Sanità

Sudan: allerta dengue nello Stato Settentrionale

Khartoum, 03 mar. – Il ministero della Salute dello Stato Settentrionale del Sudan ha confermato la rilevazione di cinque nuovi casi di febbre dengue, portando il bilancio complessivo delle infezioni a 116 dall'inizio dell'epidemia.

Nonostante non si registrino decessi, le autorità locali hanno espresso forte preoccupazione per il potenziale aumento dei contagi, in particolare nelle aree agricole e nei distretti irrigui della località di Merowe.

Il Centro per le operazioni di emergenza, guidato dal direttore generale Satti Hassan Satti, ha individuato i nuovi focolai nelle zone di Al-Gureiba, Al-Aliab, Al-Basa e Goz Garafi.

In risposta, è stata lanciata la campagna "con l'essiccazione, la febbre si ferma", volta a eliminare i siti di riproduzione della zanzara Aedes aegypti. Le misure messe in campo includono ispezioni domiciliari, indagini entomologiche, seminari di educazione sanitaria e il rafforzamento della sorveglianza epidemiologica su tutto il territorio statale. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Kenya: introdotta nuova profilassi contro l'Hiv

Nairobi, 27 feb. – Il Kenya ha avviato ufficialmente la somministrazione delle prime iniezioni di un nuovo trattamento preventivo contro il virus dell'immunodeficienza umana (Hiv), compiendo un passo storico nella lotta all'epidemia. Ieri il Paese ha avviato l'utilizzo del lenacapavir, un farmaco che richiede solamente due iniezioni l'anno.

Questa terapia innovativa è descritta dagli esperti come un "progresso immenso" rispetto ai tradizionali trattamenti di profilassi, i quali impongono alle persone l'assunzione quotidiana di una pillola. Il nuovo farmaco, raccomandato come opzione aggiuntiva dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), era molto atteso a livello locale. La prevalenza del virus nel Paese si attesta in media al 3,7% su scala nazionale, ma subisce impennate drammatiche fino a toccare il 10%  in alcune specifiche regioni.

Per far fronte alla situazione, le autorità sanitarie, sotto le direttive del locale ministero della Salute, hanno selezionato quindici contee ritenute prioritarie per l'implementazione della prima fase di questa campagna preventiva. L'introduzione delle iniezioni semestrali promette di facilitare notevolmente l'aderenza terapeutica, superando le difficoltà legate alla routine giornaliera dei precedenti protocolli e offrendo una speranza concreta per contenere i contagi nelle aree maggiormente colpite. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Sudafrica: collaborazione con Oms per lotta a malattie neglette

Johannesburg, 03 feb. – Al via in Sudafrica una collaborazione tra l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e le autorità sanitarie del Paese per rafforzare la risposta alle malattie tropicali neglette (Ntd), lanciando un’iniziativa di rafforzamento delle competenze mirata a migliorare diagnosi, trattamento e programmi di somministrazione di massa di farmaci. Lo si apprende da una nota dell'Oms.

La cooperazione è stata avviata con un workshop integrato di tre giorni sulla gestione clinica della lebbra e sulla somministrazione di massa, svoltosi a Tzaneen, nella provincia di Limpopo, dal 26 al 28 gennaio. Secondo l’Oms, l’iniziativa sostiene l’allineamento del Sudafrica alla tabella di marcia dell’Oms sulle Ntd 2021–2030 e all’obiettivo di sviluppo sostenibile che prevede la fine delle epidemie di queste malattie.

Pur restando rara nel Paese, la lebbra continua a registrare casi sporadici, rendendo necessarie vigilanza clinica costante e diagnosi precoce. Parallelamente, schistosomiasi ed elmintiasi trasmesse dal suolo restano endemiche in diverse province, colpendo in modo sproporzionato bambini in età scolare e comunità con accesso limitato ai servizi.

Il funzionario medico dell’Oms Dhruv Pandey ha evidenziato l’importanza di un impegno continuativo, sottolineando che l’integrazione della somministrazione di massa nelle piattaforme sanitarie esistenti è essenziale per raggiungere in modo efficace le comunità vulnerabili. Un rappresentante del Dipartimento nazionale della sanità, Patrick Hlungwani, ha posto l’accento sul rafforzamento della sorveglianza e sul coordinamento multisettoriale per garantire il successo delle campagne.

Con il Paese che si prepara ad ampliare i programmi di somministrazione di massa utilizzando medicinali donati dall’Oms, la preparazione a livello nazionale e provinciale è diventata una priorità. Il workshop ha riguardato il miglioramento delle capacità diagnostiche e di gestione dei casi di lebbra, il rafforzamento dei percorsi di riferimento, la riduzione dello stigma e la pianificazione operativa per campagne sicure ed efficaci.

