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Africa: i custodi del patrimonio a Roma grazie a Snp e Iccrom
Roma, 04 nov. – “Non si può separare il tangibile dall’intangibile”: è in questa frase, pronunciata da Munyaradzi Manyanga, preside della Robert Mugabe School of Heritage presso la Great Zimbabwe University di Masvingo, la chiave di lettura della nuova strategia africana per il patrimonio, al centro del simposio conclusivo del progetto Whaps - World Heritage in Africa, Fostering practitioners for nomination: processes and strategies, tenutosi ieri nella prestigiosa sede di Palazzo Poli, a Roma.
Un concetto ribadito alla rivista Africa, a margine del simposio, anche da Thomas Thondhlana, titolare della cattedra Unesco in Patrimonio culturale africano presso la stessa Great Zimbabwe University: “In Africa, un albero ha un'anima. Un fiume, un bosco, sono le dimore degli spiriti. Bisogna guardare al patrimonio nella sua totalità, non a compartimenti”.
Questo approccio filosofico, che supera la netta divisione occidentale tra “cultura” e "natura”, è diventato il cuore del programma Whaps, promosso dalla Scuola Nazionale del Patrimonio, il braccio formativo del ministero della Cultura, e dall’Iccrom, il Centro internazionale di studi per la conservazione e il restauro dei beni culturali. Come ha spiegato lo stesso Manyanga, i manager moderni devono “sfruttare il fatto che le comunità diano valore all’intangibile per gestire efficacemente il tangibile”. Secondo il preside della Robert Mugabe School of Heritage, infatti la cooperazione deve smettere di basarsi sull'idea di un continente “che ha bisogno di elemosina” e iniziare a valorizzare i “modi tradizionali di interpretazione” in un’ottica “decolonizzata”. A fargli eco è Pascall Taruvinga, capo del dipartimento di Antropologia presso la Rhodes University di Makhanda in Sudafrica, che ha posto l'accento sull'obiettivo finale: il “benessere” delle comunità locali, che devono poter “raccogliere piante medicinali” o “compiere una cerimonia” nei siti.
È proprio questa nuova filosofia che ha animato l’intera iniziativa. Per un anno, 30 professionisti africani non hanno solo studiato i dossier tecnici dell'Unesco, ma hanno analizzato i propri sistemi di gestione. Come spiegato dalle referenti del progetto, il focus è stato proprio sui “processi” e su “come le comunità beneficiano del patrimonio”, facendo emergere modelli di governance sociale unici, che rappresentano il vero cuore della tutela in Africa.
Il modello spirituale: dove il “tabù” è legge
In molti siti africani, la conservazione non è affidata a guardie armate, ma all'autorità spirituale. È il caso delle Foreste sacre dei Kaya Mijikenda in Kenya, un sito già Patrimonio Unesco presentato da Julius Shoboi Mwahunga. Qui la gestione è affidata a un consiglio di “anziani Kaya”. Sono loro che, attraverso “codici di etica” e “tabù" tradizionali (come il divieto di taglio o di caccia), applicano un sistema di conservazione integrato che protegge la biodiversità. Un modello simile protegge il Bosco Sacro di Osun-Osogbo in Nigeria, dove le leggi spirituali Yoruba salvaguardano una delle ultime foreste primarie del sud del Paese.
Il modello matriarcale: l’eredità delle donne
Forse il caso più emblematico di patrimonio sociale è quello del villaggio per la produzione del sale di Kibiro, in Uganda, per cui la ricercatrice del Museo Nazionale di Kampala Eunice Ngangeyu sta curando il dossier di candidatura alla lista Unesco. Qui, da più di 900 anni, la produzione di sale con complesse tecniche indigene è un’attività gestita quasi esclusivamente da donne. Il vero “sistema di gestione” è sociale: la proprietà stessa dei “giardini di sale” viene tramandata per linea femminile, da madre a figlia o da zia a nipote. Ed è questo sistema matriarcale che garantisce la continuità di un sapere secolare, oggi minacciato dall'abbandono delle nuove generazioni, che ritengono il lavoro troppo “noioso” (tedious) e poco in linea con gli interessi contemporanei.
