ROMA: La Capitale rischia di perdere la prossima edizione dell’Eurovision Festival. Dubbi sull’adeguatezza delle strutture.

Roma vince l’Eurovision grazie ai Maneskin, ma è a un passo dal perdere l’edizione 2022. Troppo stringenti i requisiti stabiliti dall’Ebu, l’unione europea di radiodiffusione che organizza il festival, già noti ma messi ora nero su bianco nel bando pubblicato ieri dalla Rai, rivolto alle città italiane che intendano ospitare l’Eurovision Song Contest 2022, la cui finale dovrebbe svolgersi il 14 maggio del prossimo anno. Quelli principali prevedono che la città ospitante sia dotata di un aeroporto internazionale che disti non più di un’ora e mezza dalla venue, un’offerta alberghiera di oltre duemila stanze nelle aree contigue all’evento. E fin qui, tutto regolare. LE CARATTERISTICHE Poi, però, ci sono i vari requisiti richiesti alla struttura che dovrebbe ospitare il festival, che deve essere al coperto, provvista di aria condizionata secondo gli standard vigenti e di una capienza di 8-10 mila spettatori (che corrisponda al 70% della capienza massima prevista per i normali concerti), essere dotata di un’area principale che possa ospitare un allestimento e tutti gli altri requisiti necessari a realizzare una produzione di alto livello, con altezze disponibili di circa 18 metri con buone capacità di carico sul tetto e facile accesso al carico. È proprio su quest’ultimo punto che rischia di essere scartata l’opzione Palazzo dello Sport, l’arena dell’Eur inaugurata alla vigilia delle Olimpiadi del 1960, l’unica – tra le strutture al coperto attualmente presenti sul territorio della Capitale – in grado di ospitare l’Eurovision. A rendere problematico l’utilizzo del Palazzo dello Sport è il soffitto a volta che non consente di appendere carichi sospesi, tra i requisiti segnalati: «Quello dell’arena è inadeguato e consente di appendere solo nella parte centrale una bassa quantità di peso. Di solito lì per i concerti si montano i ground supporter, strutture che appoggiano a terra e che permettono di sostenere carichi. Ma in questo caso la soluzione è impraticabile», sottolinea Claudio Santucci dello studio Giò Forma, gruppo di architetti che ha realizzato i palchi delle tournée delle principali star italiane, da Vasco a Jovanotti (portava la loro firma anche l’esibizione dei Maneskin all’Eurovision, tra fuochi d’artificio e omaggi alle rock band degli Anni ’70). CENTRO STAMPA E DELEGAZIONI La struttura logistica intorno all’area principale, inoltre, deve essere in grado di supportare le esigenze della produzione con infrastrutture per la sicurezza, un centro stampa per 1.000 giornalisti, un’area per le delegazioni con i camerini, uffici, un’area hospitality, servizi per il pubblico come toilettes e punti per la vendita di cibo e bevande. La struttura, infine, deve disporre di aree a raso e di facile accesso, contigue ed integrate nel perimetro dell’infrastruttura per il supporto tecnico-logistico di 5.000 mq. Anche solo l’assenza di una di queste caratteristiche porta inevitabilmente a scartare la location. Era stato il direttore di Rai1 Stefano Coletta, all’indomani del trionfo dei Maneskin a Rotterdam, ad auspicare che fosse la Capitale ad ospitare l’Eurovision Song Contest 2022. E la sindaca Virginia Raggi aveva lanciato la candidatura social della città: «Roma è il palcoscenico perfetto per rilanciare la sfida». Dal Campidoglio fanno sapere di essere disposti a tutto, pur di portare un evento del genere nella Capitale, mettendo a disposizione anche Cinecittà e l’Auditorium Parco della Musica. «L’unica soluzione, stando ai requisiti, che permetterebbe a Roma di ospitare l’Eurovision è la costruzione di una tensostruttura – aggiunge Santucci, rivelando che lo studio Giò Forma è già stato contattato da un’altra città per individuare la location più adatta ad ospitare l’evento – oppure la riconversione ad arena di una struttura già esistente». Ma quale? Il Nuovo Centro Congressi, sempre all’Eur? La Nuova Fiera di Roma, peraltro vicinissima all’aeroporto di Fiumicino? Cinecittà peraltro ospitò già l’edizione del 1991, ricordata come la peggiore in assoluto a livello organizzativo, all’insegna di ritardi nelle prove – legati, si disse all’epoca, al traffico della città – e uno show sottotono. Nei fatti, dunque, ora Roma è tra le meno favorite nella corsa. LA CANDIDATURA In testa ci sarebbe Torino: la giunta comunale ha già votato all’unanimità due mozioni per rendere ufficiale la candidatura. A differenza del Palazzo dello Sport, il PalaAlpitour – costruito tra il 2003 e il 2005 per le Olimpiadi invernali del 2006 – ha una struttura non circolare, ma a base rettangolare. E un soffitto che consente di appendere video, casse e installazioni scenografiche senza problemi. Ma l’Eurovision, per i soldi che muove e per l’indotto, fa gola a tutti. Milano ha messo a disposizione oltre al Forum di Assago anche il Palazzo delle Scintille, Bologna l’Unipol Arena.