All’iniziativa hanno partecipato 70 professionisti sanitari, tra clinici, farmacisti, operatori di sanità ambientale, responsabili di programma e funzionari delle amministrazioni sanitarie provinciali e distrettuali. Il supporto tecnico è stato fornito da specialisti dell’Oms, dal Dipartimento nazionale della sanità, da partner accademici, da The Leprosy Mission South Africa e dal National Institute for Communicable Diseases. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Namibia: al via campagna antipolio nel nord del Paese

Windhoek, 16 dic. – Al via, da ieri, in Namibia, una campagna di vaccinazione contro la poliomielite nelle regioni settentrionali di Kavango East e Kavango West, con l’obiettivo di prevenire focolai e proteggere i bambini sotto i 10 anni, dopo l’individuazione di poliovirus circolante lo scorso ottobre.

La campagna è sostenuta dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che ha contribuito con 2,1 milioni di dollari namibiani, pari a circa 125.000 dollari statunitensi, ed è incentrata sull’utilizzo del nuovo vaccino orale antipolio di tipo 2, sviluppato per interrompere e prevenire la diffusione del poliovirus di tipo 2, notano i media locali.

Secondo l’Oms, tutti i bambini al di sotto dei 10 anni sono chiamati a ricevere il vaccino, compresi quelli già immunizzati in precedenza, poiché ogni dose aggiuntiva rafforza la protezione e contribuisce a colmare eventuali lacune immunitarie. L’agenzia ha inoltre ribadito che l’eradicazione della polio resta una priorità globale, sottolineando che la malattia può attraversare i confini finché il virus continua a circolare in qualsiasi parte del mondo.

Il ministero della Salute e dei servizi sociali della Namibia ha riferito che un poliovirus di tipo 2 è stato rilevato in un campione di acque reflue raccolto il 24 ottobre presso il bacino di Ndama, nel distretto di Rundu, nella regione di Kavango East. Le analisi di laboratorio hanno evidenziato un legame genetico tra il virus individuato e due casi umani segnalati in Angola.

La Namibia è stata certificata libera dalla poliomielite nel 2008, ma rimane esposta al rischio di importazione del virus o di ceppi derivati dal vaccino, rendendo necessarie attività costanti di sorveglianza e campagne vaccinali preventive periodiche. Fonte: Oms, ministero della Salute della Namibia. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Africa: malaria, Gavi e Unicef pagheranno meno il vaccino

Addis Abeba, 24 nov. – Gavi e Unicef pagheranno il 25% in meno per il nuovo vaccino contro la malaria R21, prodotto dal Serum Institute of India, grazie a un accordo che entrerà in vigore entro un anno. Il prezzo scenderà da 4 a 2,99 dollari a dose, permettendo ai due partner di proteggere più bambini nonostante il calo dei finanziamenti internazionali.

Gavi stima che il taglio dei costi porterà a un risparmio di 90 milioni di dollari, fondi che potranno finanziare 30 milioni di dosi aggiuntive e raggiungere fino a 7 milioni di bambini in più nei prossimi cinque anni.

Il nuovo prezzo arriva in un momento delicato. All’inizio dell’anno Gavi ha raccolto 3 miliardi in meno rispetto al suo obiettivo, mentre molti donatori – soprattutto negli Stati Uniti – hanno spostato l’attenzione su altre priorità. L’Unicef ha ribadito la necessità di mantenere gli sforzi, sottolineando che l’organizzazione è “determinata a continuare il lavoro proattivo con i partner” nonostante il calo degli aiuti.

Il vaccino R21 richiede quattro dosi per garantire una protezione completa ai neonati, il gruppo più colpito dalla malaria nell’Africa subsahariana, dove la malattia causa ogni anno oltre 500.000 morti, in gran parte tra i bambini sotto i cinque anni. Il costo di un ciclo completo sarà quindi di 11,96 dollari.

Trattare un caso di malaria non complicata nella regione costa tra 4 e 7 dollari, mentre le forme gravi superano i 70 dollari a ricovero, secondo dati dell’Organizzazione mondiale della sanità. L’altro vaccino disponibile, prodotto da Gsk, costa intorno ai dieci dollari a dose, ma l’azienda e Bharat Biotech hanno promesso di dimezzarne il prezzo quando la produzione passerà a Bharat nel 2028. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Somalia: oltre 3,4mln persone in insicurezza alimentare acuta

Mogadiscio, 17 nov. – Circa 3,4 milioni di persone in Somalia stanno affrontando livelli elevati di insicurezza alimentare acuta e oltre 620.000 si trovano in condizioni di emergenza. Lo ha dichiarato nei giorni scorsi il portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite, Stéphane Dujarric, durante il briefing quotidiano con la stampa, citando i dati dell’Ufficio Onu per il Coordinamento degli Affari Umanitari (Ocha).

