Sanità
Rd Congo:Ebola, i contagiati potrebbero essere quasi un migliaio
Kinshasa, 21 mag. – L'epidemia di Ebola che sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo sarebbe molto più estesa di quanto finora ipotizzato, con un numero reale di contagi che potrebbe essere da due a cinque volte superiore ai dati ufficiali registrati. Una recente analisi condotta da esperti dell'Organizzazione mondiale della sanità in collaborazione con l'Imperial College di Londra ha fatto emergere uno scenario preoccupante, stimando che, alla data del 17 maggio, i casi di malattia potrebbero oscillare tra le 400 e le 800 unità, senza escludere che il dato possa superare il migliaio.
Di fronte a questa escalation, la risposta sanitaria internazionale si è intensificata con il dispiegamento di cento tonnellate di materiale medico e attrezzature di protezione destinate alle province orientali del Paese, aree particolarmente difficili da raggiungere a causa dei conflitti armati. L'Organizzazione mondiale della sanità ha ufficialmente classificato il rischio epidemico come elevato sia a livello nazionale sia regionale, sottolineando l'urgenza di rafforzare le attività di tracciamento dei contatti e l'isolamento dei soggetti sospetti per spezzare le catene di trasmissione.
Secondo il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, sebbene il rischio di una pandemia globale rimanga al momento basso, la situazione sul terreno desta una viva preoccupazione. Il ministro della Salute, Roger Kamba, ha confermato che la ricerca attiva nelle zone di salute colpite, tra cui l'Ituri, ha permesso di identificare centinaia di casi probabili, molti dei quali non ancora confermati in laboratorio ma caratterizzati da sintomi compatibili con il virus.
Intervenuto su queste criticità, Florent Uzzeni, responsabile aggiunto delle emergenze presso Medici senza frontiere, ha avvertito che rimane ancora molto lavoro da compiere per contenere la diffusione del contagio. La complessità operativa è aggravata dalle restrizioni logistiche e dalla necessità di garantire la sicurezza degli operatori sanitari in un contesto geografico instabile. La comunità internazionale, inclusa la Commissione europea, mantiene alta la guardia, pur precisando che attualmente non vi sono elementi che richiedano misure restrittive specifiche per i cittadini europei, confermando che il rischio di infezione all'interno dell'Unione europea è estremamente contenuto. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Cooperazione: Codeway, Regioni porta per internazionalizzazione
Roma, 14 mag. – Un fondo da 40 milioni di euro l'anno per trasformare Regioni e Comuni italiani in porte d'accesso per le piccole e medie imprese nei mercati africani e dei Balcani: la strategia del sistema Italia presentata durante la seconda giornata di lavori a Codeway, la manifestazione organizzata da Fiera Roma dedicata alla cooperazione internazionale e allo sviluppo sostenibile in corso fino a domani venerdì 15 maggio, dove la cooperazione territoriale si è delineata come lo strumento principale per ridurre il rischio operativo dei privati attraverso la fiducia istituzionale.
Dal 2017 l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) ha finanziato 75 progetti per circa 90 milioni di euro, puntando su un modello di partenariato paritario che valorizza le eccellenze dei distretti produttivi nazionali. Secondo Marco Romiti, del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale (Maeci), questo approccio strutturato permette di superare la frammentazione del passato per agire con una visione di sistema.
L’efficacia del modello risiede nel trasferimento di competenze specifiche tra territori omologhi. Per citare un esempio, il Comune di Cremona ha avviato in Tunisia il progetto Zafit per la filiera lattiero-casearia, mettendo a disposizione l'esperienza di un distretto che genera il 25% della produzione italiana. “Abbiamo messo in gioco strumenti e competenze tecniche per consentire alla comunità tunisina di emancipare il proprio comparto come abbiamo fatto noi nel dopoguerra”, ha spiegato Luca Beltrami, responsabile del Comune di Cremona. In Burundi, invece, l’esperienza di “Maison Parma” ha portato alla creazione di un laboratorio per la trasformazione del pomodoro che forma giovani e donne locali. Antonietta Malandri, referente del progetto per il Comune di Parma, ha sottolineato che “non si è trattato di un’esportazione di esperienze, ma di una fusione di metodologie che ha reso l'agricoltura una reale opportunità di reddito”.
