Sicurezza

Niger: fondi Onu per prevenzione danni inondazioni

Niamey, 28 gen. – Le Nazioni Unite hanno stanziato cinque milioni di dollari per sostenere le attività di prevenzione in vista delle inondazioni previste in alcune regioni del Niger. L’annuncio è stato dato ieri a New York.

Il finanziamento, erogato dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), rientra nel meccanismo di azione anticipatoria, uno strumento pensato per ridurre l’impatto umanitario degli shock climatici prevedibili intervenendo prima che questi si manifestino. In una nota, l’agenzia Onu ha spiegato che l’obiettivo è mitigare le conseguenze delle emergenze legate al clima, agendo in modo preventivo e coordinato.

Secondo l’Ocha, le risorse permetteranno alle organizzazioni umanitarie di lavorare a stretto contatto con il governo nigerino per rafforzare i sistemi di allerta precoce e migliorare il livello di preparazione nelle aree maggiormente esposte al rischio di alluvioni. Il sostegno servirà inoltre a predisporre rifugi di emergenza e a dispiegare unità sanitarie mobili nelle comunità più vulnerabili.

Il Niger è particolarmente esposto al pericolo di inondazioni durante la stagione delle piogge, che va da giugno a settembre. In questo periodo, le precipitazioni intense provocano spesso lo straripamento dei corsi d’acqua, in particolare del fiume Niger e dei suoi affluenti, con gravi conseguenze per la popolazione e le infrastrutture. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

© Riproduzione riservata


Mozambico: Chapo annulla viaggio a Davos per le alluvioni

Maputo, 19 gen. – Il presidente del Mozambico, Daniel Chapo, ha annullato la partecipazione al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, prevista per questa settimana a causa delle gravi alluvioni che hanno colpito il Paese, danneggiando infrastrutture e interessando centinaia di migliaia di persone. “In questo momento la priorità assoluta è salvare vite”, ha scritto Chapo in un messaggio pubblicato su Facebook nella tarda serata di ieri, sottolineando che il Mozambico sta attraversando “un momento difficile”.

Secondo un rapporto diffuso ieri dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), le piogge intense in corso da metà dicembre hanno provocato inondazioni diffuse nelle province di Gaza, Maputo e Sofala, con diversi bacini fluviali oltre i livelli di allerta. Le autorità stimano che oltre 400.000 persone siano state colpite, un numero destinato ad aumentare se le precipitazioni proseguiranno.

Il Sudafrica, Paese confinante, ha dispiegato un elicottero dell’aeronautica per contribuire alle operazioni di ricerca e soccorso. Le piogge intense hanno interessato anche alcune aree sudafricane, incluso il nord-est dove si trova il Kruger National Park, che oggi ha riaperto ai visitatori giornalieri dopo una chiusura di alcuni giorni.

Secondo alcuni analisti, il peggioramento e la maggiore frequenza di episodi di alluvioni nell’Africa sud-orientale sono collegati agli effetti del cambiamento climatico, che rende più intense le tempeste nell’Oceano Indiano. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

© Riproduzione riservata


Sudan: El Fasher, per l'Onu la città è una "scena del crimine"

Khartoum, 30 dic. – Una piccola squadra delle Nazioni unite si trova da venerdì 26 dicembre a El-Fasher, in Sudan, città caduta due mesi fa sotto il controllo dei paramilitari delle Forze di supporto rapito (Rsf), che sono entrate in città dopo 500 giorni di martellante e drammatico assedio. È la prima volta in quasi due anni che le Nazioni unite riescono a rientrare in città, dove i civili vivono senza acqua né servizi igienici.

Denise Brown, coordinatrice degli aiuti umanitari delle Nazioni unite che si trova a El Fasher, ha detto all'Afp che la città è come una "scena del crimine" ma ha confermato che le indagini delle Nazioni unite sulle violenze contro i civili saranno condotte da esperti in diritti umani, mentre il suo ufficio si concentrerà sul ripristino degli aiuti ai sopravvissuti.

La presa della città da parte delle Rsf infatti sarebbe stata accompagnata da atrocità di massa, tra cui massacri, torture e violenze sessuali, e ci sarebbero diverse fosse comuni sulle quali tuttavia bisogna ancora fare chiarezza. Da un punto di vista umanitario, invece, Brown ha detto che El Fasher è "l'epicentro della sofferenza umana" del Sudan e la città, che un tempo ospitava più di un milione di persone in fuga dal conflitto, è ancora colpita dalla carestia. "El Fasher è il fantasma di se stessa", ha detto Brown: "Non abbiamo ancora informazioni sufficienti per stabilire quante persone siano ancora qui, sappiamo che gran parte della città è stata distrutta. Le case delle persone rimaste sono state distrutte” e non è stato ancora dato loro accesso alle carceri e, in generale, alle persone formalmente detenute.