Secondo Dujarric, la siccità — "particolarmente grave nelle regioni orientali e settentrionali" — si sta estendendo verso le aree centrali e meridionali del Paese, mettendo a rischio milioni di persone mentre gli aiuti umanitari risultano fortemente limitati dal calo drastico dei finanziamenti internazionali.

Tra ottobre e dicembre, oltre un somalo su cinque è destinato ad affrontare livelli elevati di insicurezza alimentare, mentre la situazione nutrizionale è altrettanto critica: 1,9 milioni di bambini sotto i cinque anni dovrebbero soffrire di malnutrizione acuta tra agosto di quest’anno e luglio del prossimo.

La scorsa settimana il governo somalo ha dichiarato lo stato di emergenza siccità a livello nazionale, chiedendo alle agenzie umanitarie di intensificare gli interventi salvavita in nutrizione, salute, acqua e sicurezza alimentare. L’appello arriva in un momento in cui molte organizzazioni sono state costrette a ridurre o sospendere gli aiuti a causa della mancanza di fondi: il Piano di risposta umanitaria per la Somalia, pari a 1,4 miliardi di dollari, è finanziato solo al 22%. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Siria: rafforzata cooperazione con Italia su protezione bestiame

Damasco, 10 nov. – La Siria e l'Italia rafforzano la cooperazione agricola, con un focus specifico sulla protezione del bestiame e la lotta alle malattie animali transfrontaliere: è quel che emerge da un incontro tenutosi la scorsa settimana a Damasco, di cui dà notizia l’agenzia di stampa nazionale Sana, tra il ministro dell'Agricoltura siriano, Amjad Badr, e il direttore dell'Istituto zooprofilattico sperimentale dell'Umbria e delle Marche (Izsum), Vincenzo Caputo. All'incontro, che mirava a sostenere la ricostruzione del settore agricolo siriano, erano presenti anche l’ambasciatore d'Italia in Siria, Stefano Ravagnan, il direttore generale del Centro arabo per lo studio delle zone aride (Acsad) e il rappresentante nel Paese dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’agricoltura (Fao).

I colloqui si sono concentrati in particolare sull’ampliamento dei programmi di vaccinazione del bestiame e sul trasferimento di competenze veterinarie. L’ambasciatore Ravagnan ha sottolineato che l'Izsum è l'unico ente italiano autorizzato a operare all'estero, facilitando così lo scambio di tecnologia. Caputo ha confermato che la cooperazione è già iniziata attraverso incontri tecnici regolari, mentre l'Acsad ha ribadito la disponibilità a offrire assistenza tecnica, valorizzando l'esperienza italiana nell'immunizzazione animale. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Africa: al via piattaforma per produzione sanitaria regionale

Roma, 15 ott. – I Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa Cdc) hanno lanciato la piattaforma African Manufacturing Market Intelligence & Network Analysis (Ammina) per rafforzare la produzione sanitaria regionale, l'innovazione e l'autosufficienza in tutto il continente.

Presentata durante l'African Healthcare Manufacturing Trade Exhibition and Conference tenutasi ad Accra, in Ghana e basata su un progetto iniziale della Fondazione Gates, Ammina è una piattaforma innovativa basata sui dati, sviluppata per fornire approfondimenti approfonditi sull'ecosistema produttivo africano di prodotti per la salute.

"Ammina rappresenta un passo coraggioso verso la messa a disposizione dei nostri Stati membri e partner di dati di alta qualità, affidabili e accessibili", ha affermato Jean Kaseya, direttore generale dell'Africa Cdc. "L'Africa Cdc si impegna a garantire che Ammina diventi una risorsa continentale affidabile per promuovere la produzione di prodotti sanitari, gli investimenti e il processo decisionale politico in tutta l'Africa", ha aggiunto, assicurando che l'iniziativa fornirà dati completi su produttori, capacità produttive, portafogli di prodotti e tendenze di mercato, consentendo agli Stati membri dell'Unione Africana (Ua), ai produttori, agli investitori e ai partner di prendere decisioni informate e rafforzare la crescita industriale nella produzione di prodotti sanitari.

Allo stato attuale, Ammina mappa i dati di oltre 700 produttori e di oltre 2.500 prodotti sanitari in 18 Stati membri dell'Ua, ma l’obiettivo è quello di estendere questa copertura a tutti i 55 Stati membri dell’organizzazione, garantendo che i dati rimangano un bene pubblico continentale governato dall'Unione Africana.