La proiezione internazionale tocca poi la filiera della pelle in Etiopia, dove la Regione Marche, come ricordato da Natalino Barbizzi, ha promosso un polo di eccellenza calzaturiera coinvolgendo grandi marchi regionali. In Kenya e Tanzania, la Regione Friuli Venezia Giulia opera attraverso il progetto Rise per il rafforzamento della pesca artigianale e della filiera del caffè, quest’ultima in collaborazione con l’Università di Trieste e Illycaffè. “Vogliamo coltivare chi è nei Paesi partner affinché il collegamento con la realtà economica italiana sia un approdo sicuro”, ha dichiarato Giulio Tarlao del Friuli Venezia Giulia. Anche la Puglia, con il progetto "Resilienza marginale" in Albania, e l’Umbria, con programmi di turismo sostenibile in Angola, confermano il ruolo delle amministrazioni locali come catalizzatori di investimenti.
L'integrazione tecnologica completa il quadro dei partenariati, facilitando l'ingresso delle imprese in settori complessi come le utility e la sanità digitale. La società Mm Spa, municipalizzata del Comune di Milano, collabora con le autorità di Valona per la gestione del ciclo idrico integrato in Albania, trasferendo modelli di gestione manageriale. In Malawi, invece, la società Teamdev supporta il Comune di Perugia attraverso l'uso di sistemi geografici informativi per il monitoraggio sanitario. “L’ente territoriale individua il bisogno e noi offriamo la tecnologia per mappare i fenomeni e supportare i decisori”, ha riferito Michele Petrucci di Teamdev.
Secondo Grazia Sgarra, dell'Aics, la professionalità di questi partenariati garantisce una sinergia tra enti territoriali e innovazione privata che delinea una roadmap dove la cooperazione non è più intesa come filantropia, ma come una corsia preferenziale per il sistema Italia verso mercati emergenti che richiedono tecnologia e governance di qualità, garantendo la stabilità dei progetti nel lungo periodo. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Cooperazione: Codeway, One Health per la sicurezza e lo sviluppo
Roma, 14 mag. – La protezione dalle minacce epidemiche passa per lo studio delle patologie nei territori d’origine attraverso il paradigma "One Health", inteso non più come traguardo teorico, ma come metodologia operativa della cooperazione: è quanto emerso oggi a Codeway Expo, la manifestazione organizzata da Fiera Roma dedicata alla cooperazione internazionale e allo sviluppo sostenibile in corso fino a domani venerdì 15 maggio, durante il panel dedicato alla resilienza delle filiere sanitarie, dove esperti e imprese hanno delineato una nuova strategia di diplomazia scientifica che integra salute umana, animale e ambientale.
Nicola d’Alterio, direttore generale dell’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Abruzzo e del Molise (Izsam), ha sottolineato la funzione di sorveglianza attiva svolta dai tecnici italiani all'estero: “Studiamo le malattie infettive nei territori dove si manifestano per proteggere l'Italia e l'Europa dal loro arrivo; lavoriamo con la stessa passione dei cooperanti perché siamo consci di questa funzione di difesa”. Secondo Laura De Antoniis, dell’Izsam, questo approccio segna un “passaggio dal cosa al come” nella messa a terra dei progetti, trasformando la cooperazione scientifica in uno strumento per facilitare il dialogo tra i Paesi.
Il modello italiano di intervento veterinario trova applicazione concreta anche in aree di crisi, come dimostrato dall'attività del Centro di alti studi agronomici mediterranei (Ciheam) di Bari. Il direttore generale Biagio Di Terlizzi ha riferito della fiducia costruita in Siria e Libia attraverso cliniche mobili, evidenziando che “l’Italia è capace di costruire un servizio veterinario anche in condizioni di fragilità politica, riducendo potenzialmente i costi di prevenzione per l’intero sistema europeo”.
Questa visione integrata è condivisa da Amref Health Africa, che dal 2005 opera nelle zone pastorali del continente con programmi di vaccinazione per oltre 1,8 milioni di capi di bestiame. Marta Sachy, responsabile dei programmi dell’organizzazione non governativa, ha spiegato che in Africa l’approccio è endogeno poiché “il benessere familiare dipende direttamente dalla salute del patrimonio zootecnico”.