Il modello artigiano: il “saper fare” come tutela
In contesti dove il patrimonio è fisicamente vulnerabile, la tutela coincide con la trasmissione del “saper fare”. Ne è un esempio lo Ksar di Ait-Ben-Haddou in Marocco, il celebre villaggio fortificato in terra cruda. Come spiegato dal curatore Omar Idtnaine , la gestione si basa su un “modello partecipativo” che ha al centro i “mâalems” (mastri costruttori). Sono questi artigiani locali che, tramandando le “tecniche di costruzione tradizionali in terra” ai giovani, assicurano la manutenzione del sito - spesso prima della stagione delle piogge - e creano un’economia locale che resiste alla pressione del turismo di massa.
Il modello testimoniale: la memoria come gestione
Infine, ci sono siti dove il patrimonio non è la pietra, ma la memoria immateriale che essa custodisce. È il caso di Robben Island in Sudafrica, la prigione simbolo dell’apartheid. Come illustrato da Quahnita Samie, membro del consiglio del Museo, la gestione del sito e della sua “narrazione” non è lasciata solo agli storici, ma esiste un “Comitato consultivo degli ex-prigionieri politici (Epps)” partecipa attivamente per “migliorare la narrazione e l'interpretazione”, garantendo l’autenticità della memoria. La sfida, ora, è il passaggio generazionale, affidato a “programmi educativi” e “tecnologie digitali”.
Questi modelli, e molti altri emersi a Roma, non sono folklore. Come ha sottolineato Munyaradzi Manyanga, sono in realtà la vera “infrastruttura” sociale su cui l’Africa sta costruendo il futuro del suo patrimonio. Il progetto Whaps ha avuto il merito di riconoscerli, riunirli in una rete e dare loro gli strumenti per formalizzare questi processi e renderli più forti di fronte alle sfide globali. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Siria: missione in Ruanda per studiare modelli riconciliazione
Roma, 31 ott. – Una delegazione siriana, guidata da Abdulbaseet Abdullatief, ha visitato il Ruanda per studiare l'approccio del paese nel superare le conseguenze del genocidio e costruire la pace sociale. L'obiettivo è sviluppare un modello nazionale siriano basato su esperienze internazionali di primo piano.
La delegazione ha incontrato Eric Uwitonze Mahoro, segretario del ministero dell'Unità Nazionale e dell'Impegno Civico del Ruanda, per discutere di come la Siria possa beneficiare dell'esperienza ruandese nella giustizia di transizione e nella riconciliazione nazionale.
Mahoro ha sottolineato che la giustizia in Ruanda non è stata esclusivamente punitiva, ma mirata a costruire un modello basato sulla coesistenza e l'equità, e che lo Stato ora garantisce la sicurezza e la non ripetizione della tragedia.
Durante la visita, la delegazione è stata informata sull'esperienza di Aegis Trust, un'organizzazione internazionale leader nella documentazione del genocidio. I rappresentanti di Aegis Trust hanno illustrato il loro lavoro nel documentare le storie delle vittime e nello stabilire memoriali nazionali, come il Kigali Genocide Memorial, che funge da centro per la commemorazione, l'educazione e la sensibilizzazione pubblica. L'obiettivo, è stato spiegato, non è solo preservare la memoria, ma promuovere una cultura di pace attraverso programmi educativi e piattaforme digitali per l'archiviazione dei dati.
I membri della delegazione siriana - riferiscono i media regionali - hanno sottolineato l'importanza dell'esperienza ruandese per il percorso di giustizia di transizione della Siria, definendo la documentazione e la conservazione della memoria come fondamentali per costruire un futuro basato sulla verità e la riconciliazione.
