Sicurezza
Madagascar: la catena degli aiuti al lavoro dopo il ciclone
Antananarivo, 13 feb. – Un vasto slancio di cooperazione si è attivato per aiutare le vittime dei danni del ciclone Gezani sulla costa orientale e Tamatave, dove il bilancio dei morti è salito a 38.
Le immagini di quartieri allagati, case distrutte e famiglie sfollate hanno profondamente colpito l'opinione pubblica, riporta la stampa locale. L'appello d'aiuto delle autorità ha rapidamente trovato un pubblico ricettivo. Anche personalità politiche influenti, tra cui gli ex presidenti Marc Ravalomanana e Andry Rajoelina, hanno diffuso questo appello, amplificando ulteriormente la mobilitazione. Nella capitale, la risposta è stata rapida. Gli abitanti di Toamasina hanno allestito un punto di raccolta donazioni ad Anosy, che nel giro di poche ore è diventato un luogo di ritrovo e un centro di solidarietà. Vestiti, cibo, prodotti per l'igiene e contributi finanziari sono stati inviati in massa per aiutare le persone colpite. Il Comune di Antananarivo, da parte sua, ha allestito un altro punto di raccolta di fronte al Municipio di Analakely, invitando i residenti della capitale a partecipare a questo sforzo nazionale. Gli appelli si susseguono via messaggi whatsapp in una lunga catena nazionale e internazionale.
Gli operatori telefonici, in coordinamento con l'Ufficio Nazionale per la Gestione dei Rischi e dei Disastri, hanno lanciato linee dedicate per il trasferimento di denaro tramite dispositivi mobili. Anche la diaspora malgascia è attivamente coinvolta. All'estero sono state lanciate diverse campagne di raccolta fondi online, in particolare attraverso piattaforme come Leetchi.
A Réunion si stanno organizzando interventi diffusi. Diverse associazioni organizzeranno questo sabato un evento di solidarietà.
L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha stanziato 250.000 euro per sostenere le risposte di emergenza . Il sistema delle Nazioni Unite ha stanziato un totale di 5 milioni di dollari attraverso il Fondo Centrale di Risposta alle Emergenze (Cerf), finanziato dai contributi dei partner internazionali. Di questa somma, 2 milioni di dollari sono destinati a rispondere alle conseguenze del ciclone Fytia, mentre i restanti 3 milioni di dollari sono stati mobilitati per azioni preventive prima dell'arrivo del ciclone Gezani. Anche la Federazione internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa ha annunciato un contributo di un milione di dollari.
Mentre promesse e donazioni continuano ad arrivare, una questione rimane centrale, sottolinea il Madagascar Tribune: la trasparenza nella gestione di questi fondi e l'efficacia del loro impiego sul campo. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Madagascar: ciclone Gezani, primo bilancio vittime
Antananarivo, 11 feb. –
È di nove morti il primo bilancio ufficiale del passaggio del ciclone tropicale intenso Gezani sulla costa orientale del Madagascar, secondo i dati diffusi dal Bureau national de gestion des risques et catastrophes (Bngrc) che precisa che le vittime sono decedute a causa del crollo di abitazioni nella zona di impatto.
Il ciclone si è abbattuto ieri alle 19:30 ora locale direttamente su Tamatave, seconda città del Paese e principale porto commerciale. Secondole testimonianze raccolte da Radio France Internationale (Rfi), le piogge torrenziali e le raffiche di vento, con punte tra 200 e 270 chilometri orari, hanno devastato la città. “È il caos totale, il 90% dei tetti delle case è stato spazzato via, in tutto o in parte”, ha dichiarato all’emittente Rija Randrinarisoa, responsabile del dipartimento gestione rischi e catastrofi di Action contre la faim, impegnato nelle prime valutazioni sul campo.
La rete elettrica è completamente interrotta dalle 15 ora locale di ieri e le telecomunicazioni risultano fortemente perturbate, mentre le strade sono impraticabili per alberi abbattuti e detriti. Nella notte, sempre secondo Rfi, il Bngrc è stato sommerso da richieste di aiuto e numerosi residenti hanno lanciato appelli sui social, segnalando di essere bloccati dall’innalzamento delle acque. La città non registrava un ciclone di tale intensità dal 2012.
Nelle ore successive Gezani è stato declassato a forte tempesta tropicale e si è spostato verso ovest, avvicinandosi ad Antananarivo. Le piogge intense sulla capitale fanno temere frane e nuove inondazioni, in particolare nelle aree attraversate dai fiumi. Tre regioni restano in allerta rossa e nelle cinque regioni colpite le attività sono sospese e le scuole chiuse.