Sul fronte industriale, la sfida della sicurezza alimentare viene affrontata attraverso la creazione di filiere agroindustriali autosufficienti. Patrick Ungaro, direttore operativo di Bonifiche Ferraresi International, ha annunciato la gestione di 100 mila ettari in Africa, tra cui un progetto da 36 mila ettari in Algeria, basato su joint venture che escludono l'esportazione dei prodotti per favorire il consumo locale: “Aiutiamo le popolazioni a diventare propositori nelle loro terre attraverso una formazione innovativa che diventi loro patrimonio”.
Anche per Giovanni Sorlini, responsabile qualità del Gruppo Inalca, il controllo delle filiere bovine rappresenta un pilastro della stabilità rurale. Secondo Sorlini, il bovino è un “ecosistema che porta con sé una vera società rurale”, rendendo i partenariati tecnico-scientifici essenziali per mitigare i rischi sanitari che potrebbero minacciare gli investimenti e lo sviluppo dei territori. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Cooperazione: Codeway, Global Fund chiama aziende farmaceutiche
Roma, 13 mag. – Il coinvolgimento del settore privato è essenziale per salvare più vite e rafforzare i sistemi sanitari mondiali, mentre innovazione, supply chain e produzione locale si stanno dimistrando leve sempre più centrali. È questo il messaggio lanciato dai rappresentanti del Fondo globale per la lotta all'Aids, la tubercolosi e la malaria (Global Fund) intervenuti ieri al panel “Salute globale: quali opportunità per il settore privato?” a Codeway Expo 2026, il salone della cooperazione allo sviluppo in corso alla Fiera di Roma.
Il dibattito ha riunito rappresentanti delle principali iniziative globali per la salute per discutere modelli di partnership, strumenti di finanziamento e opportunità concrete di collaborazione con il settore privato italiano.
Hui Yang, a capo dell supply operations di Global Fund ha spiegato che “Global Fund acquista su larga scala prodotti sanitari essenziali, dai farmaci e dai dispositivi diagnostici alle zanzariere, alle attrezzature di laboratorio e agli strumenti digitali", garantendo "un buon rapporto qualità-prezzo e consegne affidabili per i Paesi che serviamo”.
“Per le imprese, lavorare con Global Fund è un modo per contribuire allo sviluppo umano attraverso partnership trasparenti ed efficaci", ha aggiunto John Fairhurst, che guida l'ufficio per il coinvolgimento del settore privato. Fairhurst ha auspicato nuove collaborazioni con le aziende farmaceutiche italiane in mercati strutturati, trasparenti e prevedibili, "per contribuire a migliorare la salute e la dignità di milioni di persone”. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Cooperazione: Codeway, le imprese per un partenariato tra pari
Roma, 13 mag. – La settima edizione di Codeway Expo è stata inaugurata oggi a Fiera di Roma, consolidandosi come piattaforma di incontro tra il sistema produttivo italiano e i partner internazionali. L'evento, in programma fino al 15 maggio, è organizzato dalla fiera capitolina in collaborazione con la società editoriale Internationalia con il patrocinio del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale (Maeci) e dell'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics). Fabio Casasoli, amministratore unico di Fiera Roma, ha aperto i lavori sottolineando l’evoluzione della manifestazione verso un modello di rete globale.
“Abbiamo ritenuto opportuno, proprio per creare una sinergia tra diversi settori, far coincidere l’evento con manifestazioni dedicate alle energie rinnovabili e all'edilizia sostenibile”, ha dichiarato Casasoli, evidenziando come la fiera sia diventata uno strumento strategico per far conoscere il sistema Italia ai governi stranieri.
Il ruolo dell'industria nel nuovo modello di sviluppo è stato approfondito da Enrico Maria Bagnasco, presidente di Confindustria Assafrica & Mediterraneo, che ha richiamato i 45 anni di presenza dell’associazione nel continente africano. Secondo Bagnasco, la cooperazione moderna deve basarsi sul trasferimento di competenze e capitale umano, integrando tecnologie avanzate e l’internet delle cose in ambiti cruciali come l’agricoltura e le infrastrutture. “Ci piace considerarci uno dei nodi operativi del Piano Mattei”, ha dichiarato il presidente di Assafrica, “uno dei luoghi in cui riusciamo a mettere a terra e trasformare le idee in progetti solidi, capaci di generare un valore che resti nel tempo”.
