili e bisogni globali, sottolineando la necessità di soluzioni di finanza innovativa. “L’obiettivo è la cogenerazione delle progettualità con i Paesi dove andiamo", ha spiegato Lo Savio, ricordando lo stanziamento di 140 milioni di euro con la Banca africana di sviluppo (Afdb) per raddoppiare l’impatto dei progetti e garantire sostenibilità economica e sociale nel lungo periodo.

Grazia Sgarra, dirigente dell’ufficio soggetti privati dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), ha sottolineato l’espansione operativa dell’agenzia e l'importanza della collaborazione strutturale. “Non esiste un progetto di cooperazione portato avanti dall’Agenzia senza un partenariato», ha dichiarato Sgarra, illustrando le caratteristiche di Sviluppo Plus, una linea di finanziamento per il conferimento di capitali in imprese locali che può arrivare «fino ai 15 anni di durata con cinque anni di grazia”.

Il ruolo di Cassa depositi e prestiti (Cdp) come banca di sviluppo è stato approfondito da Francesco Masera, responsabile per la promozione e le partnership, che ha presentato il Fondo italiano per il clima e la piattaforma di business matching. “Cassa è a disposizione per accorciare le distanze e supportare le imprese”, ha affermato Masera, evidenziando lo sforzo per costruire un canale unico che spieghi chiaramente alle aziende le modalità di accesso e di pagamento per le diverse iniziative globali.

Sace, che supporta la crescita e la competitività delle imprese in Italia e nel mondo ed era rappresentata a Codeway da Paola Valerio, ha confermato l’impegno strategico nel Piano Mattei con impegni già assunti per 3,6 miliardi di euro. “Noi siamo l’export dell’intelligenza italiana”, ha definito Valerio il gruppo assicurativo-finanziario, spiegando come le assicurazioni e le garanzie pubbliche permettano di aumentare la capacità del sistema bancario e di mitigare i rischi in mercati complessi, rendendo più competitivi i pacchetti finanziari offerti agli esportatori.

Infine, è intervenuta Francesca Alicata di Simest presentando i finanziamenti agevolati per l’internazionalizzazione, con particolare focus sulle piccole e medie imprese. Alicata ha sottolineato che si tratta di “finanziamenti concessi ad un tasso prossimo allo zero”, con quote a fondo perduto fino al 10%, pensati per sostenere la formazione del personale locale e la transizione ecologica dei processi produttivi nei mercati di riferimento. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Cooperazione: Codeway, le imprese per un partenariato tra pari

Roma, 13 mag. – La settima edizione di Codeway Expo è stata inaugurata oggi a Fiera di Roma, consolidandosi come piattaforma di incontro tra il sistema produttivo italiano e i partner internazionali. L'evento, in programma fino al 15 maggio, è organizzato dalla fiera capitolina in collaborazione con la società editoriale Internationalia con il patrocinio del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale (Maeci) e dell'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics). Fabio Casasoli, amministratore unico di Fiera Roma, ha aperto i lavori sottolineando l’evoluzione della manifestazione verso un modello di rete globale.

“Abbiamo ritenuto opportuno, proprio per creare una sinergia tra diversi settori, far coincidere l’evento con manifestazioni dedicate alle energie rinnovabili e all'edilizia sostenibile”, ha dichiarato Casasoli, evidenziando come la fiera sia diventata uno strumento strategico per far conoscere il sistema Italia ai governi stranieri.

Il ruolo dell'industria nel nuovo modello di sviluppo è stato approfondito da Enrico Maria Bagnasco, presidente di Confindustria Assafrica & Mediterraneo, che ha richiamato i 45 anni di presenza dell’associazione nel continente africano. Secondo Bagnasco, la cooperazione moderna deve basarsi sul trasferimento di competenze e capitale umano, integrando tecnologie avanzate e l’internet delle cose in ambiti cruciali come l’agricoltura e le infrastrutture. “Ci piace considerarci uno dei nodi operativi del Piano Mattei”, ha dichiarato il presidente di Assafrica, “uno dei luoghi in cui riusciamo a mettere a terra e trasformare le idee in progetti solidi, capaci di generare un valore che resti nel tempo”.

A definire il quadro strategico dell’impegno industriale è stato il presidente di Federalimentare, Paolo Mascarino, che ha indicato nel settore agroalimentare un pilastro per la stabilità sociale. Mascarino ha annunciato l’avvio di tre progetti specifici nelle filiere del caffè, del cacao e del settore ittico, sottolineando la necessità di costruire partnership credibili e pragmatiche. “Il valore del Piano Mattei sta proprio nel superare una logica meramente assistenzialistica”, ha affermato Mascarino, “per costruire invece un partenariato tra pari fondato su interessi condivisi, sviluppo reciproco e stabilità comune”. Per il presidente di Federalimentare, la sfida attuale è trasformare questa visione strategica in programmi misurabili capaci di generare crescita sia per i Paesi partner sia per il sistema economico nazionale. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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