Sicurezza
Sudan: appello ad aiuti internazionali dopo frana in Darfur
Khartoum, 03 set. – Le autorità sudanesi hanno lanciato un appello internazionale per aiuti dopo la frana che domenica ha raso al suolo l’intero villaggio di Tarasin, nei Monti Marrah del Darfur centrale, provocando secondo stime preliminari fino a 1.000 vittime.
Il Movimento di liberazione del Sudan-Esercito (Slm-A), guidato da Abdel-Wahid Nour, ha riferito che “tutti i residenti del villaggio, più di 1.000 persone, sono morti” e che solo una persona è sopravvissuta. Nour ha chiesto il sostegno urgente delle Nazioni Unite e delle organizzazioni umanitarie, parlando di una tragedia di “portata immensa e indescrivibile”.
Il Consiglio sovrano di Khartoum ha espresso cordoglio per “la morte di centinaia di innocenti” e affermato di aver mobilitato “tutte le capacità possibili” per sostenere le operazioni nell’area colpita.
Secondo Luca Renda, coordinatore umanitario delle Nazioni Unite in Sudan, “tra 300 e 1.000 persone potrebbero aver perso la vita”. L’Onu ha reso noto che partner e agenzie stanno lavorando per fornire assistenza alle comunità colpite, sebbene le condizioni meteorologiche e la mancanza di risorse stiano ostacolando i soccorsi. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Somalia: strutture sanitarie inadeguate minacciano madri e bimbi
Mogadiscio, 19 ago. – Nel sud-ovest della Somalia, la mancanza di strutture sanitarie adeguate continua a mettere a rischio la vita di madri e bambini. A lanciare l’allarme è Medici Senza Frontiere (Msf) che, in una nota, segnala come l’ospedale regionale di Bay a Baidoa sia spesso l’unico punto di riferimento gratuito e accessibile per cure ostetriche, pediatriche e nutrizionali.
Secondo Msf, dal gennaio al giugno 2025 l’ospedale ha trattato 11.894 bambini malnutriti, con un aumento del 76% rispetto allo stesso periodo del 2024. Nel solo 2024 le attività avevano incluso oltre 38.000 consultazioni pediatriche, 2.800 parti assistiti e 35.000 visite di salute riproduttiva.
La sospensione dei fondi Usaid ha portato alla chiusura di almeno 37 centri sanitari e nutrizionali nell’area di Baidoa, facendo crescere in modo esponenziale il numero di pazienti nelle strutture rimaste operative. “Troppo spesso le donne arrivano da noi in condizioni critiche perché non esistono servizi vicini alle loro case. I decessi materni e neonatali potrebbero essere evitati con accesso tempestivo alle cure,” ha dichiarato il dottor Pitchou Kayembe, responsabile dei programmi Msf in Somalia.
Kayembe ha ribadito l’appello alla comunità internazionale per un sostegno a lungo termine: “La portata dei bisogni richiede investimenti duraturi e strategie strutturali per rafforzare l’assistenza sanitaria primaria e d’emergenza, soprattutto nelle aree rurali.” [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Sudafrica: isotopi nei corni rinoceronte contro bracconieri
Johannesburg, 04 ago. – I ricercatori sudafricani hanno avviato un innovativo programma per contrastare il traffico illegale di corni di rinoceronte, iniettando piccole quantità di isotopi radioattivi rilevabili nei corni degli animali. Lo ha annunciato nel fine settimana l’Università del Witwatersrand (Wits University), promotrice dell’iniziativa nota come Rhisotope Project.
Il progetto, sviluppato in collaborazione con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), è stato lanciato nei giorni scorsi e sarà pienamente operativo entro fine agosto. L’obiettivo è rendere i corni rintracciabili nei controlli doganali attraverso scanner di sicurezza nucleare già presenti in aeroporti e porti internazionali.
Durante la fase sperimentale, circa 20 rinoceronti di un santuario sono stati sottoposti alla procedura, che – secondo i test condotti – non presenta alcun rischio per la salute degli animali. “Abbiamo dimostrato oltre ogni dubbio scientifico che il processo è sicuro ed efficace nel rendere rilevabili i corni”, ha dichiarato il professor James Larkin, direttore scientifico del progetto.
Gli studi hanno confermato che anche una singola appendice trattata con dosi minime può essere rilevata all’interno di container da 40 piedi. Secondo la direttrice esecutiva del progetto, Jessica Babich, la tecnologia punta a essere applicata su vasta scala per proteggere una delle specie più iconiche e minacciate dell’Africa.
