Economia e Finanza
Costa d'Avorio: Undp, Abidjan scommetta sui territori
Abidjan, 06 ott. – Il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) ha invitato la Costa d'Avorio a rafforzare gli ecosistemi dell'economia creativa in tutto il Paese, trasformando creatività, patrimonio e competenze locali in attività capaci di generare reddito e occupazione. L'appello è stato lanciato dalla rappresentante residente dell'Undp, Blerta Cela, alla chiusura della settima edizione di Connect Côte d'Ivoire, svoltasi il 2 ottobre ad Abidjan.
Secondo Cela, il potenziale creativo ivoriano non deve concentrarsi nella sola Abidjan, ma essere valorizzato in tutte le regioni, nei settori del tessile, dell'artigianato, della musica, della gastronomia, del cinema e delle arti. Le esportazioni mondiali di servizi creativi valgono oggi quasi 1.000 miliardi di dollari, ha sottolineato la rappresentante del'Undp.
Particolare attenzione è stata dedicata al cinema, considerato un settore capace di attivare un'ampia catena del valore, coinvolgendo oltre ad attori e registi anche sceneggiatori, tecnici, costumisti, produttori, alberghi, ristoranti, trasportatori e artigiani. L'obiettivo, ha spiegato Cela, è "tessere insieme" creatività, patrimonio, giovani, innovazione, territori e imprese, trasformando talenti e idee in attività economiche capaci di generare valore e contribuire alla proiezione internazionale della Costa d'Avorio.
L'iniziativa si inserisce nella cooperazione tra Undp e ministero della Cultura e della Francofonia. A settembre le due istituzioni hanno firmato un memorandum per sviluppare le industrie culturali e creative nell'ambito dell'iniziativa "Costa d'Avorio Orange 2035", con l'obiettivo di rafforzare gli attori del settore, l'imprenditorialità e la creazione di posti di lavoro per giovani, donne e categorie vulnerabili. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
© Riproduzione riservata
Mediterraneo: Forum dell'acqua, da Roma la rotta verso Abu Dhabi
Roma, 02 ott. – Si chiude oggi alla Nuvola dell'Eur a Roma il primo Forum euromediterraneo dell'acqua, quattro giorni di lavori aperti il 29 settembre e promossi dal Comitato One Water Italia con l'Istituto mediterraneo dell'acqua (Ime) di Marsiglia e l'Unione per il Mediterraneo (Upm). Secondo gli organizzatori il Forum ha visto la presenza di almeno tremila partecipanti, ospitando un centinaio di conferenze con circa settecento relatori.
L'appuntamento era stato preceduto, il 28 settembre alla Farnesina, dalla seconda riunione ministeriale dell'Upm sull'acqua, che ha adottato una dichiarazione con cinque priorità al 2030: governance e inclusione, nesso acqua-energia-cibo-ecosistemi, finanza e investimenti, digitalizzazione e gestione basata sui dati, resilienza climatica e riduzione del rischio di catastrofi.
"Roma è stata una tappa importante: usciamo da qui con un mandato e un'agenda chiari", ha detto in sessione di chiusura Michele Amedeo, direttore operazioni e partenariati dell'Upm e rappresentante dell'Unione europea. Amedeo ha indicato nel finanziamento la prima delle sfide aperte: servono "decine di miliardi all'anno" per il bacino, e i bilanci pubblici da soli non basteranno. "Lo sviluppo non esiste senza capitale privato. Non ci sono esempi al mondo di Paesi sviluppatisi con il solo finanziamento statale", ha affermato, assegnando alle autorità pubbliche il compito di creare le condizioni per attrarlo. Secondo il presidente del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad) e presidente di UN-Water, Alvaro Lario, oggi solo il 3-5% degli investimenti totali in infrastrutture idriche proviene dal settore privato.
Sul fronte europeo, la commissaria Ue per il Mediterraneo Dubravka Suica ha annunciato che nell'ambito del Patto per il Mediterraneo la Commissione sta preparando una nuova iniziativa regionale dedicata alla resilienza idrica, da lanciare nel 2027, per collegare le autorità di bacino dell'Unione europea e dei Paesi partner e migliorare i modelli di previsione.