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Zimbabwe: le inondazione continuano a mietere vittime
Harare, 04 feb. – Sono salite ad almeno 118 le persone morte e a 61 quelle rimaste ferite in Zimbabwe dall’inizio della stagione delle piogge, secondo l’ultimo rapporto sulla situazione diffuso ieri dal Dipartimento di protezione civile (Dcp).
Nel documento, l’agenzia riferisce che negli ultimi sette giorni si sono registrati altri nove decessi, portando il bilancio complessivo a 118 vittime, rispetto alle 109 segnalate la settimana precedente. Le morti più recenti sono state attribuite principalmente ad annegamenti e al crollo di miniere causato dalle forti precipitazioni.
Le piogge hanno colpito finora 8.295 nuclei familiari e provocato danni a 334 abitazioni, 236 scuole, 15 strutture sanitarie e 21 ponti in tutto il Paese, secondo il Dcp, che ha inoltre segnalato almeno 12 episodi di persone rimaste isolate a causa dell’innalzamento delle acque.
Il dipartimento ha aggiunto che le principali autostrade e arterie stradali, sia in aree urbane sia rurali, risultano gravemente danneggiate, con alcuni tratti impraticabili e bisognosi di interventi di ripristino.
In Zimbabwe la stagione delle piogge si estende in genere da ottobre a marzo ed è caratterizzata da precipitazioni intense e temporali che ogni anno causano allagamenti e danni alle infrastrutture. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Niger: fondi Onu per prevenzione danni inondazioni
Niamey, 28 gen. – Le Nazioni Unite hanno stanziato cinque milioni di dollari per sostenere le attività di prevenzione in vista delle inondazioni previste in alcune regioni del Niger. L’annuncio è stato dato ieri a New York.
Il finanziamento, erogato dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), rientra nel meccanismo di azione anticipatoria, uno strumento pensato per ridurre l’impatto umanitario degli shock climatici prevedibili intervenendo prima che questi si manifestino. In una nota, l’agenzia Onu ha spiegato che l’obiettivo è mitigare le conseguenze delle emergenze legate al clima, agendo in modo preventivo e coordinato.
Secondo l’Ocha, le risorse permetteranno alle organizzazioni umanitarie di lavorare a stretto contatto con il governo nigerino per rafforzare i sistemi di allerta precoce e migliorare il livello di preparazione nelle aree maggiormente esposte al rischio di alluvioni. Il sostegno servirà inoltre a predisporre rifugi di emergenza e a dispiegare unità sanitarie mobili nelle comunità più vulnerabili.
Il Niger è particolarmente esposto al pericolo di inondazioni durante la stagione delle piogge, che va da giugno a settembre. In questo periodo, le precipitazioni intense provocano spesso lo straripamento dei corsi d’acqua, in particolare del fiume Niger e dei suoi affluenti, con gravi conseguenze per la popolazione e le infrastrutture. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Mozambico: Chapo annulla viaggio a Davos per le alluvioni
Maputo, 19 gen. – Il presidente del Mozambico, Daniel Chapo, ha annullato la partecipazione al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, prevista per questa settimana a causa delle gravi alluvioni che hanno colpito il Paese, danneggiando infrastrutture e interessando centinaia di migliaia di persone. “In questo momento la priorità assoluta è salvare vite”, ha scritto Chapo in un messaggio pubblicato su Facebook nella tarda serata di ieri, sottolineando che il Mozambico sta attraversando “un momento difficile”.
Secondo un rapporto diffuso ieri dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), le piogge intense in corso da metà dicembre hanno provocato inondazioni diffuse nelle province di Gaza, Maputo e Sofala, con diversi bacini fluviali oltre i livelli di allerta. Le autorità stimano che oltre 400.000 persone siano state colpite, un numero destinato ad aumentare se le precipitazioni proseguiranno.
Il Sudafrica, Paese confinante, ha dispiegato un elicottero dell’aeronautica per contribuire alle operazioni di ricerca e soccorso. Le piogge intense hanno interessato anche alcune aree sudafricane, incluso il nord-est dove si trova il Kruger National Park, che oggi ha riaperto ai visitatori giornalieri dopo una chiusura di alcuni giorni.
