Abidjan, 19 giu. – Il drammatico contrasto tra l’immensa ricchezza agricola del continente africano e lo spreco di oltre 70 milioni di tonnellate di cibo all’anno, a fronte di milioni di persone che soffrono ancora la fame, è al centro dell’allarme lanciato dalla Costa d’Avorio, dall’organizzazione non governativa Mafondation. In base a un comunicato diffuso in occasione della Giornata mondiale contro la fame, che ricorreva il 15 giugno, l’Ong ha denunciato una situazione critica per la sicurezza alimentare globale.

Nel mondo sono più di 800 milioni le persone che patiscono la fame e una quota significativa si concentra proprio nel continente africano. Secondo i dati presentati da Mafondation, una percentuale compresa tra il 30% e il 40% degli alimenti prodotti in Africa viene persa o sprecata prima ancora di raggiungere i consumatori, una quota che nell’Africa subsahariana supera il 50% quando si parla di frutta e verdura. Questa dispersione di risorse è causata principalmente dalla carenza di infrastrutture per lo stoccaggio, dall’insufficienza delle reti di trasporto e dalla debolezza della catena del freddo.

A soli sei anni dalla scadenza del 2030 stabilita dall’Onu per raggiungere l’Obiettivo di sviluppo sostenibile numero due, denominato Fame zero, gli indicatori rimangono bloccati su livelli preoccupanti. Come sottolineato nel comunicato dell’organizzazione, il tempo delle constatazioni è finito ed è giunto il momento di agire, poiché nutrire la popolazione non significa solo produrre di più, ma richiede di conservare, distribuire e valorizzare meglio ciò che è già disponibile.

Per invertire questa tendenza e correggere gli squilibri strutturali del Paese e dell’intero continente, l’istituzione propone il Patto africano per fame zero, zero sprechi 2035, un impegno collettivo rivolto a governi, imprese, agricoltori, università e ong. I traguardi fissati per il 2035 prevedono di dimezzare le perdite alimentari, sfamare 100 milioni di persone recuperando il cibo accumulato, creare un milione di posti di lavoro verdi nella valorizzazione alimentare e dotare 10.000 comunità rurali di adeguate soluzioni di conservazione.

Tra le soluzioni concrete avanzate dalle fondatrici, le gemelle M’ma e Aïssata Camara, figurano il sostegno diretto ai produttori locali, la trasformazione delle eccedenze alimentari in opportunità economiche come succhi o compost, e l’integrazione della lotta allo spreco nelle strategie nazionali delle autorità, in particolare attraverso il ministero dell’Economia e i dipartimenti agricoli dei vari Stati. Mafondation caldeggia inoltre l’istituzione di un Fondo d’urgenza alimentare comunitario e della prima Banca alimentare agricola rurale per ridistribuire le eccedenze a scuole, orfanotrofi e strutture sanitarie, mossa che l’organizzazione definisce fondamentale per garantire una reale sovranità alimentare in tutta la regione. [Agenzia Infomundi – Infocoopera]

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