Gli esiti del Forum saranno portati alla Conferenza delle Nazioni Unite sull'acqua, in programma ad Abu Dhabi dall'8 al 10 dicembre, dove secondo il presidente dell'Istituto mediterraneo dell'acqua Alain Meyssonnier le Nazioni Unite hanno accettato di riservare uno spazio dedicato nella "blue zone". Prima dell'appuntamento emiratino il percorso passerà per la Cairo Water Week dal 25 al 29 ottobre e la Cop 31 di Antalya a novembre, per concludersi al Forum mondiale dell'acqua di Riad nel marzo 2027.
Il tema dell'acqua come strumento di conflitto ha attraversato l'intera settimana romana. Lunedì alla Farnesina il ministro giordano delle Acque e co-presidente dell'Upm, Raed Abu Saoud, aveva avvertito che le risorse idriche non devono essere trasformate in un'arma politica; nella sessione di chiusura il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, già presidente della Federazione internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, ha denunciato: "Mai avremmo pensato, dopo la firma delle Convenzioni di Ginevra, di vedere nuovamente gli acquedotti bersaglio militare. Eppure sta avvenendo, nel silenzio e nell'inerzia di una comunità internazionale incapace di reagire". [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
© Riproduzione riservata
Etiopia: insicurezza ostacola aiuti nel nord
Addis Abeba, 30 set. – Il deterioramento delle condizioni di sicurezza nel nord dell'Etiopia sta aumentando i bisogni umanitari e ostacolando le operazioni di assistenza, con forti limitazioni all'accesso nelle regioni del Tigray e dell'Amhara. Lo ha riferito l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha).
Secondo l'Ocha, le interruzioni delle telecomunicazioni, la sospensione dei voli da e verso il Tigray e alcune località dell'Amhara e le restrizioni lungo importanti arterie stradali stanno limitando gli spostamenti degli operatori umanitari, la consegna degli aiuti e l'accesso ai servizi essenziali.
La situazione è aggravata dalla carenza di finanziamenti. Diverse organizzazioni hanno ridotto o sospeso le proprie attività, diminuendo ulteriormente la capacità di risposta sul terreno.
I partner umanitari stanno monitorando gli sviluppi e predisponendo misure di emergenza per continuare a fornire assistenza nelle aree ancora accessibili. L'Ocha ha chiesto a tutte le parti di garantire agli operatori umanitari un accesso sicuro e senza ostacoli alle popolazioni bisognose. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
© Riproduzione riservata
Burkina Faso: aiuti allo sviluppo, Ouaga vuole fare da sola
Ouagadougou, 20 ago. – Il primo ministro del Burkina Faso, Rimtalba Jean Emmanuel Ouédraogo, ha ribadito che il Burkina Faso intende basare lo sviluppo sulle proprie risorse, respingendo i finanziamenti “subordinati a condizioni politiche”. Lo ha detto durante un incontro con Haoliang Xu, sottosegretario generale dell'Onu e manager del Programma delle nazioni unite per lo sviluppo (Undp).
"Rifiutiamo finanziamenti che ci condizionino ai dettami altrui" detto Ouedraogo, ripreso dai media burkinabé, che specificano che al centro dell'incontro tra i due c'era il cosiddetto Piano Rilancio, il nuovo quadro di sviluppo del Burkina Faso. Questo programma mira a coprire circa il 65% del fabbisogno finanziario con risorse nazionali, rispetto al 35% previsto dai partenariati internazionali: "Non possiamo rivendicare la sovranità tendendo la mano" ha detto Ouédraogo, dicendosi convinto che la contrazione degli aiuti internazionali rafforzi la determinazione di Ouagadougou a dare priorità all'autonomia finanziaria.
Da parte sua, il rappresentante dell'Undp ha accolto con favore la chiarezza del piano del Burkina Faso, specificando che il sostegno delle Nazioni unite dovrebbe evolversi verso una maggiore competenza tecnica, il rafforzamento delle capacità statali e l'istituzione di meccanismi di acquisto di gruppo per ridurre i costi. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
© Riproduzione riservata
Sierra Leone: choc climatici, 211,5 milioni dal Fmi
Freetown, 19 giu. – Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha approvato ieri un nuovo accordo per la Sierra Leone del valore di 211,5 milioni di dollari, volto a rafforzare la capacità della nazione dell'Africa occidentale di resistere agli choc climatici.