Il Sudafrica ospita la più grande popolazione di rinoceronti al mondo, con circa 16.000 esemplari. Secondo l’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn), il rinoceronte bianco è classificato come “quasi minacciato”, mentre quello nero è considerato “in pericolo critico”. Tra gennaio e febbraio 2024, secondo dati ufficiali del ministero dell’Ambiente sudafricano, sono stati uccisi 420 rinoceronti, di cui 320 su proprietà pubbliche e 100 in riserve private. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Benin: poliomielite, progressi grazie alla vaccinazione
Cotonou, 26 giu. – La campagna di vaccinazione contro la poliomielite è stata lanciata in Benin dal ministro della Sanità, Benjamin Hounkpatin, presso il Centro Giovanile Djègan-Kpèvi di Porto-Novo.
Subito dopo il discorso di apertura del ministro della Salute, gli operatori sanitari hanno iniziato a visitare città e villaggi per portare ai bambini da 0 a 5 anni le due gocce salvavita che immunizzano dal virus.
Durante il suo discorso, il ministro Hounkpatin ha elogiato gli sforzi congiunti di tutte le parti interessate, che hanno ridotto significativamente la diffusione del virus. I risultati del Benin nella lotta contro questa malattia sono soddisfacenti grazie agli sforzi coordinati di vaccinazione. "I risultati registrati nella lotta contro la poliomielite sono soddisfacenti. I casi di poliomielite sono diminuiti significativamente", ha affermato il capo del dipartimento sanitario.
Il rappresentante residente dell'Unicef in Benin, Ousmane Niang, ha affermato che la vaccinazione di routine rimane l'unica soluzione sostenibile per garantire una buona copertura vaccinale e ridurre la morbilità e la mortalità infantile. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Africa: la voce africana al Summit della Gavi
Luanda, 26 giu. – "L'Africa è pronta a essere co-autrice della nuova era dell'immunizzazione globale. Vogliamo più equità, più voce, più autonomia. La pandemia di Covid-19 ha messo in luce la dolorosa dipendenza del continente dalle catene di produzione di vaccini esterne", ha affermato ieri il presidente di turno dell’Unione africana, Joao Lourenço, in occasione del Summit dell'Alleanza Globale per i Vaccini (Gavi), a Bruxelles.
Intervenendo alla riunione ad alto livello, il presidente angolano ha sottolineato, come messaggio riservato per il momento, che l'Africa non è solo beneficiaria. Non possiamo permettere che questa situazione continui, ha aggiunto João Lourenço, sottolineando che "sosteniamo l'iniziativa di Gavi per rafforzare la produzione regionale di vaccini in Africa, nell'ambito dell'iniziativa African Vaccine Manufacturing Accelerator (Adma)".
"Guardando al futuro della vaccinazione globale, crediamo che Gavi possa anche svolgere un ruolo strategico nel sostenere l'introduzione di nuovi vaccini", ha affermato, evidenziando "soprattutto" quelli contro malattie che continuano a colpire in modo sproporzionato i Paesi africani e le popolazioni più vulnerabili a livello globale, come tubercolosi, malaria e dengue.
"L'innovazione deve andare di pari passo con l'equità. L'Africa è pronta a essere un partner attivo nella ricerca e nell'implementazione di queste soluzioni di nuova generazione", ha concluso. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Tanzania: completata indagine su schistosomiasi a Zanzibar
Dodoma, 24 giu. – Si è conclusa sull’isola di Unguja, a Zanzibar, l’indagine di base prevista per l’avvio della seconda fase del progetto di assistenza tecnica per il controllo della schistosomiasi, coordinato dalla Cina. Lo ha annunciato ieri il responsabile del team di progetto, Dai Yang, in un’intervista rilasciata all’agenzia Xinhua.
L’indagine, avviata a maggio, ha coinvolto tre comunità – Kinyasini, Kikobweni e Chaani Masingini – nelle quali sono stati esaminati oltre 1.500 residenti. Il tasso complessivo di infezione da schistosomiasi è risultato pari a circa il 5%.
La seconda fase del programma prevede l’implementazione di strategie integrate per il controllo della malattia, tra cui il rilevamento precoce dei casi, la lotta alle chiocciole d’acqua dolce che fungono da vettori del parassita, e il contributo di competenze tecniche cinesi mirate a sostenere gli sforzi di eliminazione della schistosomiasi sull’isola.
“Il nostro personale ha esperienza nel contrasto alla schistosomiasi, ma ha poca dimestichezza con strumenti come il GPS e i software per la gestione dei dati. Per questo la formazione specifica è fondamentale”, ha spiegato Shaali Ame, responsabile dei programmi per le malattie tropicali neglette presso il ministero della Salute di Zanzibar.