Secondo alcuni analisti, il peggioramento e la maggiore frequenza di episodi di alluvioni nell’Africa sud-orientale sono collegati agli effetti del cambiamento climatico, che rende più intense le tempeste nell’Oceano Indiano. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Sudan: El Fasher, per l'Onu la città è una "scena del crimine"
Khartoum, 30 dic. – Una piccola squadra delle Nazioni unite si trova da venerdì 26 dicembre a El-Fasher, in Sudan, città caduta due mesi fa sotto il controllo dei paramilitari delle Forze di supporto rapito (Rsf), che sono entrate in città dopo 500 giorni di martellante e drammatico assedio. È la prima volta in quasi due anni che le Nazioni unite riescono a rientrare in città, dove i civili vivono senza acqua né servizi igienici.
Denise Brown, coordinatrice degli aiuti umanitari delle Nazioni unite che si trova a El Fasher, ha detto all'Afp che la città è come una "scena del crimine" ma ha confermato che le indagini delle Nazioni unite sulle violenze contro i civili saranno condotte da esperti in diritti umani, mentre il suo ufficio si concentrerà sul ripristino degli aiuti ai sopravvissuti.
La presa della città da parte delle Rsf infatti sarebbe stata accompagnata da atrocità di massa, tra cui massacri, torture e violenze sessuali, e ci sarebbero diverse fosse comuni sulle quali tuttavia bisogna ancora fare chiarezza. Da un punto di vista umanitario, invece, Brown ha detto che El Fasher è "l'epicentro della sofferenza umana" del Sudan e la città, che un tempo ospitava più di un milione di persone in fuga dal conflitto, è ancora colpita dalla carestia. "El Fasher è il fantasma di se stessa", ha detto Brown: "Non abbiamo ancora informazioni sufficienti per stabilire quante persone siano ancora qui, sappiamo che gran parte della città è stata distrutta. Le case delle persone rimaste sono state distrutte” e non è stato ancora dato loro accesso alle carceri e, in generale, alle persone formalmente detenute.
Ad El Fasher, la squadra delle Nazioni unite ha potuto constatare che l'ospedale saudita è ancora in piedi e alcuni membri del personale medico sono tuttora presenti. Tuttavia, sono state ormai da tempo esaurite le scorte di farmaci.
La guerra in Sudan ha causato la morte di decine di migliaia di persone e soprattutto costretto 11 milioni di persone ad abbandonare le proprie case, causando quello che l'Onu ha definito "il peggior disastro umanitario del mondo". [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Namibia: al via campagna antipolio nel nord del Paese
Windhoek, 16 dic. – Al via, da ieri, in Namibia, una campagna di vaccinazione contro la poliomielite nelle regioni settentrionali di Kavango East e Kavango West, con l’obiettivo di prevenire focolai e proteggere i bambini sotto i 10 anni, dopo l’individuazione di poliovirus circolante lo scorso ottobre.
La campagna è sostenuta dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che ha contribuito con 2,1 milioni di dollari namibiani, pari a circa 125.000 dollari statunitensi, ed è incentrata sull’utilizzo del nuovo vaccino orale antipolio di tipo 2, sviluppato per interrompere e prevenire la diffusione del poliovirus di tipo 2, notano i media locali.
Secondo l’Oms, tutti i bambini al di sotto dei 10 anni sono chiamati a ricevere il vaccino, compresi quelli già immunizzati in precedenza, poiché ogni dose aggiuntiva rafforza la protezione e contribuisce a colmare eventuali lacune immunitarie. L’agenzia ha inoltre ribadito che l’eradicazione della polio resta una priorità globale, sottolineando che la malattia può attraversare i confini finché il virus continua a circolare in qualsiasi parte del mondo.
Il ministero della Salute e dei servizi sociali della Namibia ha riferito che un poliovirus di tipo 2 è stato rilevato in un campione di acque reflue raccolto il 24 ottobre presso il bacino di Ndama, nel distretto di Rundu, nella regione di Kavango East. Le analisi di laboratorio hanno evidenziato un legame genetico tra il virus individuato e due casi umani segnalati in Angola.
La Namibia è stata certificata libera dalla poliomielite nel 2008, ma rimane esposta al rischio di importazione del virus o di ceppi derivati dal vaccino, rendendo necessarie attività costanti di sorveglianza e campagne vaccinali preventive periodiche. Fonte: Oms, ministero della Salute della Namibia. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Somalia: oltre 3,4mln persone in insicurezza alimentare acuta
Mogadiscio, 17 nov. – Circa 3,4 milioni di persone in Somalia stanno affrontando livelli elevati di insicurezza alimentare acuta e oltre 620.000 si trovano in condizioni di emergenza. Lo ha dichiarato nei giorni scorsi il portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite, Stéphane Dujarric, durante il briefing quotidiano con la stampa, citando i dati dell’Ufficio Onu per il Coordinamento degli Affari Umanitari (Ocha).