Il fondo ha inoltre completato la terza revisione della sua linea di credito estesa per il Paese, consentendo un'erogazione immediata di 31,7 milioni di dollari.
Questo programma economico sostiene la stabilità macroeconomica del Paese, contribuisce a ricostituire le riserve e fornisce risorse per resistere agli choc climatici. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
© Riproduzione riservata
Cooperazione: aiuti italiani in crescita nel rapporto dell'Ocse
Roma, 27 mag. – L'aiuto pubblico allo sviluppo dell'Italia ha registrato una crescita costante, posizionando il Paese in controtendenza rispetto alla contrazione globale dei finanziamenti internazionali. È il dato principale emerso durante la seconda giornata del forum Coopera 2026, in occasione della presentazione della revisione tra pari condotta dal Comitato di assistenza allo sviluppo dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse-Dac). Il rapporto, frutto di un monitoraggio svolto tra giugno e novembre 2025 da esperti di Germania e Islanda attraverso oltre cento consultazioni tra Roma, Parigi ed Etiopia, analizza la qualità e l'efficacia del sistema italiano.
Il viceministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Edmondo Cirielli, ha espresso soddisfazione per le conclusioni del documento, che riconosce il carattere strategico e l'approccio innovativo impresso dall'Italia. Cirielli ha evidenziato che nel 2025 l'aiuto pubblico allo sviluppo italiano è aumentato di 6,5 miliardi di euro, pari a un incremento relativo dello 0,03 per cento del reddito nazionale lordo, configurando l'Italia come l'unico Paese del G7 a non aver ridotto i propri stanziamenti a fronte di un calo globale dei donatori stimato intorno al 24 per cento. Il viceministro ha rimarcato che, nonostante il vincolo macroeconomico di un debito pubblico che comporta il pagamento di circa 100 miliardi di euro all'anno di soli interessi, il governo ha confermato la centralità della cooperazione nella politica estera. Questa strategia si articola attraverso il Piano Mattei e la cabina di regia del "Team Italy", che unisce la Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo (Dgcs) del ministero degli Affari esteri, l'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), le università, le organizzazioni della società civile, il settore privato e Cassa depositi e prestiti (Cdp) nel ruolo di banca di sviluppo.
Il presidente dell'Ocse-Dac, Carsten Staur, ha confermato i punti di forza della cooperazione italiana, evidenziando il forte orientamento strategico verso l'Africa, destinataria di quasi due terzi dell'aiuto bilaterale nazionale. Staur ha lodato il radicamento sul campo delle organizzazioni della società civile italiane, l'operatività del Fondo italiano per il clima e la capacità di mobilitare risorse private attraverso la finanza mista. Accanto ai riconoscimenti, il presidente del comitato ha illustrato le raccomandazioni del rapporto per massimizzare l'impatto degli interventi futuri. Tra i nodi critici segnalati vi è il rischio di frammentazione dovuto all'aumento dei Paesi partner, che richiede di mantenere priorità geografiche nette per evitare di disperdere risorse limitate. L'Ocse ha inoltre suggerito di semplificare le procedure decisionali tra ministeri e agenzie per superare i rallentamenti nel coordinamento, di bilanciare attentamente l'uso di prestiti e crediti d'aiuto per preservare la sostenibilità del debito delle nazioni più vulnerabili e di tradurre lo slancio politico in linee guida operative chiare e trasparenti sul terreno. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
© Riproduzione riservata
Cooperazione:a Coopera2026,gioco di squadra per rilanciare aiuti
Roma, 26 mag. – In un contesto globale caratterizzato dalla contrazione delle risorse pubbliche disponibili, i partenariati strutturati diventano lo strumento essenziale per moltiplicare l'impatto degli interventi. È il messaggio lanciato questa mattina a Roma durante Coopera 2026, la Conferenza nazionale della cooperazione allo sviluppo, che prosegue anche domani, giunta quest’anno alla sua terza edizione e affermatasi come l’appuntamento chiave per fare il punto sulle priorità e sugli strumenti del Sistema Italia per quel che riguarda il settore della cooperazione.
