Kinshasa, 21 mag. – L’epidemia di Ebola che sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo sarebbe molto più estesa di quanto finora ipotizzato, con un numero reale di contagi che potrebbe essere da due a cinque volte superiore ai dati ufficiali registrati. Una recente analisi condotta da esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità in collaborazione con l’Imperial College di Londra ha fatto emergere uno scenario preoccupante, stimando che, alla data del 17 maggio, i casi di malattia potrebbero oscillare tra le 400 e le 800 unità, senza escludere che il dato possa superare il migliaio.
Di fronte a questa escalation, la risposta sanitaria internazionale si è intensificata con il dispiegamento di cento tonnellate di materiale medico e attrezzature di protezione destinate alle province orientali del Paese, aree particolarmente difficili da raggiungere a causa dei conflitti armati. L’Organizzazione mondiale della sanità ha ufficialmente classificato il rischio epidemico come elevato sia a livello nazionale sia regionale, sottolineando l’urgenza di rafforzare le attività di tracciamento dei contatti e l’isolamento dei soggetti sospetti per spezzare le catene di trasmissione.
Secondo il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, sebbene il rischio di una pandemia globale rimanga al momento basso, la situazione sul terreno desta una viva preoccupazione. Il ministro della Salute, Roger Kamba, ha confermato che la ricerca attiva nelle zone di salute colpite, tra cui l’Ituri, ha permesso di identificare centinaia di casi probabili, molti dei quali non ancora confermati in laboratorio ma caratterizzati da sintomi compatibili con il virus.
Intervenuto su queste criticità, Florent Uzzeni, responsabile aggiunto delle emergenze presso Medici senza frontiere, ha avvertito che rimane ancora molto lavoro da compiere per contenere la diffusione del contagio. La complessità operativa è aggravata dalle restrizioni logistiche e dalla necessità di garantire la sicurezza degli operatori sanitari in un contesto geografico instabile. La comunità internazionale, inclusa la Commissione europea, mantiene alta la guardia, pur precisando che attualmente non vi sono elementi che richiedano misure restrittive specifiche per i cittadini europei, confermando che il rischio di infezione all’interno dell’Unione europea è estremamente contenuto. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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