La delegazione siriana ha inoltre incontrato Patricie Uwase, segretaria esecutiva di Rwanda Cooperation, un ente governativo per lo scambio di competenze, per discutere di futura cooperazione e della possibilità di organizzare visite sul campo presso le istituzioni ruandesi competenti in materia di giustizia di transizione. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Nigeria: progetto vie d'acqua, con cooperazione internazionale
Abuja, 24 ott. – L'amministrazione municipale di Lagos, in Nigeria, ha lanciato ufficialmente il progetto Omi-Eko, ideato per sfruttare le vie d'acqua dello Stato per il trasporto urbano. Il piano, in discussione da diversi mesi, prevede lo spostamento del traffico dalla rete stradale alle vie d'acqua e la promozione di una mobilità più pulita.
Finanziato da diversi donatori, tra cui l'Afd (Agenzia francese per lo sviluppo), l'Unione europea (Ue) e la Banca europea per gli investimenti (Bei), il progetto si articola in due fasi: la prima consiste nella costruzione di infrastrutture per la navigazione interna, tra cui 15 linee di traghetti prioritarie, il dragaggio e la sistemazione di 140 km di canali, con lo sviluppo di 25 terminal e moli dotati di stazioni di ricarica elettrica. La seconda fase prevede l'acquisizione e la gestione di 75 traghetti elettrici, sistemi di trasporto intelligenti per la biglietteria e l'informazione ai passeggeri e programmi di capacity building. Secondo le autorità, l'investimento contribuirà a ridurre la congestione del traffico sulle strade di questa megalopoli, che conta oltre 20 milioni di abitanti, la seconda città più popolosa dell'Africa dopo il Cairo.
Secondo uno studio condotto dal Danne institute for research, in collaborazione con Financial derivatives company, i ritardi costano in media agli utenti dei trasporti pubblici di Lagos 79.000 naira (53,80 dollari) all'anno, e agli automobilisti 133.979 naira. Si stima che il tempo perso a causa della congestione del traffico sia di 2,21 ore al giorno: in tal senso, il progetto di trasporto fluviale integrerà le iniziative di diversificazione già in corso, tra cui la rete ferroviaria urbana Lagos rail mass transit (Lrmt), che ha già visto la costruzione e la messa in servizio di due sezioni, la linea blu e la linea rossa (in grado di gestire rispettivamente 250.000 e 500.000 passeggeri al giorno).
Tuttavia, nonostante le politiche volte a rafforzare i servizi di trasporto pubblico, la soddisfazione delle esigenze di mobilità a Lagos si affida ancora in larga parte agli operatori privati. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Uganda: Kampala e Roma insieme per sostenere progetto Unido
Kampala, 23 ott. – Uganda e Italia sosterranno un nuovo progetto triennale dell'Unido (Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale) mirato a rafforzare la capacità del settore privato ugandese e a potenziare le partnership internazionali. L'accordo per l'iniziativa, intitolata Strengthening the Private Sector through Capacity Building and International Partnerships in Uganda, è stato firmato martedì a Kampala, al ministero dell'Industria, del Commercio e delle Cooperative. Il progetto è finanziato dal ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale italiano, attraverso l'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), e sarà implementato da Unido Itpo Italy in collaborazione con Bergs&More.
Questa iniziativa è allineata con il Piano Mattei del governo italiano, la strategia Global Gateway dell'Unione Europea, l'agenda di sviluppo nazionale dell'Uganda e supporta l'integrazione delle imprese ugandesi nell'Area di libero scambio continentale africana (AfCFTA). L'obiettivo principale è sostenere lo sviluppo delle imprese ugandesi fornendo loro gli strumenti, le competenze e le partnership necessarie per crescere, competere e contribuire allo sviluppo sostenibile del Paese. A tal fine, verrà istituito un centro dedicato al capacity building, in coordinamento con il Ministero locale.