I lavori, che culmineranno nel pomeriggio all'Auditorium della Conciliazione con l’intervento del ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, si sono aperti all'insegna della necessità di ripensare radicalmente l'architettura degli aiuti con un panel dedicato alla finanza innovativa. A inquadrare il divario tra necessità e fondi è stato Carlo Batori, vice direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo: se per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile mancano all'appello circa 4.000 miliardi di dollari ogni anno, l'aiuto pubblico globale si ferma ad appena 178 miliardi. Eppure, la ricchezza globale ha toccato i 460.000 miliardi di dollari, di cui il 20% risiede proprio nei Paesi in via di sviluppo: ne basterebbe l'1% per colmare il deficit.
Ecco perché, come sottolineato da Stefano Lo Savio, capo dell'Unità per la finanza per lo sviluppo del Maeci, il settore privato non deve più essere considerato un semplice fornitore di fondi, ma un “vero e proprio attore dello sviluppo”. L'Italia, in linea con le direttrici del Piano Mattei, punta a mobilitare in modo coerente e ordinato le risorse di tutti gli attori in campo – istituzioni, banche multilaterali, imprese e società civile – creando un “gioco di squadra” capace di abbattere i rischi e attivare investimenti sostenibili e scalabili, con un'attenzione particolare rivolta ai Paesi partner del continente africano. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
© Riproduzione riservata
Cooperazione: Codeway, lo sviluppo entra nell'emergenza
Roma, 14 mag. – La cooperazione internazionale deve superare la distinzione netta tra soccorso immediato e programmi di crescita, integrando la pianificazione dello sviluppo direttamente all'interno della gestione delle crisi: è l’approccio del “triple nexus” (aiuto umanitario, sviluppo e pace) emerso durante la seconda giornata di lavori a Codeway, la manifestazione organizzata da Fiera Roma dedicata alla cooperazione internazionale e allo sviluppo sostenibile in corso fino a domani venerdì 15 maggio, in occasione di un panel organizzato in collaborazione con il dipartimento della Protezione civile.
Secondo Gianluca Brusco, a capo dell’Unità per gli interventi internazionali di emergenza umanitaria del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale (Maeci), limitarsi ad aiutare le persone a sopravvivere rischierebbe di favorire la loro deumanizzazione. “Dobbiamo aiutare le persone ad affrancarsi dal bisogno di aiuti internazionali”, ha dichiarato Brusco, sottolineando la necessità di lavorare in maniera sincronizzata come una squadra di calcio, dove ogni attore mantiene il proprio ruolo in modo complementare.
L’eccellenza del modello italiano di protezione civile, basato sulla capacità di trasformare il soccorso in resilienza, è stata al centro dell'intervento di Fabio Ciciliano, capo del dipartimento della Protezione civile. Ciciliano ha ricordato come il sistema nazionale, nato cinquant'anni fa dall'intuizione di Giuseppe Zamberletti, sia oggi un leader globale capace di gestire crisi complesse che vanno dalle calamità naturali alla scarsità idrica.
“La gestione delle emergenze costa molto di più della prevenzione e della previsione”, ha avvertito Ciciliano, evidenziando che l’investimento in profilassi e pianificazione è l’unica via economicamente e socialmente sostenibile per garantire la continuità delle comunità colpite. Per il prefetto, la sfida è innanzitutto culturale: “Senza cultura non c'è capacità di capire e, senza capire, non si percepisce il valore della prevenzione”. Ciciliano ha poi rivolto lo sguardo alle nuove generazioni, ricordando che la nostra è la prima epoca in cui i figli rischiano di stare peggio dei genitori: “Dobbiamo ragionare sui piedi dei bambini di oggi che saranno i grandi di domani”.
E in questo spazio operativo non esiste più una separazione temporale tra aiuto e crescita, come confermato anche da Rosario Valastro, presidente nazionale della Croce Rossa Italiana (Cri), secondo il quale l’azione umanitaria deve essere simultanea: “Non esiste più un prima e un dopo; siamo chiamati a salvare vite oggi e a costruire resilienza per il domani”.