Ad El Fasher, la squadra delle Nazioni unite ha potuto constatare che l'ospedale saudita è ancora in piedi e alcuni membri del personale medico sono tuttora presenti. Tuttavia, sono state ormai da tempo esaurite le scorte di farmaci.

La guerra in Sudan ha causato la morte di decine di migliaia di persone e soprattutto costretto 11 milioni di persone ad abbandonare le proprie case, causando quello che l'Onu ha definito "il peggior disastro umanitario del mondo". [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

© Riproduzione riservata


Namibia: al via campagna antipolio nel nord del Paese

Windhoek, 16 dic. – Al via, da ieri, in Namibia, una campagna di vaccinazione contro la poliomielite nelle regioni settentrionali di Kavango East e Kavango West, con l’obiettivo di prevenire focolai e proteggere i bambini sotto i 10 anni, dopo l’individuazione di poliovirus circolante lo scorso ottobre.

La campagna è sostenuta dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che ha contribuito con 2,1 milioni di dollari namibiani, pari a circa 125.000 dollari statunitensi, ed è incentrata sull’utilizzo del nuovo vaccino orale antipolio di tipo 2, sviluppato per interrompere e prevenire la diffusione del poliovirus di tipo 2, notano i media locali.

Secondo l’Oms, tutti i bambini al di sotto dei 10 anni sono chiamati a ricevere il vaccino, compresi quelli già immunizzati in precedenza, poiché ogni dose aggiuntiva rafforza la protezione e contribuisce a colmare eventuali lacune immunitarie. L’agenzia ha inoltre ribadito che l’eradicazione della polio resta una priorità globale, sottolineando che la malattia può attraversare i confini finché il virus continua a circolare in qualsiasi parte del mondo.

Il ministero della Salute e dei servizi sociali della Namibia ha riferito che un poliovirus di tipo 2 è stato rilevato in un campione di acque reflue raccolto il 24 ottobre presso il bacino di Ndama, nel distretto di Rundu, nella regione di Kavango East. Le analisi di laboratorio hanno evidenziato un legame genetico tra il virus individuato e due casi umani segnalati in Angola.

La Namibia è stata certificata libera dalla poliomielite nel 2008, ma rimane esposta al rischio di importazione del virus o di ceppi derivati dal vaccino, rendendo necessarie attività costanti di sorveglianza e campagne vaccinali preventive periodiche. Fonte: Oms, ministero della Salute della Namibia. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

© Riproduzione riservata


Somalia: oltre 3,4mln persone in insicurezza alimentare acuta

Mogadiscio, 17 nov. – Circa 3,4 milioni di persone in Somalia stanno affrontando livelli elevati di insicurezza alimentare acuta e oltre 620.000 si trovano in condizioni di emergenza. Lo ha dichiarato nei giorni scorsi il portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite, Stéphane Dujarric, durante il briefing quotidiano con la stampa, citando i dati dell’Ufficio Onu per il Coordinamento degli Affari Umanitari (Ocha).

Secondo Dujarric, la siccità — "particolarmente grave nelle regioni orientali e settentrionali" — si sta estendendo verso le aree centrali e meridionali del Paese, mettendo a rischio milioni di persone mentre gli aiuti umanitari risultano fortemente limitati dal calo drastico dei finanziamenti internazionali.

Tra ottobre e dicembre, oltre un somalo su cinque è destinato ad affrontare livelli elevati di insicurezza alimentare, mentre la situazione nutrizionale è altrettanto critica: 1,9 milioni di bambini sotto i cinque anni dovrebbero soffrire di malnutrizione acuta tra agosto di quest’anno e luglio del prossimo.