A definire il quadro strategico dell’impegno industriale è stato il presidente di Federalimentare, Paolo Mascarino, che ha indicato nel settore agroalimentare un pilastro per la stabilità sociale. Mascarino ha annunciato l’avvio di tre progetti specifici nelle filiere del caffè, del cacao e del settore ittico, sottolineando la necessità di costruire partnership credibili e pragmatiche. “Il valore del Piano Mattei sta proprio nel superare una logica meramente assistenzialistica”, ha affermato Mascarino, “per costruire invece un partenariato tra pari fondato su interessi condivisi, sviluppo reciproco e stabilità comune”. Per il presidente di Federalimentare, la sfida attuale è trasformare questa visione strategica in programmi misurabili capaci di generare crescita sia per i Paesi partner sia per il sistema economico nazionale. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Senegal: l'aspettativa di vita passa da 67 a 69 anni
Dakar, 17 apr. – Il sistema sanitario del Senegal ha registrato progressi significativi nell'ultimo decennio, portando l'aspettativa di vita media della popolazione da 67 a 69 anni tra il 2015 e il 2025. Il dato è stato diffuso dal professor Ibrahima Seck, direttore del servizio di Medicina preventiva e salute pubblica presso l'università Cheikh Anta Diop (Ucad) di Dakar, durante un incontro dedicato alla celebrazione della giornata mondiale della salute, come riportato dall'agenzia di stampa ufficiale Agence de presse sénégalaise (Aps).
Secondo l'esperto, questo miglioramento è il risultato diretto dell'integrazione della ricerca scientifica e delle innovazioni tecnologiche nelle politiche sanitarie nazionali. Oltre all'allungamento della vita media, il Paese ha ottenuto risultati rilevanti nel contrasto alla mortalità neonatale, passata da 39 a 21 decessi ogni mille nati vivi, e nella riduzione della mortalità infantile sotto i cinque anni, scesa da 48 a 31 su mille. Anche il tasso di mortalità materna ha subito un calo drastico, scivolando da 392 decessi ogni 100.000 nati vivi a 153 rilevati nel 2023.
Il professor Seck ha evidenziato come la trasformazione digitale, attraverso l'uso della telemedicina e dell'intelligenza artificiale, abbia permesso di ridurre le disuguaglianze geografiche, facilitando l'accesso alle cure soprattutto nelle zone rurali dove le infrastrutture fisiche sono storicamente carenti. In occasione della tavola rotonda organizzata in collaborazione con l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), è stato sottolineato come lo sviluppo della salute digitale consenta oggi consultazioni a distanza e una gestione più efficiente degli appuntamenti e del monitoraggio dei pazienti.
Il rappresentante residente dell'Oms in Senegal, il dottor N'da Konan Michel Yao, ha ribadito che la scienza rappresenta il motore fondamentale per soluzioni sanitarie efficaci e per garantire la sovranità nazionale. Il ministero della Salute punta ora ad accelerare la Copertura sanitaria universale (Csu) investendo in politiche basate su prove scientifiche e sulla produzione locale di vaccini e medicinali, elementi chiave per ridurre ulteriormente la diffusione di malattie prevenibili e migliorare il benessere complessivo dei cittadini. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Africa: vaccini, quasi 20 milioni di morti per morbillo evitati
Roma, 17 apr. – Quasi 19,5 milioni di decessi legati al morbillo sono stati evitati in Africa dal 2000 grazie all'aumento della copertura vaccinale. Secondo la prima analisi dettagliata sugli obiettivi di immunizzazione nel continente, condotta dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e da Gavi, Vaccine Alliance, oltre 500 milioni di bambini africani sono stati protetti dalle vaccinazioni di routine tra il 2000 e il 2024.
I progressi nella lotta contro la malattia evidenziano l'importanza di investimenti costanti. Dal 2000, 44 Paesi africani hanno introdotto una seconda dose di vaccino nei programmi ordinari, contribuendo ad aumentare i tassi di copertura dal 5 per cento del 2000 al 55 per cento del 2024. Complessivamente, questi sforzi hanno dimezzato i decessi nella regione e ridotto i casi del 40 per cento. Nel 2025, Capo Verde, Mauritius e Seychelles sono diventati i primi Paesi dell'Africa subsahariana a raggiungere lo status di eliminazione del morbillo e della rosolia.
