Senza categoria
Marocco: ferrovie, nuove carte-sconto per persone con disabilità
Rabat, 05 feb. – È entrata in vigore in Marocco la carta-sconto per le persone con disabilità, che consente ai titolari e agli accompagnatori di persone non vedenti o ipovedenti di beneficiare di una riduzione del 50% sui biglietti dei treni dell’Office national des chemins de fer (Oncf). Lo ha annunciato il Segretariato di Stato all’Integrazione sociale.
La misura nasce dall’accordo di partenariato siglato il 2 dicembre tra il ministero della Solidarietà, dell’Integrazione sociale e della Famiglia, il Segretariato di Stato all’Integrazione sociale e l’Oncf.
Secondo il comunicato, tramite la piattaforma online Idmaj sono state presentate oltre 5.000 domande per la carta; 3.220 tessere sono state già elaborate e stampate, mentre 2.027 sono state consegnate ai centri di assistenza alle persone con disabilità per la distribuzione ai beneficiari nei vari dipartimenti del Regno.
I soggetti interessati possono richiedere la carta direttamente sulla piattaforma Idmaj. L’iniziativa si inserisce negli sforzi governativi per facilitare l’accesso ai servizi, promuovere equità e pari opportunità e favorire l’integrazione sociale delle persone con disabilità, in linea con le direttive reali di re Mohammed VI. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
© Riproduzione riservata
Zimbabwe: le inondazione continuano a mietere vittime
Harare, 04 feb. – Sono salite ad almeno 118 le persone morte e a 61 quelle rimaste ferite in Zimbabwe dall’inizio della stagione delle piogge, secondo l’ultimo rapporto sulla situazione diffuso ieri dal Dipartimento di protezione civile (Dcp).
Nel documento, l’agenzia riferisce che negli ultimi sette giorni si sono registrati altri nove decessi, portando il bilancio complessivo a 118 vittime, rispetto alle 109 segnalate la settimana precedente. Le morti più recenti sono state attribuite principalmente ad annegamenti e al crollo di miniere causato dalle forti precipitazioni.
Le piogge hanno colpito finora 8.295 nuclei familiari e provocato danni a 334 abitazioni, 236 scuole, 15 strutture sanitarie e 21 ponti in tutto il Paese, secondo il Dcp, che ha inoltre segnalato almeno 12 episodi di persone rimaste isolate a causa dell’innalzamento delle acque.
Il dipartimento ha aggiunto che le principali autostrade e arterie stradali, sia in aree urbane sia rurali, risultano gravemente danneggiate, con alcuni tratti impraticabili e bisognosi di interventi di ripristino.
In Zimbabwe la stagione delle piogge si estende in genere da ottobre a marzo ed è caratterizzata da precipitazioni intense e temporali che ogni anno causano allagamenti e danni alle infrastrutture. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
© Riproduzione riservata
Sudafrica: collaborazione con Oms per lotta a malattie neglette
Johannesburg, 03 feb. – Al via in Sudafrica una collaborazione tra l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e le autorità sanitarie del Paese per rafforzare la risposta alle malattie tropicali neglette (Ntd), lanciando un’iniziativa di rafforzamento delle competenze mirata a migliorare diagnosi, trattamento e programmi di somministrazione di massa di farmaci. Lo si apprende da una nota dell'Oms.
La cooperazione è stata avviata con un workshop integrato di tre giorni sulla gestione clinica della lebbra e sulla somministrazione di massa, svoltosi a Tzaneen, nella provincia di Limpopo, dal 26 al 28 gennaio. Secondo l’Oms, l’iniziativa sostiene l’allineamento del Sudafrica alla tabella di marcia dell’Oms sulle Ntd 2021–2030 e all’obiettivo di sviluppo sostenibile che prevede la fine delle epidemie di queste malattie.
Pur restando rara nel Paese, la lebbra continua a registrare casi sporadici, rendendo necessarie vigilanza clinica costante e diagnosi precoce. Parallelamente, schistosomiasi ed elmintiasi trasmesse dal suolo restano endemiche in diverse province, colpendo in modo sproporzionato bambini in età scolare e comunità con accesso limitato ai servizi.
Il funzionario medico dell’Oms Dhruv Pandey ha evidenziato l’importanza di un impegno continuativo, sottolineando che l’integrazione della somministrazione di massa nelle piattaforme sanitarie esistenti è essenziale per raggiungere in modo efficace le comunità vulnerabili. Un rappresentante del Dipartimento nazionale della sanità, Patrick Hlungwani, ha posto l’accento sul rafforzamento della sorveglianza e sul coordinamento multisettoriale per garantire il successo delle campagne.