L'Italia sostiene questo processo con strumenti concreti come il fondo per lo sminamento umanitario, che ha mobilitato oltre 100 milioni di euro per rendere i territori sicuri e pronti agli investimenti. Secondo Brusco, infatti, la diplomazia umanitaria italiana si distingue per un “pragmatismo etico” che punta a rimanere presente nei contesti più difficili, come la Libia o il Sahel, per evitare di creare pericolosi vuoti geopolitici e normativi. Lo sforzo congiunto del sistema mira dunque a trasformare il soccorso in un processo di autonomia duratura, dove l'innovazione tecnologica e la logistica privata supportano il ritorno alla stabilità sociale. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
© Riproduzione riservata
Cooperazione: Codeway, Regioni porta per internazionalizzazione
Roma, 14 mag. – Un fondo da 40 milioni di euro l'anno per trasformare Regioni e Comuni italiani in porte d'accesso per le piccole e medie imprese nei mercati africani e dei Balcani: la strategia del sistema Italia presentata durante la seconda giornata di lavori a Codeway, la manifestazione organizzata da Fiera Roma dedicata alla cooperazione internazionale e allo sviluppo sostenibile in corso fino a domani venerdì 15 maggio, dove la cooperazione territoriale si è delineata come lo strumento principale per ridurre il rischio operativo dei privati attraverso la fiducia istituzionale.
Dal 2017 l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) ha finanziato 75 progetti per circa 90 milioni di euro, puntando su un modello di partenariato paritario che valorizza le eccellenze dei distretti produttivi nazionali. Secondo Marco Romiti, del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale (Maeci), questo approccio strutturato permette di superare la frammentazione del passato per agire con una visione di sistema.
L’efficacia del modello risiede nel trasferimento di competenze specifiche tra territori omologhi. Per citare un esempio, il Comune di Cremona ha avviato in Tunisia il progetto Zafit per la filiera lattiero-casearia, mettendo a disposizione l'esperienza di un distretto che genera il 25% della produzione italiana. “Abbiamo messo in gioco strumenti e competenze tecniche per consentire alla comunità tunisina di emancipare il proprio comparto come abbiamo fatto noi nel dopoguerra”, ha spiegato Luca Beltrami, responsabile del Comune di Cremona. In Burundi, invece, l’esperienza di “Maison Parma” ha portato alla creazione di un laboratorio per la trasformazione del pomodoro che forma giovani e donne locali. Antonietta Malandri, referente del progetto per il Comune di Parma, ha sottolineato che “non si è trattato di un’esportazione di esperienze, ma di una fusione di metodologie che ha reso l'agricoltura una reale opportunità di reddito”.
La proiezione internazionale tocca poi la filiera della pelle in Etiopia, dove la Regione Marche, come ricordato da Natalino Barbizzi, ha promosso un polo di eccellenza calzaturiera coinvolgendo grandi marchi regionali. In Kenya e Tanzania, la Regione Friuli Venezia Giulia opera attraverso il progetto Rise per il rafforzamento della pesca artigianale e della filiera del caffè, quest’ultima in collaborazione con l’Università di Trieste e Illycaffè. “Vogliamo coltivare chi è nei Paesi partner affinché il collegamento con la realtà economica italiana sia un approdo sicuro”, ha dichiarato Giulio Tarlao del Friuli Venezia Giulia. Anche la Puglia, con il progetto "Resilienza marginale" in Albania, e l’Umbria, con programmi di turismo sostenibile in Angola, confermano il ruolo delle amministrazioni locali come catalizzatori di investimenti.
L'integrazione tecnologica completa il quadro dei partenariati, facilitando l'ingresso delle imprese in settori complessi come le utility e la sanità digitale. La società Mm Spa, municipalizzata del Comune di Milano, collabora con le autorità di Valona per la gestione del ciclo idrico integrato in Albania, trasferendo modelli di gestione manageriale. In Malawi, invece, la società Teamdev supporta il Comune di Perugia attraverso l'uso di sistemi geografici informativi per il monitoraggio sanitario. “L’ente territoriale individua il bisogno e noi offriamo la tecnologia per mappare i fenomeni e supportare i decisori”, ha riferito Michele Petrucci di Teamdev.