Bruno Otto, rappresentante di Unido in Uganda, ha sottolineato che l'iniziativa rappresenta "un passo concreto verso lo sviluppo delle imprese ugandesi attraverso conoscenza, innovazione e cooperazione internazionale", evidenziando l'impegno dell'Italia nel promuovere la cooperazione triangolare. Diana Battaggia, direttrice di Unido Itpo Italy, si è detta fiduciosa che il progetto si tradurrà in "risultati significativi e in un impatto duraturo per le istituzioni ugandesi, le associazioni imprenditoriali e il settore privato in generale". [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Somalia: ministro, rischio carestia a causa dei tagli agli aiuti
Mogadiscio, 23 ott. – La Somalia è a rischio reale di carestia all’inizio del 2026 a causa dei tagli agli aiuti umanitari, denuncia il ministro degli affari umanitari dello Stato sud-occidentale, Nasir Arush. Secondo i dati dell’unità congiunta per la sicurezza alimentare e la nutrizione (Fsnau), il numero di persone in situazione di “emergenza alimentare” (Ipc 4) è passato da 72.000 nel primo trimestre dell’anno a 227.000 nel sud-ovest della Somalia, in uno Stato che conta circa 4,2 milioni di abitanti.
Arush sostiene che le agenzie umanitarie hanno ridotto gli interventi alimentari e che, stavolta, il consueto “ripristino” dei fondi internazionali non è avvenuto. “Non sappiamo più da dove verrà il sostegno” dice, sottolineando che in passato Stati Uniti e Regno Unito erano intervenuti prontamente.
I dati delle Nazioni Unite mostrano che fino ad oggi solo il 21 % dei 1,4 miliardi di dollari richiesti per la risposta umanitaria in Somalia è stato finanziato. Nel Paese, circa 4,4 milioni di persone sono classificati tra le fasi Ipc 3 e Ipc 4. Inoltre, 1,9 milioni di bambini sotto i 5 anni soffrono di malnutrizione acuta; di questi, circa 400.000 corrono rischi gravi di vita e hanno bisogno urgente di assistenza.
Il conflitto persistente, la fragilità delle infrastrutture sanitarie e il peggioramento degli eventi climatici - in particolare siccità e inondazioni - aggravano la crisi alimentare. Secondo Arush, con il peggioramento delle precipitazioni stagionali e un raccolto in calo, la situazione potrebbe deteriorarsi ulteriormente entro l’inizio del 2026. Le organizzazioni umanitarie locali e internazionali sono in pressing sui donatori per aumentare i finanziamenti e prevenire una catastrofe umana. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Ciad: 2 mln da Fondo Onu istruzione per rifugiati dal Sudan
N'Djamena, 22 ott. – A favore dei rifugiati sudanesi in Ciad, Education Cannot Wait (Ecw), il fondo globale delle Nazioni Unite per l'istruzione nelle emergenze, ha annunciato un finanziamento aggiuntivo di due milioni di dollari. I fondi saranno utilizzati per migliorare le infrastrutture scolastiche, aumentare la capacità degli studenti e fornire loro supporto psicosociale.
Secondo Ecw, questo finanziamento mira a espandere le attività educative nelle province di Wadi Fira ed Ennedi East, dove i recenti arrivi di rifugiati stanno aumentando la pressione sulle strutture locali. Il finanziamento sarà implementato in collaborazione con l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr/Acnur) e le organizzazioni locali. Si prevede che andrà a beneficio di circa 27.000 bambini in più, portando il numero totale di studenti supportati dal programma First Emergency Response a 97.000.
Oltre 850.000 persone sono fuggite dal Sudan dallo scoppio del conflitto nell'aprile 2023, un numero significativo delle quali ha cercato rifugio in Ciad.
Il Ciad, già sottoposto a una significativa pressione demografica e dove il 36,5% della popolazione vive in condizioni di estrema povertà secondo i dati della Banca Mondiale del 2024, ospita ora uno dei più grandi flussi di rifugiati dell'Africa centrale. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Mediterraneo: Napoli capitale della pace grazie ai Med Dialogues
Napoli, 16 ott. – “Napoli è in questi giorni la capitale della pace nel Mediterraneo”: con queste parole evocative il ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, ha detto in occasione dell’apertura dell'undicesima edizione dei "Dialoghi Mediterranei" (Med Dialogues). L'evento, promosso dal ministero italiano degli Affari esteri e della cooperazione internazionale e dall’Istituto per gli studi di politica internazionale (Isci) al Palazzo Reale di Napoli per celebrare i 2500 anni della città, vede la partecipazione straordinaria dei ministri degli Esteri di Israele e Palestina.