Secondo Dujarric, la siccità — "particolarmente grave nelle regioni orientali e settentrionali" — si sta estendendo verso le aree centrali e meridionali del Paese, mettendo a rischio milioni di persone mentre gli aiuti umanitari risultano fortemente limitati dal calo drastico dei finanziamenti internazionali.
Tra ottobre e dicembre, oltre un somalo su cinque è destinato ad affrontare livelli elevati di insicurezza alimentare, mentre la situazione nutrizionale è altrettanto critica: 1,9 milioni di bambini sotto i cinque anni dovrebbero soffrire di malnutrizione acuta tra agosto di quest’anno e luglio del prossimo.
La scorsa settimana il governo somalo ha dichiarato lo stato di emergenza siccità a livello nazionale, chiedendo alle agenzie umanitarie di intensificare gli interventi salvavita in nutrizione, salute, acqua e sicurezza alimentare. L’appello arriva in un momento in cui molte organizzazioni sono state costrette a ridurre o sospendere gli aiuti a causa della mancanza di fondi: il Piano di risposta umanitaria per la Somalia, pari a 1,4 miliardi di dollari, è finanziato solo al 22%. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Somalia: ministro, rischio carestia a causa dei tagli agli aiuti
Mogadiscio, 23 ott. – La Somalia è a rischio reale di carestia all’inizio del 2026 a causa dei tagli agli aiuti umanitari, denuncia il ministro degli affari umanitari dello Stato sud-occidentale, Nasir Arush. Secondo i dati dell’unità congiunta per la sicurezza alimentare e la nutrizione (Fsnau), il numero di persone in situazione di “emergenza alimentare” (Ipc 4) è passato da 72.000 nel primo trimestre dell’anno a 227.000 nel sud-ovest della Somalia, in uno Stato che conta circa 4,2 milioni di abitanti.
Arush sostiene che le agenzie umanitarie hanno ridotto gli interventi alimentari e che, stavolta, il consueto “ripristino” dei fondi internazionali non è avvenuto. “Non sappiamo più da dove verrà il sostegno” dice, sottolineando che in passato Stati Uniti e Regno Unito erano intervenuti prontamente.
I dati delle Nazioni Unite mostrano che fino ad oggi solo il 21 % dei 1,4 miliardi di dollari richiesti per la risposta umanitaria in Somalia è stato finanziato. Nel Paese, circa 4,4 milioni di persone sono classificati tra le fasi Ipc 3 e Ipc 4. Inoltre, 1,9 milioni di bambini sotto i 5 anni soffrono di malnutrizione acuta; di questi, circa 400.000 corrono rischi gravi di vita e hanno bisogno urgente di assistenza.
Il conflitto persistente, la fragilità delle infrastrutture sanitarie e il peggioramento degli eventi climatici - in particolare siccità e inondazioni - aggravano la crisi alimentare. Secondo Arush, con il peggioramento delle precipitazioni stagionali e un raccolto in calo, la situazione potrebbe deteriorarsi ulteriormente entro l’inizio del 2026. Le organizzazioni umanitarie locali e internazionali sono in pressing sui donatori per aumentare i finanziamenti e prevenire una catastrofe umana. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Ciad: 2 mln da Fondo Onu istruzione per rifugiati dal Sudan
N'Djamena, 22 ott. – A favore dei rifugiati sudanesi in Ciad, Education Cannot Wait (Ecw), il fondo globale delle Nazioni Unite per l'istruzione nelle emergenze, ha annunciato un finanziamento aggiuntivo di due milioni di dollari. I fondi saranno utilizzati per migliorare le infrastrutture scolastiche, aumentare la capacità degli studenti e fornire loro supporto psicosociale.
Secondo Ecw, questo finanziamento mira a espandere le attività educative nelle province di Wadi Fira ed Ennedi East, dove i recenti arrivi di rifugiati stanno aumentando la pressione sulle strutture locali. Il finanziamento sarà implementato in collaborazione con l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr/Acnur) e le organizzazioni locali. Si prevede che andrà a beneficio di circa 27.000 bambini in più, portando il numero totale di studenti supportati dal programma First Emergency Response a 97.000.
Oltre 850.000 persone sono fuggite dal Sudan dallo scoppio del conflitto nell'aprile 2023, un numero significativo delle quali ha cercato rifugio in Ciad.
Il Ciad, già sottoposto a una significativa pressione demografica e dove il 36,5% della popolazione vive in condizioni di estrema povertà secondo i dati della Banca Mondiale del 2024, ospita ora uno dei più grandi flussi di rifugiati dell'Africa centrale. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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