Con il Paese che si prepara ad ampliare i programmi di somministrazione di massa utilizzando medicinali donati dall’Oms, la preparazione a livello nazionale e provinciale è diventata una priorità. Il workshop ha riguardato il miglioramento delle capacità diagnostiche e di gestione dei casi di lebbra, il rafforzamento dei percorsi di riferimento, la riduzione dello stigma e la pianificazione operativa per campagne sicure ed efficaci.
All’iniziativa hanno partecipato 70 professionisti sanitari, tra clinici, farmacisti, operatori di sanità ambientale, responsabili di programma e funzionari delle amministrazioni sanitarie provinciali e distrettuali. Il supporto tecnico è stato fornito da specialisti dell’Oms, dal Dipartimento nazionale della sanità, da partner accademici, da The Leprosy Mission South Africa e dal National Institute for Communicable Diseases. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
© Riproduzione riservata
Uganda: rifugiati, il sistema sta per collassare, servono fondi
Kampala, 02 feb. – Il Paese più accogliente d'Africa, e del mondo se guardiamo al numero di persone rifugiate, sta affrontando seri problemi a finanziare questa sua capacità di accoglienza: una grave carenza di servizi essenziali sta colpendo oltre un milione di rifugiati che vivono attualmente in Uganda, dove diverse organizzazioni umanitarie hanno dovuto ridurre drasticamente le loro operazioni a causa di un ampio taglio ai finanziamenti.
L'Uganda ospita oggi circa due milioni di rifugiati.
Lo rivela l'International rescue committee, secondo cui in molti non hanno più accesso ad assistenza sanitaria, all'istruzione e all'assistenza alimentare. L'Irc ha definito “il sistema sanitario per i rifugiati in Uganda” come “sull'orlo del collasso”, motivando così la chiusura di servizi essenziali e vitali.
“Siamo all'inizio dell'anno ma con i tagli dell'anno scorso e con appena il 6% dei finanziamenti necessari garantiti per il 2206, quasi due milioni di rifugiati rischiano di perdere l'accesso ai servizi sanitari e nutrizionali di base” ha detto a The east african Elijah Okeyo, direttore nazionale dell'Irc in Uganda, secondo cui i tagli sono particolarmente problematici per insediamenti quali Bidibidi, Imvepi, Rhino camp, Palabek e Kyrandongo, che ospitano complessivamente 735.500 rifugiati. Secondo l'Agenzia delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr) ogni rifugiato in Uganda deve sostenere una spesa di circa 16 dollari al mese per soddisfare le proprie esigenze ma, attualmente, la stessa Unhcr non è in grado di fornire assistenza per più di 5 dollari a rifugiato.
Il modello ugandese di accoglienza è uno dei più virtuosi al mondo ed è apprezzato molto anche dai partner internazionali del Paese africano, che mette in campo politiche di accoglienza progressiste, come l'offerta di terre gratuite per aiutare i rifugiati a prodursi il loro cibo e diventare sostenibili, integrate da aiuti economici adeguati. Il modello tuttavia è oggi a rischio: l'aumento globale della richiesta di aiuti umanitari, dal 2022 ad oggi, ha visto una risposta contraria da parte dei donatori internazionali, con una costante diminuzione dei finanziamenti destinati ai rifugiati. I servizi sanitari sono quelli tra i più colpiti: secondo l'Irc sono state segnalate, nell'arco del 2025, sei epidemie negli insediamenti di rifugiati in Uganda e la carenza di forniture mediche e farmaci colpisce ormai il 30% di loro in modo grave e persistente, con strutture sanitarie intere costrette a chiudere. Una crisi aggravata dall'aumento di problemi collaterali, come la malnutrizione: nelle 14 diverse aree di accoglienza dei rifugiati, in Uganda, i tassi di malnutrizione sono aumentati dal 5,4% al 7,8% nel giro di nemmeno un anno e oggi migliaia di bambini e persone fragili sono esposte a un rischio maggiore di malattie, danni allo sviluppo e morte.