Ali, uno degli operatori sul campo a Unguja, ha sottolineato come “la collaborazione continua sul posto, l’adozione di standard condivisi e la risoluzione congiunta dei problemi abbiano non solo consolidato la fiducia nel modello cinese, ma anche stimolato l’innovazione locale, migliorando significativamente il trasferimento tecnologico”.
La schistosomiasi, nota anche come bilharziosi, è una malattia tropicale trascurata causata da parassiti trasmessi attraverso acque contaminate, che colpisce milioni di persone in Africa subsahariana. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Zimbabwe: centinaia morti per malaria dall’inizio del 2025
Harare, 24 giu. – Almeno 317 persone sono morte di malaria in Zimbabwe nei primi cinque mesi dell’anno. Lo ha reso noto ieri il ministero della Salute e dell’Assistenza all’infanzia, evidenziando un netto peggioramento della situazione rispetto allo stesso periodo del 2024.
Secondo l’ultimo aggiornamento diffuso dalle autorità sanitarie, nelle prime 23 settimane del 2025 il Paese ha registrato 126 focolai di malaria, dei quali 121 sono stati finora contenuti. Nello stesso arco temporale, i casi cumulativi di contagio sono aumentati da 29.085 nel 2024 a 111.998 quest’anno, con un incremento drammatico anche dei decessi, passati da 51 a 317.
L’impennata di contagi è stata attribuita a una combinazione di fattori climatici e sociali: piogge abbondanti, sbalzi di temperatura e l’intensificarsi di attività economiche all’aperto – tra cui l’estrazione artigianale, la cura del tabacco, l’orticoltura e il commercio transfrontaliero – hanno aumentato l’esposizione della popolazione alle punture di zanzara.
Il ministero ha inoltre sottolineato che molte delle vittime si trovavano in aree remote e hanno avuto accesso tardivo alle cure, un elemento che ha contribuito in modo significativo al numero di decessi.
Già a inizio maggio il governo aveva espresso forte preoccupazione per l’escalation dei casi, che si concentrano soprattutto nella stagione delle piogge, da novembre a maggio, considerata il periodo di massima incidenza della malattia nel Paese dell’Africa australe. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Sud Sudan: Msf condanna attacco all'ospedale di Old Fangak
Juba, 05 mag. – Medici Senza Frontiere ha condannato con la massima fermezza il bombardamento intenzionale del suo ospedale situato a Old Fangak, nello Stato di Jonglei, in Sud Sudan. Secondo quanto riferito da Msf in un comunicato, l'attacco è iniziato intorno alle 4,30 del mattino, quando due elicotteri da combattimento hanno sganciato una bomba sulla farmacia dell'organizzazione, provocandone la completa distruzione a causa dell'incendio divampato. Gli elicotteri hanno poi continuato a sparare sulla città di Old Fangak per una trentina di minuti. Verso le 7, un drone ha bombardato il mercato locale. Il bilancio attuale è di almeno sette morti e 20 feriti.
Mamman Mustapha, capo missione di Msf in Sud Sudan, ha dichiarato nel comunicato: "Alle 8 del mattino, il nostro ospedale di Old Fangak ha ricevuto una ventina di feriti, di cui quattro in condizioni critiche. Ci sono segnalazioni di ulteriori vittime e feriti nella comunità. Un paziente e due operatori sanitari, tra cui un membro del nostro staff già presente in ospedale, sono rimasti feriti durante il bombardamento; i pazienti in condizioni meno gravi hanno abbandonato la struttura. Il bombardamento del nostro ospedale di Old Fangak ha causato danni significativi, culminando nella completa distruzione della farmacia, ora rasa al suolo. In essa erano stoccate tutte le nostre forniture mediche destinate all'ospedale e alle nostre attività di outreach, compromettendo gravemente la nostra capacità di fornire assistenza".
Msf ha sottolineato nel suo comunicato di aver condiviso le coordinate geografiche di tutte le sue strutture, incluso l'ospedale di Old Fangak, con tutte le parti coinvolte nel conflitto. L'ospedale di Old Fangak rappresenta l'unica struttura sanitaria di riferimento per una popolazione di oltre 110.000 persone nella contea di Fangak, che già versava in condizioni di accesso estremamente limitato all'assistenza sanitaria.