Secondo Grazia Sgarra, dell'Aics, la professionalità di questi partenariati garantisce una sinergia tra enti territoriali e innovazione privata che delinea una roadmap dove la cooperazione non è più intesa come filantropia, ma come una corsia preferenziale per il sistema Italia verso mercati emergenti che richiedono tecnologia e governance di qualità, garantendo la stabilità dei progetti nel lungo periodo. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
© Riproduzione riservata
Cooperazione: Codeway, acqua per stabilità e sviluppo locali
Roma, 14 mag. – L’acqua si conferma leva strategica fondamentale per la pace e la stabilità sociale nel continente africano, trasformandosi da sfida emergenziale in opportunità di sviluppo strutturale: è questa la strategia del sistema Italia presentata in occasione della seconda giornata di lavori a Codeway, la manifestazione organizzata da Fiera Roma dedicata alla cooperazione internazionale e allo sviluppo sostenibile in corso fino a domani venerdì 15 maggio, per garantire l’accesso a una risorsa sicura a oltre due miliardi di persone che ancora ne sono prive a livello globale.
Marco Riccardo Rusconi, direttore dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), ha evidenziato come l’acqua permei tutti i 17 obiettivi dell’Agenda 2030, incidendo direttamente su salute, istruzione e uguaglianza di genere. “L’acqua è un elemento che scorre e permea ogni settore dello sviluppo; per affrontarne la complessità occorre un approccio corale che integri infrastrutture, tecnologia e dialogo con le comunità locali”, ha dichiarato Rusconi, citando il rischio che progetti tecnicamente perfetti falliscano senza un’adeguata intermediazione umana.
Il coordinamento tra settore pubblico, privato e accademico trova applicazione concreta in progetti come l'ampliamento del sistema idrico di Brazzaville, nella Repubblica del Congo, destinato a beneficiare oltre un milione di cittadini. Fabio Massimo Ballerini, della Struttura di missione per l’attuazione del Piano Mattei, ha spiegato che la gestione idrica è una priorità politica condivisa con l'Unione africana, supportata da piattaforme di cofinanziamento con la Banca mondiale e la Banca africana di sviluppo.
A sua volta Francesco Maria Rotundi, amministratore delegato di Acea Infrastructures, ha tuttavia avvertito che il successo degli investimenti dipende dalla sostenibilità nel lungo periodo: “Il principale ostacolo non è la mancanza di soluzioni tecniche, ma la carenza di fondi destinati alla manutenzione e alla formazione di capacità gestionale locale; senza queste, il fallimento delle opere è inevitabile”.
L’eccellenza dell'ingegneria ambientale italiana è stata sottolineata anche da Giorgia Scopece, direttrice di Sogesid, che ha richiamato la necessità di superare il modello dei “doni a perdere” - impianti realizzati senza formazione o con sistemi incomprensibili - per puntare su un'autonomia gestionale dei Paesi partner.
In Tunisia, il progetto Tanit rappresenta un modello di questa visione: attraverso il trattamento delle acque reflue, l’Italia punta a recuperare 12.000 ettari di terreno desertico. Biagio Di Terlizzi, direttore del Centro di alti studi agronomici mediterranei (Ciheam) di Bari, ha spiegato che l’obiettivo è “cambiare il colore dell’economia da giallo a verde”, creando occupazione e stabilità attraverso la diplomazia idrica.
In questo scenario si inserisce l’attività del Comitato One Water, rappresentato da Vanessa Curcio, che promuove una visione olistica della risorsa in vista del primo Forum euromediterraneo dell’acqua previsto a Roma in autunno, dal 29 settembre al 2 ottobre prossimi. Nonostante il calo degli aiuti internazionali, scesi del 23% nel 2025, Priyanka Soni del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) ha confermato il ruolo dell'Italia come facilitatore per sbloccare nuovi finanziamenti entro l’inizio del prossimo anno. La sfida della resilienza idrica si configura così come un elemento di sicurezza regionale che, secondo la visione della cooperazione italiana, mira a stabilizzare il continente attraverso il passaggio definitivo dal modello assistenziale a quello del partenariato paritario. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]
© Riproduzione riservata
