Roma, 02 ott. – Si chiude oggi alla Nuvola dell’Eur a Roma il primo Forum euromediterraneo dell’acqua, quattro giorni di lavori aperti il 29 settembre e promossi dal Comitato One Water Italia con l’Istituto mediterraneo dell’acqua (Ime) di Marsiglia e l’Unione per il Mediterraneo (Upm). Secondo gli organizzatori il Forum ha visto la presenza di almeno tremila partecipanti, ospitando un centinaio di conferenze con circa settecento relatori.

L’appuntamento era stato preceduto, il 28 settembre alla Farnesina, dalla seconda riunione ministeriale dell’Upm sull’acqua, che ha adottato una dichiarazione con cinque priorità al 2030: governance e inclusione, nesso acqua-energia-cibo-ecosistemi, finanza e investimenti, digitalizzazione e gestione basata sui dati, resilienza climatica e riduzione del rischio di catastrofi.

“Roma è stata una tappa importante: usciamo da qui con un mandato e un’agenda chiari”, ha detto in sessione di chiusura Michele Amedeo, direttore operazioni e partenariati dell’Upm e rappresentante dell’Unione europea. Amedeo ha indicato nel finanziamento la prima delle sfide aperte: servono “decine di miliardi all’anno” per il bacino, e i bilanci pubblici da soli non basteranno. “Lo sviluppo non esiste senza capitale privato. Non ci sono esempi al mondo di Paesi sviluppatisi con il solo finanziamento statale”, ha affermato, assegnando alle autorità pubbliche il compito di creare le condizioni per attrarlo. Secondo il presidente del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad) e presidente di UN-Water, Alvaro Lario, oggi solo il 3-5% degli investimenti totali in infrastrutture idriche proviene dal settore privato.

Sul fronte europeo, la commissaria Ue per il Mediterraneo Dubravka Suica ha annunciato che nell’ambito del Patto per il Mediterraneo la Commissione sta preparando una nuova iniziativa regionale dedicata alla resilienza idrica, da lanciare nel 2027, per collegare le autorità di bacino dell’Unione europea e dei Paesi partner e migliorare i modelli di previsione.

Gli esiti del Forum saranno portati alla Conferenza delle Nazioni Unite sull’acqua, in programma ad Abu Dhabi dall’8 al 10 dicembre, dove secondo il presidente dell’Istituto mediterraneo dell’acqua Alain Meyssonnier le Nazioni Unite hanno accettato di riservare uno spazio dedicato nella “blue zone”. Prima dell’appuntamento emiratino il percorso passerà per la Cairo Water Week dal 25 al 29 ottobre e la Cop 31 di Antalya a novembre, per concludersi al Forum mondiale dell’acqua di Riad nel marzo 2027.

Il tema dell’acqua come strumento di conflitto ha attraversato l’intera settimana romana. Lunedì alla Farnesina il ministro giordano delle Acque e co-presidente dell’Upm, Raed Abu Saoud, aveva avvertito che le risorse idriche non devono essere trasformate in un’arma politica; nella sessione di chiusura il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, già presidente della Federazione internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, ha denunciato: “Mai avremmo pensato, dopo la firma delle Convenzioni di Ginevra, di vedere nuovamente gli acquedotti bersaglio militare. Eppure sta avvenendo, nel silenzio e nell’inerzia di una comunità internazionale incapace di reagire”. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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