Sfide che si sommano alla mission principale dei vari operatori ed enti, locali e non, che si occupano di assistere l'enorme popolazione di rifugiati in Uganda, ovverosia l'accoglienza: i continui arrivi dalle zone di conflitto, soprattutto da Repubblica democratica del Congo (Rdc) e Sud Sudan, e la lenta transizione delle cliniche gestite dagli enti umanitari al sistema sanitario ugandese stanno rendendo ancor più difficoltosa la gestione di questo momento critico per l'accoglienza. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
© Riproduzione riservata
Niger: fondi Onu per prevenzione danni inondazioni
Niamey, 28 gen. – Le Nazioni Unite hanno stanziato cinque milioni di dollari per sostenere le attività di prevenzione in vista delle inondazioni previste in alcune regioni del Niger. L’annuncio è stato dato ieri a New York.
Il finanziamento, erogato dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), rientra nel meccanismo di azione anticipatoria, uno strumento pensato per ridurre l’impatto umanitario degli shock climatici prevedibili intervenendo prima che questi si manifestino. In una nota, l’agenzia Onu ha spiegato che l’obiettivo è mitigare le conseguenze delle emergenze legate al clima, agendo in modo preventivo e coordinato.
Secondo l’Ocha, le risorse permetteranno alle organizzazioni umanitarie di lavorare a stretto contatto con il governo nigerino per rafforzare i sistemi di allerta precoce e migliorare il livello di preparazione nelle aree maggiormente esposte al rischio di alluvioni. Il sostegno servirà inoltre a predisporre rifugi di emergenza e a dispiegare unità sanitarie mobili nelle comunità più vulnerabili.
Il Niger è particolarmente esposto al pericolo di inondazioni durante la stagione delle piogge, che va da giugno a settembre. In questo periodo, le precipitazioni intense provocano spesso lo straripamento dei corsi d’acqua, in particolare del fiume Niger e dei suoi affluenti, con gravi conseguenze per la popolazione e le infrastrutture. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
© Riproduzione riservata
Africa 2026: Lobasso, un Sistema Italia con la S maiuscola
Roma, 28 gen. – Oggi effettivamente si vedono più missioni di sistema, di un sistema Italia che si sta facendo strada in Africa come non lo faceva prima. E questo, alla luce di riflessioni su un cambiamento di approccio, “di un rapporto maggiormente empatico, di un atteggiamento che si avvicinasse di più a una visione, che partisse da una visione comune e che quindi includesse interculturalmente la maniera di vedere l'argomento, il business, il contratto, la parte doganale, tutto ciò che poteva riguardare il mondo, dei valori che girano intorno al commercio e alla finanza”. Della strategia italiana per l’Africa ha parlato ieri a Roma Fabrizio Lobasso, direttore per il sistema Italia e gli investimenti della Direzione generale crescita ed esportazioni, durante la conferenza Africa 2026, prospettive politiche ed economiche, organizzata da Africa e Affari, in collaborazione con Eni.
Il Piano Mattei per l’Africa viene spiegato da Lobasso con una metafora: quella di un grande caterpillar che traccia una strada molto forte, e vede tutti gli strumenti del sistema Italia come piccoli operai al lavoro sul fianco della strada. “C’è chi si occupa dell’asfalto, chi dei fiorellini, chi colma il fosso. Ed è allora che si apre a fiore quello che è stato piantato non solo due anni fa, ma decine di anni fa con l'impegno del ministero degli Esteri in particolare, non solo della Cooperazione allo sviluppo, ma anche di quella che era la Dgsp, la direzione generale del sistema Paese, e che oggi è la Direzione generale per la crescita e la promozione delle esportazioni. Che lavora quindi per portare acqua a quel mulino e per diventare ancillare, complementare, e quindi soprattutto badare alla filiera (…) per dar la possibilità di finanziamenti non alla testa solamente del serpentone imprenditoriale che si incunea nei meandri del business”.
Mettendo insieme tutti gli strumenti “vedo un movimento assolutamente dinamico e soprattutto riposto al centro dell'attenzione” ha sottolineato Lobasso. “Oggi dopo tanti anni, parliamo di sistema con la S maiuscola, davvero”, un sistema che vede interconnessi le direzioni generali istituzionali, il mondo della cooperazione, gli enti per l’internazionalizzazione e il mondo delle imprese. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
© Riproduzione riservata
Africa Occ.: latte, l'obiettivo è ridurre l'importazione
Dakar, 22 gen. – I Paesi dell’Africa occidentale e del Sahel puntano sul latte locale per ridurre la dipendenza dalle importazioni e rafforzare la sicurezza alimentare. A Thiès, in Senegal, governi, associazioni di allevatori e partner tecnici e finanziari si sono riuniti nei giorni scorsi per definire una strategia comune e lanciare una vera e propria offensiva regionale a sostegno della filiera lattiero-casearia. L’iniziativa è promossa dall’Associazione per la promozione l'allevamento del bestiame nel Sahel e nella savana (Apess).