La scorsa settimana il governo somalo ha dichiarato lo stato di emergenza siccità a livello nazionale, chiedendo alle agenzie umanitarie di intensificare gli interventi salvavita in nutrizione, salute, acqua e sicurezza alimentare. L’appello arriva in un momento in cui molte organizzazioni sono state costrette a ridurre o sospendere gli aiuti a causa della mancanza di fondi: il Piano di risposta umanitaria per la Somalia, pari a 1,4 miliardi di dollari, è finanziato solo al 22%. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

© Riproduzione riservata


Somalia: ministro, rischio carestia a causa dei tagli agli aiuti

Mogadiscio, 23 ott. – La Somalia è a rischio reale di carestia all’inizio del 2026 a causa dei tagli agli aiuti umanitari, denuncia il ministro degli affari umanitari dello Stato sud-occidentale, Nasir Arush.  Secondo i dati dell’unità congiunta per la sicurezza alimentare e la nutrizione (Fsnau), il numero di persone in situazione di “emergenza alimentare” (Ipc 4) è passato da 72.000 nel primo trimestre dell’anno a 227.000 nel sud-ovest della Somalia, in uno Stato che conta circa 4,2 milioni di abitanti.

Arush sostiene che le agenzie umanitarie hanno ridotto gli interventi alimentari e che, stavolta, il consueto “ripristino” dei fondi internazionali non è avvenuto. “Non sappiamo più da dove verrà il sostegno” dice, sottolineando che in passato Stati Uniti e Regno Unito erano intervenuti prontamente.

I dati delle Nazioni Unite mostrano che fino ad oggi solo il 21 % dei 1,4 miliardi di dollari richiesti per la risposta umanitaria in Somalia è stato finanziato. Nel Paese, circa 4,4 milioni di persone sono classificati tra le fasi Ipc 3 e Ipc 4. Inoltre, 1,9 milioni di bambini sotto i 5 anni soffrono di malnutrizione acuta; di questi, circa 400.000 corrono rischi gravi di vita e hanno bisogno urgente di assistenza.

Il conflitto persistente, la fragilità delle infrastrutture sanitarie e il peggioramento degli eventi climatici - in particolare siccità e inondazioni - aggravano la crisi alimentare.  Secondo Arush, con il peggioramento delle precipitazioni stagionali e un raccolto in calo, la situazione potrebbe deteriorarsi ulteriormente entro l’inizio del 2026. Le organizzazioni umanitarie locali e internazionali sono in pressing sui donatori per aumentare i finanziamenti e prevenire una catastrofe umana. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

© Riproduzione riservata


Ciad: 2 mln da Fondo Onu istruzione per rifugiati dal Sudan

N'Djamena, 22 ott. – A favore dei rifugiati sudanesi in Ciad, Education Cannot Wait (Ecw), il fondo globale delle Nazioni Unite per l'istruzione nelle emergenze, ha annunciato un finanziamento aggiuntivo di due milioni di dollari. I fondi saranno utilizzati per migliorare le infrastrutture scolastiche, aumentare la capacità degli studenti e fornire loro supporto psicosociale.

Secondo Ecw, questo finanziamento mira a espandere le attività educative nelle province di Wadi Fira ed Ennedi East, dove i recenti arrivi di rifugiati stanno aumentando la pressione sulle strutture locali. Il finanziamento sarà implementato in collaborazione con l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr/Acnur) e le organizzazioni locali. Si prevede che andrà a beneficio di circa 27.000 bambini in più, portando il numero totale di studenti supportati dal programma First Emergency Response a 97.000.

Oltre 850.000 persone sono fuggite dal Sudan dallo scoppio del conflitto nell'aprile 2023, un numero significativo delle quali ha cercato rifugio in Ciad.

Il Ciad, già sottoposto a una significativa pressione demografica e dove il 36,5% della popolazione vive in condizioni di estrema povertà secondo i dati della Banca Mondiale del 2024, ospita ora uno dei più grandi flussi di rifugiati dell'Africa centrale. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

© Riproduzione riservata


Mediterraneo: Napoli capitale della pace grazie ai Med Dialogues

Napoli, 16 ott. – “Napoli è in questi giorni la capitale della pace nel Mediterraneo”: con queste parole evocative il ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, ha detto in occasione dell’apertura dell'undicesima edizione dei "Dialoghi Mediterranei" (Med Dialogues). L'evento, promosso dal ministero italiano degli Affari esteri e della cooperazione internazionale e dall’Istituto per gli studi di politica internazionale (Isci) al Palazzo Reale di Napoli per celebrare i 2500 anni della città, vede la partecipazione straordinaria dei ministri degli Esteri di Israele e Palestina.

"La presenza qui nello stesso palazzo del ministro degli Esteri di Israele e di quello della Palestina significa che qualcosa sta cambiando sul serio," ha dichiarato Tajani a margine dell'apertura, sottolineando che l'incontro serve a "rinforzare questo cessate il fuoco" raggiunto nei giorni scorsi a Gaza.