"La presenza qui nello stesso palazzo del ministro degli Esteri di Israele e di quello della Palestina significa che qualcosa sta cambiando sul serio," ha dichiarato Tajani a margine dell'apertura, sottolineando che l'incontro serve a "rinforzare questo cessate il fuoco" raggiunto nei giorni scorsi a Gaza.
La conferenza è stata inaugurata dal messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale ha sottolineato come gli ultimi due anni di guerra abbiano tradito l'ideale di un "mare di prossimità", ma ha aggiunto che oggi "vediamo finalmente riaccendersi la speranza". Mattarella ha sollecitato l'impegno di tutti gli attori regionali per "rendere solido questo primo passo di responsabilità".
Da parte sua, Tajani ha ribadito l'azione diplomatica italiana, che mira a fare del Mediterraneo non più un "mare di sofferenza" e ha annunciato il prossimo invio di 100 tonnellate di beni alimentari e l'accoglienza di 150 studenti nell'ambito del corridoio universitario Italia-Gaza.
Il ministro ha sottolineato la centralità dell'Africa nella strategia italiana, insistendo sulla necessità di un partenariato paritario e annunciando un prossimo viaggio istituzionale in Niger, Senegal e Mauritania.
Al termine dell’evento sarà diffusa poi una Dichiarazione di Napoli, in cui si afferma che "la stabilità e la prosperità dell’area passano anche attraverso una rinnovata cooperazione economica”, sottolineando la responsabilità storica dei popoli del Mediterraneo di costruire un futuro di pacifica coesistenza sulle fondamenta gettate dal Piano del Presidente Trump. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Africa: report Aics, il continente ancora in cima alle priorità
Roma, 16 ott. – Anche nel 2024 l'Africa è stata la principale priorità geografica della cooperazione allo sviluppo, in linea con lo spirito del Piano Mattei. È quanto emerge dalle parole di Marco Riccardo Rusconi, direttore dell'Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics), nell'introduzione al rapporto 2024 sulle attività dell'agenzia, pubblicato questa settimana.
Dichiarazioni che trovano riscontro nei numeri messi nero su bianco nel report: il nuovo Documento Triennale di Programmazione e Indirizzo 2024-2026 identifica infatti 23 Paesi africani tra i 38 prioritari della cooperazione italiana, e all'Africa è stato destinato oltre un terzo dei 668 milioni di euro erogati globalmente nel 2024 dall'Aics. Da Dakar a Maputo l'agenzia vanta ora dieci sedi operative in Africa, con l'obiettivo di costruire collaborazioni alla pari e reciprocamente vantaggiose per promuovere crescita sostenibile, sicurezza e occupazione locale.
L'avvio del Piano Mattei, lanciato nel 2024 dal governo italiano, "ha segnato un'accelerazione senza precedenti dell'impegno nel continente africano" ha affermato Rusconi. "Abbiamo aperto due nuove sedi, a Kampala e Abidjan, rafforzato quelle esistenti e lanciato strumenti innovativi dal forte impatto". Il direttore di Aics ha evidenziato in particolare il lancio di un finanziamento straordinario da 30 milioni di euro destinato unicamente alla Costa d'Avorio. Un intervento localizzato e di breve durata (è terminato a inizio 2025) volto a massimizzare l'impatto sul campo.
Secondo il vice ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Edmondo Cirielli: "L'Italia vuole essere protagonista di un nuovo approccio allo sviluppo, fondato su una cooperazione autentica, paritaria e orientata ai risultati". Nel 2024, si legge nel rapporto, l'Aics ha intensificato i progetti bilaterali nei settori della salute, sicurezza alimentare, digitale, formazione professionale e sviluppo urbano sostenibile, anche nell'ottica di contrastare le cause profonde dei flussi migratori irregolari.