L'analisi valuta inoltre i progressi verso gli obiettivi dell'Agenda 2030 per l'immunizzazione, la strategia globale per rafforzare l'assistenza sanitaria primaria. Attualmente, i programmi proteggono da 13 malattie prevenibili, rispetto alle otto del 2000. I decessi per meningite sono diminuiti del 39 per cento e il vaccino contro la malaria è stato introdotto in 25 Paesi. Solo nel 2024, almeno 1,9 milioni di vite sono state salvate grazie alla vaccinazione.
Inoltre, 47 Paesi dell'area subsahariana offrono ora il vaccino contro l'epatite B e 29 nazioni quello contro il papillomavirus umano per la protezione dal cancro cervicale. Mohamed Janabi, direttore regionale dell'Oms per l'Africa, ha spiegato che l'Africa ha compiuto progressi straordinari in meno di una generazione. Tuttavia, il direttore ha avvertito che i progressi sono disomogenei e in fase di rallentamento, lasciando troppi bambini senza protezione.
Sania Nishtar, amministratrice delegata di Gavi, ha sottolineato l'immenso potere salvavita dei vaccini quando l'immunizzazione è una priorità politica. Attraverso il programma di riforme Gavi Leap, l'organizzazione punta a sbloccare ulteriori progressi mediante approcci innovativi e collaborando con i Paesi per costruire programmi sostenibili a lungo termine.
Sebbene milioni di bambini in più vengano vaccinati, il continente resta lontano dal raggiungere l'obiettivo del 90 per cento di copertura previsto dall'Agenda 2030. La copertura vaccinale risulta disomogenea e molti bambini, spesso i più difficili da raggiungere, restano esclusi. La rapida crescita demografica, la debolezza dei sistemi sanitari, i cambiamenti climatici e l'instabilità politica rimangono i principali ostacoli al raggiungimento di una protezione ottimale. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Sudafrica: arrivata prima fornitura dosi farmaco contro Hiv
Johannesburg, 08 apr. – Una prima fornitura di 37.920 dosi del nuovo farmaco iniettabile semestrale per la prevenzione dell’Hiv, Lenacapavir, è arrivata nei giorni scorsi in Sudafrica. Secondo quanto comunicato dal dipartimento nazionale della Salute, il medicinale – finanziato con una sovvenzione da 29 milioni di dollari del Fondo globale – rappresenta un rafforzamento cruciale per il Paese, che ospita la più ampia popolazione sieropositiva al mondo, stimata in circa 8 milioni di persone, di cui oltre 6 milioni in trattamento antiretrovirale.
Dalla stampa locale si apprende che il ministro della Salute Aaron Motsoaledi sta lavorando con il presidente Cyril Ramaphosa per lanciare ufficialmente la distribuzione a maggio. Il programma dovrebbe consentire di avviare e mantenere la profilassi per quasi mezzo milione di persone nei prossimi due anni. La prima fase dell’implementazione riguarderà i distretti a più alta incidenza e i gruppi più vulnerabili, ha precisato il dipartimento.
Somministrato solo due volte l’anno, il Lenacapavir è considerato uno strumento chiave per contribuire al raggiungimento dell’obiettivo della strategia globale contro l’Aids, che punta a porre fine alla malattia come minaccia per la salute pubblica entro il 2030. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Ghana: un'iniziativa per riformare la salute globale
Accra, 07 apr. – Il presidente del Ghana, John Dramani Mahama, ha annunciato la creazione di un gruppo di esperti di alto livello che sarà chiamato Accra reset initiative e avrà il compito di riformare l'architettura e il sistema di governance della salute globale.
Il gruppo, composto da 18 membri, sarà copresieduto da quattro leader nel campo della salute globale, ovvero Peter Piot, ex direttore generale dell'Unaids e professore presso la London school of hygiene & tropical medicine, El Hadj As Sy, presidente della Fondazione Kofi Annan ed ex sottosegretario generale delle Nazioni unite, Nisia Trindade, ministro della Salute del Brasile e presidente emerita di Fiocruz, e Budi Gunadi Sadikin, ministro della Salute della Repubblica di Indonesia.