Secondo Africa Cdc, offrendo un quadro aggiornato del panorama manifatturiero sanitario africano, Ammina dovrebbe sbloccare opportunità di commercio intra-africano, attrarre investimenti sostenibili e catalizzare l'innovazione nella produzione locale di vaccini, medicinali e diagnostica. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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Africa: salute mentale, la percezione degli italiani

Roma, 10 ott. – In occasione della Giornata mondiale della salute mentale, oggi 10 ottobre è stata diffusa un'indagine condotta da Ipsos per Amref. Dal Sud Sudan - dove si registra il quarto tasso di suicidi più elevato del continente - al ruolo che i conflitti, i disastri naturali e le crisi umanitarie in Africa incidono nel peggiorare il benessere psicologico delle persone, l'indagine mette in luce anche che cosa pensano gli italiani della salute mentale in Africa.

La GenZ si rivela – nell’indagine Ipsos - una generazione particolarmente sensibile al tema della salute mentale. Il 58% del totale degli intervistati ritiene che la salute mentale di chi vive nel Continente africano sia un problema grave. Tale timore sale, appunto, al 62% tra la GenZ. Il 26% del campione non è in grado di esprimersi, soprattutto tra i Baby Boomers (32%).

Sempre secondo l'indagine di Ipsos per Amref,  il 54% del campione sostiene che i problemi di salute mentale siano gravi tanto quanto quelli legati alla salute fisica. Poco meno di uno su quattro (23%) sostiene invece che i problemi di salute mentale sono meno importanti di quelli di salute fisica. Circa uno su dieci (13%) pensa invece che siano proprio i problemi di salute mentale a dover essere attenzionati maggiormente, rispetto a quelli fisici.

Agli inizi di settembre, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato un allarme proprio su questo tema: nel mondo sono oltre un miliardo le persone che hanno problemi di salute mentale, su tutte ansia e depressione. Quest'ultime costano all'economia mondiale 1 trilione di dollari Usa, ogni anno. Secondo gli studi dell’Oms i Paesi ad alto reddito spendono fino a 65 dollari pro capite, mentre quelli a basso reddito appena lo 0,04.

I fattori socioeconomici sono indubbiamente una causa del malessere mentale delle persone che abitano il continente africano. A pensarlo - secondo l’indagine di Ipsos per Amref - l’80% del campione, che sale all’84% tra i Baby Boomers. Ancora più incisivi sul malessere mentale degli africani i conflitti, i disastri naturali e le crisi umanitarie. La percentuale di adesione a questa opinione si assesta all’85% arrivando fino al 90% tra i Baby Boomers.

Conflitti e crisi sono consuetudine nel Paese più giovane al mondo, il Sud Sudan. Colpito da una guerra durata 22 anni, che poi ha visto il distacco dall'attuale Sudan e la nascita di un nuovo Paese nel 2011, e da due guerre civili, nel 2013 e 2016. Violenze e insicurezza ne hanno a lungo minato lo sviluppo socioeconomico. Oggi oltre la metà dei suoi circa 12 milioni di cittadini vive al di sotto della soglia di povertà. Qui si registra il quarto tasso di suicidi più elevato del Continente e un quinto della popolazione è afflitto o è a rischio di sviluppare disturbi psicologici o psichiatrici.

"Le conseguenze del conflitto sono ancora evidenti. Abbiamo perso molte proprietà e la notte non si riesce a dormire, tormentati dai pensieri di cosa ancora potrebbe accadere" racconta Paul Monday, leader dei giovani a Mundri, Stato dell’Equatoria Occidentale del Sud Sudan, in un'intervista video. Eva racconta "mia figlia Penina ha dato fuoco alla nostra casa. Era in preda a psicosi. In prigione è stata visitata da un dottore e da lì è iniziata una cura, che oggi la sta aiutando". Quelle di Paul ed Eva sono solo due delle molte storie raccolte attraverso il progetto M(h)ind..

"In Sud Sudan stiamo lavorando ad un’iniziativa innovativa. La prima iniziativa interamente dedicata all'espansione di servizi di salute mentale a livello comunitario, primario e secondario, pienamente integrata nel sistema sanitario locale, in linea con la visione del Ministero della Sanità del Sud Sudan" racconta così il progetto M(h)ind, la direttrice di Amref Italia, Roberta Rughetti “Per troppo tempo la salute mentale è stata considerata un lusso, soprattutto in Africa. Oggi abbiamo il dovere di trattarla per ciò che è: un diritto e non un privilegio. La salute mentale non può più essere l’ultima tra le priorità della cooperazione sanitaria. Colmare questo divario che lascia senza cura il 75% delle persone nei Paesi a basso reddito è una responsabilità comune e non un’opzione”.