Il rapporto annuale mette in luce l'efficacia di alcuni progetti ad alta rilevanza, come Wedp che in Etiopia ha fornito accesso al credito e formazione a decine di migliaia di donne imprenditrici. In Niger, il progetto Pamirta sta invece combattendo la povertà rurale attraverso la realizzazione di infrastrutture vitali per l'accesso ai mercati agricoli, mentre in Egitto l'iniziativa Sawa garantisce servizi sanitari e educativi essenziali alle comunità migranti. L'impegno dell'Aics si estende anche alla resilienza agricola con programmi come Tanit in Tunisia e il sostegno alle industrie del caffè in Mozambico, dimostrando che l'azione italiana non è solo aiuto, ma un partenariato strategico che punta allo sviluppo economico sostenibile del continente. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Africa: al via piattaforma per produzione sanitaria regionale
Roma, 15 ott. – I Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa Cdc) hanno lanciato la piattaforma African Manufacturing Market Intelligence & Network Analysis (Ammina) per rafforzare la produzione sanitaria regionale, l'innovazione e l'autosufficienza in tutto il continente.
Presentata durante l'African Healthcare Manufacturing Trade Exhibition and Conference tenutasi ad Accra, in Ghana e basata su un progetto iniziale della Fondazione Gates, Ammina è una piattaforma innovativa basata sui dati, sviluppata per fornire approfondimenti approfonditi sull'ecosistema produttivo africano di prodotti per la salute.
"Ammina rappresenta un passo coraggioso verso la messa a disposizione dei nostri Stati membri e partner di dati di alta qualità, affidabili e accessibili", ha affermato Jean Kaseya, direttore generale dell'Africa Cdc. "L'Africa Cdc si impegna a garantire che Ammina diventi una risorsa continentale affidabile per promuovere la produzione di prodotti sanitari, gli investimenti e il processo decisionale politico in tutta l'Africa", ha aggiunto, assicurando che l'iniziativa fornirà dati completi su produttori, capacità produttive, portafogli di prodotti e tendenze di mercato, consentendo agli Stati membri dell'Unione Africana (Ua), ai produttori, agli investitori e ai partner di prendere decisioni informate e rafforzare la crescita industriale nella produzione di prodotti sanitari.
Allo stato attuale, Ammina mappa i dati di oltre 700 produttori e di oltre 2.500 prodotti sanitari in 18 Stati membri dell'Ua, ma l’obiettivo è quello di estendere questa copertura a tutti i 55 Stati membri dell’organizzazione, garantendo che i dati rimangano un bene pubblico continentale governato dall'Unione Africana.
Secondo Africa Cdc, offrendo un quadro aggiornato del panorama manifatturiero sanitario africano, Ammina dovrebbe sbloccare opportunità di commercio intra-africano, attrarre investimenti sostenibili e catalizzare l'innovazione nella produzione locale di vaccini, medicinali e diagnostica. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Africa: a maggio torna protagonista la cooperazione con Codeway
Roma, 14 ott. – Torna a Fiera Roma dal 13 al 15 maggio 2026 Codeway Expo, la manifestazione che si conferma la principale piattaforma italiana della cooperazione internazionale allo sviluppo sostenibile, un unicum nel panorama internazionale. Organizzata da Fiera Roma in collaborazione con Internationalia e con il patrocinio del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci), l’edizione 2026 è stata presentata ieri alla Farnesina, alla presenza dei principali protagonisti istituzionali e del mondo della cooperazione italiana.
Il ritorno di Codeway arriva dopo il successo del 2025, che ha registrato oltre 200 relatori da tutto il mondo, 250 incontri B2B, 60 eventi tematici e la partecipazione di 33 Paesi, confermandosi come un vero hub B2G e B2B per promuovere il dialogo, costruire partenariati e generare opportunità concrete tra istituzioni, imprese, Ong, università e organizzazioni internazionali.