Al centro del confronto c’è stata la necessità di aumentare la produzione, migliorare la raccolta e la conservazione del latte e sviluppare la trasformazione industriale, oggi ancora poco strutturata in molti Paesi della regione. L’obiettivo è valorizzare il potenziale locale e rafforzare catene del valore capaci di garantire maggiore autonomia alimentare, a partire da prodotti di largo consumo come lo yogurt.
Durante i lavori è stata lanciata una piattaforma regionale che riunisce i principali attori del settore. Per il suo presidente, Boureima Dodo, questo strumento permetterà di passare dalle dichiarazioni ai fatti, grazie a un coordinamento stabile tra Stati e partner pubblici, compresa la Cedeao. È prevista anche una conferenza annuale per fare il punto sui progressi e correggere le strategie.
Secondo Dodo, investire nella filiera del latte significa non solo rafforzare la sicurezza alimentare, ma anche creare posti di lavoro e favorire la diversificazione agricola. Restano però forti criticità, a partire dalla carenza di infrastrutture nelle zone di produzione. Strade inadeguate e accesso limitato all’energia rendono difficile la raccolta e la conservazione del latte. Per questo viene indicata l’energia solare come una soluzione chiave per garantire la catena del freddo.
Un altro problema rilevante è la sicurezza. La presidente di un’organizzazione di produttori del Mali, Oumou Sangaré, ha sottolineato come l’instabilità in alcune aree rurali rappresenti un freno per gli allevatori e ha chiesto un maggiore impegno delle autorità per garantire condizioni di lavoro più sicure e redditizie.
La strategia sul latte locale si inserisce in un quadro più ampio di integrazione regionale promosso dalla Cedeao e dai partner internazionali. Secondo le stime, l’Africa occidentale spende ogni anno oltre 500 miliardi di franchi Cfa (762 milioni di euro) per importare prodotti lattiero-caseari. Rafforzare la produzione locale è considerato essenziale per ridurre le importazioni e raddoppiare la produzione di latte fresco entro il 2030, con benefici diretti per l’economia e per le popolazioni della regione. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
© Riproduzione riservata
Zambia: mini-reti solari a Chadiza, co-finanziamento Ue
Lusaka, 22 gen. – Ignite Energy Access, società specializzata nel dispiegamento di soluzioni solari in Africa, metterà in servizio 15 mini-reti solari nel distretto di Chadiza, nello Zambia orientale. Lo ha comunicato il direttore generale dell’azienda, precisando che si tratta della seconda ondata di progetti consegnati nell’ambito del programma Increased Access to Electricity and Renewable Energy Production (Iaerep).
Secondo Ignite, le nuove installazioni rientrano in un portafoglio complessivo di 60 mini-reti solari in fase di sviluppo nella parte orientale del Paese e forniranno elettricità pulita e stabile a famiglie, scuole, centri sanitari e piccole attività economiche. Il programma Iaerep è cofinanziato dall’Unione europea attraverso il National Authorising Office e vede il coinvolgimento delle autorità zambiane, tra cui la Rural Electrification Authority e il ministero dell’Energia, insieme alle autorità locali.
L’annuncio si inserisce nella crescita di Ignite sul continente: nel settembre 2025 l’azienda ha completato l’acquisizione di Engie Energy Access, la divisione off-grid del gruppo francese Engie, operazione che – secondo la stessa società – ha trasformato Ignite Energy Access nel maggiore operatore africano di elettrificazione off-grid, con circa 15 milioni di utenti in 12 Paesi.
In Zambia, le soluzioni decentrate stanno assumendo un ruolo crescente nella strategia nazionale di accesso all’energia. Secondo la Banca mondiale, mini-reti e sistemi solari domestici potrebbero fornire elettricità a 8,5 milioni di persone entro il 2030, quasi la metà della popolazione attualmente priva di accesso alla corrente. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
© Riproduzione riservata
Africa: al via Premio delle organizzazioni della società civile
Dakar, 21 gen. – Al via il Premio delle rganizzazioni della società civile (Osc) africane 2026 ( Prix des Organisations de la Société Civile Africaines 2026). Lo ha annunciato Epic-Africa in un comunicato nel quale viene specificato che l’edizione di quest'anno, dedicata al tema “Celebrare lo sviluppo guidato dalle comunità”, intende valorizzare il lavoro quotidiano delle organizzazioni e dei leader locali, puntando sull’impatto concreto nelle comunità e su soluzioni costruite “dal basso”. Si tratta di un rilancio dell’iniziativa e non il debutto assoluto, dopo una prima edizione già realizzata negli anni scorsi.