"Stiamo ancora valutando l'entità dei danni e l'impatto sulla nostra capacità di fornire assistenza, ma è chiaro che questo attacco isolerà ulteriormente la popolazione dalle cure salvavita", ha aggiunto Mustapha nel comunicato. E ha continuato: "Invitiamo tutte le parti in conflitto a proteggere i civili e le infrastrutture civili, inclusi operatori sanitari, pazienti e strutture sanitarie. Gli ospedali non devono mai essere presi di mira e le vite dei civili devono essere protette".
Msf ha inoltre evidenziato nel suo comunicato che questo è il secondo attacco a una sua struttura nell'ultimo mese, facendo seguito al saccheggio armato dell'ospedale e dei locali di Ulang, nello Stato dell'Alto Nilo, avvenuto il 14 aprile, che ha privato l'intera popolazione della contea di Ulang dell'accesso all'assistenza sanitaria secondaria. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Sud Sudan: tagli aiuti Usa, otto morti per colera
Juba, 10 apr. – Otto persone, tra cui cinque bambini, sono morte in Sud Sudan a causa del colera dopo che i tagli agli aiuti statunitensi hanno portato alla chiusura di strutture sanitarie locali lasciando la popolazione senza assistenza. Lo ha reso noto l'organizzazione benefica Save the Children in una nota rilanciata dall'agenzia di stampa Reuters. I decessi, avvenuti il mese scorso, sono tra i primi ad essere attribuiti direttamente ai tagli imposti dall'ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che aveva motivato la sua decisione con la necessità di allineare le sovvenzioni al suo programma "America First".
"Ci dovrebbe essere un'indignazione morale a livello mondiale per il fatto che le decisioni prese da persone potenti in altri Paesi abbiano portato alla morte di bambini nel giro di poche settimane", ha dichiarato Christopher Nyamandi, direttore nazionale di Save the Children in Sud Sudan.
Il Dipartimento di Stato americano ha dichiarato di non avere informazioni sui decessi riportati da Save the Children. Un portavoce ha affermato che molti programmi del governo statunitense che forniscono aiuti salvavita in Sud Sudan sono rimasti attivi, ma che il sostegno ai servizi medici è stato utilizzato anche per arricchire i leader del Paese. "Finché i programmi di emergenza per salvare vite umane continueranno, non chiederemo, in coscienza, ai contribuenti americani di fornire un'assistenza che di fatto sovvenzioni il comportamento irresponsabile e corrotto dei leader politici del Sud Sudan", ha affermato il portavoce.
Save the Children ha supportato 27 strutture sanitarie nello Stato di Jonglei, nel Sudan del Sud orientale, fino all'inizio di quest'anno, quando i tagli degli Stati Uniti hanno costretto sette alla chiusura completa e altre 20 alla chiusura parziale.
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, da ottobre sono stati registrati più di 22.000 casi di colera, con centinaia di morti. Oltre un terzo dei circa 12 milioni di abitanti del Sud Sudan sono sfollati a causa di conflitti o calamità naturali, e le Nazioni Unite avvertono che il paese potrebbe essere sull'orlo di una nuova guerra civile. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Kenya: tratta di esseri umani, rimpatriati 78 keniani dall'Asia
Nairobi, 07 apr. – Sono 78 i cittadini keniani rimpatriati sabato dalla Birmania, tutte persone che si trovavano fuori dal Paese perché cadute vittime di una rete per la tratta di esseri umani. Lo riportano i media keniani, che citano Roseline Njogu, segretaria principale del Dipartimento per gli affari della diaspora, che in una dichiarazione ufficiale ha invitato le persone a stare attente, mettendole in guardia dalle “offerte di lavoro fraudolente” utilizzate come copertura dalle reti di trafficanti.
“Oggi è un bel giorno, abbiamo rimpatriato 78 vittime della tratta di esseri umani dal Myanmar", ha scritto Njogu sui suoi canali social. I keniani rimpatriati, perlopiù al di sotto dei 25 anni, erano diventate vittime della tratta di esseri umani dopo essere stati adescati proprio da false offerte di lavoro, nello specifico in Thailandia. In tal senso, Njogu ha lanciato un chiaro avvertimento: "Ricordate: non ci sono lavori per i keniani in Thailandia. Se qualcuno ti recluta per la Thailandia, segnalalo immediatamente. È un trafficante di esseri umani”.
Negli ultimi anni, molti cittadini keniani sono stati adescati con promesse di lavoro nel Sud-Est asiatico, in Paesi come Thailandia, Malesia e Cambogia. Promesse che si sono rivelate fraudolente e queste persone sono finite ad essere pesantemente sfruttate, in particolare come lavoratori per centri di truffe online collegati alla criminalità organizzata. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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