Il gruppo ha il mandato di elaborare proposte concrete e attuabili per ristrutturare l'ordine sanitario globale, che storicamente ha trattato i governi del Sud del mondo come destinatari passivi piuttosto che come attori sovrani con il diritto di definire le regole che governano la vita dei loro cittadini: "Questa iniziativa rappresenta una profonda rivisitazione del modo in cui la governance sanitaria globale dovrebbe funzionare nel XXI secolo" ha detto Felix Kwakye Ofosu, portavoce del presidente ghanese e ministro delle Comunicazioni governative. Il lavoro del gruppo consultivo sarà guidato da un gruppo consultivo di alto livello, che comprende leader dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), dell'Organizzazione mondiale del commercio (Omc), del Fondo globale, dell'Africa Cdc, dell'Auda-Nepad e dell'International finance corporation. Questa struttura crea un percorso per un impegno strutturato con i principali organi dell'attuale sistema sanitario globale.
Tra i membri di spicco del gruppo consultivo figurano Mohammed Pate, ministro della Salute della Nigeria, John Nkengasong, direttore esecutivo della MasterCard foundation ed ex direttore dell'Africa Cdc, e Soumya Swaminathan, ex capo scienziata dell'Oms.
Michel Sidibé, ex direttore esecutivo dell'Unaids ed ex ministro della Salute del Mali, è stato nominato Consigliere speciale del gruppo consultivo di alto livello e inviato dei co-presidenti: Sidibé vanta decenni di esperienza operativa nell'ambito della struttura che il gruppo consultivo è chiamato a riformare. Il gruppo consultivo di alto livello comprende il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, il direttore generale dell’Omc Ngozi Okonjo-Iweala e altri importanti leader delle istituzioni sanitarie globali. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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Yemen: Onu cerca due miliardi di euro per l'assistenza
Sana'a, 19 mar. – L'Organizzazione delle Nazioni Unite e i suoi partner umanitari hanno lanciato il piano di risposta 2026 per lo Yemen, richiedendo circa 1,99 miliardi di euro al fine di fornire assistenza vitale a 12 milioni di persone. Secondo il documento ufficiale Piano dei bisogni e della risposta umanitaria (Hnrp), diffuso ieri dall’Ufficio dell’Onu per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), lo Yemen affronta un contesto operativo sempre più complesso, segnato dal collasso economico, dallo sfollamento di massa e dagli shock climatici dopo oltre un decennio di conflitto. Il totale delle persone che necessitano di aiuti umanitari e protezione è stimato in 22,3 milioni, di cui 10,95 milioni sono donne e ragazze.
La sicurezza alimentare rimane un'emergenza critica: circa 18,3 milioni di persone sono in condizioni di insicurezza alimentare acuta e lo Yemen occupa attualmente il primo posto globale per popolazione in fase di emergenza secondo l'analisi del sistema di classificazione Ipc. I livelli di malnutrizione sono altrettanto allarmanti, con oltre 2,2 milioni di bambini sotto i cinque anni colpiti, inclusi più di 500 mila in condizioni severe, a cui si aggiungono 1,3 milioni di donne in gravidanza o in fase di allattamento che necessitano di cure. Sul fronte delle infrastrutture, circa il 41% delle strutture sanitarie risulta parzialmente funzionante o del tutto fuori servizio, mentre 14,4 milioni di persone hanno urgente bisogno di assistenza per l'accesso ad acqua potabile e servizi igienico-sanitari.
Il piano Onu stabilisce una risposta prioritaria focalizzata su 9,4 milioni di individui nelle aree colpite dalla crisi in modo più estremo, richiedendo per questi interventi urgenti uno stanziamento di circa 1,5 miliardi di euro. Gli obiettivi strategici puntano alla riduzione della mortalità e al miglioramento della dignità delle popolazioni più vulnerabili, tra cui si contano 5,2 milioni di sfollati interni, dato che rende lo Yemen la quinta crisi globale per numero di profughi . I funzionari delle Nazioni Unite hanno ribadito che, senza finanziamenti tempestivi e flessibili, milioni di persone rimarranno esposte a rischi crescenti di fame, malattie prevenibili e minacce alla protezione dei diritti umani fondamentali. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
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