Grazie a Mental Health Integrated Development (Mhind), un progetto pilota volto a sviluppare i servizi di salute mentale in otto dei 79 distretti del Sud Sudan, dal 2022, oltre 15.000 sudsudanesi hanno ricevuto assistenza per la salute mentale. Il progetto - Co-finanziato da Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics) e Stavros Niarchos Foundation (Snf) - vede insieme Amref Health Africa, in collaborazione con il Ministero della Salute del Sud Sudan, Caritas italiana, Caritas South Sudan, BBC Media Action e Who Collaborating Centre for Research and Training in Mental Health and Service Evaluation dell'Università di Verona.

Proprio UniVerona, rappresentata da Michela Nosè, in un’intervista concessa ad Amref afferma “Non si può pensare a sviluppo, pace e benessere se non si affrontano i traumi, lo stress e la sofferenza psicologica di milioni di persone” continua Nosé “Se i risultati di M(h)ind saranno confermati, potranno servire da modello per altri Paesi a basso reddito. Al mondo accademico porteremo dati solidi di efficacia e implementabilità; ai decisori politici, evidenze concrete per includere la salute mentale nei programmi sanitari e di sviluppo”.

Mario Alessandra (Founder & Ceo di Mindwork) afferma “troppo spesso si pensa che la salute mentale sia un privilegio riservato a chi può permetterselo, o un tema secondario per chi vive in contesti di guerra o in condizioni economiche difficili. Siamo con Amref perché crediamo, al contrario, che la salute mentale sia la base senza cui non può esserci rinascita, crescita e prosperità."

Amref Heath Africa è la più grande organizzazione sanitaria africana senza fini di lucro, fondata a Nairobi nel 1957. In Africa, Amref crea le condizioni per una vita in salute attraverso interventi di assistenza e formazione sanitaria, tutela della salute materno infantile, protezione dell’infanzia, accesso all’acqua e ai servizi igienici ed empowerment delle donne. Ogni anno sono più di 30milioni i beneficiari raggiunti attraverso progetti attivi in 35 Paesi a sud del Sahara.

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Africa: 3,2 mld dollari da Africa Cdc per produzione farmaci

Roma, 24 set. – L'Africa Centre for Disease Control and Prevention (Africa Cdc) ha annunciato un importante pacchetto di finanziamenti e sovvenzioni da 3,2 miliardi di dollari, finalizzato a rafforzare la produzione locale di farmaci e vaccini in tutto il continente. È quanto annunciato da Abebe Getenu, coordinatore della Produzione Locale dell'Africa Cdc, durante un incontro con sviluppatori di farmaci, produttori e ricercatori a Matugga, in Uganda, spiegando che l’iniziativa è una mossa strategica per ridurre la forte dipendenza dell'Africa dai prodotti farmaceutici importati e raggiungere una maggiore autosufficienza nella produzione sanitaria.

Getenu ha illustrato la struttura del pacchetto finanziario, evidenziando un impegno di due miliardi di dollari da parte dell'African Export-Import Bank (Afreximbank) per il finanziamento e un ulteriore finanziamento di 1,2 miliardi di dollari da parte del Gavi African Vaccine Manufacturing Accelerator (Avma), disponibile per i produttori africani.

"La finanza è il fulcro di qualsiasi produzione", ha affermato Getenu. Ha spiegato che l'accesso ai fondi Gavi è subordinato al raggiungimento da parte dei produttori dello standard di prequalificazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), un parametro fondamentale per la qualità e la sicurezza. "Quello che stiamo cercando di fare è supportare i nostri produttori nel raggiungere la prequalificazione dell'Oms, in modo che possano accedere al primo pagamento", ha aggiunto.

Getenu ha inoltre sottolineato l'importanza di garantire un mercato sostenibile per i beni prodotti localmente. Per far fronte a questo problema, l'Africa Cdc sta istituendo un meccanismo di approvvigionamento collettivo africano (African Pooled Procurement Mechanism) per garantire ai produttori un mercato continentale.

L'incontro faceva parte di una valutazione continentale delle capacità produttive, a cui ha partecipato una delegazione guidata da Mosoka Fallah, direttrice per la Scienza e l'Innovazione dell'Africa Cdc. La delegazione ha effettuato una visita in loco per valutare le strutture di Dei Biopharma, a Wakiso, un produttore ugandese di antidolorifici e antibiotici generici. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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