La conferenza è stata inaugurata dal messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale ha sottolineato come gli ultimi due anni di guerra abbiano tradito l'ideale di un "mare di prossimità", ma ha aggiunto che oggi "vediamo finalmente riaccendersi la speranza". Mattarella ha sollecitato l'impegno di tutti gli attori regionali per "rendere solido questo primo passo di responsabilità".

Da parte sua, Tajani ha ribadito l'azione diplomatica italiana, che mira a fare del Mediterraneo non più un "mare di sofferenza" e ha annunciato il prossimo invio di 100 tonnellate di beni alimentari e l'accoglienza di 150 studenti nell'ambito del corridoio universitario Italia-Gaza.

Il ministro ha sottolineato la centralità dell'Africa nella strategia italiana, insistendo sulla necessità di un partenariato paritario e annunciando un prossimo viaggio istituzionale in Niger, Senegal e Mauritania.

Al termine dell’evento sarà diffusa poi una Dichiarazione di Napoli, in cui si afferma che "la stabilità e la prosperità dell’area passano anche attraverso una rinnovata cooperazione economica”, sottolineando la responsabilità storica dei popoli del Mediterraneo di costruire un futuro di pacifica coesistenza sulle fondamenta gettate dal Piano del Presidente Trump. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

© Riproduzione riservata


Africa: salute mentale, la percezione degli italiani

Roma, 10 ott. – In occasione della Giornata mondiale della salute mentale, oggi 10 ottobre è stata diffusa un'indagine condotta da Ipsos per Amref. Dal Sud Sudan - dove si registra il quarto tasso di suicidi più elevato del continente - al ruolo che i conflitti, i disastri naturali e le crisi umanitarie in Africa incidono nel peggiorare il benessere psicologico delle persone, l'indagine mette in luce anche che cosa pensano gli italiani della salute mentale in Africa.

La GenZ si rivela – nell’indagine Ipsos - una generazione particolarmente sensibile al tema della salute mentale. Il 58% del totale degli intervistati ritiene che la salute mentale di chi vive nel Continente africano sia un problema grave. Tale timore sale, appunto, al 62% tra la GenZ. Il 26% del campione non è in grado di esprimersi, soprattutto tra i Baby Boomers (32%).

Sempre secondo l'indagine di Ipsos per Amref,  il 54% del campione sostiene che i problemi di salute mentale siano gravi tanto quanto quelli legati alla salute fisica. Poco meno di uno su quattro (23%) sostiene invece che i problemi di salute mentale sono meno importanti di quelli di salute fisica. Circa uno su dieci (13%) pensa invece che siano proprio i problemi di salute mentale a dover essere attenzionati maggiormente, rispetto a quelli fisici.

Agli inizi di settembre, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato un allarme proprio su questo tema: nel mondo sono oltre un miliardo le persone che hanno problemi di salute mentale, su tutte ansia e depressione. Quest'ultime costano all'economia mondiale 1 trilione di dollari Usa, ogni anno. Secondo gli studi dell’Oms i Paesi ad alto reddito spendono fino a 65 dollari pro capite, mentre quelli a basso reddito appena lo 0,04.

I fattori socioeconomici sono indubbiamente una causa del malessere mentale delle persone che abitano il continente africano. A pensarlo - secondo l’indagine di Ipsos per Amref - l’80% del campione, che sale all’84% tra i Baby Boomers. Ancora più incisivi sul malessere mentale degli africani i conflitti, i disastri naturali e le crisi umanitarie. La percentuale di adesione a questa opinione si assesta all’85% arrivando fino al 90% tra i Baby Boomers.

Conflitti e crisi sono consuetudine nel Paese più giovane al mondo, il Sud Sudan. Colpito da una guerra durata 22 anni, che poi ha visto il distacco dall'attuale Sudan e la nascita di un nuovo Paese nel 2011, e da due guerre civili, nel 2013 e 2016. Violenze e insicurezza ne hanno a lungo minato lo sviluppo socioeconomico. Oggi oltre la metà dei suoi circa 12 milioni di cittadini vive al di sotto della soglia di povertà. Qui si registra il quarto tasso di suicidi più elevato del Continente e un quinto della popolazione è afflitto o è a rischio di sviluppare disturbi psicologici o psichiatrici.