Epic-Africa colloca il Premio in un contesto segnato dalla riduzione dello spazio civico e dalla diminuzione degli aiuti internazionali, sottolineando la necessità di sostenere percorsi di sviluppo in cui decisioni, risorse e risposte restino nelle mani delle comunità. “Per troppo tempo il riconoscimento è andato soprattutto alle organizzazioni più visibili o meglio finanziate”, ha dichiarato Rose Maruru, cofondatrice e direttrice generale di Epic-Africa, secondo quanto riportato nella nota. “Con questi premi vogliamo mettere in luce l’ingegno e l’impegno delle Osc africane e ricordare che lo sviluppo del continente passa prima di tutto dalle sue comunità”, ha aggiunto.
Il programma prevede cinque categorie. Tre sono dedicate alle organizzazioni: “organizzazioni operative”, impegnate direttamente con le comunità nella co-progettazione e nell’attuazione di soluzioni locali; “rafforzatori”, che supportano gli attori sul campo attraverso formazione, strumenti e servizi; “facilitatori”, cioè istituzioni che intervengono su politiche pubbliche, ricerca e quadri strategici per creare un contesto favorevole all’azione locale. Due categorie sono individuali: “leader emergenti”, riservata a persone sotto i 35 anni, e “persone d’impatto a vita”, destinata a figure con un impegno di lungo periodo nel rafforzamento della società civile.
Secondo Epic-Africa, il processo di selezione sarà articolato in tre fasi: un appello a candidature aperto anche a organizzazioni informali; una fase di accompagnamento per documentare l’impatto delle realtà preselezionate (attraverso testimonianze, studi di caso e dati); infine la valutazione di una giuria indipendente composta da esperti africani, che selezionerà vincitori e menzioni speciali.
Epic-Africa ha indicato che le candidature sono aperte a tutte le Osc africane, indipendentemente da dimensione e settore di intervento, e possono essere presentate in francese o inglese. Tutte le organizzazioni candidate avranno inoltre accesso alla piattaforma digitale African Cso Platform, destinata a favorire visibilità, networking e opportunità di finanziamento.
Epic-Africa è un’organizzazione panafricana con sede a Dakar, in Senegal, che lavora per rafforzare e dare maggiore visibilità alle organizzazioni della società civile (Osc) africane, promuovendo iniziative e piattaforme di networking, formazione e valorizzazione dell’impatto, tra cui i Premi delle Osc africane. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
© Riproduzione riservata
Mozambico: Chapo annulla viaggio a Davos per le alluvioni
Maputo, 19 gen. – Il presidente del Mozambico, Daniel Chapo, ha annullato la partecipazione al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, prevista per questa settimana a causa delle gravi alluvioni che hanno colpito il Paese, danneggiando infrastrutture e interessando centinaia di migliaia di persone. “In questo momento la priorità assoluta è salvare vite”, ha scritto Chapo in un messaggio pubblicato su Facebook nella tarda serata di ieri, sottolineando che il Mozambico sta attraversando “un momento difficile”.
Secondo un rapporto diffuso ieri dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), le piogge intense in corso da metà dicembre hanno provocato inondazioni diffuse nelle province di Gaza, Maputo e Sofala, con diversi bacini fluviali oltre i livelli di allerta. Le autorità stimano che oltre 400.000 persone siano state colpite, un numero destinato ad aumentare se le precipitazioni proseguiranno.
Il Sudafrica, Paese confinante, ha dispiegato un elicottero dell’aeronautica per contribuire alle operazioni di ricerca e soccorso. Le piogge intense hanno interessato anche alcune aree sudafricane, incluso il nord-est dove si trova il Kruger National Park, che oggi ha riaperto ai visitatori giornalieri dopo una chiusura di alcuni giorni.
Secondo alcuni analisti, il peggioramento e la maggiore frequenza di episodi di alluvioni nell’Africa sud-orientale sono collegati agli effetti del cambiamento climatico, che rende più intense le tempeste nell’Oceano Indiano. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
© Riproduzione riservata