Nel corso della presentazione, è stato sottolineato come Codeway Expo rappresenti ormai un appuntamento unico nel panorama italiano e internazionale, uno spazio di incontro e collaborazione tra pubblico e privato, ricerca e impresa. Il viceministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Edmondo Cirielli, ha rimarcato il ruolo crescente del settore privato e degli enti territoriali nel favorire partenariati efficaci e dinamiche virtuose di sviluppo sostenibile, sottolineando l’importanza di Codeway come leva per ampliare il coinvolgimento di tutti gli attori della cooperazione.
Anche il direttore generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Maeci, Stefano Gatti, ha richiamato l’attenzione sul valore strategico dell’iniziativa, pienamente integrata nella politica della cooperazione italiana, capace di offrire alle imprese strumenti e opportunità per accedere ai fondi nazionali e internazionali e di rafforzare la presenza del sistema Italia nei contesti globali.
L’edizione 2026 si preannuncia come una tappa di ulteriore crescita e consolidamento, con tre giornate dedicate a networking, forum di alto livello, procurement internazionale, country pitch e workshop sui grandi temi della cooperazione, in linea con le 5P dell’Agenda 2030 - Persone, Pianeta, Prosperità, Partnership e Pace.
Tra i focus principali: agricoltura e risk management, Ict e governance digitale, blue economy ed economia circolare, transizione energetica, formazione e salute. Obiettivo: trasformare la cooperazione in opportunità di sviluppo condiviso e business responsabile.
Dopo la rinnovata collaborazione con le Nazioni Unite, Codeway Expo 2026 consolida il proprio respiro internazionale, rafforzando il ruolo di piattaforma aperta ai Paesi target della cooperazione italiana e di catalizzatore per nuovi partenariati industriali, finanziari e tecnologici.
Accanto all’area espositiva, il programma di incontri offrirà momenti di dialogo strategico con agenzie internazionali, istituzioni, aziende e mondo accademico, mentre l’ecosistema digitale di Codeway continuerà ad amplificare la community dell’evento, che nel 2025 ha raggiunto oltre un milione di utenti e superato i 10.000 follower attivi sui canali social.
“Codeway è la dimostrazione di come Fiera Roma sappia mettere in dialogo mondi diversi - istituzioni, imprese, ricerca - trasformando le idee in progetti e i progetti in risultati concreti per le persone e i territori”, ha dichiarato Luca Voglino, presidente di Investimenti S.p.A., società cui fa capo Fiera Roma.
“Crediamo fermamente nel valore aggiunto di Codeway, piattaforma di incontro e opportunità di sinergie tra la Cooperazione allo sviluppo e il settore privato, che la legge 125/2014 considera un soggetto importante sul terreno dello sviluppo. A questo riguardo, su impulso della Farnesina, l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) sta lavorando intensamente per dare attuazione a due progetti strategici della Cooperazione. Il primo è la Misura Imprese Impatto, realizzato in collaborazione con l’Agenzia Italiana per il Digitale - AgID e mirato a sostenere le idee innovative del settore privato, utili a soddisfare efficacemente i bisogni dei Paesi partner. Il secondo progetto è il Fondo Regioni, il cui scopo è accompagnare le Regioni italiane nel co-disegnare e realizzare iniziative, mettendo a disposizione dei Paesi partner risorse, competenze, energie dei propri territori e quindi anche delle eccellenze produttive e imprenditoriali. Su questo e altro saremo lieti di confrontarci a Fiera Roma, con il variegato mondo che Codeway porta a raccolta ogni anno”, ha dichiarato Marco Riccardo Rusconi, Direttore dell’Aics.
“Codeway Expo si conferma così una piazza unica, dove il linguaggio della cooperazione incontra quello dell’impresa e dove le parole chiave restano innovazione, sostenibilità, partenariato e dialogo - concludono gli organizzatori dell’evento in un comunicato -. Un appuntamento da non perdere per chi, nel mondo della cooperazione e dello sviluppo, vuole essere parte del cambiamento e costruire futuro”. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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