"Le conseguenze del conflitto sono ancora evidenti. Abbiamo perso molte proprietà e la notte non si riesce a dormire, tormentati dai pensieri di cosa ancora potrebbe accadere" racconta Paul Monday, leader dei giovani a Mundri, Stato dell’Equatoria Occidentale del Sud Sudan, in un'intervista video. Eva racconta "mia figlia Penina ha dato fuoco alla nostra casa. Era in preda a psicosi. In prigione è stata visitata da un dottore e da lì è iniziata una cura, che oggi la sta aiutando". Quelle di Paul ed Eva sono solo due delle molte storie raccolte attraverso il progetto M(h)ind..

"In Sud Sudan stiamo lavorando ad un’iniziativa innovativa. La prima iniziativa interamente dedicata all'espansione di servizi di salute mentale a livello comunitario, primario e secondario, pienamente integrata nel sistema sanitario locale, in linea con la visione del Ministero della Sanità del Sud Sudan" racconta così il progetto M(h)ind, la direttrice di Amref Italia, Roberta Rughetti “Per troppo tempo la salute mentale è stata considerata un lusso, soprattutto in Africa. Oggi abbiamo il dovere di trattarla per ciò che è: un diritto e non un privilegio. La salute mentale non può più essere l’ultima tra le priorità della cooperazione sanitaria. Colmare questo divario che lascia senza cura il 75% delle persone nei Paesi a basso reddito è una responsabilità comune e non un’opzione”.

Grazie a Mental Health Integrated Development (Mhind), un progetto pilota volto a sviluppare i servizi di salute mentale in otto dei 79 distretti del Sud Sudan, dal 2022, oltre 15.000 sudsudanesi hanno ricevuto assistenza per la salute mentale. Il progetto - Co-finanziato da Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics) e Stavros Niarchos Foundation (Snf) - vede insieme Amref Health Africa, in collaborazione con il Ministero della Salute del Sud Sudan, Caritas italiana, Caritas South Sudan, BBC Media Action e Who Collaborating Centre for Research and Training in Mental Health and Service Evaluation dell'Università di Verona.

Proprio UniVerona, rappresentata da Michela Nosè, in un’intervista concessa ad Amref afferma “Non si può pensare a sviluppo, pace e benessere se non si affrontano i traumi, lo stress e la sofferenza psicologica di milioni di persone” continua Nosé “Se i risultati di M(h)ind saranno confermati, potranno servire da modello per altri Paesi a basso reddito. Al mondo accademico porteremo dati solidi di efficacia e implementabilità; ai decisori politici, evidenze concrete per includere la salute mentale nei programmi sanitari e di sviluppo”.

Mario Alessandra (Founder & Ceo di Mindwork) afferma “troppo spesso si pensa che la salute mentale sia un privilegio riservato a chi può permetterselo, o un tema secondario per chi vive in contesti di guerra o in condizioni economiche difficili. Siamo con Amref perché crediamo, al contrario, che la salute mentale sia la base senza cui non può esserci rinascita, crescita e prosperità."

Amref Heath Africa è la più grande organizzazione sanitaria africana senza fini di lucro, fondata a Nairobi nel 1957. In Africa, Amref crea le condizioni per una vita in salute attraverso interventi di assistenza e formazione sanitaria, tutela della salute materno infantile, protezione dell’infanzia, accesso all’acqua e ai servizi igienici ed empowerment delle donne. Ogni anno sono più di 30milioni i beneficiari raggiunti attraverso progetti attivi in 35 Paesi a sud del Sahara.

  [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

© Riproduzione riservata


Madagascar: al via progetto per tutela delle tartarughe marine

Antananarivo, 23 set. – Il ministero malgascio dell’Ambiente e dello Sviluppo sostenibile ha lanciato il progetto Aro Fano, un programma quinquennale dedicato alla conservazione inclusiva delle tartarughe marine e degli habitat di fanerogame marine nel nord-ovest del Paese.

Come notano i media locali, il piano mira a proteggere cinque specie di tartarughe marine presenti nelle acque malgasce e a salvaguardare gli erbai marini, considerati fondamentali per la sicurezza alimentare, la lotta ai cambiamenti climatici e la resilienza degli ecosistemi costieri.

A livello globale esistono sette specie di tartarughe marine, cinque delle quali vivono a Madagascar. Il loro ruolo ecologico è cruciale, osservano gli analisti: contribuiscono all’equilibrio delle catene alimentari, alla salute delle barriere coralline e alla rigenerazione degli erbai.

Attraverso un approccio inclusivo che coinvolge le comunità locali, il progetto intende ridurre le catture accidentali, contrastare il traffico illegale, proteggere gli habitat critici e rafforzare la resilienza delle popolazioni costiere. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

© Riproduzione riservata


Privacy Preference Center